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Sterilizzazione gatto

Sterilizzazione del gatto: i pro e i contro

Atto contro natura o per il bene del micio? Sono le due principali tesi contro e a favore della sterilizzazione del gatto, l’operazione chirurgica chiamata ovariectomia o orchiectomia (o più semplicemente castrazione) a seconda che si tratti di femmina o di maschio. Di sicuro è una pratica che pone un argine al “sovrappopolamento”, e dunque anche all’abbandono sconsiderato dei cuccioli e al randagismo, ed è gradita da chi non è in grado di tenere in casa molti amici a quattro zampe o non sa a chi affidare gli eventuali nuovi nati.

Spesso inoltre è una decisione che l’uomo prende per migliorare la qualità della vita, sua e del micio: mette fine alle sofferenze che spesso il calore crea nella femmina e alla ricerca ossessiva di partner da parte del maschio e allontana il rischio di malattie.

In modo diametralmente opposto la pensano i detrattori di questa drastica soluzione, secondo i quali è una pratica contro natura e crea degli scompensi in chi la subisce.
Ecco nel dettaglio di cosa si tratta, i pro e i contro e alcuni consigli nel caso si decida di ricorrervi.

In cosa consistono sterilizzazione e castrazione

Sterilizzazione della Femmina

Gatto intervento

Lo scopo della sterilizzazione delle gatte, detta ovariectomia, è quello di rimuovere le ovaie, le gonadi femminili che producono ovuli: senza gli ovuli, a questo punto, la riproduzione è impossibile, perché essendo interrotto il ciclo riproduttivo la micia non entra in calore, dunque non sente alcun impulso sessuale. Il veterinario agisce così: rasa il pelo dell’addome e disinfetta la pelle, quindi pratica un taglietto sulla pancia per poter accedere agli organi interni. A questo punto tira fuori le ovaie dalla borsa ovarica, dopo aver legato i vasi sanguigni per evitare emorragie, e le estrae.
Un altro metodo, meno usato, è la contraccezione, che non elimina la possibilità di procreare: si effettua con una pillola, che ha effetto limitato a un solo calore, o con un’iniezione, che inibisce il ciclo per 6-8 mesi.

Sterilizzazione del maschio

Castrare un maschio è invece più semplice, e l’intervento di sicuro meno invasivo. Il gatto viene sottoposto all’intervento di orchiectomia, vale a dire l’asportazione dei testicoli, a differenza di quanto avviene alle femmine con anestesia locale. Non sono necessari punti di sutura, e generalmente il micio si riprende più velocemente della micia. Esiste anche la possibilità della vasectomia, che consiste nel taglio dei dotti deferenti, piccoli tubi in cui si accumula lo sperma: è molto meno praticata, soprattutto perché non modifica i comportamenti legati alla maturità sessuale del felino, spesso alla base della decisione di farlo castrare.

Sterilizzazione del gatto: pro e contro

Le motivazioni di chi è a favore

Zuffe gatti

La sterilizzazione, sostiene chi è a favore di questa pratica, evita malattie che spesso sono causate proprio dall’accoppiamento: le principali sono la Fiv, l’hiv felino, e la Felv, la leucemia dei gatti. Sulle femmine riduce quasi del tutto il rischio di tumore mammario (spesso maligno) e di infezioni dell’utero: per evitare questo, però, la gatta va sterilizzata prima del primo calore.

E ancora: in risposta a chi considera benefico per la gatta sostenere almeno un parto, i “fans della sterilizzazione” rispondono che il rapporto sessuale non produce piacere nei felini, e che il presunto benessere dato dalla gravidanza non ha evidenza scientifica. A ciò si aggiunge il fatto che il calore provoca nella micia un cambiamento di comportamento che spesso può risultare fastidioso per chi ci convive: emette miagolii acuti e continui, si sfrega contro gambe e oggetti, è inquieta. Eliminare tutto questo, secondo i “pro”, vuol dire fare all’animale un favore. E anche all’uomo.

Discorso analogo, legato al comportamento, si può fare per i maschi, visto che il gatto dal momento in cui sente l’impulso ad accoppiarsi cambia completamente abitudini: anzitutto marca il territorio di continuo, con una uria dall’odore fortissimo, diverso da quella “normale”, e questo per chi sta in appartamento può diventare un problema. In secondo luogo tende a scappare di continuo a caccia della sua bella, tornando a casa spesso ferito in seguito alle zuffe con altri gatti, con conseguente alto rischio di infezioni e contrazione di malattie.
Anche per i maschietti, a seguito della sterilizzazione, si riducono i rischi di patologie specifiche, in questo caso prostatiche e testicolari.


Gli “effetti collaterali”

Le obiezioni dei contrari, invece, discendono da un assunto di base: sterilizzare il gatto è contro natura, un’imposizione ingiusta. Ma le motivazioni sono anche meno ideologiche: a far decidere per il no ci sono anche degli effetti collaterali, ossia l’aumento di peso (in particolare per i maschi), la perdita della femminilità e quindi un possibile arresto dello sviluppo nelle gatte, modificazioni comportamentali e nel carattere (più annoiati o aggressivi), soprattutto per i maschi.
E infine, ovviamente per le femmine di razza, la perdita dei geni: tra i sostenitori del no ci sono, dunque, gli allevatori.

Il momento giusto per sterilizzare il vostro micio

Gatto 6 mesi

La sterilizzazione può essere eseguita ad ogni età del gatto e della gatta senza controindicazioni, ma sarebbe meglio effettuarla quando l’animale è giovane. Solitamente si consiglia di farlo attorno ai sei mesi, ma ci sono diverse ragioni per eseguire l’intervento prima: etologiche, di salute e di controllo delle nascite. È la cosiddetta sterilizzazione precoce, consigliata sia per gatti di proprietà che per mici recuperati dalla strada e destinati a divenire domestici.
La decisione di intervenire con l’operazione di sterilizzazione verso il sesto mese di vita, per le femmine è motivata dal fatto che a quell’età la gatta sta andando incontro al primo calore: sottoporla all’intervento in questo momento, come abbiamo già detto, ridurrà le possibilità di contrarre tumori alla mammella.

Nel caso del maschio, si attende che i testicoli del micio siano discesi completamente, dunque (anche in questo caso) i sei mesi di vita: possibilmente prima che il gatto cominci a marcare il territorio spruzzando quella particolare urina dall’odore difficilmente sopportabile.

Cosa succede dopo l’intervento

Gatto annoiato

Nelle ore immediatamente successive all’intervento è preferibile lasciare il gatto tranquillo: per qualche giorno sarà intontito: in particolare le femmine soggette a un intervento più complicato e ad anestesia totale, avranno bisogno d’aiuto, ed è normale che dormano tanto.
ll micio, (o la micia) cercherà di alzarsi, importante è non imporgli niente, e la prima notte è meglio non farlo bere né mangiare. È normale che si lecchi la ferita insistentemente, per questo potrebbe essere utile il cosiddetto collare di Elisabetta.

Quanto costa la sterilizzazione del gatto?

Non esiste un tariffario standard per l’ovariectomia e la castrazione, e il costo varia da veterinario a veterinario. Generalmente, ma si tratta di un dato indicativo, per le femmine si aggira tra i 100 e i 150 euro, mentre per i maschi si attesta tra i 70 e i 120. Si tratta di una media soggetta a ritocchi: la tariffa sale se è stata necessaria l’asportazione dell’utero oltre quella delle ovaie, così come è possibile una sensibile differenza di prezzo non solo da una regione all’altra, ma anche da una città all’altra. Per questa e altre prestazioni, il consiglio è quello di affidarsi a un professionista serio.

Per questo può essere vantaggioso affidarsi a un’assicurazione: una buona polizza per animali domestici prevede assistenza telefonica 24 ore su 24 per informazioni pratiche, un veterinario a disposizione, lo sconto su alcune tariffe.
Un modo per tutelare i nostri piccoli amici.

Renzo Sanna
Sassarese di nascita, bolognese per amore e per lavoro. Giornalista professionista, per UniSalute scrive articoli di approfondimento su temi trasversali e aspetti legali, economici, burocratici e inchieste legate al mondo della salute.

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