La nomofobia – dall’inglese “no-mobile-phone phobia”, ovvero la paura di restare senza cellulare – indica un insieme di sintomi psicologici spesso legati alla dipendenza da smartphone. Dipendenza e nomofobia sono collegate ma non coincidono: la seconda non è riconosciuta dal DSM-5 e si intreccia con fattori come bassa autostima, ansia o fobia sociale, senza che sia chiaro quale compaia per prima. Tra i segnali d’allarme figurano il controllo continuo di carica e notifiche, l’uso del dispositivo a letto o in contesti inopportuni e la comparsa di ansia, tremori e sudorazione. Pur mancando protocolli specifici, si interviene con gli approcci usati per le altre fobie: terapie comportamentali, desensibilizzazione, ipnoterapia e gruppi di supporto.
Lo smartphone fa sempre più parte delle nostre vite: ormai lontano dalle funzionalità dei vecchi cellulari che servivano solo per telefonare e inviare messaggi, questi dispositivi ci permettono di ascoltare musica, orientarci con le mappe, scattare foto da condividere sui social network, o fare acquisti nei nostri negozi preferiti. Lo smartphone è diventato un oggetto che portiamo ovunque e controlliamo di avere sempre con noi.
In alcuni casi, purtroppo, si parla di una vera e propria dipendenza da smartphone e di nomofobia, ovvero la paura di non avere con sé il proprio telefono. Affrontiamo l’argomento in questo articolo, per saperne di più su queste condizioni e capire in che modo si può intervenire.
Dipendenza da smartphone e nomofobia: di cosa parliamo?
La dipendenza da smartphone è una condizione caratterizzata dalla perdita di controllo nell’uso del dispositivo. Se per molte persone dimenticare il telefono a casa o restare temporaneamente senza connessione è un inconveniente fastidioso, per chi soffre di questa forma di dipendenza può diventare una fonte di forte ansia. Il timore di non poter accedere allo smartphone o alla rete che ne consente l’utilizzo genera infatti un intenso disagio, che può compromettere il benessere e le attività quotidiane.
Come riporta uno studio pubblicato sul Journal of Family Medicine and Primary Care, il termine nomofobia è stato coniato nel Regno Unito nel 2008, a seguito di una ricerca che indagava la presenza di disturbi d’ansia legati all’uso dei telefoni cellulari. In quell’occasione era emerso che ben il 53% degli intervistati aveva ammesso di essere preoccupato quando “perdeva il cellulare, esauriva la batteria o il credito o non aveva copertura di rete”. Inoltre, il 55% dei partecipanti aveva affermato che il principale motivo di malessere era la sensazione di non riuscire a tenersi in contatto con le persone care, nel caso il cellulare o la connessione non fossero stati disponibili. Il livello di stress e ansia riscontrato è risultato simile a quello che molte persone provano nel giorno delle loro nozze.
La dipendenza da cellulare può associarsi in diversi casi alla nomofobia o sindrome da disconnessione. Questo termine, coniato nel mondo anglosassone, deriva dall’inglese nomophobia, ed è l’abbreviazione dell’espressione no-mobile-phone phobia: si tratta della paura di rimanere senza telefono cellulare.
Dipendenza e nomofobia sono la stessa cosa?
La dipendenza da smartphone e la nomofobia sono collegate l’una all’altra, sebbene non siano esattamente la stessa cosa. La nomofobia non è inserita nel DSM 5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) e non è quindi un disturbo riconosciuto a livello medico, sebbene si parli di fobia per un qualcosa di specifico che si sviluppa, quindi, in correlazione a un fattore particolare (in questo caso, l’idea di non essere sempre connessi con gli altri).
L’uso eccessivo dei dispositivi tecnologici e degli smartphone è collegato a vari fattori psicologici e disturbi mentali, per esempio la bassa autostima, l’ansia o la fobia sociale. Non è difficile, quindi, immaginare che una dipendenza di questo tipo possa verificarsi in concomitanza con la nomofobia, anche se non è chiaro quale delle due sopraggiunga prima. Un disturbo di dipendenza già esistente, infatti, può esprimersi attraverso dei sintomi nomofobici; allo stesso modo la nomofobia può svilupparsi a seguito e a causa di una dipendenza da cellulare.
Il bisogno di trascorrere molto tempo con un dispositivo elettronico, tuttavia, può essere collegato anche ad altro: molte persone, ad esempio, lo utilizzano per giocare d’azzardo online. In questo caso, il problema è quindi correlato alla dipendenza dal gioco.

Geber86/gettyimages.it
Quali sono i sintomi della dipendenza da smartphone?
Esistono alcuni campanelli di allarme per capire se qualcuno già manifesta o potrebbe sviluppare una dipendenza da smartphone:
- usare tablet o telefono anche a letto e fino a poco prima di dormire
- tenere il dispositivo acceso tutto il giorno
- usarlo anche in luoghi e situazioni in cui non sarebbe opportuno
- fare spesso il check delle chiamate, dei messaggi e delle e-mail per essere certi di non perdere nulla
- portare con sé più di un telefono e caricabatterie, per poterli utilizzare sempre
- controllare di continuo il livello di carica e il credito.
Oltre a questi comportamenti, riscontrabili in parte anche in persone che invece non hanno alcuna dipendenza dai dispositivi, possono comparire stati di ansia, con alterazioni della respirazione e del battito cardiaco, tremori e sudorazioni.
Allo stesso modo, i pazienti con nomofobia mostrano un attaccamento esagerato al dispositivo: oltre agli altri segnali elencati, compaiono ansia, difficoltà a respirare, aumento della sudorazione e senso di disorientamento.

ViewApart/gettyimages.it
Come si cura la dipendenza da smartphone?
Come ogni dipendenza, anche quella da smartphone può compromettere la qualità della vita di chi ne soffre e di chi gli sta vicino. Lo stesso vale per la nomofobia. La paura di non essere sempre connessi alimenta la dipendenza. Viceversa, la dipendenza si manifesta attraverso la nomofobia, in un circolo dal quale è difficile uscire senza un aiuto esterno.
Si tratta di due aspetti complementari, che possono inoltre convivere con la presenza di disturbi d’ansia.
Per individuare una terapia che aiuti il paziente a uscire da questa spirale, è importante prima di tutto arrivare a una diagnosi. I pazienti che mostrano un comportamento dipendente devono recuperare gradualmente la capacità di usare lo smartphone in modo sano, attraverso un percorso costruito ad hoc col terapeuta.
Anche riguardo la nomofobia il primo passo è la diagnosi. Bisogna individuare la causa dei disturbi d’ansia, eliminando non solo altre possibili cause psicologiche ma anche, eventualmente, condizioni patologiche fisiche. Attualmente non esistono dei veri e propri protocolli per il trattamento, poiché la nomofobia non è ufficialmente riconosciuta come disturbo ma gli approcci sono di solito gli stessi con i quali si affrontano altre fobie:
- terapie comportamentali
- desensibilizzazione, che avvicina ed espone il paziente alla cosa/situazione che teme
- ipnoterapia.
Può inoltre essere utile frequentare dei gruppi di supporto, per fronteggiare i propri timori e le ansie, e poter così tornare a vivere con maggiore serenità.
Chiedere aiuto o consiglio al proprio medico o a uno psicoterapeuta se ci si rende conto di avere dei problemi è il primo passo. Allo stesso modo, se un amico o un familiare, soprattutto molto giovane, mostra comportamenti sospetti, è opportuno indirizzarlo verso qualcuno con cui possa affrontare apertamente la questione.
Prenditi cura della tua salute con i moduli base UniSalute Per Te

oatawa/gettyimages.it
Le domande più frequenti dei pazienti
Cos’è la nomofobia?
La nomofobia è la paura di rimanere senza il proprio telefono cellulare o senza la possibilità di utilizzarlo.
Che differenza c’è tra dipendenza da smartphone e nomofobia?
La dipendenza è la perdita di controllo sull’abitudine di utilizzare lo smartphone, mentre la nomofobia è la paura di non poter usare il dispositivo per restare connessi con gli altri.
Quali sono i sintomi della dipendenza da smartphone?
Tra i segnali più comuni ci sono il controllo costante del livello di carica e del credito, l’abitudine di usare il telefono a letto fino a poco prima di dormire, il bisogno di tenerlo sempre acceso e di verificare di continuo chiamate, messaggi ed e-mail. A questi comportamenti possono accompagnarsi stati d’ansia, con alterazioni del respiro e del battito, tremori e sudorazione.
Come si cura la dipendenza da smartphone?
Il trattamento parte sempre da una diagnosi accurata, utile a individuare la dipendenza ed eventuali sintomi nomofobici o altri disturbi associati. L’obiettivo è aiutare la persona a recuperare un uso equilibrato attraverso un percorso costruito con il terapeuta. Pur non esistendo protocolli specifici per la nomofobia, gli approcci sono quelli impiegati per le altre fobie: terapie comportamentali, tecniche di desensibilizzazione che espongono progressivamente alla situazione temuta e, in alcuni casi, ipnoterapia. Anche i gruppi di supporto possono rivelarsi un valido aiuto per affrontare ansie e timori e ritrovare maggiore serenità.


Nessun commento