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Medici Bologna

Perché i bolognesi non amano andare dal medico?

Costi elevati o scarsa fiducia nella prevenzione come strumento di controllo della salute? Entrambe le cose, a sentire i bolognesi intervistati dall’osservatorio Unisalute: sono questi infatti i fattori che più condizionano chi si deve sottoporre ad esami medici a Bologna, fino a farlo desistere. Il risultato è che il 44% nel 2015 si è sottoposto a visita solo se si è manifestato un problema. Un bolognese su due, in pratica, non si affida a controlli periodici, o perlomeno non lo ha fatto lo scorso anno, e secondo il 10% dei “reticenti” il motivo risiede nella antieconomicità dei check up. L’indagine di Unisalute, la compagnia del gruppo Unipol specializzata in assistenza sanitaria, ha fornito un verdetto omogeneo in tutta Italia e chiarito che gli italiani in tempo di crisi risparmiano anche sulla spesa sanitaria.

I dati nazionali: sì alle visite, ma solo per i figli

Pediatra

Un italiano su due non svolge tutti i controlli medici necessari, mentre 3 su 4 non hanno dubbi nel farli fare ai propri figli. L’indagine svolta da Unisalute nella maggiori città italiane, da nord a sud, ha messo in evidenza un atteggiamento di sfiducia nei confronti della sanità, ma a ben guardare è il portafogli che comanda: dalla ricerca emerge infatti che il 75% degli intervistati afferma che fa o farebbe fare regolarmente tutte le visite ai bambini, mentre il 19% li farebbe controllare solo in caso di problemi evidenti. Solo il 6%, infine, ha ammesso che farebbe visitare i piccoli raramente, perché è meglio che vedano i medici il meno possibile. La prevenzione sì, ma non su sé stessi, per gli adulti italiani. Le priorità, per loro, sono dunque altre, e se una spesa si può tagliare è proprio quella medica: il 42% ha dichiarato di aver fatto solo le visite strettamente indispensabili e solo quando ne ha avuto seriamente bisogno.

Controlli Medici a Bologna: lo spauracchio è la tariffa

Controlli medici

I numeri dell’indagine parlano chiaro anche sotto le due torri: nel 2015 un bolognese su 10 non si è sottoposto a visite mediche a causa dei costi. Il 44% invece dichiara di aver fatto solo quelle indispensabili. A spaventare è la tariffa, a prescindere dal settore medico e dalla tipologia dell’esame: la percezione del 39% degli intervistati è che, rispetto a qualche anno fa, i costi della salute e delle prestazioni mediche siano aumentati e senza distinzione tra pubblico e privato. Niente appuntamenti con lo specialista, niente esami diagnostici per fugare dubbi su un determinato problema fisico. Per non parlare dei check up generali, eseguiti sempre più raramente.

Sono le visite specialistiche quelle che spaventano di più i portafogli: il 73% punta il dito proprio verso questo tipo di prestazione, che viene ritenuta oggi non sostenibile da tutti. Interrogati su come si potranno comportare nei prossimi due anni nei confronti delle spese per la salute, i bolognesi non mostrano aperture, anzi annunciano un possibile peggioramento della cultura della prevenzione: il 13% esclude già di potersi permettere le visite mediche, il 53% dichiara che continuerà a fare solo quelle strettamente necessarie.

La ricerca parallela: anche i dentisti fanno paura

Controlli dentista

Un’altra ricerca di Unisalute aveva dato un esito simile: il 27% degli intervistati bolognesi non è andato dal dentista nell’ultimo anno, e il motivo sta tutto nella parcella. E così è anche a livello nazionale: nei 12 mesi che precedevano l’intervista, quasi un italiano su tre (il 29%) ha evitato di sottoporsi ad una visita dentistica, a causa ancora una volta dei costi, che a detta proprio degli interpellati, sono in continuo aumento, sia che ci si rivolga al pubblico che al privato, Si tratta di un tipo di prestazione sanitaria emblematica, e i bolognesi lo hanno fatto capire, nelle loro risposte: le agevolazioni non sono per tutti, meglio rinunciarvi del tutto. Oppure andare all’estero a caccia di cure low cost.

La cultura della prevenzione

Visita medica

 

A Bologna i medici sono considerati dunque un lusso, come e più che in altre parti d’Italia.

“Le risposte raccolte dal nostro Osservatorio – è il parere di Fiammetta Fabris, direttore generale UniSalute – evidenziano come purtroppo non esista ancora una radicata cultura della prevenzione. Le spese mediche possono rappresentare una voce importante nel bilancio di una famiglia, ma crediamo che il mercato della sanità integrativa offra già oggi soluzioni che permettono di non rinunciare a controlli e cure di qualità con risparmio sui costi”.

Se la parola d’ordine è ormai stare attenti al bilancio familiare e spendere solo quando è strettamente necessario, è bene però ricordare che la prevenzione è un investimento sul futuro, e assieme ad uno stile di vita sano è una regola di base se si tiene al proprio benessere. La sanità integrativa in questo senso è un valido aiuto, perché permette di tenere sotto controllo sia salute che portafogli, senza peraltro rinunciare alla qualità della prestazione. Esiste in questo panorama una vasta gamma di piani individuali, grazie ai quali far fronte a problemi improvvisi e ragionare sul lungo periodo.
Così il camice bianco può fare meno paura.

Renzo Sanna
Sassarese di nascita, bolognese per amore e per lavoro. Giornalista professionista, per UniSalute scrive articoli di approfondimento su temi trasversali e aspetti legali, economici, burocratici e inchieste legate al mondo della salute.

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