Giovane donna dai capelli rossi che soffre di disturbi del sonno e cerca di riposare a letto in un ambiente rilassante

Sonniferi per dormire: come funzionano? Quali sono


I sonniferi per dormire, o sedativi-ipnotici, sono farmaci utilizzati per il trattamento dell’insonnia persistente e invalidante. Esistono diverse classi di sonniferi – benzodiazepine, Z-drugs, antagonisti della melatonina, antidepressivi e, più raramente, barbiturici – ciascuna con specifiche indicazioni e profili di rischio. L’uso di questi farmaci deve essere sempre limitato nel tempo e avvenire sotto controllo medico, poiché possono insorgere effetti collaterali come dipendenza, tolleranza, sonnolenza diurna e problemi respiratori. Un corretto inquadramento clinico è fondamentale per individuare le cause dell’insonnia e impostare un percorso terapeutico personalizzato.

Quando l’insonnia incide negativamente sulla qualità di vita, compromettendo la salute, la stabilità e le capacità di dedicarsi alle attività quotidiane, si può ricorrere all’uso di sonniferi per dormire a sufficienza.

Sebbene siano prescritti da un medico dopo attente valutazioni, questi farmaci comportano degli effetti collaterali e possono indurre dipendenza. Ne parliamo in questo articolo.

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Sonniferi: cosa sono e quando si usano?

I sonniferi, più propriamente definiti sedativi-ipnotici, sono farmaci indicati per il trattamento dell’insonnia. Vengono prescritti soprattutto quando i disturbi del sonno assumono un carattere invalidante, compromettendo il benessere psicofisico e le attività quotidiane. 

L’insonnia non è un disturbo uniforme. Può avere infatti cause diverse – psicologiche, comportamentali o legate ad altre condizioni mediche – e manifestarsi con livelli di gravità variabili. Può, inoltre, presentarsi in forma acuta o in forma cronica. Per questo motivo, non viene trattata sempre allo stesso modo.

Nei casi più lievi o derivanti da stili di vita sregolati, si interviene innanzitutto con strategie non farmacologiche. Si cerca di migliorare l’igiene del sonno impostando orari di sonno e veglia regolari, riducendo il consumo di bevande eccitanti o limitando l’uso di dispositivi elettronici nelle ore serali. Si può ricorrere anche a tecniche di rilassamento o all’impiego di integratori a base di melatonina e sostanze naturali. Specialmente nei casi in cui il disturbo è di tipo cronico, inoltre, può essere indicata la terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia (CBT-I).

La scelta di ricorrere ai sonniferi viene presa in considerazione quando l’insonnia è persistente, severa o non risponde alle prime misure adottate. La tipologia e la durata del trattamento dipendono da un’attenta valutazione clinica che tenga conto delle cause scatenanti, dell’intensità dei sintomi e della storia personale del paziente.

Sonniferi: come funzionano?

Il meccanismo d’azione dei farmaci sedativi-ipnotici dipende dal loro dosaggio: in quantità minori agiscono come ansiolitici e rilassanti, a dosi più elevate inducono il sonno. Alcuni, in dosi ancora maggiori, sono usati anche nella sedazione chirurgica, come anestetici.

Il loro impiego come sedativi-ipnotici genera nel paziente una condizione di riposo notturno simile a quella fisiologica, poiché queste sostanze possono interferire con le diverse fasi del sonno. Qualunque sonnifero non induce uno stato identico al sonno naturale, ma può per esempio reprimere la fase REM e ridurre, quindi, gli effetti benefici e rigeneranti di una notte di riposo.

I sedativi-ipnotici necessitano di prescrizione medica e appartengono a diverse categorie. Vediamo le principali.

Quali sono i sonniferi più comuni?

Esistono diverse classi di sonniferi, ognuna con un meccanismo d’azione specifico. La selezione del farmaco più adatto avviene sulla base delle cause dell’insonnia, della durata del trattamento e della presenza di altre condizioni mediche.

Benzodiazepine e composti non benzodiazepinici

Le benzodiazepine comprendono una serie di farmaci con varie proprietà, compresa quella sedativo-ipnotica. Sono utilizzate nel trattamento dell’insonnia a breve termine, poiché se ne sconsiglia l’assunzione per lunghi periodi.

I composti non benzodiazepinici, noti anche come Z-drugs, hanno effetti simili: entrambi, infatti, agiscono come antagonisti del recettore GABA. Il GABA è un neurotrasmettitore coinvolto in molti processi del sistema nervoso centrale: rallenta l’attività cerebrale, riduce il tono muscolare, l’ansia e lo stress. Perché possa svolgere la sua funzione, deve legarsi a dei recettori specifici, tra cui il GABA-A, al quale possono legarsi anche le benzodiazepine e le Z-drugs. L’effetto è l’attivazione del recettore: proprio come se a legarsi fosse il neurotrasmettitore, si attivano una serie di segnali inibitori che portano l’organismo a rilassarsi e diminuire l’attività cerebrale.

L’efficacia di questi farmaci si accompagna, in alcuni casi, a effetti collaterali: sono frequenti difficoltà di concentrazione, episodi confusionali, oltre che tolleranza e dipendenza. Le Z-drugs sembrano indurre anche parasonnie, come comportamenti violenti durante il sonno o sonnambulismo.

Barbiturici

I primi farmaci usati contro l’insonnia sono stati i barbiturici, che oggi però vengono impiegati soprattutto come antiepilettici e anestetici, poiché sono estremamente potenti. Inoltre danno luogo a molte interazioni con altre sostanze, prima tra tutte l’alcol, ma anche gli antistaminici, i narcotici, gli antidolorifici, i miorilassanti. Inoltre, poiché stimolano gli enzimi epatici che degradano numerosi farmaci, possono diminuire l’efficacia di alcuni medicinali.

Giovane donna nel suo letto che assume un sonnifero accompagnandolo con un bicchiere d’acqua

Un sonnifero efficace aiuta a migliorare la qualità del sonno notturno, garantendo un riposo ristoratore.

Antagonisti dei recettori della melatonina

In Italia è disponibile la melatonina 2 mg a rilascio prolungato, approvata per il trattamento dell’insonnia nei pazienti con più di 55 anni. Il farmaco agisce sulla presenza di melatonina, un ormone fondamentale per la regolazione del sonno, che dopo i 50 anni diminuisce progressivamente. Gli effetti di un trattamento della durata di massimo 3 mesi sono tollerati molto bene e non producono significativi effetti collaterali, né hanno interazioni con medicinali per il diabete o antinfiammatori.

Antidepressivi

A volte anche gli antidepressivi vengono usati per combattere l’insonnia. Questo può avvenire, per esempio, nel caso di pazienti che non tollerano altri farmaci, ma in genere si preferisce non farlo per via degli effetti collaterali come la sonnolenza diurna.

Sonniferi da banco

Chi soffre di insonnia a volte usa anche alcuni farmaci che si possono acquistare senza ricetta. Si tratta in genere di preparati che contengono antistaminici, utili per risolvere episodi sporadici, ma sconsigliati nel caso di problemi cronici. Prima di assumerli, è sempre consigliabili affidarsi ai consigli del proprio medico, poiché, come i sedativi-ipnotici, possono indurre sonnolenza diurna, stato confusionale e a volte nervosismo o agitazione.

Quali sono gli effetti collaterali dei sonniferi?

Come accennato, l’uso di farmaci per dormire può essere associato a effetti collaterali di diversa entità. Prima di iniziare un trattamento è importante essere consapevoli dei possibili rischi, tra cui:
  • dipendenza o assuefazione: anche dopo pochi giorni di utilizzo può svilupparsi una difficoltà a sospendere il farmaco, dal punto di vista sia fisico sia psicologico
  • sintomi da interruzione, come un peggioramento temporaneo dell’insonnia. Per questo la sospensione deve avvenire in modo graduale, riducendo progressivamente il dosaggio sotto controllo medico
  • riduzione dell’efficacia nel tempo (tolleranza), che può portare alla necessità di aumentare le dosi
  • rischio di sovradosaggio
  • calo dell’attenzione e della concentrazione
  • sonnolenza diurna, con possibili ripercussioni sulle attività quotidiane
  • problemi respiratori, particolarmente critici nelle persone anziane. Molti sonniferi, infatti, agiscono anche sui centri cerebrali che regolano la respirazione.

È importante ricordare, inoltre, che l’insonnia può rappresentare il sintomo di altre condizioni e non dovrebbe essere trattata solo agendo sul sintomo. Un inquadramento medico accurato consente di individuare le cause e di impostare un percorso terapeutico appropriato.

Il sonno è un pilastro dell’equilibrio psicofisico: incide sul sistema immunitario, sul metabolismo, sulla salute cardiovascolare e sul benessere mentale. Per questo, di fronte a un’insonnia persistente, è sempre consigliabile rivolgersi a specialisti, evitando soluzioni fai da te. A questo proposito, può essere utile considerare le soluzioni UniSalute per te che favoriscono l’accesso a visite e approfondimenti diagnostici a tariffe agevolate.

 

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Giovane donna che consulta il suo medico per indagare sulle cause della sua insonnia

L’insonnia ha molteplici cause, spesso legate a stress e abitudini scorrette; consultare un medico aiuta a identificarle e trovare soluzioni personalizzate.

Le domande più frequenti dei pazienti

Quando è necessario prendere un sonnifero?
Il ricorso ai sonniferi viene valutato quando l’insonnia è persistente, severa e non migliora con interventi comportamentali o psicologici. La prescrizione avviene dopo un’attenta valutazione medica delle cause e delle condizioni generali di salute.

Per quanto tempo si possono assumere i sonniferi?
In genere il trattamento è di breve durata. L’uso prolungato aumenta il rischio di tolleranza e dipendenza, per questo la terapia viene pianificata e monitorata dal medico.

I sonniferi creano dipendenza?
Alcune categorie, come benzodiazepine e Z-drugs, possono indurre dipendenza fisica e psicologica, soprattutto se utilizzate per periodi lunghi o a dosaggi elevati. Per questo devono essere assunte sotto stretto controllo medico.

I sonniferi da banco sono più sicuri?
Anche i farmaci acquistabili senza ricetta, come quelli a base di antistaminici, possono causare sonnolenza diurna, confusione o agitazione. È sempre consigliabile chiedere il parere del medico prima dell’assunzione.

Glossario informativo

Insonnia: disturbo del sonno caratterizzato dalla difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno.
Apnea notturna: disturbo respiratorio caratterizzato da pause nella respirazione durante il sonno.
Sindrome delle gambe senza riposo: disturbo neurologico che causa una sensazione spiacevole alle gambe e un impulso incontrollabile a muoverle.
Igiene del sonno: insieme di pratiche e abitudini che favoriscono un sonno di qualità.
Sonnifero: farmaco utilizzato per indurre o mantenere il sonno.
Terapia cognitivo comportamentale per l’insonnia (CBT-I): approccio terapeutico che mira a modificare pensieri e comportamenti che contribuiscono all’insonnia.

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