Lo screening del tumore al polmone è un esame di prevenzione secondaria che consente di individuare la malattia in fase precoce, quando è più curabile. Si basa su una TAC spirale a basso dosaggio, capace di rilevare anche noduli molto piccoli, riducendo il rischio di mortalità nelle persone ad alto rischio, come i fumatori.
Con circa 44.000 nuove diagnosi l’anno, il tumore al polmone si colloca al terzo posto per incidenza tra le neoplasie nella popolazione generale. È la prima causa di morte oncologica negli uomini e la terza nelle donne. Eppure, se diagnosticato nelle fasi iniziali, le percentuali di sopravvivenza aumentano considerevolmente, arrivando al 90% a cinque anni dalla diagnosi quando il tumore viene individuato allo stadio I.
La maggior parte delle diagnosi avviene però in stadio avanzato, quando il tumore è già evoluto, riducendo le possibilità di cura. Da qui l’importanza della prevenzione, che oggi vede in prima linea lo screening polmonare, una procedura rivolta alle categorie a rischio che consente di diagnosticare precocemente eventuali lesioni sospette. Vediamo come funziona, chi può farlo e perché rappresenta una delle frontiere più promettenti nella lotta contro la neoplasia polmonare.
Come funziona lo screening del tumore al polmone?
Lo screening del tumore al polmone si basa su una TAC del torace a basso dosaggio, una tomografia computerizzata che utilizza una quantità di radiazioni molto ridotta rispetto a quella impiegata nelle TAC standard (circa un ventesimo), ma è in grado di fornire immagini dettagliate dei polmoni e delle vie respiratorie. Si tratta di un esame rapido e non invasivo, che non richiede preparazione né l’utilizzo del mezzo di contrasto.
Durante l’esame, il paziente si sdraia su un lettino che scorre all’interno di un’apparecchiatura circolare. Il macchinario ruota intorno al torace e acquisisce immagini che vengono poi rielaborate da un software.
L’obiettivo è quello di rilevare alterazioni sospette o eventuali noduli in fase precoce, quando le possibilità di trattamento sono nettamente superiori. Qualora si riscontri un’anomalia, il paziente viene indirizzato a accertamenti di follow-up, come TAC di controllo o biopsie mirate.

Lo screening permette di rilevare alterazioni sospette o eventuali noduli in fase precoce.
Screening del tumore al polmone: chi può farlo, quando e perché
Attualmente il Servizio sanitario nazionale (SSN) non prevede un programma di screening del polmone esteso a tutta la popolazione, come avviene per altre neoplasie (mammella, colon-retto e cervice uterina). Sono in corso tuttavia progetti sperimentali rivolti a persone considerate a rischio elevato, che stanno gettando le basi per una futura implementazione su larga scala.
Tra questi la Rete Italiana Screening Polmonare (RISP), un progetto promosso dal Ministero della Salute e coordinato dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, che vede coinvolti numerosi centri universitari e ospedalieri su tutto il territorio nazionale.
Possono essere candidati allo screening:
- uomini e donne tra i 55 e i 75 anni
- fumatori o ex fumatori (da meno di 15 anni) che abbiano fumato in media 20 sigarette al giorno.
L’obiettivo della RISP è duplice: valutare l’efficacia dello screening a basso dosaggio in una popolazione ad alto rischio e, al tempo stesso, costruire un modello organizzativo uniforme per estendere il programma a livello nazionale.
Oltre ai programmi di screening dedicati, resta però fondamentale agire sulla prevenzione primaria: smettere di fumare è il gesto più efficace per ridurre il rischio di sviluppare un tumore al polmone. Anche l’adozione di uno stile di vita sano contribuisce a tutelare la salute respiratoria e generale con alcuni comportamenti:
- alimentazione equilibrata
- attività fisica regolare
- limitazione dell’esposizione a sostanze nocive.
In questa prospettiva si inserisce anche l’impegno di UniSalute, che promuove programmi di prevenzione e check-up personalizzati, anche in ambito oncologico.
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Smettere di fumare è il primo passo per prevenire il tumore al polmone.
Le domande più frequenti dei pazienti
Cos’è lo screening polmonare?
Lo screening polmonare è un programma di prevenzione secondaria per rintracciare precocemente eventuali noduli o anomalie nei polmoni in persone ad alto rischio, come fumatori o ex fumatori. Non esiste allo stato attuale un programma di prevenzione oncologica nazionale offerto dal SSN, ma sono attivi progetti pilota volti a valutare l’efficacia e l’organizzazione dello screening su larga scala.
Quale metodologia di screening si è dimostrata efficace per il tumore del polmone?
La TAC spirale a basso dosaggio è la metodica che si è dimostrata più efficace nel ridurre la mortalità per neoplasia del polmone, consentendo di individuare nelle prime fasi noduli o lesioni in persone ad alto rischio.
Come si svolge la TAC a basso dosaggio?
La TAC spirale a basso dosaggio è un esame non invasivo, che non richiede preparazione né mezzo di contrasto. Il paziente si sdraia su un lettino che scorre all’interno di un macchinario circolare: questo ruota attorno al torace acquisendo immagini dettagliate dei polmoni. L’esame dura pochi minuti e permette di individuare noduli anche di piccole dimensioni, riducendo l’esposizione ai raggi X (1/20 rispetto a una tac tradizionale).
Chi può accedere allo screening del tumore al polmone?
Lo screening è destinato alle persone considerate a rischio elevato, in particolare a fumatori o ex fumatori (da meno di 15 anni) di età compresa tra 55 e 75 anni, che abbiano fumato in media 20 sigarette


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