La risonanza magnetica (RM) sfrutta campi magnetici e impulsi di radiofrequenza per produrre immagini tridimensionali ad alta risoluzione dei tessuti interni. Può essere eseguita senza o con mezzo di contrasto: in quest’ultimo caso, le immagini risultano ancor più dettagliate, utili soprattutto per tumori e patologie vascolari. La RM trova impiego in neurologia, ortopedia, oncologia, cardiologia e gastroenterologia. Può essere controindicata per alcune categorie di pazienti: portatori di pacemaker e clip vascolari ferromagnetiche o alcune protesi metalliche. L’esame dura fino a 45 minuti e richiede che il paziente rimanga completamente fermo.
Tra gli esami diagnostici più utilizzati, la risonanza magnetica (RM) permette di ottenere immagini dettagliate in alta risoluzione dell’interno del corpo, attraverso l’utilizzo di campi magnetici senza radiazioni ionizzanti. Grazie alla sua precisione, viene oggi utilizzata in numerosi campi, per rilevare diverse patologie e studiarne il decorso.
Vediamo più in dettaglio come funziona, in quali casi è utile e se ci sono eventuali controindicazioni al suo impiego.
Risonanza magnetica: come funziona?
Il metodo della risonanza magnetica, scoperto nel 1946, è stato applicato per la prima volta in campo medico durante gli anni Settanta da Raymond Vahan Damadian, che intuì come questa tecnica potesse essere efficace nello studio del cancro. Il medico ipotizzò infatti che tumori e tessuti potessero dare risposte differenti al suo utilizzo.
Per eseguire l’esame, il paziente deve distendersi su un lettino, che viene fatto scorrere all’interno di un macchinario cilindrico con all’interno dei magneti che servono per generare fasci di onde radio utili all’esame.
L’apparecchio utilizza campi magnetici intensi insieme a impulsi di radiofrequenze. Le onde elettromagnetiche alterano temporaneamente gli atomi di cui sono composti i tessuti degli organi, che acquistano energia e si orientano secondo l’andamento del campo magnetico. Quando quest’ultimo viene disattivato, gli atomi tornano al loro normale orientamento, cedendo l’energia ed emettendo un segnale. Questo segnale viene captato dall’apparecchiatura, elaborato e trasformato in immagini. È fondamentale per la riuscita dell’esame che il paziente rimanga fermo per tutta la durata dell’indagine.
La risonanza magnetica consente di avere una visione tridimensionale del corpo. Sfruttando i processi biochimici, restituisce sezioni del corpo non solo sul piano assiale, ma anche sul piano frontale, laterale, obliquo e da diverse angolazioni.
Quanto dura?
La durata dell’esame dipende dall’estensione della parte del corpo da esaminare e può arrivare fino a 45 minuti.

Risonanza magnetica con mezzo di contrasto
La risonanza magnetica può essere prescritta anche con l’utilizzo di un mezzo di contrasto, una sostanza paramagnetica (come il gadolinio) che viene iniettata in vena, al fine di rilevare in modo più accurato patologie neoplastiche e infiammatorie. Questa variante, rispetto a quella convenzionale, è in grado di fornire immagini più chiare e dettagliate delle strutture interne del corpo. Per questo motivo, è usata per studiare più approfonditamente i tumori, il flusso di sangue nelle arterie e nelle vene, l’irrorazione sanguigna di un organo e le lesioni alle strutture anatomiche interne.
Ma come funziona? Le sostanze di contrasto si distribuiscono nei vasi e negli organi: le molecole di gadolinio alterano le proprietà molecolari del campo magnetico delle strutture in cui si localizzano, modificando il segnale e l’immagine della risonanza magnetica. In questo modo, vengono visualizzati i vasi ed eventuali lesioni di organi, accentuando le differenze dei tessuti e di vascolarizzazione.
Quando viene prescritta la risonanza magnetica?
La risonanza magnetica è una delle principali tecniche di diagnostica per immagini. È impiegata per ottenere immagini in alta risoluzione di numerosi tessuti e offre pertanto uno strumento di studio prezioso in diversi campi.
Neurologia e neurochirurgia
La RM fornisce una risoluzione migliore delle strutture nervose rispetto alla TAC, risultando significativa per visualizzare nervi cranici, lesioni tronco cerebrali e midollo spinale. Risulta particolarmente utile, inoltre, per individuare alterazioni a livello spinale (tumori, ascessi) che comprimono il midollo e che necessitano di un intervento urgente. Inoltre, è indicata per individuare placche demielinizzanti, infarti in fase precoce, edema cerebrale subclinico e contusioni cerebrali.
Traumatologia e ortopedia
Impiegata nella valutazione della salute delle articolazioni, la risonanza magnetica articolare può essere utilizzata per lo studio approfondito di: gomito, spalla, polso, mano, ginocchio, caviglia e piede. Consente di ottenere immagini dettagliate della componente ossea, cartilaginea, legamentosa e muscolare delle articolazioni, fornendo così informazioni sulle patologie di origine traumatica, infiammatoria e degenerativa.

Oncologia
La RM viene utilizzata per la diagnosi e la valutazione dello stadio e della risposta al trattamento di diverse tipologie di tumore. Permette infatti di tracciare una descrizione non solo morfologica, ma anche strutturale dei tessuti. Identifica il tumore non solo come una “massa” estranea all’interno dell’organismo, ma anche come un’area di segnale alterato nel contesto di un organo o di un tessuto, senza che necessariamente vi siano modifiche nel volume o nei profili dello stesso.
Cardiologia
La risonanza magnetica può essere utilizzata per la diagnostica di patologie a carico del cuore e delle valvole cardiache come: cardiopatia ischemica, cardiomiopatie dilatative, miocarditi, cardiomiopatie ipertrofiche, cardiopatie congenite, valvulopatie e malattie del pericardio. La RM del cuore, attraverso l’uso del contrasto, è l’unica indagine che permette di visualizzare la presenza di danni strutturali sia pregressi che recenti: infarto, miocardite, infiammazione del pericardio, ecc.
Gastroenterologia
Utile nella diagnosi delle malattie dell’addome e della pelvi (fegato e utero), la risonanza magnetica viene utilizzata anche per studiare l’intestino tenue. Consente, infatti, di valutare eventuali patologie intestinali di natura infiammatoria o tumorale.
È la tecnica di riferimento per la valutazione di malattie infiammatorie croniche come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa. Permette inoltre di valutare patologie di natura infettiva come gastroenteriti e la presenza di tumori.
Risonanza magnetica: controindicazioni
Nonostante la risonanza magnetica rappresenti un’indagine diagnostica del tutto innocua, non tutti possono sottoporsi a questo tipo di indagine:
- pazienti sottoposti a intervento chirurgico, in cui sono state utilizzate clip vascolari endocraniche ferro-magnetiche su aneurismi. Il campo magnetico generato, infatti, potrebbe comportare un effetto meccanico sulle clip, causando un’emorragia celebrale
- pacemaker cardiaci
- alcune tipologie di valvole artificiali cardiache
- strutture metalliche come protesi e viti.
In tutti questi casi, infatti, il campo magnetico prodotto dalla macchina potrebbe spostare queste strutture in altra sede.
I pazienti che hanno avuto un incidente in passato o hanno svolto senza protezioni particolari attività lavorative (per esempio nel settore metalmeccanico) è bene che effettuino una radiografia prima di sottoporsi a una risonanza magnetica, per escludere la presenza di corpi metallici nel proprio organismo.
È necessario, inoltre, considerare quelle che possono essere definite controindicazioni relative, ovvero casi specifici nei quali bisogna bilanciare vantaggi e svantaggi. Un paziente con uno sfintere magnetico deve sapere, ad esempio, che questo dispositivo può inattivarsi in conseguenza dell’indagine. Per lo stesso motivo, una paziente che utilizza la spirale intrauterina, dopo aver fatto l’esame, deve recarsi dal ginecologo per controllare che sia nella sede corretta.
Quando la risonanza magnetica è necessaria, aspettare mesi in lista d’attesa non è sempre un’opzione. Le soluzioni UniSalute Per Te offrono strumenti concreti per accedere alla diagnostica con attese brevi e tariffe agevolate.
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Le domande più frequenti dei pazienti
La risonanza magnetica fa male?
No, la risonanza magnetica è un esame indolore. L’unico fastidio può essere il rumore prodotto dal macchinario durante l’acquisizione delle immagini, per cui vengono spesso forniti tappi per le orecchie o cuffie. Chi soffre di claustrofobia potrebbe avvertire disagio all’interno del tunnel, ma è possibile richiedere una sedazione leggera se necessario.
Serve una preparazione specifica prima dell’esame?
Dipende dalla zona da esaminare. Per la RM dell’addome è generalmente richiesto il digiuno di alcune ore; per altre sedi corporee non sono necessarie preparazioni particolari. Il medico o il centro diagnostico fornirà indicazioni specifiche al momento della prescrizione.
La risonanza magnetica è pericolosa in gravidanza?
Nei primi tre mesi di gravidanza la RM viene di norma evitata per precauzione, a meno che non sia strettamente necessaria. Dal secondo trimestre in poi può essere eseguita, preferibilmente senza mezzo di contrasto. La decisione spetta sempre al medico, che valuterà il rapporto rischio-beneficio.
Chi prescrive la risonanza magnetica?
La RM può essere prescritta dal medico di base o da uno specialista (neurologo, ortopedico, cardiologo, oncologo, ecc.) in base alla sintomatologia o alla patologia da indagare.


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