Il Pap test è un esame di screening per la prevenzione del tumore del collo dell’utero. Consiste nel prelievo e nell’analisi di cellule dalla cervice uterina per individuare eventuali alterazioni prima che evolvano in lesioni più severe. La sua esecuzione è raccomandata dai 25 anni ai 30 anni con cadenza triennale, mentre dopo i 30 anni il test di riferimento diventa l’HPV test. Un risultato positivo non equivale necessariamente a una diagnosi di tumore: spesso si tratta di alterazioni lievi che richiedono monitoraggio o approfondimenti come test HPV, colposcopia o biopsia.
Il Pap test è un esame citologico fondamentale per la prevenzione del tumore al collo dell’utero. Serve a individuare precocemente eventuali cellule anomale nella cervice uterina, che, se non trattate, potrebbero evolvere in forme tumorali. Grazie all’introduzione di questo esame e alla maggiore consapevolezza sull’importanza della prevenzione, l’incidenza e la mortalità per questo tipo di tumore si sono significativamente ridotte.
Ma come funziona? Quando bisogna farlo? Come vanno letti i risultati? Scopriamone di più.
Che cos’è il Pap test?
Il Pap test, noto anche come test di Papanicolaou – dal nome del medico greco che lo ha introdotto –, è un esame di screening per la prevenzione del tumore al collo dell’utero. Consiste nel prelievo, e nella successiva analisi in laboratorio, di cellule dalla superficie e dai canali cervicali.
Questa procedura è essenziale non solo per intercettare precocemente il tumore del collo dell’utero, ma anche per diagnosticare infezioni batteriche, micotiche o virali. In particolare, il Pap test gioca un ruolo decisivo nella diagnosi delle infezioni da HPV (Papilloma virus), un virus a trasmissione sessuale noto per essere uno dei principali responsabili del tumore cervicale.
Pap test: come si svolge?
Durante la visita ginecologica, della durata di pochi minuti, il medico inserisce in vagina uno speculum, ovvero un divaricatore a becco d’oca, per visualizzare il collo dell’utero. Successivamente, servendosi di uno strumento chiamato spazzolino cervicale o spatola di Ayre preleva un campione di cellule. Questo, fissato su un vetrino o inserito in un liquido conservante, sarà inviato in laboratorio per essere analizzato al microscopio.
Si tratta di un esame rapido che non richiede anestesia né tempi di recupero. In genere, i risultati sono disponibili entro dieci-quindici giorni.
L’esame è doloroso?
Il Pap test non è un esame doloroso, ma può risultare fastidioso o provocare un lieve senso di pressione durante l’introduzione dello speculum. La procedura tende a risultare più confortevole quando la muscolatura pelvica è rilassata e l’esame viene eseguito con delicatezza e attenzione.
Cosa non si deve fare prima del Pap test?
- programmare il test in un momento lontano dal ciclo mestruale, preferibilmente tra una mestruazione e l’altra. Se l’appuntamento cade nel periodo periovulatorio, cioè in prossimità e subito dopo l’ovulazione, è possibile che si prelevi un maggior numero di cellule per l’analisi
- astenersi da rapporti sessuali, dall’uso di ovuli e da lavande vaginali nei tre giorni precedenti l’esame.
Queste precauzioni aiutano a evitare che residui o alterazioni temporanee influenzino l’esito del test. Contraccettivi orali e spirali intrauterine non interferiscono con il Pap test e quindi non richiedono modifiche.
Quando fare il Pap test la prima volta e ogni quanto ripeterlo?
Le linee guida nazionali raccomandano di iniziare a effettuare il Pap test a partire dai 25 anni, o entro due anni dall’inizio dell’attività sessuale. Questo perché il fattore chiave è l’esposizione al rischio di contrarre l’HPV, legato appunto ai rapporti sessuali.
Entro i 30 anni, andrebbe ripetuto ogni tre anni. In alcune circostanze, tuttavia, come un precedente risultato positivo all’HPV o fattori di rischio specifici – come un sistema immunitario debole o lesioni alla cervice –, la frequenza raccomandata può diventare annuale.
Dai 30 anni in poi, l’esame di riferimento diventa il test HPV, da ripetere ogni 5 anni.
Che differenza c’è tra il test HPV e il Pap test?
Il Pap test e il test HPV sono entrambi strumenti di screening per la prevenzione del tumore del collo dell’utero, ma hanno finalità diverse e complementari:
- il Pap test è un esame citologico: analizza al microscopio le cellule prelevate dalla cervice per individuare eventuali alterazioni. Consente quindi di rilevare precocemente modificazioni cellulari che, nel tempo, potrebbero evolvere in lesioni più gravi
- il test HPV, invece, è un esame molecolare: non ricerca direttamente le anomalie delle cellule, ma identifica la presenza del DNA del Papillomavirus umano, in particolare dei ceppi ad alto rischio oncogeno. Permette quindi di individuare l’infezione prima ancora che si manifestino eventuali alterazioni cellulari.
In sintesi, il test HPV intercetta il fattore di rischio (l’infezione virale), mentre il Pap test rileva le conseguenze dell’infezione sulle cellule della cervice.

Il Pap test è uno screening preventivo che si raccomanda di ripetere ogni tre anni dai 25 ai 30 anni.
Come si interpretano i risultati del pap test?
Un risultato positivo, al contrario, segnala che sono state rilevate anomalie cellulari. L’esito, tuttavia, non deve essere motivo di allarme, poiché non suggerisce necessariamente la presenza di un tumore cervicale. Può evidenziare infatti infiammazioni, infezioni o lievi alterazioni che richiedono ulteriori approfondimenti. Il follow-up dipende dal tipo e dal grado delle anomalie rilevate:
- monitoraggio: soprattutto quando le alterazioni sono lievi o moderate, si opta per ripetere l’esame a distanza di tempo poiché alcune anomalie cellulari possono regredire spontaneamente
- test HPV, per verificare la presenza di ceppi del Papillomavirus umano ad alto rischio
- colposcopia, un esame che consente di osservare da vicino il collo dell’utero attraverso uno strumento ottico chiamato colposcopio. Viene prescritto in presenza di anomalie più significative
- biopsia: qualora durante la colposcopia vengano individuate aree sospette, si effettua il prelievo di un piccolo campione di tessuto per stabilire la natura delle cellule alterate
- trattamento: nei casi in cui la biopsia confermi lesioni precancerose o cancerose, si può procedere alla rimozione chirurgica o ad altre terapie mirate.
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Il pap test è un esame cruciale per la prevenzione e la salvaguardia della salute femminile.
Le domande più frequenti dei pazienti
Quanto dura il Pap test?
L’esame dura pochi minuti e si svolge durante una normale visita ginecologica.
Cosa succede se il Pap test risulta positivo?
Un risultato positivo indica la presenza di anomalie cellulari, ma non equivale a una diagnosi di tumore. In base al tipo di alterazione rilevata, lo specialista può consigliare monitoraggio o ulteriori approfondimenti come test HPV, colposcopia o biopsia.
Ogni quanto va ripetuto il Pap test in caso di esito sempre negativo?
Tra i 25 e i 30 anni, in assenza di fattori di rischio, lo screening citologico si ripete generalmente ogni tre anni. Dopo i 30 anni il programma di prevenzione prevede di norma l’HPV test ogni cinque anni, salvo diverse indicazioni mediche.
Se non si hanno sintomi è comunque necessario fare il Pap test?
Sì, il Pap test è un esame di screening: serve proprio a individuare eventuali alterazioni prima che compaiano sintomi. Molte lesioni iniziali, infatti, sono del tutto asintomatiche.
Glossario informativo
Pap test (test di Papanicolaou): esame citologico che prevede il prelievo di cellule dal collo dell’utero per individuare eventuali anomalie cellulari.
HPV (Papillomavirus umano): virus responsabile della maggior parte dei casi di tumore al collo dell’utero.
Cervice uterina: parte inferiore dell’utero che si collega alla vagina.
Colposcopia: esame che permette di visualizzare in dettaglio il collo dell’utero tramite uno strumento ottico chiamato colposcopio.
Biopsia: prelievo di un piccolo campione di tessuto per l’analisi microscopica.
Oncogeno: che può causare il cancro.


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