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Coronavirus perdita olfatto

Perdita di gusto e olfatto come sintomo del Covid-19: ne abbiamo la certezza?

La perdita di gusto e olfatto è tra i sintomi che più spesso vengono indicati dalle persone che risultano positive al Coronavirus. Si tratta di un elemento piuttosto inusuale, che ha attirato l’attenzione di medici e ricercatori che hanno recentemente iniziato a studiarlo. È possibile, infatti, che comprendere quale sia il nesso tra la malattia e l’assenza improvvisa della percezione di odori e sapori possa aiutare ad effettuare una diagnosi più accurata e tempestiva. Vediamo dunque cosa hanno rivelato i primi studi e perché è importante approfondire la relazione tra perdita di olfatto e Covid-19.

Coronavirus, la perdita dell’olfatto come sintomo

Sintomi influenza

Da un punto di vista medico, parliamo di “anosmia” quando un paziente segnala la perdita di senso dell’olfatto e di “ageusia” per il gusto. Non è raro che un raffreddore o un’influenza stagionale provochino questi sintomi, generalmente dopo l’infezione, e si ritiene che i Coronavirus rappresentino circa il 15% dei virus che provocano questa sensazione, come riporta il CEMAD del Policlinico Gemelli di Roma.

Durante la prima fase della pandemia, si riteneva che i principali sintomi del Covid-19 fossero febbre e tosse secca, ma nelle ultime settimane è emerso come un’ampia fetta dei pazienti contagiati non fosse più in grado di percepire più odori né sapori. I primi a parlarne sono stati alcuni medici cinesi, tuttavia con l’espansione della pandemia in Europa e negli Stati Uniti sono aumentati anche i dati al riguardo. L’American Academy of Otolaryngology, per esempio, scrive che la presenza di questi sintomi, in assenza di allergie o sinusite, dovrebbe spingere i medici, e in particolare gli otorinolaringoiatri a cui si rivolge, a fare degli accertamenti. 

In Italia, a parlarne è stato il dottor Massimo Galli, primario di Malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, che ha coordinato uno studio dell’Università Statale di Milano e accettato dalla rivista Clinical Infectus Diseases. I risultati, anticipati in una nota dell’Ansa, riportano che i medici hanno riscontrato l’anosmia come sintomo ricorrente in un caso su tre tra i pazienti visitati e trattati. 

Lo studio britannico: isolare chi perde l’olfatto per ridurre il contagio

Provetta Test Coronavirus

 

È stato pubblicato in Gran Bretagna, invece, un interessante documento redatto dalla professoressa Claire Hopkins e dal dottor Nirmal Kumar, due otorinolaringoiatri britannici, che hanno osservato come l’anosmia compaia sistematicamente come sintomo del Covid-19. Nel documento, ripreso anche da un articolo pubblicato sul British Medical Journal, i due autori spiegano che in Cina, Italia e Corea del Sud è stato riportato frequentemente che i pazienti positivi al Coronavirus subiscano una riduzione o perdita dell’olfatto. Stimano, inoltre, che in Germania l’anosmia colpisca ben due persone su tre e che in Corea del Sud è un sintomo presente nel 30% dei pazienti.

“Inoltre”, si legge nel testo, “c’è stato un numero crescente di report che dichiara come siano sempre di più i pazienti che presentano la perdita di olfatto in assenza di altri sintomi.” Ciò, secondo Hopkins e Kumar, “potrebbe essere utilizzato come strumento di screening per identificare quei pazienti che, altrimenti, sarebbero asintomatici istruendoli ed isolandoli meglio.” L’idea è che prevedendo una forma di quarantena per chiunque presenti anosmia si potrebbe ridurre ulteriormente il rischio di contagio, una priorità ormai a livello globale.

Questa indicazione è stata accolta con interesse dalla comunità scientifica, tuttavia sono necessari ulteriori approfondimenti e, al momento, l’Organizzazione Mondiale della Sanità non ha inserito la perdita dell’olfatto tra i sintomi del Covid-19.

Gli aspetti da chiarire

coronavirus tampone test

Per avere la certezza che l’anosmia sia un sintomo dell’infezione da Coronavirus, i ricercatori dovranno valutare quanto è comune questo sintomo tra i pazienti positivi e se la perdita di olfatto non sia causata da un’altra forma influenzale, da un semplice raffreddore oppure da fenomeni allergici.

Secondariamente, è importante comprendere se si tratta di un sintomo che compare precocemente, e quindi utile per una diagnosi tempestiva del Covid-19, oppure se compare dopo e soltanto in alcuni casi. 

Da indagare è anche la durata dell’anosmia. Attualmente sembra che sia soltanto temporanea e che gli odori, come i sapori, tornino dopo poche settimane. Tuttavia, come accade per altre ipotesi di terapia per questa malattia, sono molte le incertezze e ci vorranno ancora mesi per giungere a pubblicazioni più articolate. 

Infine, si andranno a raccogliere dati per comprendere chi segnala questi sintomi. Il professor Alberto Albanese, Responsabile di Neurologia I in Humanitas, ha spiegato che “alcuni dati preliminari indicherebbero una differenza di genere e di età per la perdita di olfatto e gusto causata da SARS-CoV-2: il fenomeno colpirebbe preferenzialmente le donne – che in genere hanno forme più benigne di infezione respiratoria – e le persone più giovani. La Ricerca scientifica è focalizzata a comprendere i diversi comportamenti di questo nuovo virus.”

Proprio perché l’argomento è delicato e in continua evoluzione, vi suggeriamo di continuare ad approfondire grazie agli articoli alla rubrica del nostro blog dedicata al nuovo Coronavirus e alla situazione di emergenza attuale. Eccone alcuni:

 

L’articolo è stato scritto con la supervisione del dottor Fausto Francia, epidemiologo, Direttore sanitario del Centro Diagnostico Chirurgico Dyadea e Membro del Comitato Scientifico di UniSalute.

Angela Caporale
Friulana trapiantata a Bologna, dove lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione. Per UniSalute scrive articoli di approfondimento su temi trasversali legati alla salute, al benessere e alla prevenzione.

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