L’ansia da prestazione è una preoccupazione smisurata legata a una prova da affrontare. Può comparire in ambito scolastico, lavorativo, sportivo e intimo-relazionale. I sintomi possono essere sia mentali sia fisici e, se non gestiti, rischiano di influenzare in modo significativo la qualità della vita. La psicoterapia rappresenta un valido supporto per riconoscere le emozioni, ridurre il bisogno di controllo, ricostruire una percezione di sé più equilibrata e affrontare le situazioni temute. Gli interventi cambiano a seconda dell’età e del contesto: nei più giovani si lavora sulla resilienza attraverso il sostegno di familiari e docenti, negli adulti si possono impiegare strategie cognitivo-comportamentali, tecniche di rilassamento e, quando necessario, l’EMDR. Il trattamento in ambito sportivo coniuga esercizi di respirazione e rilassamento con il lavoro sui pensieri disfunzionali. Nella sessualità è utile la valutazione di uno specialista sessuologo e un intervento sulle cause scatenanti e sulla comunicazione con il partner.
Un esame, una competizione sportiva, una presentazione al lavoro o, anche, un incontro intimo: sono tutte situazioni in cui un po’ di agitazione è normale. Quando il pensiero di essere inadeguati e la paura di non riuscire diventano però un ostacolo alla prova che si è chiamati a superare, allora è il caso di cercare rimedi a questo disturbo.
Abbiamo intervistato la dottoressa Chiara Bastelli, psicologa e psicoterapeuta, per parlare dell’ansia da prestazione e di alcuni approcci utili a superarla.
Che cos’è l’ansia da prestazione e da cosa dipende?
L’ansia da prestazione è una forma di ansia anticipatoria caratterizzata da una “preoccupazione sproporzionata per una prestazione che si dovrà affrontare. In altre parole: la paura di fallire e non centrare un obiettivo che ci si è prefissati”. Questo accade perché, come sottolineano alcuni studi, l’ansia nasce spesso dall’incertezza legata a ciò che potrebbe accadere: quando non è possibile prevedere con precisione l’esito di una prova, la mente tende a concentrarsi su scenari futuri percepiti come minacciosi, amplificando così timore e tensione.
Sorge così uno stato di turbamento correlato sia alla difficoltà di relazionarsi con situazioni che non si possono controllare del tutto sia alle aspettative che si creano intorno ad esse. “Viviamo tempi complessi in cui ci è costantemente richiesto di esprimere le nostre potenzialità al massimo”, afferma la psicologa. “Siamo ossessionati dai risultati, dalla necessità di riuscire in tutto: aspiriamo a un lavoro gratificante e prestigioso, vogliamo vivere una vita sentimentale piena e appagante, e anche in ambito sociale ci sforziamo di apparire agli occhi degli altri come persone stimolanti, ricche di interessi, con le quali è piacevole passare del tempo. Nel perseguire questi obiettivi, siamo sempre valutati e sottoposti al giudizio altrui”.
Nessun ambito del quotidiano è esente da questi meccanismi: la scuola, il lavoro, il tempo libero, le relazioni sociali e, naturalmente, la sfera sessuale. Fatte queste considerazioni, non è difficile capire perché oggi l’ansia sia un disturbo così diffuso. In particolare, l’ansia da prestazione interessa sempre più persone, e può colpire indifferentemente donne e uomini, bambini o anziani.
Ansia da prestazione: quali sono i sintomi?
I sintomi dell’ansia da prestazione sono facilmente riconoscibili e tendono a intensificarsi più si avvicina il momento della “prova”. Si tratta di:
- aumento dello stress e dell’irritabilità
- difficoltà di concentrazione e memoria
- malessere fisico e mentale
- ipersudorazione
- tremori e tensione muscolare
- palpitazioni
- bocca asciutta
- nausea e inappetenza.
Oltre a questi, in casi più gravi, possono verificarsi veri e propri disturbi d’ansia e d’umore. “Per chi soffre di questo problema, ogni area della quotidianità viene compromessa, perché la tensione mentale e la preoccupazione riguardo a una situazione futura non concedono tregua”. Per questo, imparare a gestire l’ansia significa migliorare considerevolmente la propria qualità di vita. “L’approccio consigliato per far fronte a queste situazioni suggerisce di concentrarsi su ciò che si può controllare e di tenere sempre l’attenzione puntata sul processo anziché sull’obiettivo”.

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Come far passare l’ansia da prestazione? Tipologie e trattamenti
In linea generale, “la psicoterapia aiuta a lavorare su pensieri ed emozioni per rendere la persona più propensa ad accettare il rischio del fallimento, mostrando come questi eventi non comportino un giudizio definitivo sul valore globale dell’individuo. La continua ricerca di approvazione, infatti, è strettamente legata alla stima che ciascuno ha di sé e l’ansia da prestazione nasce dunque dalla paura di non risultare all’altezza. Il terapeuta, in aggiunta, può insegnare alcune tecniche di rilassamento psicofisico che rappresentano un modo rapido e concreto per affrontare i sintomi che l’ansia comporta e per alleviare il dolore, fisico e mentale, che si vive in queste situazioni”.
Un punto fondamentale su cui verte il trattamento psicoterapeutico è la gestione del controllo. Per quanto una persona possa essere preparata, competente e determinata, nel momento in cui deve sostenere una prova si troverà a fare i conti con elementi che sfuggono al suo dominio.
“Non è possibile avere il controllo su ogni cosa, quindi è bene tener presente che il successo o il fallimento possono sempre essere influenzati da condizioni che non dipendono da noi. Quello che ciascuno può fare, dunque, è sforzarsi di concentrarsi su ciò che può gestire, evitando di affollare la mente di pensieri che generano paura e angoscia. Ecco perché è importante dare attenzione soprattutto al processo a tutti quei passaggi che si è in grado di pianificare e perseguire, senza caricarsi di preoccupazioni non utili a raggiungere il risultato. Sembra più facile a dirsi che a farsi, ma l’esercizio aiuta: uno sforzo continuo e consapevole, che diventa ogni volta più facile ed efficace”.
A partire da questi principi, gli strumenti terapeutici vengono poi calibrati a seconda dell’età e del contesto in cui l’ansia da prestazione emerge. Vediamo in che modo.
Come gestire l’ansia da prestazione a scuola?
L’aiuto che gli psicoterapeuti possono dare a bambini e adolescenti sta nel modificare i pensieri disfunzionali e lavorare sulle emozioni. Ciò significa imparare a riconoscerne l’intensità così da affrontare gradualmente le situazioni temute e gestire, di conseguenza, l’ansia.
“Naturalmente, è importante che i genitori siano coinvolti nei percorsi terapeutici dei figli, affinché possano apprendere come supportarli in un cambiamento che spesso contempla anche la correzione di modalità disfunzionali apprese in famiglia”. Se un bambino o un adolescente si dimostra molto preoccupato dall’affrontare le prestazioni scolastiche, per prima cosa dovrebbe essere incoraggiato sia dai genitori che dagli insegnanti. Il ruolo delle figure di riferimento è fondamentale, poiché la loro disponibilità e il loro sostegno aiutano a crescere con più sicurezze, in aggiunta alle risorse individuali biologiche e psicologiche di ciascuno.
Tutto ciò contribuisce a innescare emozioni positive e porta all’elaborazione di un’immagine di sé adeguata ed efficace. “In questo modo bambini e adolescenti saranno maggiormente capaci di gestire lo stress e di avere reazioni di adattamento di fronte a un contesto esterno avverso, o una rappresentazione ansiogena di una prova da superare”.
Si favorisce così lo sviluppo della resilienza, la capacità di rispondere in maniera positiva a momenti di difficoltà o eventi stressanti.

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Come calmare l’ansia da lavoro?
“Si evita così che l’ansia da prestazione si ripresenti nel futuro permettendo al soggetto di essere meno vulnerabile di fronte alle esperienze stressanti e di sviluppare una diversa autopercezione. Nel caso in cui l’ansia da prestazione derivi da esperienze traumatiche non elaborate, come non riuscire a parlare in pubblico per via dell’imbarazzo che si provava da bambini per timore di sbagliare, è possibile ricorrere all’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing). Si tratta di un approccio terapeutico efficace per il trattamento di disturbi traumatici e stressanti, che favorisce l’elaborazione del ricordo generatore d’ansia e l’archiviazione di quell’esperienza negativa nella memoria, in modo che la persona possa affrontare “meno zavorrata” i suoi nuovi compiti, lasciando nel passato l’ansia di prestazione legata a quell’evento ora elaborato”.
Come calmare l’ansia da prestazione sportiva?

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Come superare l’ansia da prestazione sessuale?
Anche nell’intimità può capitare di essere più preoccupati di mostrarsi all’altezza agli occhi del partner che impegnati a godere dell’esperienza. Si tratta di un problema comune a entrambi i sessi, tuttavia più diffuso tra gli uomini. “Il timore di deludere l’altro può portare a un calo del desiderio sessuale, alla difficoltà di raggiungere un pieno appagamento, e al successivo evitamento dell’intimità nel timore di rivivere situazioni percepite come autosvalutanti”. Le ripercussioni possono verificarsi anche sul piano fisico, con disturbi significativi come la disfunzione erettile. Ogni caso va valutato singolarmente sotto la guida di uno specialista, come un sessuologo, che può aiutare a affrontare le paure alla base del disagio e a migliorare la comunicazione all’interno della coppia per recuperare un rapporto più sereno e naturale con la propria sessualità.
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Le domande più frequenti
Quanto è diffusa l’ansia da prestazione?
È un fenomeno molto comune che può coinvolgere persone di qualunque età. Nasce spesso dal bisogno di approvazione, dal timore del giudizio e dalla forte pressione sociale verso il successo.
Come si riconosce?
La si individua quando la preoccupazione per una prova imminente è accompagnata da sintomi come difficoltà di concentrazione, irritabilità, tensione fisica, sudorazione o nausea, oppure quando l’ansia interferisce con lo svolgimento delle attività quotidiane.
Può passare senza aiuto?
A volte si riduce spontaneamente, ma quando diventa ricorrente o limita il benessere è consigliabile un percorso psicoterapeutico capace di intervenire sui pensieri disfunzionali e sui meccanismi che alimentano il bisogno di controllo.
Quali strumenti terapeutici sono utili?
Le tecniche più utilizzate includono il lavoro cognitivo-comportamentale, gli esercizi di rilassamento, la mindfulness e, in presenza di eventi traumatici non elaborati, l’EMDR. Nello sport risultano particolarmente utili le tecniche di respirazione e la gestione dei pensieri legati alla performance.


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