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Donna con piatto di frutta

Mangiare troppa frutta fa male? In quali casi, e perché?

Insieme alla verdura, la frutta è alla base di una sana alimentazione, poiché fornisce moltissimi nutrienti indispensabili per l’organismo, come vitamine e sali minerali. Se è indubbio che consumarla faccia bene, è però legittimo chiedersi se ci sia un quantitativo “limite” oltre il quale è meglio non andare. In altre parole, mangiare troppa frutta fa male? In quali casi, soprattutto, e per quali motivi? Ne parleremo in questo articolo, supportati dai risultati di alcuni studi.

Quanta frutta bisognerebbe mangiare al giorno?

Per prima cosa, partiamo dalle basi: quanta frutta bisognerebbe consumare ogni giorno? Secondo le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dovremmo tenere in considerazione la regola del 5 e assumere quotidianamente almeno 3 porzioni di frutta e 2 di verdura. Nella dieta di un adulto medio, questa quantità si traduce in 150 grammi circa per ogni porzione di frutta. Una mela o un’arancia sono per esempio una porzione, così come una coppetta piccola di mirtilli o fragole. È importante cercare di variare il più possibile il tipo di alimento da consumare, e preferire i prodotti di stagione e coltivati localmente.

Macedonia frutta

gojak/gettyimages.it

Mangiare troppa frutta fa male?

In estate, soprattutto, quando le temperature sono elevate e c’è una grande abbondanza di frutta, può capitare di mangiarne più del solito. Se si tratta di un componente fondamentale della nostra dieta, perché allora dovremmo preoccuparcene? Dopotutto, una fetta in più di anguria sotto l’ombrellone o una scorpacciata di albicocche non apportano le stesse calorie di una doppia porzione di dolce. Eppure bisogna tenere in considerazione che, sebbene nella frutta abbondino vitamine e altri nutrienti, essa rimane una fonte di zuccheri e carboidrati: per questo motivo, non è opportuno consumarne quantità “illimitate”, tanto meno usarla per sostituire uno o più pasti al giorno. In quest’ultimo caso, il problema è anche relativo alla carenza di altri nutrienti alla quale si andrebbe incontro sulla lunga distanza.

Chi deve limitare il consumo di frutta?

Come abbiamo visto, quindi, mangiare abitualmente troppa frutta non è un’abitudine vantaggiosa per la nostra salute, ma per alcune persone lo è in maniera particolare. È il caso dei pazienti diabetici o di quanti soffrono di iperglicemia. Per loro, infatti, la dieta è ancora più importante e andrebbe sempre attentamente strutturata con l’aiuto di uno specialista, che saprà indicare il giusto quantitativo e la giusta tipologia di frutta da inserire nell’alimentazione.
Secondo le indicazioni degli esperti, riportate da diabete.net, chi ha questa patologia dovrebbe consumare frutta che non contenga più di 15 grammi di carboidrati a porzione, e nella scelta del frutto deve anche tenere in considerazione altri fattori:

  • il quantitativo di fruttosio che contiene (alcuni frutti sono più zuccherini di altri);
  • il punto di maturazione;
  • il contenuto di fibre.
Test glicemia per diabete

vgajic/gettyimages.it

Il carico glicemico: quando mangiare la frutta se si soffre di diabete

La quantità di carboidrati assunti con la dieta influenza il livello di glucosio nel sangue.

Quando si soffre di diabete o di glicemia alta, è necessario, selezionare alimenti con pochi zuccheri e un basso indice glicemico. Il consiglio è di evitare la frutta conservata, come quella sciroppata, ma anche cotta o disidratata. Il consumo dovrebbe avvenire lontano dai pasti, così da non accrescere il carico glicemico, che potrebbe essere particolarmente elevato dopo cibi come pasta e pane.

Tuttavia, è sempre utile ricordare che sarà lo specialista a valutare caso per caso, indicando al paziente quale e quanta frutta consumare e quale evitare, in base alla severità della malattia.

Il pericolo dei succhi di frutta

Donna che beve succo di frutta

Milan_Jovic/gettyimages.it

Come abbiamo visto, quindi, per ogni alimento è sempre valida la regola di tenere sotto controllo il quantitativo da assumere, e questo vale anche per la frutta, sebbene esagerare di tanto in tanto non comporti dei rischi per l’organismo. È bene invece fare molta attenzione a un prodotto che da essa deriva, e che spesso viene considerato – a torto – come un suo valido sostituto. Si tratta dei succhi di frutta, che hanno un alto contenuto di zuccheri, ma senza i benefici dell’intero alimento, poiché non possiedono lo stesso quantitativo di fibre. Bere del succo è più facile che consumare il corrispondente quantitativo di frutta fresca, ed è quindi probabile che, senza un controllo adeguato, si possa facilmente assumere troppo zucchero attraverso queste bevande. Anche in questo caso, sono i pazienti diabetici e con iperglicemia a dover fare più attenzione, ma l’assunzione andrebbe limitata per tutti: fin da bambini, è importante comprendere che mangiare un frutto è molto meglio.

Uno studio del 2013 (condotto su persone che al momento non avevano patologie croniche di rilievo) aveva ipotizzato una correlazione tra il consumo elevato di succhi di frutta e il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. Successivamente, nel 2018, una ricerca pubblicata sul Journal of Nutritional Science non ha invece trovato legami tra l’assunzione di succhi 100% frutta e il valore della glicemia o di insulina nel sangue a riposo. Anche questo studio è stato condotto su pazienti non diabetici.

Nell’ambito di una dieta sana e di un corretto stile di vita, il consumo di frutta è un elemento da cui non possiamo prescindere. Come per ogni altro alimento, è bene attenersi alle indicazioni degli esperti e rispettare le quantità consigliate soprattutto se si soffre di particolari patologie.
In questi casi, oltre ai controlli e alle visite specialistiche, può essere utile valutare un’assicurazione sanitaria come i Piani Individuali di UniSalute, che permette di ricevere un’assistenza ad hoc per le proprie necessità.

Ci avevate mai pensato?

 

Fonti:

bhf.org.uk
fondazioneveronesi.it
diabete.net

Erica Di Cillo
Erica Di Cillo vive e lavora a Bologna e da alcuni anni collabora con diverse testate online. Per il blog InSalute scrive articoli finalizzati a divulgare le buone pratiche di prevenzione e controllo della salute.

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