giovane uomo si allena con pesi in palestra

Vigoressia: quando l’allenamento diventa ossessione

PUNTI CHIAVE

  • La vigoressia è un disturbo del comportamento in cui il corpo viene percepito come insufficientemente muscoloso in modo distorto rispetto alla realtà.
  • Le conseguenze coinvolgono più dimensioni: sovraccarico fisico e articolare, alimentazione rigidamente controllata e iperproteica, isolamento progressivo e, in molti casi, uso di integratori o sostanze anabolizzanti con potenziali effetti sulla salute cardiovascolare e ormonale.
  • La vigoressia si sovrappone frequentemente ad altri disturbi, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi alimentari, ansia, depressione, il che rende importante una valutazione professionale che consideri il quadro nella sua interezza.
  • La cura richiede un approccio integrato: psicoterapia cognitivo-comportamentale, supporto nutrizionale e, nei casi più complessi, consulenza psichiatrica.

La vigoressia è un disturbo psicologico caratterizzato dall’ossesione per l’aumento della massa muscolare. Chi ne soffre dedica una quantità sproporzionata di tempo e attenzione all’allenamento e all’alimentazione, con conseguenze rilevanti sulla salute fisica, psicologica e sulle relazioni. Riconoscere i segnali precoci è il primo passo per distinguere una sana disciplina sportiva da una condizione che richiede supporto professionale.

Il disagio psicoemotivo può avere ripercussioni sul piano fisico

La vigoressia può causare infortuni da sovraccarico muscolare, alterazioni ormonali, danni epatici e cardiovascolari.

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Quali sono le conseguenze della vigoressia?

Le conseguenze della vigoressia coinvolgono più dimensioni e tendono ad aggravarsi nel tempo se il disturbo non viene riconosciuto e trattato.

Sul piano fisico, il sovraccarico muscolare e articolare da allenamento eccessivo – spesso senza rispettare i tempi di recupero – aumenta il rischio di infortuni cronici, tendinopatie e lesioni. L’uso prolungato di anabolizzanti e steroidi, presente in una quota significativa di chi soffre di vigoressia, può causare alterazioni ormonali, danni epatici e complicanze cardiovascolari. Nei soggetti più giovani, il ricorso precoce a queste sostanze può interferire con il normale sviluppo.

Sul piano alimentare, la dieta ipocalorica e iperproteica mantenuta con rigidità estrema non è priva di effetti nel tempo: uno squilibrio prolungato tra macronutrienti, l’uso non supervisionato di integratori e l’assenza di flessibilità alimentare possono avere conseguenze metaboliche. In alcuni casi si osservano comportamenti sovrapposti a quelli dell’ortoressia, l’ossessione per la qualità e la purezza nutrizionale degli alimenti.

Sul piano psicologico e relazionale, la vigoressia si accompagna frequentemente ad ansia, bassa autostima, pensieri ricorrenti sull’aspetto fisico e, in alcuni casi, stati depressivi. Le relazioni sociali possono subire un contraccolpo: la difficoltà ad adattare i propri orari, la rinuncia a occasioni che interferiscono con l’allenamento e la tendenza a frequentare quasi esclusivamente persone con le stesse abitudini possono contribuire a un isolamento graduale.

Va sottolineato che la vigoressia può coesistere con il disturbo ossessivo-compulsivo, con i disturbi del comportamento alimentare e con l’uso di sostanze. Questa sovrapposizione rende ancora più importante una valutazione professionale che non si limiti al sintomo più visibile, ma consideri il quadro psicologico nella sua complessità.

Come si cura la vigoressia?

La vigoressia è un disturbo trattabile. Il percorso di cura richiede tempo e un approccio integrato che coinvolge figure diverse, in relazione alla gravità del quadro.

La psicoterapia è il pilastro del trattamento: l’approccio cognitivo-comportamentale è quello con le evidenze più solide per la dismorfia muscolare. Aiuta a identificare e modificare i pensieri distorti sull’immagine corporea, a ridurre i comportamenti compulsivi legati all’allenamento e all’alimentazione e a sviluppare una relazione più flessibile con il corpo e con la prestazione fisica. In alcuni casi si ricorre anche a terapie basate sulla mindfulness o all’ACT (Acceptance and Commitment Therapy).

Il supporto nutrizionale da parte di un dietista o nutrizionista esperto in disturbi del comportamento alimentare permette di uscire da schemi alimentari rigidi, recuperando un rapporto più equilibrato con il cibo senza necessariamente rinunciare a un’alimentazione orientata all’attività fisica.

Nei casi più complessi – quando è presente depressione, ansia significativa o uso di sostanze – può essere necessaria anche una valutazione psichiatrica, che valuti l’opportunità di un supporto farmacologico in affiancamento alla psicoterapia.

Riconoscere il problema è il passaggio più difficile: chi soffre di vigoressia spesso non percepisce il proprio comportamento come patologico, interpretandolo come espressione di impegno, disciplina o stile di vita. Il supporto di persone vicine e il confronto con il medico di base o uno psicologo possono facilitare l’ingresso in un percorso di cura.

Salute fisica e salute mentale: due facce della stessa medaglia

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LE DOMANDE PIÙ FREQUENTI DEI PAZIENTI

Le domande più frequenti dei pazienti

La vigoressia colpisce solo gli uomini?

Storicamente la vigoressia è stata associata prevalentemente al genere maschile, poiché l’ideale di muscolatura elevata è stato a lungo più diffuso tra gli uomini. Tuttavia, se ne rileva un’incidenza anche tra le donne che praticano sport di forza, bodybuilding o crossfit ad alta intensità, spesso con caratteristiche cliniche sovrapponibili.

Come si distingue la passione per lo sport dalla vigoressia?

La linea di confine non è la quantità di allenamento in sé, ma il rapporto che si ha con esso. Chi pratica sport in modo intenso per passione o per obiettivi agonistici riesce generalmente ad adattare la propria routine in caso di impegni, infortuni o necessità di recupero, senza che questo provochi un disagio sproporzionato. Nella vigoressia, invece, l’allenamento occupa uno spazio predominante durante tutta la giornata, il riposo è vissuto con ansia, e qualsiasi elemento che interferisca con la routine viene percepito come un ostacolo.

La vigoressia è un disturbo alimentare?

La vigoressia è classificata come sottotipo del disturbo da dismorfismo corporeo nel DSM-5, ma condivide molte caratteristiche con i disturbi del comportamento alimentare, in particolare per quanto riguarda il controllo rigido dell’alimentazione, l’uso di integratori e il rapporto distorto con il corpo. In alcuni casi i due disturbi coesistono.

Si può continuare ad allenarsi durante il percorso di cura?

Nella maggior parte dei casi, non è necessario interrompere completamente l’attività fisica durante il trattamento della vigoressia. L’obiettivo terapeutico non è l’eliminazione dell’esercizio, ma la trasformazione del rapporto con esso: da obbligo compulsivo a scelta consapevole, con la capacità di modulare intensità e frequenza in modo flessibile.

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