PUNTI CHIAVE
- La MOC – mineralometria ossea computerizzata o densitometria ossea – è l’esame di riferimento per misurare la densità minerale ossea e valutare il rischio di osteoporosi e fratture da fragilità.
- Il risultato viene espresso come T-score: un valore tra -1 e -2,5 indica osteopenia, mentre un valore inferiore a -2,5 conferma la diagnosi di osteoporosi e richiede una valutazione clinica per impostare la terapia più adeguata.
- La mineralometria è indicata in presenza di specifici fattori di rischio: menopausa, postmenopausa associata a basso BMI o o familiarità per fratture, terapia prolungata con alcuni farmaci (corticosteroidi, antiepilettici, immunosoppressori, anticoagulanti) osteoporosi evidenziata da ecografia o radiografia, fratture da fragilità
- L’esame è indolore, non invasivo e ha una durata totale di 10-20 minuti, utilizza raggi X a bassa dose. Il paziente rimane disteso sul lettino mentre lo strumento acquisisce immagini della zona da esaminare.
- Non è necessaria una particolare preparazione. Prima dell’esame, tuttavia, è importante rimuovere tutti gli accessori metallici.
La MOC, o mineralometria ossea computerizzata o densitometria ossea, è l’esame radiologico che misura la densità del tessuto osseo e permette di valutare il rischio di osteoporosi. In questo articolo approfondiamo quando è indicata, chi dovrebbe farla e cosa aspettarsi durante l’esame.
Che cos’è l’esame della MOC?
La MOC, acronimo di mineralometria ossea computerizzata, detta anche densitometria ossea, è un esame strumentale che misura la quantità di minerali presenti nel tessuto osseo, espressa come densità minerale ossea (BMD, Bone Mineral Density). La tecnica più diffusa è la DEXA (Dual Energy X-ray Absorptiometry): utilizza due fasci di raggi X a energie diverse per calcolare la componente minerale delle ossa, con una dose di radiazioni molto bassa.
Il risultato principale è il T-score, un valore che confronta la densità ossea del paziente con quella di un adulto giovane sano al picco della massa ossea (25-30 anni):
- T-score uguale o superiore a -1: equivale a una densità ossea normale
- T-score compreso tra -1 e -2,5: individua un quadro di osteopenia, una riduzione della densità ossea che non raggiunge ancora i criteri diagnostici per osteoporosi
- T-score inferiore a -2,5: indica l’insorgenza di osteoporosi, e un conseguente rischio di fratture da fragilità, anche in seguito a traumi di lieve entità.
Un secondo valore utile è lo Z-score, che confronta la densità ossea con quella di persone della stessa età e sesso, per valutare se il valore è appropriato per la fase della vita.
Densitometria ossea: quando farla?
La densitometria ossea viene prescritta in presenza di specifici fattori di rischio o indicazioni cliniche:
- menopausa: la riduzione degli estrogeni accelera la perdita di massa ossea nelle donne
- post menopausa associata a familiarità per fratture o a BMI minore di 19 Kg/m²
- terapia prolungata con corticosteroidi, antiepilettici, immunosoppressori, anticoagulanti
- malattie croniche: artrite reumatoide, malattie infiammatorie intestinali, celiachia, diabete, iperparatiroidismo, ipertiroidismo o insufficienza renale cronica, iperprolattinemia. In questi casi, l’esame può essere integrato da analisi del sangue specifiche per approfondire il quadro clinico
- osteoporosi emersa da radiografia o ecografia
- frattura da fragilità pregressa: una frattura avvenuta in seguito a un trauma lieve è di per sé un’indicazione alla valutazione della densità ossea.
Come si svolge la densitometria ossea?
La MOC è un esame semplice che non richiede una preparazione particolare. L’unica accortezza riguarda l’abbigliamento: è preferibile indossare indumenti comodi, senza cerniere, fibbie o elementi metallici nella zona della colonna e del bacino, che potrebbero interferire con la lettura delle immagini.
Durante l’esame, il paziente si stende su un lettino e rimane fermo mentre il braccio dello strumento scorre lentamente sopra il corpo. Le zone misurate più comunemente sono la colonna lombare (MOC lombare) e il collo del femore (MOC femorale) ; in alcuni casi vengono valutati anche il polso, le dita o il tallone (MOC periferica). Può essere richiesto anche un esame di tutto il corpo (MOC total body).
La durata complessiva è di circa 10-20 minuti, a seconda delle aree esaminate.
La dose di radiazioni è ridotta e non comporta rischi particolari per la salute. Al termine dell’esame, il paziente può riprendere le normali attività.
Il referto, con il T-score e le indicazioni cliniche, viene discusso con il medico di base o con lo specialista che valuterà se intraprendere un percorso terapeutico o pianificare controlli di follow-up.
LE DOMANDE PIÙ FREQUENTI DEI PAZIENTI
Le domande più frequenti dei pazienti
Che malattie si vedono con la MOC?
La MOC misura la densità minerale ossea e permette di diagnosticare l’osteoporosi e l’osteopenia. Indirettamente, valori molto alterati possono orientare verso condizioni secondarie che causano perdita di massa ossea, come iperparatiroidismo, malassorbimento intestinale o patologie endocrine.
Come bisogna vestirsi per fare la densitometria ossea?
Non è necessario un abbigliamento particolare, ma è consigliabile presentarsi con indumenti comodi e privi di elementi metallici nella zona del bacino, della vita e della colonna vertebrale: cerniere lampo, fibbie, borchie o cinture possono interferire con la lettura delle immagini.
Ogni quanti anni va ripetuta la MOC?
La frequenza dei controlli dipende dai valori iniziali e dai fattori di rischio individuali. In generale, se la densità ossea è nella norma e non sono presenti fattori di rischio significativi, l’esame può essere ripetuto ogni tre-cinque anni. In presenza di osteopenia, di fattori di rischio elevati o di una terapia per l’osteoporosi in corso, i controlli vengono pianificati ogni uno-due anni. È il medico a definire l’intervallo più adatto al singolo paziente.
La vitamina D bassa aumenta il rischio di osteoporosi?
Sì, l vitamina D è fondamentale per l’assorbimento intestinale del calcio e per la corretta mineralizzazione delle ossa. Una sua carenza protratta nel tempo riduce la disponibilità di calcio e favorisce la perdita di massa ossea, aumentando il rischio di osteoporosi e fratture. Il dosaggio della vitamina D nel sangue rientra tra gli esami consigliati nella valutazione del rischio osseo, e la sua integrazione è spesso parte del percorso terapeutico.
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