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Asili nido aziendali: qual è la situazione in Italia?

In cima alla lista dei servizi di welfare aziendale prioritari per gli italiani, ci sono i benefits a favore della famiglia. Infatti, è una preoccupazione diffusa quella di non avere tempo a sufficienza per poter seguire i propri figli, di non riuscire, a causa dell’orario di lavoro, a trovare un equilibrio tra la vita professionale e quella familiare, di non poter sostenere le spese di una baby sitter o di un altro servizio che possa stare con il bambino sin dalla nascita. Per questa ragione, uno dei primi servizi messi in atto dalle aziende in tutto il mondo a favore dei propri dipendenti è stata l’introduzione degli asili nido aziendali. Vediamo, allora, quali sono le caratteristiche di queste strutture e qual è la situazione in Italia.

Asili nido aziendali: che tipo di servizio offrono alle famiglie?

L’idea di affiancare all’ufficio un asilo nido nasce dall’esigenza di offrire ai dipendenti uno spazio sicuro, vicino e comodo dove poter lasciare i bambini tra i 3 e i 36 mesi durante l’orario di lavoro. Si tratta quindi di strutture qualificate e ideate per rispondere alle esigenze specifiche di ciascuna azienda.

Per esempio, è fondamentale che gli orari dell’asilo siano calibrati con quelli dell’ufficio e non standardizzati. Flessibilità e, insieme a competenza, fattore imprescindibili per poter offrire un servizio che lasci effettivamente i genitori al lavoro tranquilli. Altrettanto importante è la prossimità geografica: parte della serenità sul posto di lavoro è, infatti, data anche dalla consapevolezza che ,qualsiasi cosa accada, in pochi minuti il genitore può essere avvertito e coinvolto.

Non è detto che l’azienda abbia a disposizione lo spazio per aprire un asilo nido aziendale, ma può trovare soluzioni alternative come, per esempio, instaurare una convenzione con una struttura già attiva in zona, oppure unirsi ad altre aziende e creare un asilo nido aziendale condiviso. Infine, per evitare di gravare ulteriormente sulle famiglie, gli asili nido aziendali dovrebbero mantenere dei costi contenuti, così da offrire  un vantaggio concreto ai lavoratori.

welfare asili nido

Gli asili nido aziendali in Italia

Secondo il più recente rapporto dell’Istat che fotografa la situazione, in Italia ci sono 4.245 asili nido pubblici e 212 aziendali, capaci di accogliere circa 7.000 bambini. Proprio perché aprire una struttura del genere in azienda non è semplice, questi si trovano prevalentemente nelle sedi di colossi come Fiat, Geox, Nestlé, UniCredit.

Nel complesso, si registra un forte squilibrio territoriale a proposito della diffusione degli asili nido aziendali: essi sono concentrati principalmente nelle grandi città come Milano e Roma, e in alcune regioni come Veneto e Liguria, anche grazie ad alcuni finanziamenti pubblici mirati. In media, ciascuna struttura può ospitare circa 30 bambini e il costo mensile oscilla tra i 200 e i 550€ al mese. Non tutti gli asili nido aziendali sono riservati ai figli dei dipendenti dell’azienda, ma in molti casi ci sono alcuni posti offerti alla comunità e al territorio di chi abita nella stessa area e potrebbe avere bisogno del servizio.

Esempi virtuosi, con un secolo di storia

È una storia poco nota, ma un servizio di Rai Uno ha evidenziato come un primissimo esempio virtuoso di asilo aziendale in Italia risalga ai tempi della Prima Guerra Mondiale quando l’imprenditrice Luisa Spagnoli si trovò da sola con i suoi figli a gestire l’azienda di famiglia, la Perugina. Non si trattava di un nido con le stesse caratteristiche di quelli contemporanei, ma di uno spazio dove i bimbi delle dipendenti (chiamate a lavorare per sostituire i mariti impegnati nel conflitto) potevano stare e dove le mamme potevano allattare anche durante l’orario di lavoro.

Risalgono invece agli anni Cinquanta le prime iniziative d’avanguardia da questo punto di vista, che hanno gettato le basi per la diffusione e la crescita degli asili nido aziendali.

Oggi sono molte le grandi aziende che propongono questo tipo di servizi per i propri dipendenti e pongono, dunque, un occhio di riguardo alla conciliazione tra maternità e lavoro. C’è Artsana, di cui è parte “Chicco”, Pirelli, Ferrari, banche come Deutsche Bank, UniCredit, Intesa San Paolo, ma anche grandi gruppi del settore della telefonia come Vodafone, Wind e Telecom, nonché imprese storiche come Nestlé e Ferrero.

Interessante il modello proposto dal Mast di Bologna che ha inaugurato nel 2012 uno spazio costruito per offrire ai bambini uno spazio di crescita, gioco e apprendimento. La struttura (che dal 2013 ospita anche bambini della scuola materna) si sviluppa in un’area di 1050 km metri quadrati riqualificati con questo scopo, ed è gestita in collaborazione con il Comune. Attualmente, infatti, l’asilo nel Mast può ospitare 80 bambini, di cui 1’85% proveniente dalle famiglie dei collaboratori del Gruppo Coesia, e il 15% da gruppi familiari distribuiti sul territorio, selezionati tramite le graduatorie comunali. Un modello di integrazione tra aziende e enti pubblici che rappresenta una modalità virtuosa di integrare welfare aziendale, servizi statali e la tutela del diritto all’infanzia.

asili nido

Africa Studio/shutterstock.com

Cosa altro può fare l’azienda per la famiglia?

Proprio il diritto all’infanzia, con un’attenzione particolare alle famiglie dei propri dipendenti, è una delle priorità delle aziende che in Italia hanno scelto di investire sul welfare aziendale. Non soltanto asili nido aziendali: il datore di lavoro può fare anche molto altro per stare accanto alle famiglie più vicine a sé, spesso anche con il supporto dello Stato. Esistono, infatti, significativi incentivi e vantaggi fiscali per l’impresa che sceglie di offrire alcuni servizi ai dipendenti: i benefici flessibili e i servizi offerti, infatti, comportano una riduzione del costo del dipendente per l’azienda poiché sono defiscalizzati.

Tra i più diffusi servizi di welfare aziendale per le famiglie, ci sono per fare alcuni esempi:

  • bonus per asili e baby sitter;
  • soluzioni personalizzate di smart working e di flessibilità oraria;
  • bonus nascita;
  • vacanze studio per i figli dei dipendenti;
  • promozioni per l’acquisto di materiale scolastico e libri di testo.

Tutte soluzioni personalizzabili sulla base delle concrete esigenze dei propri dipendenti che riguardino la famiglia, ma anche la salute, una delle priorità degli italiani. Il percorso di introduzione di benefit in ambito sanitario all’interno dell’azienda, pensando anche alle famiglie, è reso ancor più agevole per chi sceglie di farsi supportare da organizzazioni come SiSalute, divisione di UniSalute Servizi che offre proposte non assicurative per tutelare la salute nell’ambito del welfare aziendale. Grazie a flexible benefit e piattaforme personalizzate, sarà ancora più semplice per un datore di lavoro prendersi cura del dipendente e della sua famiglia anche mentre affronta una fase cruciale come quella della maternità e dei primi anni del bambino, che sia possibile offrire un asilo nido aziendale convenzionato oppure no.

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Angela Caporale
Friulana trapiantata a Bologna, dove lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione. Per UniSalute scrive articoli di approfondimento su temi trasversali legati alla salute, al benessere e alla prevenzione.

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