uomo stressato seduta davanti al computer

Stress lavoro correlato: sintomi fisici ed emotivi e quando chiedere supporto

PUNTI CHIAVE

  • Lo stress lavoro correlato può manifestarsi con sintomi fisici, cognitivi, emotivi e comportamentali: stanchezza cronica, cefalee, difficoltà di concentrazione, irritabilità e calo della produttività.
  • I principali fattori organizzativi che lo alimentano includono il carico di lavoro eccessivo, la scarsa autonomia sul proprio ruolo, l’ambiguità dei compiti, i conflitti relazionali sul lavoro e la mancanza di riconoscimento.
  • Se prolungato e non affrontato, lo stress lavorativo può evolvere in burnout, aumentare il rischio cardiovascolare, compromettere il sonno in modo cronico e favorire l’insorgenza di disturbi d’ansia.
  • Quando i sintomi durano settimane, interferiscono con il lavoro o con la vita personale, o non migliorano nonostante una riduzione dei carichi, è utile un confronto con il medico o con un professionista della salute mentale.

Mal di testa a fine giornata, difficoltà ad addormentarsi, un senso di frustrazione che si accumula settimana dopo settimana: i segnali dello stress da lavoro possono essere di natura diversa. Scopriamo come riconoscerli e quando e come è utile intervenire.

Stanchezza cronica, mal di testa frequente, difficoltà di concentrazione?

Lo stress lavoro correlato può ripercuotersi sull'equilibrio psicofisico.

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Stress lavoro correlato: sintomi e conseguenze

I sintomi dello stress lavoro correlato possono interessare quattro livelli: fisico, cognitivo, emotivo e comportamentale.

I sintomi fisici possono essere numerosi:

  • stanchezza persistente che non migliora con il riposo
  • disturbi del sonno: difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni, sonno non ristoratore
  • mal di testa ricorrente
  • tensione muscolare localizzata soprattutto a collo, spalle e schiena
  • disturbi gastrointestinali (nausea, dolori addominali, alterazioni dell’alvo) non riconducibili a una causa organica
  • palpitazioni o senso di oppressione toracica
  • abbassamento delle difese immunitarie con episodi infettivi più frequenti.

Tra i sintomi cognitivi:

  • difficoltà di concentrazione
  • calo della memoria a breve termine
  • difficoltà nel prendere decisioni
  • rimuginio
  • ridotta creatività e capacità di problem solving.

I sintomi emotivi includono:

  • irritabilità e scatti di umore
  • ansia
  • senso di inadeguatezza
  • perdita di motivazione e insoddisfazione
  • senso di impotenza.

Tra i sintomi comportamentali rientrano:

  • assenteismo
  • isolamento dalle interazioni sociali in ambito lavorativo
  • ricorso a strategie di compensazione disfunzionali
  • trascuratezza delle attività di cura di sé.

Se protratto nel tempo, lo stress lavoro correlato può evolvere in burnout e portare a conseguenze significative sulla salute:

  • aumento del rischio cardiovascolare (ipertensione, cardiopatia ischemica)
  • disturbi del sonno cronici
  • disturbi d’ansia e depressione.

Come risolvere lo stress lavoro correlato?

Sul piano individuale, un primo livello di intervento è quello delle abitudini quotidiane. Rivedere l’organizzazione del lavoro e della giornata, investire sulla cura di sé e su attività ricreative può aiutare a contenere l’accumulo di stress. Ecco alcuni interventi utili:

  • definire confini chiari tra lavoro e vita personale
  • tutelare il sonno: stabilire orari regolari di veglia e riposo, predisporre un ambiente favorevole al sonno, evitare l’esposizione agli schermi di sera
  • mantenere una routine di attività fisica
  • curare le relazioni sociali con amici, familiari e colleghi fidati
  • dedicarsi ad attività piacevoli e distensive.

Quando i sintomi sono persistenti, il confronto con il medico di base può aiutare a escludere cause organiche per i disturbi fisici, valutare l’impatto sulla salute e indirizzare verso uno specialista della salute mentale. Uno psicoterapeuta può aiutare a elaborare il disagio, sviluppare strategie di gestione dello stress più efficaci e affrontare i meccanismi che rendono difficile porre limiti o chiedere aiuto.

Riconoscere i segnali del disagio lavorativo è il primo passo per affrontarlo

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LE DOMANDE PIÙ FREQUENTI DEI PAZIENTI

Le domande più frequenti dei pazienti

Quando è il caso di rivolgersi a un medico per i sintomi da stress lavorativo?

Quando i sintomi – fisici, cognitivi o emotivi – persistono per settimane senza migliorare, interferiscono con il lavoro o con la vita personale, o quando si ha la sensazione di non riuscire a “spegnersi” anche fuori dall’orario di lavoro. Il medico di base è il primo interlocutore: può escludere cause organiche per i sintomi fisici, valutare l’impatto sulla salute complessiva e indirizzare verso il supporto più appropriato. Non è necessario aspettare una crisi.

Lo stress da lavoro può causare problemi al cuore?

Le evidenze scientifiche indicano un’associazione tra stress lavorativo cronico e aumento del rischio cardiovascolare. Studi su ampie popolazioni hanno documentato un maggiore rischio di ipertensione arteriosa, cardiopatia ischemica e ictus nelle persone esposte a stress lavorativo prolungato, soprattutto in presenza di uno squilibrio tra elevate richieste e scarso controllo sul proprio ruolo.

Lo stress da lavoro può essere riconosciuto come malattia professionale?

In Italia il riconoscimento dello stress lavoro correlato come malattia professionale è possibile ma segue un iter specifico: richiede la dimostrazione del nesso causale tra la patologia sviluppata – ad esempio un disturbo d’ansia, una depressione o una patologia cardiovascolare – e il contesto lavorativo.

Il datore di lavoro è obbligato a fare qualcosa per lo stress lavoro correlato?

Sì. Il D.Lgs. 81/2008 prevede che la valutazione del rischio stress lavoro correlato sia obbligatoria per tutte le aziende e faccia parte del Documento di Valutazione dei Rischi. In caso di rischio rilevato, il datore di lavoro è tenuto ad adottare misure di prevenzione e protezione.

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