Cecità: cause, sintomi e prevenzione


La cecità è una condizione caratterizzata da una compromissione grave o totale della funzione visiva e non coincide sempre con l’assenza completa della vista. Può presentarsi in forme diverse, dalla cecità totale all’ipovisione lieve, ed essere causata da patologie oculari, genetiche o sistemiche. Spesso evolve in modo progressivo e non è anticipata da sintomi precoci. Manifestazioni come annebbiamento visivo, comparsa di ombre, alterazione o restringimento del campo visivo sono tuttavia segnali di allerta che devono essere indagati. In Italia la cecità è riconosciuta come disabilità e dà accesso a tutele economiche, sanitarie e percorsi di riabilitazione e supporto.

La perdita della vista è una condizione più diffusa di quanto si pensi. In Italia, stando ai dati diffusi dal Ministero della Salute, quasi il 2% della popolazione sopra i 15 anni convive con gravi limitazioni visive una percentuale che cresce sensibilmente con l’avanzare dell’età – mentre il 16,7% presenta difficoltà moderate. 

Dietro questi numeri si nascondono situazioni molto diverse, che vanno dall’ipovisione lieve alla cecità totale, con cause, manifestazioni e impatti differenti sulla vita quotidiana.

In questo articolo approfondiamo cosa si intende per cecità, da cosa può essere causata, come riconoscerne i segnali iniziali, e come viene riconosciuta dal punto di vista dell’invalidità.

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Cosa si intende per cecità?

Con il termine cecità si indica una condizione di compromissione visiva grave, in cui la capacità di vedere risulta assente o fortemente ridotta. 

Secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), una persona è considerata cieca quando, con la correzione per mezzo di lenti, l’acuità visiva – vale a dire la capacità di vedere i dettagli di un oggetto – è inferiore a 1/20, a fronte di un valore considerato normale pari a 10/10 o 20/20, a seconda della scala di riferimento. Si parla invece di ipovisione in presenza di valori compresi tra 3/10 e 1/20.

Nel contesto italiano, la definizione legale di cecità è stata messa a punto dalla legge n. 138 del 2001, che ha ampliato i criteri di valutazione del danno visivo. Nella valutazione del deficit visivo, oltre all’acuità visiva, la normativa ha attribuito un ruolo centrale anche al campo visivo, cioè dell’estensione dell’area percepibile mantenendo lo sguardo su un punto. 

Quanti tipi di cecità esistono?

In base all’entità e alle caratteristiche della perdita visiva, si può distinguere tra:

  • cecità totale, quando la capacità visiva è del tutto assente in entrambi gli occhi oppure è presente la sola percezione della luce o del movimento, senza riconoscimento di forme in entrambi gli occhi o in quello migliore, o ancora quando il campo visivo è inferiore al 3%
  • cecità parziale, quando il residuo visivo non supera 1/20 in entrambi gli occhi oppure il campo visivo è inferiore al 10%
  • ipovisione grave, con residuo visivo inferiore a 1/10 oppure un campo visivo inferiore al 30%
  • ipovisione medio-grave, quando il residuo visivo è inferiore a 2/10 e il residuo periferico inferiore al 50%
  • ipovisione lieve, caratterizzata da un residuo visivo inferiore a 3/10 e un campo visivo inferiore al 60%.

A cosa è dovuta la cecità?

Le cause della cecità possono interessare l’occhio, il nervo ottico o le strutture cerebrali coinvolte nella visione. Nei Paesi industrializzati, la perdita della vista è spesso legata a patologie croniche o degenerative, che in molti casi evolvono lentamente e in modo progressivo. Tra le cause più frequenti di cecità rientrano:

  • cataratta: si tratta in assoluto della causa più diffusa, pari a circa il 50% del totale
  • degenerazione maculare senile, la causa principale di cecità tra gli anziani, responsabile di una progressiva perdita della visione centrale
  • glaucoma, caratterizzato da un danno progressivo del nervo ottico e da una riduzione del campo visivo
  • retinopatia diabetica, una complicanza del diabete che colpisce i vasi sanguigni della retina
  • distacco di retina, una condizione acuta che può portare a un grave deficit visivo se non trattata tempestivamente
  • traumi oculari.

Altre cause rilevanti, sebbene meno comuni, includono:

  • malattie infiammatorie o infettive dell’occhio come uveiti o cheratiti gravi
  • retinopatia del prematuro, che può colpire i neonati nati prima del termine
  • patologie vascolari che colpiscono la retina o il nervo ottico
  • forme di cecità congenita o ereditaria, legate ad alterazioni genetiche che compromettono lo sviluppo o il funzionamento della retina e del nervo ottico come retinite pigmentosa
  • patologie infiammatorie la deficienza di vitamina A
  • avvelenamenti (come quello da metanolo).
donna anziana fa visita oculistica

Si parla di cecità in presenza di un’acuità visiva inferiore a 1/20 e di ipovisione in presenza di un residuo visivo compreso tra 3/10 e 1/20.

Come si manifesta la cecità? Sintomi iniziali

Nella maggior parte dei casi le patologie che portano alla cecità non sono precedute da sintomi iniziali.  Possono comparire, tuttavia, alcuni segnali di allerta che meritano attenzione:

  • annebbiamento della vista
  • comparsa di zone d’ombra o macchie scure nel campo visivo
  • riduzione della visione periferica, che può dare la sensazione di guardare attraverso un tunnel
  • aumentata sensibilità alla luce o all’abbagliamento
  • distorsioni delle immagini.

In presenza di questi sintomi è fondamentale richiedere un approfondimento specialistico. Proprio l’assenza di segnali precoci evidenti rende la prevenzione uno strumento essenziale: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), a livello globale almeno 2,2 miliardi di persone convivono con una disabilità visiva o con la cecità, e in circa 1 miliardo di casi la compromissione visiva avrebbe potuto essere prevenuta o non è ancora stata adeguatamente trattata. 

I controlli oculistici periodici rappresentano quindi un passaggio chiave per individuare precocemente le patologie visive e ridurne l’impatto nel tempo.

La cecità è una disabilità? 

La cecità è riconosciuta come una disabilità e rientra tra le condizioni che danno diritto a specifiche tutele previste dall’ordinamento italiano. Il riconoscimento avviene attraverso l’accertamento dell’invalidità civile, che tiene conto del grado di compromissione visiva sulla base dei parametri stabiliti dalla legge. In presenza di cecità totale o parziale, o di forme gravi di ipovisione, è possibile accedere a misure di sostegno economico, come pensioni o indennità, pensate per compensare la riduzione dell’autonomia funzionale.

Accanto agli aspetti economici, il riconoscimento dell’invalidità consente anche l’accesso a una serie di agevolazioni sanitarie e assistenziali, tra cui ausili visivi, percorsi di riabilitazione, servizi di accompagnamento e interventi di supporto per favorire l’inclusione sociale e l’autonomia nella vita quotidiana.

Oltre alle prestazioni garantite dal sistema sanitario pubblico, possono affiancarsi anche soluzioni di sanità integrativa, come My Support di UniSalute, pensata per offrire un sostegno concreto ai caregiver di persone fragili o con disabilità sia in termini di assistenza domiciliare sia in termini di accesso a visite mediche ed esami. A questo si affianca il piano Invalidità permanente, che prevede una copertura economica in caso di invalidità a vita.

 

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caregiver assiste donna anziana cieca

Le persone con ciecità totale, parziale o ipovisione grave hanno diritto al riconoscimento dell’invalidità e alle relative agevolazioni.

Le domande più frequenti dei pazienti

Che differenza c’è tra cecità e ipovisione?
La cecità indica una compromissione più grave che comporta un’acuità visiva inferiore a 1/20,  mentre l’ipovisione comprende forme meno severe, comprese tra 3/10 e 1/20.

Quali sono le cause più comuni di cecità nei Paesi industrializzati?
Le cause più frequenti includono cataratta, degenerazione maculare senile, glaucoma, retinopatia diabetica e distacco di retina, oltre a traumi oculari

La cecità può essere prevenuta?
La cecità non è prevenibile quando ha origine genetica o ereditaria, mentre nei casi in cui insorge progressivamente è possibile ridurre il rischio o rallentare la progressione attraverso controlli oculistici regolari, diagnosi precoce e una corretta gestione delle patologie croniche.

La cecità è riconosciuta come disabilità in Italia?
Sì, la cecità totale e parziale e l’ipovisione grave rientrano tra le condizioni riconosciute come disabilità e consentono l’accesso a benefici economici, agevolazioni sanitarie e servizi di supporto.

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