Animale domestico: cane Benessere Mamma e bambino Osservatorio Unisalute Ragazza si allaccia le scarpe da corsa Coppia Terza Età Welfare Aziendale Unisalute
part time post maternità

Come funziona il part time post maternità?

Il periodo che segue la nascita di un figlio presenta grossi cambiamenti per l’intero equilibrio della vita familiare. Cambiano le abitudini, le priorità e, in molti casi, anche l’organizzazione della quotidianità, che deve tener conto delle esigenze del neonato. Per questa ragione la legge prevede forme di congedo obbligatorio e opzioni facoltative atte a conciliare la vita lavorativa e quella familiare. Un esempio è quello del congedo di paternità, ma non è la sola opzione che i genitori possono sfruttare. Infatti per le neo mamme e i neo papà esiste la possibilità di richiedere il part time post maternità, ovvero una riduzione dell’orario di lavoro per potersi occupare con serenità del proprio figlio o figlia. Vediamo come funziona, e chi può fare domanda.

Part time post maternità: a chi spetta

Come anticipato, l’opportunità di richiedere un contratto di lavoro part time post maternità consiste nella riduzione dell’orario lavorativo fino ad un massimo del 50% delle ore previste per un genitore al rientro da un congedo per ragioni di maternità o paternità. Questa opzione è riservata soltanto ai lavoratori dipendenti, mentre non è prevista dalla regolamentazione per i freelance. Esclusi da questa opportunità sono anche i genitori di bambini con disabilità, per cui esistono altre norme atte alla tutela della salute del bambino come, tra le altre, la Legge 104, oppure i casi in cui vengono riscontrate patologie oncologiche.

part time maternità

FlamingoImages/istock.com

Il caso del CCNL Commercio

Un caso particolare è quello dei lavoratori dipendenti che fanno riferimento al contratto collettivo nazionale del lavoro per il settore del Commercio. È il CCNL stesso a definire quali sono i casi in cui è ammessa la domanda di part time. In particolare le lavoratrici e i lavoratori assunti a tempo indeterminato possono avanzare questa richiesta che deve essere accolta dall’azienda solo nel caso in cui non più del 3% del personale abbia la stessa esigenza. In altre parole, il datore di lavoro può rifiutare la domanda di part time post maternità se ci sono altri genitori che hanno già avanzato la stessa richiesta e ottenuto conferma della riduzione dell’orario, superando il 3% dell’unità produttiva generale.

Il contratto stabilisce, inoltre, che la domanda di part time post maternità possa essere rigettata anche in altri casi. Se l’azienda ha tra i 22 e i 30 dipendenti, infatti, è previsto un solo part time post maternità alla volta, mentre per le attività ancora più piccole, nessuno. Ciò non comporta, tuttavia, che il datore di lavoro non scelga di accogliere la richiesta della neomamma concedendo ugualmente il part time.

welfare aziendale maternità

istock.com

Part time post maternità: un aiuto per conciliare famiglia e lavoro

La richiesta per il part time post maternità va avanzata direttamente al datore di lavoro in alternativa rispetto al congedo parentale (facoltativo), oppure nei limiti di quanto ancora previsto per legge. Può essere richiesto sia dal padre che dalla madre, ma una sola volta e la riduzione dell’orario non può superare il 50%. La richiesta va presentata con 60 giorni di preavviso e deve indicare il periodo per cui si richiede il nuovo orario.

L’obiettivo, dal punto di vista del lavoratore, è quello di conciliare in maniera serena il rientro al lavoro con la genitorialità. Per questo, il datore di lavoro non può opporsi alla richiesta (tranne nei casi già descritti) e andrà a trasformare il contratto entro 15 giorni dalla ricezione della domanda. L’ammontare dello stipendio che il neo genitore continuerà a percepire, sarà definito sulla base della riduzione di orario concordata con la propria azienda.

L’opportunità di sostituire il congedo parentale con una riduzione dell’orario lavorativo è stata introdotta, in Italia, con il Jobs Act (D.Lgs. n.81/2015) che definisce limiti e condizioni della richiesta. Tra le novità introdotte c’è l’estensione del congedo di paternità (e quindi dell’alternativa part time) fino al compimento del 12 anno di età del bambino, ma sempre fino ad un massimo complessivo di 11 mesi tra i due genitori.

welfare

Anchiy/istock.com

La riduzione dell’orario di lavoro dopo la maternità è un vantaggio anche per l’azienda

Poter rientrare al lavoro in maniera graduale è un vantaggio non soltanto per il genitore, ma anche per l’azienda. Come confermano gli studi che analizzano i vantaggi delle politiche di welfare aziendale (tra le quali si inserisce anche la concessione del part time post maternità), un lavoratore che percepisce la vicinanza dell’azienda è più fidelizzato e produttivo. Sia l’ambiente lavorativo che familiare beneficiano della presenza di lavoratori sereni che sanno di poter organizzare il proprio tempo in maniera tale da riuscire ad occuparsi delle mansioni d’ufficio e dei figli. Per questa ragione, esiste un numero sempre maggiore di enti e aziende che si occupano di accompagnare il datore di lavoro nello sviluppo di proposte di welfare aziendale tagliate su misura per i propri dipendenti. Tra di esse, anche SiSalute, divisione di UniSalute servizi che fornisce prestazioni non assicurative nell’ambito della salute, una priorità per la maggioranza degli italiani.

 

Conoscevate già queste opportunità che permettono a mamme, papà e bambini di affrontare i primi mesi di vita con maggiore tranquillità e libertà?

Angela Caporale
Friulana trapiantata a Bologna, dove lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione. Per UniSalute scrive articoli di approfondimento su temi trasversali legati alla salute, al benessere e alla prevenzione.

COMMENTA