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effetti della quarantena sui bambini

La fase 2 dei più piccoli: come stanno vivendo questo momento e come aiutarli ad accettare il distanziamento sociale

L’emergenza sanitaria legata al Covid-19 e il lockdown annunciato lo scorso 9 marzo 2020 hanno inevitabilmente generato dubbi e interrogativi su come affrontare la situazione. Riflessioni che hanno coinvolto anche genitori e bambini, che si sono trovati ad affrontare una nuova quotidianità, spesso fatta di fatiche e preoccupazioni, come abbiamo, ad esempio visto nei precedenti approfondimenti su come spiegare ai più piccoli l’emergenza in atto e come gestire lo stress da quarantena

Le nostre vite, purtroppo, non sono ancora tornate alla normalità, tuttavia il 26 aprile, annunciate le nuove misure in partenza da lunedì 4 maggio, è cominciata una nuova fase, la cosiddetta “fase due: una ripartenza che – seppur lentamente – permetterà anche alle famiglie di uscire dalla quarantena. Per capire meglio come affrontare insieme ai più piccoli questo nuovo periodo, abbiamo posto alcune domande alla dottoressa Anna Manderioli, psicologa e psicoterapeuta, practitioner EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing). 

Genitori e bambini durante la quarantena: difficoltà e grandi cambiamenti

Coronavirus misure anticontagio bambini
Ad accomunare tutti, tra marzo e aprile, è stata la necessità improvvisa di cambiare le proprie abitudini: la dott.ssa Manderioli, infatti, pone l’attenzione sulla perdita di punti di riferimento importanti per la quotidianità, con la sensazione condivisa di un “grande spaesamento”, in cui spazio e tempo si sono dilatati.

Le famiglie sono state investite in pieno da questa ondata in cui la casa è diventata l’unico spazio disponibile ed è stato fin da subito necessario riorganizzare e ridefinire i ritmi, i confini e i ruoli. 

“Ciò che è importante comprendere” ci dice la dott.ssa Manderioli, “è che mentre gli adulti dovrebbero essere in grado di far fronte alle situazioni stressanti, i bambini non possiedono ancora competenze mentali adeguate: hanno necessità di avere intorno a loro un ambiente in grado di contenerli e rassicurarli. Ma quando anche i familiari sono sottoposti allo stesso evento stressante, i bambini possono assorbire le stesse reazioni di allerta dei genitori”. Durante la quarantena, i genitori potrebbero infatti aver assistito a svariati stati emotivi – tristezza, collera, colpa, paura, confusione ed ansia – episodi regressivi, reazioni psicosomatiche, atteggiamenti che, come ci conferma la dottoressa, possono manifestarsi in modi molto diversi. Fondamentale, in questi casi, è comprendere che si tratta di modalità che il bambino attua per fronteggiare lo stress e ottenere maggiore attenzione da parte dei genitori, che possono fornire loro il contenimento emotivo di cui ha bisogno.

È poi necessario considerare che l’evento ha senz’altro segnato i bambini in età scolare: l’improvvisa interruzione scolastica è un caso senza precedenti che ha inizialmente reso euforici gli studenti, convinti di vivere un’inaspettata vacanza, per rendersi conto, ben presto, delle faticose ripercussioni della reclusione forzata. Nel prossimo paragrafo approfondiremo proprio questo. 

Interruzione scolastica: influirà sulla socialità dei bambini?

Covid bambini
La quarantena ha spezzato in modo improvviso la continuità dell’apprendimento che si sviluppa proprio dai 5-6 anni, momento in cui i bambini cominciano a frequentare la scuola ed escono in modo “ufficiale” dall’ esclusività della cerchia familiare, interagendo sempre più con il mondo. Questo aspetto è stato – ed è ancora – uno dei più complessi e dibattuti; non sono stati pochi, inoltre, i dubbi espressi relativamente all’efficacia della didattica a distanza attuata per fronteggiare l’emergenza. 

La psicoterapeuta ci aiuta infatti a comprendere che proprio a questa età “la personalità dei bambini diventa “pubblica” grazie all’interazione con adulti-non genitori che allarga la loro visione del mondo e la possibile fiducia in esso”. 

È proprio la scuola infatti che, con le sue regole, i voti e le norme sociali, aiuta il bambino a raggiungere traguardi sempre più importanti sul piano dell’apprendimento e delle conoscenze, ma soprattutto sul piano della socializzazione. 

I bambini rischiano un rallentamento nell’apprendimento? La risposta dell’esperta

Uno dei dubbi legittimi che possono sorgere nella mente di un genitore è se i propri figli subiranno rallentamenti nell’apprendimento scolastico.

A tal proposito, la psicoterapeuta ci rassicura: “i bambini non dimenticano ciò che hanno appreso, ma sicuramente un periodo altamente stressante potrà avere qualche ripercussione”. La dottoressa Manderioli spiega infatti che nei momenti di stress, nel corpo si attivano due sistemi:

  • lotta e fuga che stimola adrenalina, noradrenalina e cortisolo, ormoni che agiscono a lungo andare negativamente sul corpo e sulla psiche;
  • il sistema tend and befriend che stimola ossitocina, ormone rilasciato per favorire l’affiliazione e l’accudimento. 

Per far sì che il livello di attenzione e partecipazione dei piccoli rimanga alto, può essere utile coinvolgerli nelle attività quotidiane, per esempio: aiutare un amichetto a fare i compiti online, accudire insieme l’animale domestico, curare le piante, riordinare e pulire la casa, e molto altro.

Tutto questo permetterà all’organismo del bambino di far virare il dispositivo dello stress verso lo stimolo di ossitocina invece che cortisolo, così che possa sentirsi più sereno e dedicarsi con più attenzione ad attività “intellettuali”, come lo studio. 

Come aiutare i bambini a riprendere le relazioni con gli amici in questa nuova fase? 

Coronavirus nei bambini
Ora che è arrivato il momento di riprendere la vita sociale, nel rispetto delle norme socio sanitarie, i bambini potrebbero esprimere esigenze molto diverse, manifestando reazioni di rifiuto, di difficoltà iniziale, ma anche di entusiasmo attraverso richieste e desideri. Vediamo come accompagnarli in questa fase di ripresa attraverso i consigli della dottoressa Manderioli:

  • innanzitutto, è fondamentale spiegare subito ai bambini l’importanza delle regole, ed esplicitare loro perché è necessario seguirle: possiamo parlare di rispetto, altruismo e salute, con parole adeguate alla loro età. Per esempio, con i bambini più piccoli si possono utilizzare il disegno, le narrazioni, i giochi, con quelli più grandi, dagli 8 anni in su, è importante parlare più apertamente.
  • Altro aspetto molto importante è fare attenzione sia a cosa chiedono che a come lo chiedono: potrebbero esserci ancora paure e timori, che vanno accolti e rispettati, o magari una semplice richiesta di accudimento e rassicurazione, che è bene assecondare. Se per esempio si sono manifestati comportamenti regressivi (come bagnare il letto di notte, voler tornare nel lettone di mamma e papà, capricci, etc.) è importante non pretendere che vengano immediatamente corretti. Può essere necessario un accompagnamento graduale, sapendo comunque che bisogna arrivare a un certo obiettivo di ripresa.

Ricordiamo, inoltre, che il modello che noi adulti offriamo è fondamentale: sforziamoci quindi di dare l’esempio, con azioni coerenti alle parole che usiamo. 

Non è escluso, infine, che bambini e ragazzi incontrino alcune difficoltà dovute al distanziamento sociale: vediamole insieme, per comprendere al meglio come affrontarle. 

Distanziamento sociale: quali sono gli effetti sui più piccoli? 

Un altro aspetto da considerare, anche in base alle notizie che si stanno diffondendo, è il distanziamento sociale, che diventerà probabilmente prassi nei prossimi mesi. Come affrontarlo insieme ai bambini e come spiegare loro le motivazioni di questa nuova “regola da seguire”?

Sappiamo bene che il contatto fisico per i bambini è fondamentale, perché consente loro di conoscere attraverso la relazione tra pari. La psicoterapeuta ci conferma che se il contatto fisico è vietato, la diffidenza e la paura possono prendere il sopravvento: l’amichetto, la maestra, anche i famigliari costretti a stare in isolamento, potrebbero essere visti dai bambini come “l’altro pericoloso”. Una preoccupazione che accomuna molte mamme e molti papà, e che si affianca ad un’altra: quella che i bambini più sensibili interpretino il distanziamento come un rifiuto da parte di coetanei o di adulti, soffrendone eccessivamente.

Considerare questi due rischi come eventualità è importante, ma allo stesso tempo – come ci aiuta a comprendere la dottoressa Manderioli – lo è ricordarsi che i bambini in età scolare hanno già fatto esperienza di piccoli episodi di conflittualità, fin dalla scuola materna. Inoltre, nei primi anni delle elementari si confrontano già con le dinamiche di scelta nell’ambito dell’amicizia, della formazione di un gruppo e con i primi segreti. 

“In queste dinamiche” – prosegue l’esperta – “hanno già imparato che esiste l’esclusione, il rifiuto, la competizione, il confronto. In una situazione di distanziamento sociale obbligato, è utile sottolineare che non dipende da loro”. 

In questo modo, piano piano, i bambini saranno in grado di comprendere

Come spiegare il distanziamento ai più piccoli 

bambini domande
Il primo consiglio che la psicoterapeuta dà ai genitori, è di non nascondere le proprie preoccupazioni, ma di cercare il miglior modo per gestirle, se necessario anche chiedendo supporto a professionisti della salute. Grazie a un aiuto professionale è possibile essere più tolleranti con i bambini e per i bambini, permettendo loro – ma non solo – di affrontare la fatica che, come dobbiamo sempre ricordare, fa parte della vita. 

Alcuni modi per esporre il tema ai più piccoli, possono essere:

  • spiegare che tutti, bambini e adulti, si trovano a dover sottostare alle stesse regole, e che tra esse c’è anche questo nuovo concetto di “distanziamento”;
  • suggerire nuove modalità di gioco, magari al parco, utilizzando le regole del distanziamento sociale come fossero parte di un gioco da fare insieme;
  • spiegare che le misure di sicurezza servono a proteggere gli altri oltre che noi stessi, e sottolineare quanto sia importante adottarle nell’interesse di tutti, condividendo così una visione altruistica e collaborativa.

I bambini e il nuovo contatto con il mondo esterno: ritrovare la fiducia e superare i timori

La dottoressa Manderioli ci conferma, per concludere, che “la mancanza di momenti di socializzazione può avere effetti nei vissuti e nei comportamenti dei bambini. È anche vero, tuttavia, che possiedono tante risorse, e quello che si può fare come genitori e adulti è avere fiducia nelle loro, e nelle nostre, possibilità”. 

Infine, come già accennato, per risolvere le difficoltà riscontrate i genitori possono rivolgersi ad associazioni, professionisti della salute e psicoterapeuti. “Sapere che si può chiedere aiuto e farlo se necessario è segno di consapevolezza, ed è allo stesso tempo un modo di dare un buon esempio anche ai bambini che possono far fatica ad esprimere il bisogno di aiuto”, prosegue l’esperta. Ricordiamo, per esempio, che il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi pubblica periodicamente aggiornamenti utili e numeri di contatto in caso di necessità. In particolare, consigliamo di consultare le sezioni territoriali e rivolgersi direttamente a quella di riferimento.

Proprio come gli adulti, anche i bambini avranno bisogno del loro tempo per tornare a fidarsi di una quotidianità da cui si sono dovuti improvvisamente staccare. Come dice la dottoressa Manderioli: “hanno bisogno di fidarsi nuovamente della vita e della loro stessa vitalità”.

Il nostro blog ha dedicato una rubrica al tema del Coronavirus. Alcune recenti pubblicazioni sono dedicate ai genitori al loro delicato ruolo durante l’emergenza: 

 

Fonti

governo.it
psy.it

Silvia Bernardi
Bolognese, si occupa di comunicazione e scrittura, curando temi inerenti alla salute, al welfare e all'innovazione sociale.

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