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Isolamento sociali dei giovani: la sindrome di Hikikomori in aumento dall’inizio della Pandemia

Il termine hikikomori indica delle persone – soprattutto giovani – che hanno scelto di isolarsi dalla società e conducono una vita all’interno delle mura domestiche o, molto spesso, di una sola stanza. Descritto nel 1998 per la prima volta dallo psichiatra Tamaki Saito utilizzando questa parola da lui coniata, che in giapponese vuol dire appunto “ritirarsi e stare in disparte”, è emerso dapprima come un fenomeno strettamente legato al Giappone, ma da più di dieci anni ormai i casi di adolescenti e giovani adulti che si distaccano dalle dinamiche sociali sono frequenti anche nel nostro Paese e in altre nazioni sviluppate, sia del mondo occidentale che orientale.

In questo articolo approfondiremo l’argomento, per capire quali sono le possibili cause e in che modo viene trattato il problema.

Hikikomori: perché scegliere di isolarsi dalla società?

Dagli anni Novanta in poi, la questione degli hikikomori in Giappone ha assunto sempre più rilevanza e ha attirato l’attenzione di molti studiosi, portandoli a indagare le cause del disagio a causa del quale alcune persone si recludono nella propria abitazione per mesi o addirittura anni. Secondo dati recenti, nel Paese del Sol levante almeno un milione di ragazzi si trova in questa condizione: si tratta per lo più di maschi, solitamente di età compresa tra i 14 e 30 anni.

hikikomori sindrome

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Ma cosa spinge un adolescente a praticare questa grave forma di ritiro sociale? Le cause sono numerose e coinvolgono diversi aspetti, da quelli più personali legati al carattere della persona e all’ambiente familiare, alle interazioni scolastiche e sociali. Prima di tutto, infatti, è importante sottolineare che spesso gli hikikomori sono dotati e intelligenti, sebbene molto sensibili, quindi più inclini a subire delusioni. La famiglia è un altro fattore chiave: una madre troppo presente e un padre che invece è lontano, sia fisicamente che emotivamente, situazione che, perlomeno in Giappone, è abbastanza frequente. Le pressioni sociali, inoltre, che impongono il rispetto di tappe ben determinate e ammettono come unico ideale il successo, possono diventare così opprimenti da generare un rifiuto totale. È importante, infine, ricordare come anche la scuola possa rappresentare un ambiente ostile: da un lato, soprattutto nella società giapponese, è il primo terreno di competizione che i più piccoli devono affrontare, dall’altro può essere il luogo in cui si consumano episodi di bullismo che conducono pian piano all’isolamento.

Quali sono i sintomi dell’hikikomori?

Questa forma grave di ritiro sociale non è classificata come disturbo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, quindi non è inclusa nel DSM-5, il Manuale diagnostico e statistico dei disordini mentali. Non c’è, quindi, attualmente, una definizione internazionale e un elenco di sintomi dell’hikikomori ufficializzato, sebbene alcune linee guida riguardo siano state diffuse dal Ministero della Salute giapponese. Questa condizione è infatti caratterizzata dai seguenti comportamenti:

  • lo hikikomori trascorre tutto il suo tempo in casa o nella sua camera da letto, dove svolge quasi tutte le attività che pratica;
  • non è interessato a ciò che accade all’esterno, a seconda dell’età non va a scuola e non ha un lavoro, né si adopera attivamente per cercarne uno;
  • non ha relazioni, non frequenta compagni o colleghi.

Questa tipologia di sintomi possono variare per intensità e frequenza, ma in generale perché si possa parlare di hikikomori, la condizione di ritiro sociale deve persistere da almeno sei mesi. Inoltre, non devono essere presenti disturbi psichiatrici gravi come schizofrenia, ritardo mentale, depressione maggiore, che potrebbero spiegare l’isolamento della persona.

Disturbi mentali giovani

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Come avviene la diagnosi?

Proprio perché si tratta di un disturbo non ancora incluso nel DSM-5, i criteri diagnostici non sono definiti, ma bisogna comprendere le cause che portano all’isolamento, un sintomo di per sé comune a molte patologie e condizioni. Si parla, quindi, di diagnosi differenziale, che mira a escludere altri problemi: è importante, a questo proposito, analizzare attentamente la storia del paziente. L’anamnesi, infatti, è fondamentale per individuare ciò che ha generato il ritiro sociale.

Trattamento e cura dell’hikikomori

L’approccio terapeutico alla sindrome di hikikomori unisce in genere l’uso di farmaci alla psicoterapia e include, spesso, anche un lavoro sul contesto familiare, che coinvolga quindi sia il paziente che i suoi genitori. I risultati e le tempistiche possono variare moltissimo da un caso all’altro: un fattore importante, per esempio, è il tempo trascorso in isolamento. Recuperare la socialità e i rapporti con il mondo esterno, infatti, può essere estremamente difficile per un hikikomori che non esce di casa da quindici anni. L’esposizione deve per forza di cose essere graduale: in una prima fase, le sedute vengono praticate a domicilio, e molto spesso il paziente non esce dalla stanza neppure in questo caso, comunicando a distanza con il terapeuta.

Anche la ricostruzione della relazione con i genitori può essere difficile, perché a volte gli hikikomori non rivolgono loro la parola da anni, pur vivendo nello stesso ambiente. Gli anni di autoreclusione, inoltre, creano una ulteriore distanza tra la persona e le aspettative future, e possono accrescere il senso di inadeguatezza provato nei confronti della società e della vita stessa. Una volta uscito dall’isolamento, lo hikikomori dovrà affrontare un mondo di cui non ha alcuna esperienza, e confrontarsi con uomini e donne che invece lo conoscono e ne hanno esplorato le dinamiche. Si tratta, quindi, di un processo molto complesso e difficile.

Gli hikikomori in Italia

In Italia il fenomeno degli hikikomori non è ancora stato studiato in modo approfondito, ma purtroppo è cresciuto costantemente negli anni, e si è acutizzato dall’inizio della pandemia di Covid-19. Secondo alcune stime, sarebbero circa 100 mila, ma è probabile che il numero possa essere più alto. Inoltre, come sottolineano gli esperti, sebbene venga spesso considerato un problema che riguarda quasi esclusivamente i ragazzi, è molto probabile che i dati riguardanti le ragazze non siano attendibili e che siano molte di più.

isolamento adolescenti pandemia

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Le restrizioni e il lockdown del 2020, così come il ricorso alla didattica a distanza, potrebbero aver acuito situazioni di disagio preesistenti e, al tempo stesso, aver contribuito anche a crearne di nuove. In alcuni casi, infatti, la tendenza all’isolamento è stata assecondata dal contesto, in cui le relazioni sociali sono diminuite e si sono consumate, di fatto, quasi solo tramite smartphone e computer. Una situazione deleteria per chiunque abbia già un atteggiamento di distacco dal mondo esterno e non desideri alcuna interazione, ma che può avere ripercussioni anche su chi invece la vive come imposizione.

Il benessere psicologico non è mai scontato, specialmente quando si tratta dei giovani, ma è un aspetto a cui tutti dobbiamo fare molta attenzione. Il consiglio è sempre di rivolgersi al medico di famiglia, anche qualora ci fosse soltanto un sospetto che un familiare abbia dei problemi o soffra di un disturbo. In questo modo, si potrà capire subito cosa sta accadendo e intervenire nel modo più efficace. Il confronto con un medico , insieme agli esami periodici, è la maniera migliore per tenere sotto controllo la nostra salute.

Avete mai pensato a questa soluzione per voi e i vostri cari?

Altre fonti

hikikomoriitalia.it
ospedalemarialuigia.it
ncbi.nlm.nih.gov
jpsychopathol.it

 

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