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In che modo il lockdown sta cambiando le nostre vite? L’indagine UniSalute-Nomisma

Una “nuova normalità”, caratterizzata dalla convivenza con il virus. Questa è la prospettiva che gli italiani stanno già sperimentando da pochi giorni e che, secondo gli esperti, potrebbe accompagnarci anche per i prossimi mesi. Il lockdown di questi mesi ha però modificato diversi aspetti della nostra quotidianità e cambiato le aspettative riposte anche in chi si occupa di salute. È quanto emerge dalla ricerca promossa da UniSalute e svolta da Nomisma, istituto di ricerca bolognese, su un campione di 816 cittadini stratificato per fasce di età, sesso e provenienza geografica. Scopriamo, dunque, quali sono le nostre priorità in termini di tutela della salute in questa nuova fase di vita di convivenza con il Coronavirus.

Dopo il lockdown: gli italiani chiedono tracciamento e tamponi

tampone coronavirus

Secondo l’Osservatorio di Nomisma gli italiani non hanno dubbi su quali saranno i principali alleati della loro salute dalla fase 2 in poi: tamponi per individuare prontamente l’eventuale malattia e un sistema di tracciamento che consenta di limitare il numero di contagi. In particolare, il 92% del campione in esame ha dichiarato che ritiene fondamentale “un’estensione del numero di tamponi effettuati” e il 73% vorrebbe che si potesse ricostruire nei dettagli la rete di contatti e spostamenti che le persone malate hanno effettuato.

Quasi 7 italiani su 10 si dichiarano favorevoli all’impiego di app o al controllo dei dati telefonici per ottenere questo obiettivo. Si aggira attorno al 68% la percentuale di cittadini che ritiene che i droni possano essere uno strumento utile per monitorare spostamenti e flussi di persone.

Il lockdown lascia, dunque, un diffuso senso di timore e paura nei confronti del Covid-19, ed è forte la preoccupazione che, se la ripartenza non verrà gestita in maniera coordinata, si possano fare passi indietro. 

Un supporto da tecnologia e sanità privata

videoconsulto

Proprio per questa ragione, molti italiani sperano di poter continuare a utilizzare alcune app e servizi tecnologici a distanza per la tutela della propria salute. In primis, l’auspicio è che il sistema di richiesta e ricezione della ricetta dematerializzata possa diventare un servizio permanente. 

Il 67% degli italiani si dimostra favorevole e soddisfatto di soluzioni innovative e tecnologiche come quelle del teleconsulto o videoconsulto, della televisita e altri strumenti che permettono di mantenere una distanza tra medico e paziente, senza però perdere il contatto. Ritengono, inoltre, che questi mezzi siano fondamentali per trattare le persone positive o sospette positive al Covid-19. 

Contemporaneamente, secondo i dati di UniSalute – Nomisma, i cittadini italiani rivolgono l’attenzione anche alla sanità privata nella convinzione che possa supportare quella pubblica nella gestione di questa fase post-emergenziale. Il 57% degli intervistati pensa, infatti, che sia necessaria una maggiore sinergia tra sanità pubblica e privata e che questa debba essere orientata alla diffusione della telemedicina e del teleconsulto. Gli italiani immaginano, dunque, pubblico e privato, insieme, al servizio della tecnologia per contenere eventuali ricadute del virus, ma per anche costruire una sanità futura sempre più innovativa ed efficiente

Vita post-lockdown: abitudini più sane per tutelare la salute

Lavare le mani

Un ultimo interessante aspetto evidenziato dai dati raccolti da Nomisma per UniSalute riguarda il modo in cui il lockdown ha modificato la percezione e l’importanza di uno stile di vita salutare tra i cittadini. Stando all’indagine effettuata, una volta rientrata l’emergenza, il 58% degli italiani continuerà a lavarsi le mani in modo accurato, utilizzare disinfettanti e prodotti igienizzanti, e prestare grande attenzione al rispetto dell’igiene sia in casa che fuori. Un italiano su quattro aggiunge che ha intenzione di migliorare anche le proprie abitudini alimentari, prediligendo cibi più sani, e uno su tre vorrebbe fare attività fisica e motoria più frequentemente.

La diffusione del Covid-19 ha dunque accresciuto l’attenzione sul tema della salute, facendo comprendere a sempre più persone quanto anche i comportamenti individuali possano fare la differenza. Sebbene, infatti, sia noto come uno stile di vita salutare sia un imprescindibile fattore di prevenzione da numerose patologie, sembra che soltanto adesso questa idea si traduca in pratica, a fronte di un’emergenza sanitaria che ha preoccupato e preoccupa uomini e donne in tutto il mondo. Il 23% degli intervistati ha infatti dichiarato che, passata l’emergenza, si sottoporrà a un maggior numero di screening e visite specialistiche, un’altra abitudine che aiutare ad individuare tempestivamente eventuali patologie, contribuendo a migliorare lo stile di vita.

Tra le buone pratiche preventive ricordiamo anche la possibilità di stipulare una polizza assicurativa come, per esempio, Protezione famiglia, che prevede diversi esami di monitoraggio della salute e visite specialistiche gratuite presso i centri convenzionati. Conoscevate questa opportunità?

Angela Caporale
Friulana trapiantata a Bologna, dove lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione. Per UniSalute scrive articoli di approfondimento su temi trasversali legati alla salute, al benessere e alla prevenzione.

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