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apnee notturne

Apnee ostruttive nel sonno: come si manifestano e quali sono le cause?

Il nostro stato di salute è strettamente legato alla qualità del riposo notturno. Infatti, fenomeni come russamento, un riposo non adeguato seguito da risvegli accompagnati da stanchezza e mal di testa e gli accessi di sonnolenza durante la giornata, possono essere collegati alle apnee ostruttive del sonno, note come OSAS (Obstructive Sleep Apnea Syndrome). Si tratta di una patologia piuttosto comune, tanto che secondo la rivista The Lancet Respiratory Medicine, al mondo più di 936 milioni di persone ne soffrono: tra queste, circa l’80% degli uomini e il 60% delle donne, con un’età compresa tra i 35 e gli 80 anni, presentano almeno 5 apnee notturne per ora.

Non bisogna sottovalutare, quindi, l’importanza di questa sindrome che è considerata come auto-aggravante e che incide negativamente sulla qualità della vita del paziente: per questa ragione, è importante riconoscerla e prevenirla per tempo. Vediamo insieme di cosa si tratta, quali sono le cause delle apnee notturne e quali sono i possibili interventi.

Apnee ostruttive nel sonno: cosa sono?

Per apnee ostruttive nel sonno si intende una condizione medica patologica che è caratterizzata da interruzioni nella respirazione durante il sonno, dovute all’ostruzione momentanea – e ripetitiva – delle vie aeree superiori, con un abbassamento dei valori della saturazione d’ossigeno arteriosa e possibile aumento dell’anidride carbonica nel sangue.

Gli episodi di ostruzioni delle vie aeree possono determinare una riduzione parziale del flusso di ossigeno (ipopnea) oppure totale: in questo caso, si parla di vere e proprie apnee notturne, della durata di almeno dieci secondi l’una.

La patologia, si presenta a diversi gradi:

  • lieve: tra 5 e 14 episodi per ora, con una saturazione di ossigeno di almeno l’86%;
  • moderato: tra 15 e 30 episodi per ora, con una saturazione di ossigeno tra l’80 e l’85%;
  • grave: più di 30 episodi per ora, con una saturazione di ossigeno sotto l’80%.

OSAS: come si manifesta?

russamento

Il sintomo più riconoscibile della sindrome delle apnee ostruttive nel sonno è il russamento. Infatti, il rumore è provocato dall’aria che cerca di farsi strada attraverso le vie aeree parzialmente ostruite, finché l’ostruzione non diventa completa e, a quel punto, l’individuo smette di respirare per alcuni secondi, per poi riprendere nuovamente con un rumore improvviso. Ecco perché, come sottolineano gli esperti, il russamento è un fenomeno che non deve essere sottovalutato, in quanto precede sempre – ed è sempre presente – nella quasi totalità dei casi affetti da OSAS.

Tuttavia, come abbiamo accennato all’inizio, sono anche altri i sintomi con cui si manifesta questa sindrome.

Di notte:

  • pause respiratorie frequenti (riferite dal partner);
  • sudorazioni notturne;
  • sonno notturno agitato;
  • risvegli improvvisi con sensazione di soffocamento;
  • nicturia (ossia, necessità di minzione notturna);

Di giorno:

  • cefalea al risveglio;
  • xerostomia (secchezza delle fauci) al risveglio;
  • eccessiva sonnolenza diurna;
  • difficoltà di concentrazione e di memorizzazione;
  • colpi di sonno alla guida;
  • variazioni dell’umore e alterazioni della personalità.

Apnee notturne: categorie a rischio

Secondo la prima indagine sull’impatto socio-economico delle Apnee Ostruttive del sonno in Italia, “Cost-of-illness study of Obstructive Sleep Apnea Syndrome (OSAS) in Italy”, condotta da Cergas Sda Bocconi, Centre for Research on Health and Social Care Management, con il contributo di Philips, sarebbero circa 24 milioni gli italiani (tra i 15 e i 74 anni) affetti da questa patologia. Circa la metà di loro, soffrirebbe della forma moderata-grave (il 27% della popolazione adulta, di cui il 65% uomini), ma secondo le ricerche molti casi non risulterebbero ancora diagnosticati.

Chi sono le categorie più a rischio, quindi? Dagli studi epidemiologici, si è riscontrato una prevalenza dell’incidenza della patologia nei soggetti di sesso maschile; nelle donne, invece, sembrerebbe che aumenti dopo la menopausa. In generale, si è osservato una manifestazione maggiore dell’OSAS in soggetti sovrappeso, ma anche le persone normopeso non ne sono immuni, come perfino i più piccoli: infatti, le apnee notturne nei bambini sono stimate attorno all’1-6%.

Quali sono le cause e le conseguenze?

aritmia cardiaca diagnosi

Sono molteplici le condizioni che possono favorire lo sviluppo della sindrome delle apnee notturne. In particolare:

  • alterazioni anatomo-funzionali delle vie aeree respiratorie, come deviazione del setto nasale o tonsille o adenoidi ipertrofiche;
  • obesità;
  • abuso di bevande alcoliche prima di andare a dormire;
  • assunzione di sonniferi.

Come abbiamo già accennato, si tratta di una patologia da non sottovalutare perché, oltre ai sintomi immediati citati sopra, può presentare alcune complicanze anche a lungo termine, tra cui:

  • insufficienza respiratoria;
  • malattie cardiovascolari (come aritmia cardiaca, infarto miocardio, ipertensione arteriosa, insufficienza cardiaca, ictus) causati dai ripetuti fenomeni di ipossia, ossia la carenza di ossigeno, durante le apnee notturne;
  • disturbi del sistema neurologico, tra cui disturbi dell’umore, ansia, instabilità emotiva, sindrome depressiva.

Inoltre, questa sindrome potrebbe costituire anche un fattore di rischio per lo sviluppo di altre malattie croniche, come insufficienza renale, neoplasie e diabete.

Diagnosi e trattamento

Nonostante si tratti di un disturbo piuttosto diffuso nella popolazione, generalmente non viene diagnosticato e trattato nella maniera adeguata. Trattandosi di una malattia auto-aggravante a evoluzione progressiva – che comporta, quindi, un deterioramento graduale dell’organismo – è fondamentale un tempestivo inquadramento da parte di uno specialista.

Per una corretta diagnosi delle apnee notturne, il primo passo è quello di interpellare familiari, partner o amici, chiedendo loro se durante la notte avvertono fenomeni di forte russamento o interruzioni dell’attività respiratoria.

Questo primo passo ovviamente da solo non è sufficiente. In caso si ritenga di essere affetti da OSAS, infatti, occorrerà rivolgersi subito al proprio medico di base, che si occuperà di un’anamnesi generale e una valutazione dei sintomi. Se verrà ritenuto necessario, il paziente sarà indirizzato in un centro dedicato allo studio dei disturbi respiratori del sonno, dove sarà sottoposto a esami strumentali approfonditi, come la polisonnografia o la poligrafia respiratoria.

A seconda delle cause, si procederà poi con il trattamento della patologia, che può prevedere: l’applicazione di mascherine a livello nasale durante il riposo notturno che risolvono il problema del russamento e delle apnee notturne; una terapia chirurgica, in caso sia necessario modificare alterazioni o patologie delle prime vie aeree; o ancora una terapia farmacologica, che però si occupa più di intervenire sui sintomi che sui reali fattori scatenanti.

Apnee ostruttive del sonno: l’importanza della prevenzione

sovrappeso ipertensione

Gli esperti, tuttavia, sottolineano quanto sia importante adottare efficaci misure preventive per evitare che questa patologia peggiori col tempo. A questo proposito, si raccomanda di seguire una serie di accorgimenti, che serviranno a migliorare la respirazione notturna e, di conseguenza, il proprio benessere. Tra questi, si consiglia di:

  • perdere peso, in caso di obesità o sovrappeso;
  • non assumere bevande alcoliche, soprattutto prima di andare a dormire;
  • eliminare i sonniferi e i farmaci con effetto sedativo;
  • evitare di dormire supini;
  • smettere di fumare;
  • trattare i disturbi eventualmente presenti a carico delle vie aeree superiori.

Inoltre, dal momento che la sindrome di apnee ostruttive del sonno è strettamente connessa anche ad altre problematiche e patologie, è opportuno tenere costantemente monitorato il proprio stato di salute, effettuando check up frequenti e controlli regolari. In questo senso, possono essere utili polizze sanitarie, come Protezione Famiglia di UniSalute, che garantisce, ad esempio, esami del sangue, visite cardiologiche e consulenze mediche personalizzate per migliorare il proprio stile di vita, a partire da un’alimentazione sana e bilanciata, e prevenire così l’obesità e il rischio di disturbi cardiovascolari.

 

Fonti:

fondazioneveronesi.it
salute.gov.it
roncologia.it

Alessia Rossi
Emiliana Doc, si occupa di scrittura in ambito comunicativo ed editoriale. Per il blog InSalute scrive articoli sul tema della prevenzione e il controllo della salute.

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