PUNTI CHIAVE
- Il sonno negli anziani si modifica fisiologicamente con l’età. I cicli diventano più brevi, il sonno profondo si riduce e il ritmo circadiano si altera, con addormentamento precoce e risvegli risvegli notturni e il riposo più leggero.
- I sonnellini diurni sono frequenti e possono compensare il riposo notturno ridotto, purché siano brevi e non collocati nel tardo pomeriggio.
- Orari regolari, un ambiente adeguato e abitudini serali stabili sono tra i fattori che incidono maggiormente sulla qualità del riposo.
- Alcune patologie croniche e farmaci di uso comune negli anziani possono interferire con il sonno: quando i disturbi persistono, una valutazione medica aiuta a escludere cause specifiche.
Con il passare degli anni il sonno cambia: ci si addormenta prima, ci si sveglia più facilmente durante la notte e le ore di riposo complessivo si riducono. Sono variazioni fisiologiche, parte del normale processo di invecchiamento, che possono però diventare fonte di preoccupazione per l’anziano e per chi lo circonda. Distinguere i cambiamenti normali da quelli che meritano attenzione è il primo passo per affrontare questo aspetto.
Come cambia il sonno negli anziani?
Con l’invecchiamento, i cicli del sonno cicli che si ripetono durante la notte si modificano in modo graduale: i cicli si accorciano, il sonno profondo, ristoratore, si riduce, e le fasi leggere diventano predominanti. Il risultato è un riposo più facilmente interrotto da rumori, sbalzi di temperatura o dalla necessità di alzarsi durante la notte.
Con l’avanzare dell’età, infatti, l’orologio biologico subisce alcuni cambiamenti, tra cui la fisiologica riduzione della produzione di melatonina, ormone chiave nella regolazione del ciclo sonno-veglia. A questo si aggiunge la tendenza a trascorrere più tempo in ambienti chiusi e a esporsi meno alla luce solare, un altro importante fattore che contribuisce a mantenere sincronizzato il ritmo circadiano. Molti anziani, pertanto, tendono ad avere sonno in anticipo rispetto al passato, si addormentano presto la sera e si svegliano molto presto al mattino.
Ulteriori aspetti che incidono sulla frammentarietà del sonno nella popolazione anziana includono:
- assunzione di farmaci che possono interferire con il riposo, come diuretici, betabloccanti e antipertensivi
- cattive abitudini alimentari
- patologie e disturbi frequenti in questa fascia d’età, come dolore cronico, reflusso gastroesofageo, insufficienza cardiaca, disturbi respiratori (in primis le apnee notturne), depressione o alterazioni della glicemia.
Perché gli anziani dormono tanto durante il giorno?
La conseguenza di un sonno notturno leggero e frammentato e di un ritmo sonno-veglia anticipato – che porta ad andare a letto e svegliarsi presto al mattino – è in molti casi la tendenza a riposare nel pomeriggio.
A favorire la sonnolenza pomeridiana è anche la riduzione dell’attività fisica quotidiana, che abbassa la soglia di stimolazione. Alcuni farmaci di uso comune possono amplificare questa sensazione.
La prassi del sonnellino può giovare al benessere complessivo, a patto che non duri troppo o assuma tratti anomali. Quando la sonnolenza diurna è improvvisa, accentuata o accompagnata da russamento notturno, merita un approfondimento, perché potrebbe segnalare la presenza di condizioni sottostanti.
Cosa fare quando un anziano non dorme di notte?
Per limitare i disturbi del sonno negli anziani, il primo passo può essere quello di intervenire su alcune abitudini:
- mantenere un orario di sveglia fisso ogni mattina
- limitare la durata dei sonnellini diurni
- fare attività fisica regolare durante il giorno
- esporsi alla luce naturale al mattino, che aiuta a regolare il ritmo circadiano
- evitare l’assunzione eccessiva di caffeina nel pomeriggio
- ridurre i liquidi nelle ore serali per limitare i risvegli notturni
- costruire una routine serale stabile che concili il sonno: lettura, un bagno caldo, una tisana rilassante.
Quando è utile una valutazione medica?
Se le difficoltà persistono nonostante queste accortezze o si accompagnano a stanchezza marcata durante il giorno, cambiamenti dell’umore o peggioramento della memoria, è opportuno parlarne con il medico. Una valutazione medica è il primo passo per indagare la presenza di eventuali cause strutturali all’origine dell’insonnia negli anziani e per impostarne un adeguato trattamento. La gestione dei disturbi del sonno può basarsi sull’uso di integratori o farmaci, debitamente ponderato e calibrato per scongiurare il rischio di interazione con altre terapie in corso, più elevato nei pazienti anziani.
LE DOMANDE PIÙ FREQUENTI DEI PAZIENTI
Le domande più frequenti dei pazienti
A che ora dovrebbe andare a letto un anziano?
Non esiste un’ora fissa: dipende dal ritmo individuale. L’importante è mantenere orari regolari, andando a dormire quando si avverte sonnolenza e cercando di alzarsi intorno alla stessa ora ogni mattina.
Quante ore dorme mediamente un anziano?
Dopo i 65 anni il fabbisogno si assesta in genere tra le 6 e le 8 ore. Cambia tuttavia la ripartizione del sonno durante la giornata.
I sonnellini diurni fanno male agli anziani?
Un pisolino nel primo pomeriggio può supportare il benessere generale. Un riposo prolungato o la tendenza dormire nel tardo pomeriggio possono però rendere più difficile addormentarsi la sera.
La melatonina è sicura per gli anziani?
Può essere usata a breve termine su indicazione medica. Negli anziani il dosaggio va calibrato con attenzione, perché è maggiore il rischio di sonnolenza mattutina o di interazioni con altri farmaci assunti.
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