La scoliosi è una deformazione della colonna vertebrale caratterizzata da una curvatura laterale associata a rotazione delle vertebre, che compare tendenzialmente in età prepuberale. Nella maggior parte dei casi è lieve e non richiede trattamenti specifici, ma solo controlli periodici; le forme più importanti possono invece necessitare di busto ortopedico o intervento chirurgico. Si distingue dall’atteggiamento scoliotico perché presenta rotazione vertebrale e possibile evoluzione nel tempo. La diagnosi si basa su visita clinica e radiografia con misurazione dell’angolo di Cobb. La scoliosi non è prevenibile, ma una diagnosi precoce consente di monitorarla e intervenire tempestivamente per limitarne la progressione e le complicanze.
La scoliosi è una deformazione che colpisce la colonna vertebrale. Solitamente comincia a manifestarsi in età prepuberale e, contrariamente a quanto spesso si crede, nella maggior parte dei casi non necessita di terapie specifiche e non influisce sulle attività quotidiane. Le forme più severe, invece, devono essere curate perché possono comportare complicazioni, oltre a un danno estetico. La scoliosi, che può essere di tipo lombare, toracica o toraco-lombare, viene trattata in modo diverso a seconda della situazione.
Scopriamo di più sulle cause, i sintomi e le cure di questa condizione.
Che cos’è la scoliosi?
Con il termine scoliosi si intende una curvatura laterale e permanente della colonna vertebrale (o rachide) associata a una rotazione delle vertebre.
A seconda della parte della colonna vertebrale coinvolta, si può distinguere tra scoliosi:
- cervico-dorsale
- dorsale o toracica
- dorso-lombare
- lombare.
La scoliosi è una condizione che può progredire nel tempo e porta alla comparsa del cosiddetto gibbo, una protuberanza sulla schiena.
Che differenza c’è tra scoliosi e atteggiamento scoliotico?
Spesso si confonde la scoliosi con quello che viene definito atteggiamento scoliotico. Si tratta, tuttavia, di due condizioni differenti.
La scoliosi è una deformazione vera e propria del rachide. Al contrario, nell’atteggiamento scoliotico, la colonna vertebrale è normale: presenta una deviazione laterale – di solito dovuta a una piccola differenza di lunghezza delle gambe, a difetti di postura oppure a una contrattura dei muscoli – ma non una rotazione né evoluzione. Non si manifesta, inoltre, il tipico gibbo. È quindi una condizione che non deve destare particolare preoccupazione e che si corregge facilmente.
Cosa può provocare la scoliosi? Quando si manifesta?
Nella maggior parte dei casi la scoliosi è idiopatica, cioè non è riconducibile a una causa precisa. Questa forma rappresenta circa l’80% dei casi ed è la più frequente in età evolutiva. Sebbene non esista un fattore scatenante identificabile, si ritiene che possa esserci una componente genetica: la presenza di casi in famiglia aumenta infatti la probabilità di svilupparla.
Più raramente, la scoliosi può essere secondaria ad altre condizioni come:
- malformazioni congenite delle vertebre
- patologie neurologiche, quali paralisi cerebrale e distrofia muscolare.
I segni della malattia iniziano a manifestarsi solitamente dalla preadolescenza (dai 10 ai 16 anni), ma possono comparire anche prima, tra 0 e 10 anni: sono questi, infatti, i periodi di crescita dello scheletro. Le donne hanno un rischio maggiore di svilupparla in forma più grave.
In certi casi, la scoliosi può comparire anche in età adulta. Può trattarsi di una scoliosi cominciata in età adolescenziale e progredita con l’età, oppure di una scoliosi degenerativa. In questo secondo caso la curva è dovuta all’invecchiamento, ovvero alla degenerazione dei dischi intervertebrali, artrosi e cedimenti strutturali, e generalmente è di tipo lombare.
Quali sono i sintomi di una scoliosi?
Un sospetto di scoliosi nasce spesso in seguito a un controllo occasionale da parte dei genitori, durante una visita dal pediatra o per la segnalazione di un insegnante o di un istruttore sportivo. Tra i principali fattori che possono indicare l’esistenza di una scoliosi ci sono:
- una scapola più sporgente dell’altra
- spalle irregolari
- un fianco più alto dell’altro
- un’asimmetria della gabbia toracica
- la presenza di una sporgenza da un lato della colonna vertebrale che si manifesta quando la persona si piega in avanti: il gibbo.

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Come si fa la diagnosi di scoliosi?
Il medico di solito utilizza il cosiddetto test di Adams per verificare la presenza dei principali segni di scoliosi. Il paziente viene invitato a piegare il busto in avanti, senza flettere le ginocchia, posizione che permette di notare asimmetrie e curvature. Per una diagnosi precisa, però, a questo esame segue la radiografia che permette anche di conoscere la gravità della curva e il grado di rotazione delle vertebre.
La gravità della curva viene definita calcolando l’angolo di Cobb:
- se compreso tra 10° e 20° si è di fronte a una scoliosi di entità lieve, che in genere non necessita di trattamento
- se superiore a 20°, invece, si tratta di una forma più grave che deve essere curata (le scoliosi molto gravi possono superare anche i 100°).

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Come si cura la scoliosi?
Le opzioni di trattamento si valutano in base a diversi fattori, come il grado di maturità ossea (dunque se lo scheletro del paziente si sta ancora sviluppando), il livello della curva e la possibilità che questa progredisca.
Come si è detto, una scoliosi di entità lieve di solito non necessita di cure, ma solo di regolari controlli per tenere monitorata l’evoluzione della curva, in aggiunta a ginnastica o attività sportiva. In molti casi la situazione resta stabile, e il bambino arriva alla maturità scheletrica senza che la scoliosi si sia evoluta in modo importante, dal momento in cui è stata diagnosticata.
Quando la scoliosi è di una certa entità, è invece importante curarla dal punto di vista non solo estetico ma anche funzionale. Se non trattata, può infatti portare a una serie di complicanze tra cui problemi respiratori, dovuti al fatto che la gabbia toracica finisce col premere contro i polmoni, e dolori cronici. Nelle forme più gravi, si prendono in considerazione trattamenti come il busto ortopedico o l’intervento chirurgico. Si tratta tuttavia di una minoranza di casi: secondo il Johns Hopkins Medicine, circa il 20% delle scoliosi richiede l’uso di un busto e una percentuale ancora più piccola, il 10%, necessita di intervento chirurgico.
Per quanto riguarda la scoliosi in età adulta, il trattamento è di solito non chirurgico (l’intervento si esegue in pochi casi) e si focalizza soprattutto sulla terapia fisica, dunque su esercizi mirati a rinforzare addominali e schiena e a migliorare la flessibilità.

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Busto ortopedico: quando si utilizza?
Le persone in fase prepuberale (quindi che stanno ancora crescendo), con una scoliosi che non supera i 35-40° Cobb, vengono trattate con corsetti o busti ortopedici che, modellati sul paziente, hanno la funzione di correggere la curva e la rotazione della colonna spinale. Questi vanno indossati per diverse ore al giorno (in genere almeno 18) e ne esistono numerosi modelli, il cui design, negli ultimi anni, è migliorato rispetto al passato.
Tra i più comuni ci sono:
- il Milwaukee, indicato soprattutto per una curva toracica alta
- il Lionese, nato per mantenere la correzione raggiunta con un corsetto gessato nel trattamento lionese
- il Cheneau, adatto a trattare sia la scoliosi lombare che quella toracica
- il Boston, particolarmente adatto nelle scoliosi lombari.
Come integrazione all’utilizzo del busto, solitamente, ai pazienti viene consigliato di praticare sport (in certi casi il corsetto può essere indossato anche durante l’attività fisica) – importante anche da un punto di vista psicologico – e una fisioterapia correttiva.
Intervento chirurgico: quando serve?
Generalmente, nelle forme di scoliosi con una curva maggiore di 40-45° Cobb si opta per l’intervento chirurgico, che consiste nella fusione ossea delle vertebre colpite (artrodesi) attraverso aste metalliche al fine di correggere la curva e fermarne la progressione.
Un’altra possibile opzione, indicata per le scoliosi gravi che riguardano i bambini sotto gli 8-10 anni, è l’inserimento di aste allungabili lungo la colonna vertebrale, senza fusione ossea, in modo da correggere la curva e permettere al tempo stesso alla spina dorsale di continuare a svilupparsi. Per seguire la crescita del bambino, le barre dovranno essere periodicamente regolate tramite operazioni chirurgiche oppure attraverso un sistema magnetico che consente di comandare l’estensione dall’esterno (dunque senza necessità di intervento).
La scoliosi può essere prevenuta?
Ci sono alcuni falsi miti da sfatare sulla scoliosi. Tra questi, quello secondo cui esisterebbe la possibilità di prevenirla seguendo determinati comportamenti ed evitandone altri. Il primo è relativo alla postura: una cattiva postura non determina la scoliosi. Stare seduti scorrettamente non provocherebbe la scoliosi, semmai l’atteggiamento scoliotico di cui si è parlato in precedenza.
La ginnastica, inoltre, sebbene offra un utile supporto ai trattamenti contro questa malattia, da sola non può migliorare questa deformità o evitare che progredisca. Allo stesso modo, una ginnastica scorretta non è in grado di causarne un peggioramento, e questo vale anche per gli sport come il tennis che tendono a sollecitare più una parte del corpo rispetto all’altra.
In definitiva, la scoliosi non può essere prevenuta attraverso comportamenti specifici o accorgimenti quotidiani. Tuttavia, una diagnosi precoce e accurata consente di monitorarne l’evoluzione e intervenire tempestivamente con le strategie più adeguate, come programmi di attività fisica e percorsi di fisioterapia correttiva. In questo modo è possibile contenere la progressione della curva e ridurre il rischio di complicanze nel tempo. Per facilitare l’accesso a visite specialistiche e trattamenti riabilitativi, è possibile affidarsi a soluzioni come My Training di UniSalute, che offre percorsi dedicati a tariffe agevolate.
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Le domande più frequenti dei pazienti
Quali sono le cause della scoliosi?
Nella maggior parte dei casi si tratta di scoliosi idiopatica, cioè senza una causa precisa, ma con possibile componente ereditaria. Più raramente può essere legata a malformazioni congenite o a patologie neurologiche come paralisi cerebrale e distrofia muscolare. Nell’adulto può comparire una forma degenerativa legata all’invecchiamento.
Quali sono i sintomi della scoliosi?
I segnali più comuni sono: una spalla più alta dell’altra, una scapola più sporgente, un fianco più alto, asimmetria del torace, comparsa del gibbo quando ci si piega in avanti.
Come si diagnostica la scoliosi?
La diagnosi avviene tramite visita medica e test di Adams, che evidenzia eventuali asimmetrie. La conferma si ottiene con radiografia della colonna vertebrale, che consente di misurare l’angolo di Cobb e stabilire la gravità della curva: scoliosi lieve in presenza di un angolo di 10°-20°: scoliosi di entità maggiore oltre 20°.
La scoliosi si può prevenire?
No, la scoliosi non può essere prevenuta. Una postura scorretta o la pratica di sport asimmetrici non causano la scoliosi strutturale. Tuttavia, una diagnosi precoce e controlli regolari permettono di intervenire tempestivamente per limitarne l’evoluzione.


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