PUNTI CHIAVE
- La pubalgia è un’infiammazione della sinfisi pubica e dei tessuti muscolotendinei circostanti che causa dolore all’inguine e alla parte interna della coscia.
- Tra le cause più frequenti ci sono lo squilibrio muscolare tra addominali e adduttori, il sovraccarico da allenamento, i microtraumi ripetuti sulla sinfisi pubica e un’alterata postura del bacino.
- Il sintomo principale è il dolore all’inguine o all’interno coscia, che compare durante o dopo l’attività fisica e può aggravarsi con i movimenti.
- Il trattamento si basa su riposo relativo, uso di antinfiammatori, terapie fisiche strumentali, fisioterapia.
Chi fa attività fisica regolarmente e a una certa intensità si trova spesso a fare i conti con la pubalgia, un dolore all’inguine provocato da un’infiammazione che coinvolge la sinfisi pubica e le strutture muscolotendinee intorno al bacino. Frequente tra gli sportivi, questa condizione non è esclusiva della categoria, e può insorgere anche a causa di microtraumi ripetuti e squilibri posturali. Approfondiamone le cause, i sintomi e le opzioni di trattamento.
Che cos’è la pubalgia?
La pubalgia è un’infiammazione a carico della sinfisi pubica, l’articolazione cartilaginea che unisce anteriormente le due ossa del bacino. A essere coinvolti sono soprattutto i muscoli adduttori della coscia, i muscoli dell’addome e i muscoli e tendini del pavimento pelvico, i quali, sotto sforzo ripetuto o eccessivo, possono andare incontro a microlesioni e irritazione.
Quali sono le cause della pubalgia?
Le cause della pubalgia sono spesso multifattoriali e combinano:
- sovraccarico da allenamento: un aumento del volume o dell’intensità degli esercizi può esporre i tessuti periarticolari a sollecitazioni eccessive
- squilibrio muscolare: uno scompenso tra la forza dei muscoli addominali e quella degli adduttori altera la distribuzione dei carichi sulla sinfisi, predisponendo all’infiammazione
- microtraumi ripetuti a carico della sinfisi
- traumi diretti: un colpo, una caduta o una torsione brusca del bacino possono innescare o aggravare il processo infiammatorio
- alterazioni posturali: un allineamento scorretto del bacino, la rotazione interna del piede o una limitazione della mobilità dell’anca possono contribuire al sovraccarico articolare.
Come si fa a capire se si ha la pubalgia?
Il sintomo principale della pubalgia è il dolore nella zona dell’inguine – spesso descritto come profondo, sordo o bruciante – che può irradiarsi verso la parte interna della coscia o verso il basso addome. Nelle fasi iniziali tende a comparire soltanto durante l’attività fisica intensa, per poi persistere anche a riposo man mano che l’infiammazione si cronicizza.
Oltre al dolore all’inguine, chi soffre di pubalgia può riferire:
- rigidità del bacino o dell’inguine, soprattutto al mattino o dopo una lunga immobilità
- dolore alla palpazione della zona pubica o dell’inserzione degli adduttori
- difficoltà nei movimenti che coinvolgono gli arti inferiori, come salire le scale, incrociare le gambe o passare dalla posizione seduta a quella eretta
- dolore che si aggrava con lo starnuto, la tosse o sotto sforzo addominale.
In alcuni casi il dolore può irradiarsi verso lo scroto, il perineo o la faccia interna della coscia, rendendo più difficile distinguere la pubalgia da altre condizioni che interessano la stessa zona, come un’ernia inguinale o una patologia dell’anca.
Quanto tempo dura la pubalgia?
La durata varia in base alla gravità dell’infiammazione e alla tempestività con cui si interviene. Nelle forme acute, trattate con riposo adeguato e fisioterapia, il recupero richiede in genere dalle 4 alle 8 settimane. Nelle forme persistenti o croniche, i tempi si allungano e il percorso di recupero può estendersi a diversi mesi.
Come si cura la pubalgia?
Nell’immediato, alla comparsa del dolore, si può intervenire con riposo e impacchi freddi. Si può valutare in seguito l’utilizzo di farmaci antinfiammatori locali, sotto forma di pomate o cerotti.
Se il dolore non migliora dopo alcune settimane o si aggrava con movimenti quotidiani semplici, è opportuno richiedere una valutazione specialistica. Un ortopedico, un fisiatra o un medico dello sport può indicare gli accertamenti necessari – come un’ecografia, una radiografia del bacino o una risonanza magnetica – per escludere lesioni strutturali e impostare un trattamento mirato.
Il trattamento della pubalgia si basa principalmente su un approccio conservativo:
- riposo relativo: sospendere o ridurre l’attività sportiva nelle fasi acute è il primo passo per consentire ai tessuti di recuperare
- terapia fisica strumentale: tecarterapia, ultrasuoni o laserterapia possono essere utili per ridurre il dolore e favorire la guarigione dei tessuti
- terapia farmacologica: antinfiammatori non steroidei (FANS) o infiltrazioni locali con corticosteroidi possono essere indicati nei casi con infiammazione più marcata
- fisioterapia: un programma personalizzato di esercizi di stretching e rinforzo muscolare con carichi progressivi è fondamentale per correggere gli squilibri che hanno favorito l’infiammazione e prevenire le recidive. Un percorso riabilitativo adeguato permette di tornare in modo graduale e sicuro all’attività sportiva.
LE DOMANDE PIÙ FREQUENTI DEI PAZIENTI
Le domande più frequenti dei pazienti
La pubalgia riguarda solo gli sportivi?
No. Sebbene sia molto comune tra calciatori, nuotatori e atleti di discipline con cambi di direzione, la pubalgia può colpire anche chi svolge lavori fisicamente impegnativi o presenta uno squilibrio muscolare significativo. Meno frequentemente, può manifestarsi in persone sedentarie in seguito a traumi diretti o a posture scorrette prolungate.
Qual è la differenza tra pubalgia e ernia inguinale?
Le due condizioni possono presentarsi con dolore nella stessa zona, ma hanno origine diversa. La pubalgia è un’infiammazione della sinfisi pubica e dei muscoli circostanti; l’ernia inguinale è la fuoriuscita di un organo attraverso un cedimento della parete addominale. La diagnosi differenziale richiede una valutazione medica.
Si può continuare a fare sport con la pubalgia?
Di norma no, almeno nella fase acuta. Continuare a sollecitare i tessuti infiammati può prolungare i tempi di guarigione e favorire la cronicizzazione. Nella fase di recupero, il fisioterapista o il medico sportivo indica quali attività è possibile mantenere e con quale intensità.
Come si previene la pubalgia?
Un buon programma di rinforzo muscolare focalizzato su adduttori e muscoli del core, una progressione graduale del carico di allenamento e un riscaldamento adeguato prima delle sessioni sportive sono le misure preventive più efficaci.
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