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Pidocchi nei bambini

Pidocchi nei bambini: come riconoscerli e come agire

Incubo di tutti i genitori di figli in età scolare, i pidocchi nei bambini rappresentano uno dei problemi più diffusi tra le famiglie italiane. Infatti, capita con frequenza che, dalla scuola, arrivi comunicazione di un’epidemia del parassita, contro la quale anche i genitori devono agire. Una fonte di preoccupazione che si aggiunge a quella dello stress da rientro a scuola, di cui abbiamo già parlato insieme alla dottoressa Maria Giulia Minichetti.

È bene ribadire che il problema dei pidocchi non è connesso a problemi di igiene, al contrario, è proprio sui capelli puliti che il parassita si attacca con più facilità.
Vediamo, dunque, come riconoscere i pidocchi e, soprattutto, come debellarli in maniera semplice ed efficace.

Pidocchi: cosa sono e come riconoscerli?

Oltre ad essere fastidiosi, i pidocchi nei bambini provocano una costante sensazione di prurito causata proprio dalle punture del parassita. Nello specifico, si tratta di “parassiti obbligati”, ovvero capaci di sopravvivere solo su un essere umano: la loro unica fonte di nutrimento è infatti proprio il nostro sangue, di cui si alimentano mediante piccoli morsi, dei “pizzichi” sulla testa particolarmente fastidiosi.

In generale, il ciclo vitale del pidocchio dura circa un mese:

  • Nella prima fase vi è l’uovo che, schiudendosi, dà vita ad una forma embrionale del parassita, chiamata “ninfa”;
  • Nella seconda fase, le “ninfe” crescono fino a raggiungere i 2/4 millimetri di lunghezza e un colore scuro;
  • Infine, prima di morire, il pidocchio adulto depone le uova, che dopo circa 10 giorni si schiudono dando nuovamente avvio al ciclo.

Pidocchi bambini

Un pidocchio, dunque, può vivere fino ad un mese sulla testa di una persona, ma se non viene debellato in tempo può rinnovare il suo percorso di vita, aumentando la diffusione del problema che può provocare prurito e lesioni connesse al grattarsi. È importante, sottolineano gli esperti, ribadire che questi sono i principali effetti dell’infestazione dei pidocchi che, invece, non comportano la trasmissione di malattie.

I sintomi dei pidocchi nei bambini

Pidocchi sintomi

Come riconoscere, dunque, la presenza di pidocchi sulla testa di nostro figlio? È molto raro notare il parassita nella sua forma sviluppata, più facile è individuare le uova che vengono spesso deposte alla radice dei capelli e, in particolare, dietro alla nuca.

Il rischio è quello di confondere le uova del parassita con forfora, per questa ragione è fondamentale prestare attenzione anche ad altri segnali che possono aiutarci a fare la corretta diagnosi del problema.

In primo luogo, infatti, se il bambino tende a grattarsi in testa è un primo possibile sintomo della presenza di pidocchi. In secondo luogo, gli esperti consigliano di tenere sotto controllo anche la presenza di eventuali escoriazioni, arrossamenti e graffi nelle zone più critiche.

Una volta che emerge il sospetto che nostro figlio abbia i pidocchi possiamo verificarne la presenza in prima battuta in casa. Infatti, le uova, pur assomigliando alla forfora, a sua differenza non cadranno se si scuote la testa. Per un’analisi più accurata, ci si può dotare di una lente di ingrandimento, un pettine a denti fini e un foglio bianco: a quel punto, in un luogo ben illuminato naturalmente, possiamo procedere pettinando il bambino con l’obiettivo di far cadere sul foglio eventuali corpuscoli estranei.

Pidocchi nei bambini: come debellarli?

Debellare pidocchi

Tutti i bambini con pidocchi devono essere trattati affinché l’infestazione venga interrotta e si eviti che dilaghi. È utile un trattamento anti-pediculosi anche a chiunque venga in contatto con il bambino contagiato, compreso chi condivide il letto o, in generale, un cuscino, compresi quelli dei divani o delle auto.

È fondamentale, inoltre, eseguire il trattamento anti-pidocchi su tutti i soggetti coinvolti contemporaneamente: più passa il tempo, più aumenta il rischio che non sia efficace e che i parassiti passino, semplicemente, da una testa all’altra, sopravvivendo. Gli esperti raccomandano, per sicurezza, di replicare l’applicazione della lozione anche a distanza di una settimana per assicurarsi che eventuali uova sfuggite al primo trattamento vengano eliminate.

Infine, non dimentichiamoci di lavare indumenti e arredi che possono essere venuti a contatto con i pidocchi, sui quali potrebbero essere rimaste accidentalmente delle uova,che possono, però, essere uccise da una temperatura superiore ai 55°. Si consiglia, dunque, un passaggio in lavatrice ad almeno 60°, in base al tipo di tessuto da disinfestare.

Strategie di prevenzione

Riconoscere pidocchi

Sebbene, come anticipato, non vi sia una correlazione tra la pulizia e la possibilità di prendere il parassita, esistono alcune linee guida che possiamo seguire affinché cali il rischio di pidocchi nei nostri bambini. Infatti, per tenere costantemente monitorata la situazione, gli esperti consigliano di controllare il cuoio capelluto dei bimbi almeno una volta ogni due settimane, facendo attenzione alle zone più sensibili: nuca, tempie, zona dietro alle orecchie.

Nel caso in cui venga segnalata la presenza di pidocchi tra bambini che frequentano la stessa scuola o gli impianti sportivi, è utile ripetere l’osservazione molto più spesso con il fine di individuare il più prontamente possibile le uova biancastre o i pidocchi adulti più scuri.

Così come, non appena sorge il sospetto che i nostri figli abbiano i pidocchi, è importante segnalarlo alla dirigenza scolastica e, soprattutto se è un problema inedito, consultare il proprio pediatra che saprà verificare la presenza del parassita e consigliare un prodotto disinfestante adeguato e sicuro.

Grazie al servizio “Il pediatra risponde”, incluso nella polizza assicurativa Protezione Famiglia Ragazzi, sarà possibile consultarsi con uno specialista, a disposizione per fugare ogni dubbio. Così non soltanto sarà semplice arginare problemi come quello dei pidocchi, ma anche curare e predisporre un percorso di crescita dei propri figli che metta al primo posto la salute. Conoscevate questa opportunità?

Angela Caporale
Friulana trapiantata a Bologna, dove lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione. Per UniSalute scrive articoli di approfondimento su temi trasversali legati alla salute, al benessere e alla prevenzione.

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