giovane donna davanti al computer beve acqua da bottiglia

Microplastiche negli alimenti e nell’acqua: cosa sappiamo e come limitare l’esposizione


Le microplastiche sono piccole particelle di plastica largamente diffuse nell’ambiente che si riversano anche negli alimenti. Possono essere prodotte in queste dimensioni oppure derivare dalla degradazione di materiali plastici. Le ricerche suggeriscono che possano veicolare additivi chimici e inquinanti, con possibili effetti su metabolismo, sistema immunitario e stress ossidativo, ma le conoscenze attuali restano limitate e non permettono conclusioni definitive sui rischi per la salute. È comunque possibile ridurre l’esposizione quotidiana con azioni mirate: prediligere acqua di rubinetto filtrata, limitare l’uso di plastica in cucina e preferire alimenti provenienti da filiere controllate.

Le microplastiche sono ormai parte del nostro habitat naturale: si trovano nell’acqua degli oceani, nel suolo e persino nell’aria. Una presenza diffusa che inevitabilmente arriva anche nel nostro piatto.

Negli ultimi anni l’attenzione pubblica su questo tema è cresciuta rapidamente, alimentata da numerosi studi che hanno individuato tracce di microplastiche in diversi alimenti e nel sistema idrico.

A fronte di questo crescente interesse, di recente il Parlamento europeo ha richiesto all’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) un parere scientifico che valuti gli effetti sulla salute della presenza di microplastiche negli alimenti, nell’acqua e nell’aria. L’obiettivo è colmare le lacune conoscitive ancora presenti e chiarire come queste particelle penetrino nell’organismo e lo influenzino, come passino negli alimenti e quali strumenti servano per valutare i rischi di questa esposizione. La valutazione dell’EFSA, attesa entro il 2027, fornirà una base aggiornata per guidare le scelte a tutela dei consumatori.

In attesa dei nuovi dati, facciamo il punto su cosa sappiamo oggi. Che cosa sono le microplastiche e perché sono considerate un potenziale rischio? Quali alimenti possono contenerne di più? E quali accorgimenti adottare per ridurne l’assunzione nella vita quotidiana.

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Che cosa sono le microplastiche e perché sono pericolose?

Le microplastiche sono frammenti di plastica con dimensioni inferiori ai 5 millimetri, prodotti direttamente in forma microscopica (microplastiche primarie) oppure originati dalla degradazione di materiali plastici (microplastiche secondarie). Una volta rilasciate nell’ambiente, si diffondono facilmente nell’acqua, nel suolo e nell’aria, e possono così entrare nella catena alimentare.

Oltre alla contaminazione ambientale, una potenziale fonte di esposizione sono gli imballaggi a contatto con gli alimenti. Questi possono rilasciare microplastiche durante l’uso, specialmente in seguito a sollecitazioni meccaniche come abrasione, attrito, o a causa della struttura fibrosa di alcuni materiali, come bustine da tè o filtri.

La natura e l’entità degli effetti negativi delle microplastiche sono controverse e ancora oggetto di studio. Stando alle ricerche condotte, tuttavia, queste particelle sarebbero in grado di veicolare additivi chimici, come plastificanti e coloranti, e assorbire dall’ambiente altre sostanze inquinanti, tra cui metalli pesanti.

Le conseguenze sull’organismo umano comprenderebbero:

  • stress ossidativo
  • interferenze immunologiche
  • alterazioni metaboliche
  • neurotossicità.

Secondo quanto sottolineato dall’EFSA e dalla FAO, tuttavia, le conoscenze disponibili sono ancora limitate, soprattutto per quanto riguarda la tossicità delle nanoplastiche. L’assenza di metodi analitici standardizzati, inoltre, non permette attualmente di trarre conclusioni sull’impatto reale di queste particelle sulla salute pubblica.

È necessario dunque di investire nello sviluppo e nella standardizzazione di tecniche analitiche affidabili, proseguire le ricerche sulla presenza e sugli effetti delle microplastiche nella filiera alimentare e valutare in modo più accurato sia l’esposizione acuta sia quella cronica tramite il consumo diversi alimenti.

Quali alimenti contengono più microplastiche?

La presenza di microplastiche negli alimenti varia molto a seconda dell’origine del prodotto, dei processi industriali e della qualità d’acqua utilizzata. Ecco quali sono le categorie più esposte.

Acqua potabile

L’acqua potabile è stata indicata come la principale fonte di esposizione alle microplastiche. La contaminazione interessa in particolare l’acqua in bottiglia, dato il contatto diretto con la plastica, ma può riguardare anche, in misura minore e variabile, quella di rubinetto.

Pesce e frutti di mare

Pesce e frutti di mare sono tra i principali vettori. Molluschi come cozze e vongole filtrano grandi quantità di acqua e rappresentano alimenti particolarmente a rischio, poiché vengono consumate con il tratto digerente, dove la presenza di microplastiche è più concentrata.

Sale marino

Essendo prodotto attraverso l’evaporazione dell’acqua di mare, il sale può trattenere piccole particelle presenti nell’ambiente marino.

Miele, birra, zucchero

Analisi recenti hanno individuato microplastiche anche in alcuni alimenti trasformati, probabilmente introdotte lungo la filiera produttiva, attraverso l’aria, l’acqua o i materiali di confezionamento. Sebbene le quantità siano  in genere molto basse, la loro diffusione suggerisce che l’esposizione quotidiana sia continua e che valga la pena adottare comportamenti per ridurla.

mano con microplastiche

Le microplastiche sono frammenti di plastica con dimensioni inferiori ai 5 millimetri.

Come evitare di mangiare microplastiche?

Eliminare del tutto l’esposizione alle microplastiche non è realistico, dal momento che, come si è visto, queste particelle sono largamente diffuse nell’ambiente e nella filiera alimentare. È possibile, tuttavia, ridurne l’ingestione adottando alcune scelte consapevoli. 

Preferire acqua di rubinetto, meglio se filtrata

Come si è visto, le analisi mostrano che l’acqua in bottiglia può contenere concentrazioni di microplastiche superiori rispetto all’acqua di rete. Quando l’acquedotto locale è controllato, bere l’acqua dal rubinetto rappresenta dunque una soluzione più sostenibile e spesso più sicura.

Per una protezione aggiuntiva è possibile utilizzare sistemi di filtrazione certificati, come carboni attivi o microfiltrazione.

Limitare l’uso della plastica in cucina

In cucina, l’esposizione alle microplastiche passa da diversi canali: dall’utilizzo di contenitori e utensili in plastica a imballaggi superflui a modalità di preparazione a rischio:

  • evitare il più possibile contenitori monouso
  • non riscaldare cibi contenuti in plastica non idonea al microonde o ad alte temperature
  • scegliere materiali più sicuri e durevoli come vetro, ceramica o acciaio inox
  • sostituire utensili in plastica usurati, che tendono a rilasciare particelle microscopiche
  • preferire alimenti confezionati in vetro o carta quando disponibili
  • evitare imballaggi plastici eccessivi o usa e getta
  • trasferire gli alimenti che devono essere conservati a lungo dalla plastica a contenitori più sicuri.

Scegliere prodotti ittici da filiere controllate

Pesci, molluschi e crostacei sono, come accennato, tra le specie che accumulano maggiormente le microplastiche presenti nel mare. Optare per prodotti provenienti da filiere certificate, che garantiscono controlli rigorosi e aree di pesca o allevamento regolamentate, aiuta a ridurre il rischio di contaminazione.

Particolare cautela va riservata al consumo di molluschi bivalvi come cozze e vongole, in cui la presenza di microplastiche è più concentrata. Per questo è consigliabile:

  • alternare il loro consumo con altre fonti proteiche
  • preferire prodotti provenienti da zone controllate
  • rispettare le indicazioni di stagionalità e provenienza.

Limitare l’utilizzo del sale marino

Alternare sale marino e sale da miniere di salgemma o ridurre il consumo complessivo di sale, come suggerito dalle linee guida nutrizionali, contribuisce a limitare l’assunzione alle microplastiche.

Consumare frutta e verdura di stagione

Le verdure coltivate in serra possono essere più frequentemente a contatto con coperture in plastica utilizzati per la produzione. Scegliere ortaggi stagionali e, quando possibile, locali, riduce l’esposizione a materiali plastici utilizzati nei sistemi intensivi.

Preferire tè sfuso

Alcune bustine da tè sono parzialmente composte da plastica e, una volta immerse in acqua calda, possono rilasciare microparticelle. Scegliere tè sfuso permette di ridurre l’assunzione di microplastiche e gli scarti di imballaggio.

 

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uomo conserva cibo in recipiente di vetro

Per ridurre l’esposizione alle microplastiche è utile conservare il cibo in contenitori di materiali alternativi alla plastica, come il vetro.

Le domande più frequenti dei pazienti

Le microplastiche fanno male alla salute?

Le evidenze attuali indicano che le microplastiche possono trasportare additivi e inquinanti ambientali. Alcuni studi suggeriscono potenziali effetti negativi come stress ossidativo e alterazioni a livello del sistema immunitario e del metabolismo. I dati in merito, tuttavia, sono ancora limitati e non è possibile definire con certezza il rischio per la salute umana.

Quali alimenti contengono più microplastiche?

Le più alte quantità di microplastica si trovano in pesce, crostacei e molluschi, sale marino, acqua e alcuni alimenti trasformati. 

L’acqua in bottiglia è più contaminata di quella del rubinetto?

Secondo diverse ricerche, l’acqua in bottiglia può contenere microplastiche in quantità maggiori rispetto all’acqua di rete. Quando l’acquedotto è controllato, è una buona soluzione bere l’acqua del rubinetto. L’utilizzo di filtri certificati può contribuire a ridurne le impurità.

Gli imballaggi alimentari rilasciano microplastiche?

L’EFSA ha confermato che i materiali a contatto con gli alimenti possono rilasciare microplastiche soprattutto a causa di sollecitazioni meccaniche o di strutture fibrose. Tuttavia, le conoscenze attuali non consentono una stima precisa dell’esposizione dovuta agli imballaggi.

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