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Telemedicina in Italia

Telemedicina: perché se ne parla tanto, quali sono le tecnologie utilizzate e i campi di applicazione

La tecnologia può essere un utile supporto alla tutela del benessere e della salute, e gli italiani ne sono consapevoli: lo dimostrano anche i dati raccolti da una ricerca realizzata da Nomisma per UniSalute durante il periodo di lockdown, che rivelano come il 67% dei nostri connazionali sia favorevole a soluzioni innovative come il teleconsulto o il videoconsulto medico.

La telemedicina in Italia non è ancora molto sviluppata (sebbene il nostro paese sia stato tra i primi a implementarla), tuttavia, l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo ha portato l’attenzione sull’importanza di mantenere un contatto tra medico e paziente, anche quando non è possibile spostarsi fisicamente. Vediamo allora di cosa si tratta e quali sono i suoi vantaggi.

Il digitale al servizio della salute

Come si legge nelle Linee di indirizzo nazionali del Ministero della Sanità, il termine telemedicina indica “una modalità di erogazione di servizi di assistenza sanitaria, tramite il ricorso a tecnologie innovative, in particolare alle Information and Communication Technologies (ICT), in situazioni in cui il professionista della salute e il paziente (o due professionisti) non si trovano nella stessa località”. I servizi di telemedicina sono di tipo diagnostico e terapeutico, e vanno a integrare le prestazioni sanitarie tradizionali; sempre secondo le linee guida, devono “ottemperare a tutti i diritti e obblighi propri di qualsiasi atto sanitario”.

Sanità digitale e telemedicina rappresentano innovazioni necessarie e fondamentali: basti pensare a quanto sia stato vantaggioso introdurre la ricetta dematerializzata negli scorsi mesi, ma anche alla praticità del fascicolo sanitario elettronico, attivo già da alcuni anni. L’impiego delle tecnologie al servizio della salute risponde a una serie di bisogni ed esigenze specifiche, come l’invecchiamento della popolazione e la carenza di posti nei centri per l’assistenza a tempo pieno, nonché a una maggiore attenzione agli stili di vita sani.

Telemedicina

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La telemedicina nella gestione delle patologie croniche: il telemonitoraggio

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le malattie cardiovascolari o respiratorie causano rispettivamente, 17,5 milioni e 4,1 milioni di decessi ogni anno. Anche il diabete (1,1 milioni di morti all’anno) è una patologia di cui soffrono moltissime persone e che richiede frequenti controlli: la telemedicina potrebbe in questi casi rivelarsi preziosa.

I pazienti cronici, infatti, devono sottoporsi in maniera costante al monitoraggio di alcuni parametri, come la pressione sanguigna, la saturazione (il livello di ossigeno nel sangue), la glicemia, misurazioni che possono essere tranquillamente effettuate anche tra le mura domestiche.

Con l’ausilio di alcune apparecchiature di semplice utilizzo, come sfigmomanometri e saturimetri, il paziente potrà controllare le sue condizioni: i dati verranno raccolti e condivisi con il personale medico attraverso software dedicati, o applicazioni simili a quelle di uno smartphone.

Ciò presuppone naturalmente una preparazione del paziente stesso, che dovrà conoscere gli strumenti a sua disposizione e comprendere che l’introduzione di queste tecnologie non comporti un abbandono da parte del sistema sanitario; allo stesso modo, anche gli eventuali caregiver dovranno essere preparati a gestire una situazione di questo tipo. La telemedicina, però, non consiste soltanto nel monitoraggio a distanza, ma consente di svolgere con strumenti digitali una parte dei servizi che richiedono generalmente la presenza fisica, come le visite di controllo e i consulti specialistici, con un risparmio notevole in termini temporali.

Telemedicina per l’integrazione con i servizi territoriali

Uno degli aspetti più importanti da considerare quando si parla di telemedicina, è che un suo maggiore impiego potrebbe aiutare la costruzione di una rete tra ospedali, medici e servizi territoriali, in particolare per supportare e monitorare i pazienti che soffrono di malattie croniche e nell’ambito della prevenzione.

Sviluppare la telemedicina in Italia significherebbe, in sintesi, rafforzare un sistema sanitario che purtroppo ha dimostrato proprio recentemente alcune debolezze. Attraverso l’attivazione di servizi a distanza, gli ospedali sarebbero supportati da una rete territoriale forte e i pazienti sarebbero maggiormente tutelati, senza però doversi necessariamente spostare. I vantaggi della telemedicina, infatti, comprendono ad esempio:

  • degenza ospedaliera di più breve durata;
  • riduzione del costo delle cure;
  • monitoraggio continuo e intervento in fase precoce della malattia;
  • consulto a distanza con medici specialisti.

Tuttavia, secondo i dati del Report 2019 dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, “la spesa in innovazione digitale delle strutture sanitarie si è concentrata soprattutto nel supporto digitale dei processi ospedalieri, con una minore attenzione all’integrazione ospedale-territorio”. I progetti pilota che riguardano servizi ai pazienti, come telesalute e teleassistenza, sono presenti soltanto nel 27% e 22% delle aziende sanitarie.

Videoconsulenza medica

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Le normative italiane sulla telemedicina

Come abbiamo ricordato all’inizio dell’articolo, l’Italia è stata uno dei primi Paesi a introdurre la telemedicina, in ambito militare. L’assistenza sanitaria a distanza e l’impiego delle tecnologie a supporto della sanità sono oggetto di numerose normative: nel 2014, a disciplinarle sono state le Linee di indirizzo nazionali approvate dal Ministero della Salute; è stata poi la volta del Piano per la cronicità (2014-2016) e del Patto per la sanità digitale (2018), mentre nel 2017 è stato istituito il Centro nazionale per la telemedicina e le nuove tecnologie assistenziali dell’Istituto Superiore di Sanità.

La sanità del nostro Paese, tuttavia, è gestita in maniera differente da una regione all’altra e questo vuol dire che c’è tutt’ora grande disparità nell’implementazione e sviluppo di progetti simili. L’impiego di tecnologie innovative in campo medico, però, porterebbe notevoli vantaggi anche dal punto di vista economico, come dimostra uno studio del 2012 dell’Ente di Assistenza e Previdenza dei medici (E.N.P.A.M.): la strumentazione digitale permetterebbe un risparmio di tre miliardi di euro l’anno grazie alla deospedalizzazione di pazienti cronici, ad esempio.

Il digitale costituisce un utile supporto per la salute di tutti, non soltanto delle persone già avanti negli anni. Proprio la terza età, tuttavia, è un periodo particolarmente delicato, durante il quale sono quanto mai importanti la consapevolezza e la gestione della propria salute. Sia la prevenzione che la cura, infatti, diventano presupposti per la serenità.

È importante, a questo proposito, poter contare anche su alcuni strumenti utili nei momenti di difficoltà, come la polizza Assistenza Domiciliare over 65 di UniSalute, studiata proprio per garantire supporto in caso di incidenti domestici, ma anche assistenza medica, riabilitativa, infermieristica e farmacologica a domicilio e gratuiti a seguito di ricovero da un infortunio. Avevate mai valutato questa possibilità?

 

Fonti:
salute.gov.it

Erica Di Cillo
Erica Di Cillo vive e lavora a Bologna e da alcuni anni collabora con diverse testate online. Per il blog InSalute scrive articoli finalizzati a divulgare le buone pratiche di prevenzione e controllo della salute.

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