dottoressa con paziente

HPV positivo: cosa significa? Quali controlli fare?

PUNTI CHIAVE

  • Un risultato di HPV positivo nella maggior parte dei casi non segnala una lesione tumorale. Generalmente l’infezione si risolve spontaneamente grazie al sistema immunitario, senza lasciare conseguenze.
  • Vanno distinte infezioni transitorie e persistenti: solo la presenza dello stesso ceppo ad alto rischio oncogeno confermata a distanza di 12 mesi aumenta il rischio di sviluppare lesioni precancerose e richiede una valutazione approfondita.
  • Il percorso da seguire dopo un HPV positivo dipende dal tipo di ceppo rilevato e dall’esito del pap test. In presenza di un pap test normale, si ripetono i test dopo 12 mesi; se i ceppi rilevati sono HPV 16 o 18 (a maggiore rischio) o se compaiono anomalie cellulari, è indicata una colposcopia. Questa permette di esaminare la cervice con ingrandimento ottico: rileva lesioni non visibili a occhio nudo e può includere una biopsia per valutare il grado di eventuale alterazione cellulare.
  • Controlli ginecologici regolari sono lo strumento principale per intercettare le lesioni precancerose prima che possano evolvere.

Ricevere il risultato positivo di un test HPV può generare preoccupazione e dubbi sul da farsi. Cosa significa? Quali approfondimenti sono necessari? Bisogna sapere, innanzitutto, che nella grande maggioranza dei casi l’infezione si risolve spontaneamente senza conseguenze. Tuttavia, per stabilire quale follow-up sia più adeguato è importante richiedere una valutazione ginecologica.

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    Cosa succede se HPV è positivo?

    Il papillomavirus umano (HPV) è un gruppo di oltre 100 ceppi virali, di cui circa 40 possono interessare le mucose genitali. Si distinguono in ceppi a basso rischio oncogeno, come HPV 6 e 11, responsabili dei condilomi genitali, e ceppi ad alto rischio oncogeno (HR-HPV), tra cui HPV 16, 18, 31, 33, 45, associati allo sviluppo di lesioni precancerose della cervice uterina. 

    L’infezione da HPV è molto diffusa: la grande maggioranza delle persone sessualmente attive entra in contatto con il virus nel corso della vita. Nella maggior parte dei casi, il sistema immunitario elimina spontaneamente l’infezione entro uno o due anni senza che si sviluppino lesioni. La positività al test HPV non equivale quindi a una diagnosi di lesione cervicale né di cancro.

    Ciò che è clinicamente rilevante è la distinzione tra infezione transitoria e infezione persistente. Si parla di persistenza quando lo stesso ceppo ad alto rischio viene rilevato in due test a distanza di almeno 12 mesi. In questo caso il rischio di sviluppare lesioni precancerose della cervice aumenta in modo significativo. Le alterazioni cellulari, se identificate precocemente, possono essere monitorate o trattate prima di evolvere verso forme invasive. È questa la ragione per cui il follow up regolare è più efficace dell’attesa passiva.

    L’esito del pap test, eseguito in concomitanza con il test HPV, rileva l’eventuale presenza di anomalie cellulari e, insieme al tipo di ceppo rilevato, guida il percorso successivo.

    HPV positivo: cosa fare?

    Il percorso da seguire dopo un HPV positivo dipende dal tipo di ceppo rilevato e il risultato del pap test. Le indicazioni variano in base al quadro specifico:

    • HPV ad alto rischio con pap test normale: le linee guida prevedono la ripetizione di pap test e test HPV a distanza di un anno. Se al secondo controllo il test HPV risulta negativo, si rientra nel percorso di screening ordinario; se invece il ceppo ad alto rischio è ancora presente si procede con la colposcopia
    • HPV 16 o HPV 18: la presenza di questi due ceppi, fortemente associati al rischio di tumore della cervice, comporta l’invio diretto in colposcopia anche quando il pap test risulta normale, senza attendere i 12 mesi previsti dal follow up standard
    • HPV ad alto rischio con pap test che rileva anomalie cellulari: la colposcopia è indicata a prescindere dal ceppo virale coinvolto.

    La colposcopia è un esame ginecologico che consente di esaminare la cervice uterina con un colposcopio, uno strumento ottico che ingrandisce la visione. Permette di identificare aree di alterazione cellulare che non sarebbero visibili a occhio nudo. Nei casi in cui si osservino aree sospette, viene eseguita una biopsia mirata per determinare il grado di eventuale lesione. Il trattamento, se necessario, riguarda la lesione e comprende tecniche come la LEEP (conizzazione elettrica) o il laser per rimuovere il tessuto alterato.

    Sottoporsi con regolarità a controlli ginecologici è il modo più efficace per intercettare precocemente eventuali alterazioni cellulari. 

    LE DOMANDE PIÙ FREQUENTI DEI PAZIENTI

    Le domande più frequenti dei pazienti

    Quanto tempo ci vuole perché l’HPV regredisca spontaneamente?

    La maggior parte delle infezioni da HPV si risolve spontaneamente entro 12-24 mesi grazie alla risposta immunitaria.

    Il vaccino HPV serve anche per chi è già risultato positivo?

    Sì, il vaccino HPV protegge da più ceppi virali contemporaneamente. I vaccini nonavalenti coprono nove tipi, tra cui HPV 6, 11, 16, 18, 31, 33, 45, 52 e 58. Chi è già positivo a uno o due ceppi può comunque beneficiare della protezione contro gli altri ceppi inclusi nel vaccino.

    L’HPV positivo si può trasmettere anche senza sintomi?

    Sì, Il papillomavirus si trasmette principalmente per contatto sessuale e nella maggior parte dei casi l’infezione non produce alcun sintomo visibile. Chi è positivo al test HPV può quindi trasmettere il virus pur non avendo condilomi, lesioni o altri segni evidenti.

    Qual è la differenza tra pap test e HPV test?

    Il pap test analizza le cellule della cervice prelevate con un tampone: permette di rilevare anomalie cellulari già presenti, classificate in gradi di severità crescente. L’HPV test è un esame molecolare che identifica il DNA del papillomavirus nelle cellule cervicali: rileva la presenza del virus, ma non individua eventuali alterazioni cellulari.

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