Una frattura è l’interruzione della continuità di un osso, causata da un trauma, da una malattia o da sollecitazioni ripetute nel tempo. Le fratture si classificano in base a criteri diversi: posizione dei frammenti, integrità della cute, stabilità, estensione e direzione della rima. In caso di frattura sospetta, la regola è non muovere la parte lesa e recarsi al pronto soccorso. Il recupero – che varia da qualche settimana a diversi mesi – dipende dal tipo di lesione e dalla qualità del percorso riabilitativo, strutturato in tre fasi progressive.
Le fratture ossee sono eventi che possono verificarsi in molte situazioni quotidiane, come una caduta, un incidente o un trauma sportivo. Possono variare per tipologia, gravità e sede anatomica, con conseguenze e tempi di recupero diversi tra loro.
In questo articolo approfondiamo le cause e tipologie di frattura, cosa fare nell’immediato e quali sono le fasi della guarigione.
Quali sono i tipi di fratture?
Una frattura è l’interruzione della continuità di un osso, che può avvenire in modi diversi a seconda del tipo di trauma e delle condizioni dell’osso stesso. Proprio per questa variabilità, le fratture vengono classificate secondo diversi criteri, utili a orientare la diagnosi e il trattamento.
In base alla posizione dei frammenti possono essere:
- composte: i frammenti restano allineati nella loro sede naturale
- scomposte: i frammenti perdono il contatto reciproco e si dislocano; la deformità può essere visibile.
A seconda che comportino o meno una lacerazione della cute:
- chiuse: la pelle rimane integra
- aperte (o esposte): l’osso perfora la cute e comunica con l’esterno. In questi casi il rischio di infezioni è più elevato.
In base alla stabilità:
- stabili, se i frammenti, una volta riposizionati, tendono a mantenersi in sede
- instabili, se i monconi ossei faticano a restare nella posizione corretta.
In base all’estensione della rottura:
- complete: l’osso si rompe per tutto il suo spessore
- incomplete: la rottura è parziale; l’osso è lesionato ma non del tutto interrotto.
In relazione al numero di frammenti:
- semplici: la rottura produce due soli monconi
- comminute: l’osso si frammenta in tre o più pezzi.
In base alla direzione della rima di frattura:
- trasverse: la lesione è posizionata ad angolo retto rispetto all’asse dell’osso
- obliqui: la rima corre in senso obliquo rispetto all’asse longitudinale
- longitudinali: la lesione è parallela all’asse maggiore dell’osso
- spiroidi: la rima si sviluppa a spirale attorno all’osso, tipicamente a seguito di un trauma in torsione.

Le fratture ossee sono spesso di natura traumatica, dovuta a cadute, incidenti, infortuni.
Quali sono le cause di una frattura?
Le cause all’origine di una frattura possono essere molteplici:
- traumi (cadute, incidenti stradali e infortuni sportivi): le fratture traumatiche si verificano quando una forza esterna supera la resistenza naturale dell’osso. Possono essere dirette, quando il punto del trauma coincide con la sede della rottura, o indirette, quando la rottura avviene in un punto distante
- patologie: la rottura dell’osso è conseguenza di malattie che indeboliscono la struttura ossea, come l’osteoporosi o alcuni tumori
- stress meccanico: microtraumi ripetuti nel tempo logorano progressivamente l’osso e ne compromettono la resistenza. Questo tipo di frattura è frequente in chi pratica sport con gesti molto ripetitivi
- avulsione: queste fratture si verificano quando una brusca contrazione muscolare strappa una porzione di osso nel punto in cui il tendine si inserisce. Sono più comuni nei soggetti giovani e negli sportivi.
Cosa fare subito dopo una frattura?
Agire nel modo giusto dopo una frattura può fare una differenza concreta sull’esito della guarigione.
È molto importante non muovere o cercare di raddrizzare la parte lesionata. Bisogna invece immobilizzarla nella posizione in cui si trova, applicando del ghiaccio avvolto in un panno per limitare il gonfiore, e contattare i soccorsi.
In presenza di una ferita aperta con esposizione ossea, la priorità è proteggere la zona con una garza pulita in attesa delle cure mediche.
Un discorso a parte meritano le fratture vertebrali e toraciche: in questi casi il paziente non deve essere spostato in nessun modo. Qualsiasi movimento potrebbe aggravare un danno già presente alle strutture nervose.
Una volta in pronto soccorso, un esame clinico e una radiografia permettono di identificare il tipo di lesione e il grado di spostamento. Nei traumi più complessi, specialmente quelli vicini alle articolazioni, possono essere richiesti approfondimenti come TAC o risonanza magnetica, per avere un quadro più preciso.
Come si guarisce da una frattura?
Il percorso di guarigione da una frattura varia in base al tipo di lesione e alla sua gravità.
Nei casi più semplici si predilige un approccio conservativo con l’immobilizzazione della parte interessata, attraverso gesso o tutori, per permettere all’osso di consolidarsi correttamente. Quando invece i frammenti ossei risultano disallineati, può essere necessario intervenire con una manovra di riduzione, che consente di riportarli nella posizione corretta prima di procedere con l’immobilizzazione.
Nelle fratture più complesse o instabili, infine, è necessario il ricorso alla chirurgia: l’osso viene stabilizzato tramite dispositivi come placche, viti o fissatori esterni.
Quanto tempo ci vuole per riprendersi da una frattura?
I tempi di recupero dipendono da molti fattori:
- sede anatomica coinvolta
- età del paziente
- presenza di patologie ossee pregresse come l’osteoporosi
- qualità del percorso riabilitativo.
In linea generale, le fratture di minore entità si risolvono nell’arco di qualche settimana, mentre quelle più importanti possono accompagnare la persona per diversi mesi.
Il percorso si sviluppa in diverse fasi. Inizialmente l’attenzione è rivolta al controllo del dolore e della tumefazione, poi si procede con dei cicli di fisioterapia che, tramite esercizi graduali, permettano di recuperare il range di movimento e rinforzare la muscolatura indebolita a causa dell’immobilizzazione. L’obiettivo è favorire il ritorno del paziente alla routine: alzarsi, camminare, guidare, sollevare pesi, tornare a fare attività sportiva.
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In caso di frattura, il trattamento può consistere nella sola immobilizzazione dell’osso fratturato o richiedere un intervento chirurgico.
Le domande più frequenti dei pazienti
Come capire se si ha una frattura?
I segnali più comuni sono dolore intenso e localizzato, gonfiore, difficoltà o impossibilità a muovere l’arto e, in alcuni casi, deformità visibile.
Qual è la frattura più difficile da guarire?
Le fratture più complesse sono quelle scomposte, pluriframmentate o che coinvolgono articolazioni importanti, come femore, tibia o anca. Anche le fratture legate a condizioni come l’osteoporosi possono richiedere tempi di recupero più lunghi.
Quanto tempo ci vuole per guarire da una frattura?
Dipende dalla sede, dall’età e dalle condizioni di salute di partenza: fratture minori si risolvono in poche settimane, lesioni più complesse come quelle al femore o alla tibia possono richiedere diversi mesi. A incidere sono anche la qualità del trattamento e la continuità del percorso riabilitativo.
È sempre necessario il gesso dopo una frattura?
No. In alternativa al gesso si possono usare tutori. Dopo un intervento chirurgico che garantisce stabilità immediata, l’immobilizzazione può addirittura essere ridotta o sostituita da una riabilitazione precoce.


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