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Come si manifesta il Linfoma Non Hodgkin?

Il Linfoma Non Hodgkin (LNH) è un tumore maligno del sistema linfatico che colpisce in Italia circa 13.000 persone all’anno, equamente distribuite tra uomini (7.000) e donne (6.000), secondo i dati dell’AIRTUM, il Registro Tumori. A livello generale, si rileva che siano soprattutto le persone anziane a soffrire di questo tipo di patologia che, grazie alla ricerca, ha un tasso di mortalità costante, nonostante l’aumento delle diagnosi.
Vediamo, allora, in cosa consiste, quali sono i fattori di rischio e come si manifesta il Linfoma Non Hodgkin.

Linfoma Non Hodgkin: che cos’è?

Come anticipato, il Linfoma Non Hodgkin è una forma tumorale maligna del sistema linfatico e si sviluppa a partire dai linfociti B e T, ovvero due tipologie di globuli bianchi, le cellule che nei tessuti e nel sangue hanno il compito di proteggere l’organismo da infezioni e malattie. Questo tipo di tumore si può sviluppare sia nei linfonodi, ovvero degli agglomerati di linfociti parte del sistema linfatico, che in altri organi come stomaco, intestino, cute e sistema nervoso centrale.

I sintomi del Linfoma Non Hodgkin

Il primo segnale che potrebbe denunciare la presenza della malattia è l’ingrossamento di uno o più linfonodi, solitamente collo, ascelle, inguine o addome, senza provare necessariamente dolore. È importante, però, sottolineare, che questo tipo di gonfiore può indicare anche una semplice infezione dell’organismo che il sistema immunitario sta contrastando efficacemente, non necessariamente il tumore.

Altri sintomi del Linfoma Non Hodgkin dipendono dalla localizzazione del tumore:

  • in caso di milza o stomaco compaiono nausea e sensazione di pienezza anche a digiuno,
  • se localizzato nel torace, invece, i pazienti segnalano spesso casi di tosse e difficoltà respiratorie,
  • mentre quando si sviluppa all’interno del sistema nervoso centrale i segnali sono mal di testa, debolezza, difficoltà a parlare.

Non mancano casi in cui il paziente soffre di febbre, sudorazioni notturne, perdita di peso, prurito. Tutti segnali che dovrebbero sollecitare un confronto con uno specialista che sappia valutare, caso per caso, le condizioni di salute del paziente.

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Orawan Pattarawimonchai/shutterstock.com

Diagnosi del Linfoma Non Hodgkin

Per diagnosticare la presenza o meno del LNH, lo specialista indaga la storia clinica e familiare del paziente e, nel caso lo ritenga opportuno, effettua una biopsia, ovvero un esame al microscopio di una parte di tessuto del linfonodo. Il prelievo può essere poi analizzato anche attraverso alcuni test molecolari avanzati che consentono di individuare la presenza di cellule maligne, ma anche il tipo specifico di tumore. In altri casi, può essere necessaria anche una puntura lombare: l’obiettivo in questo caso è quello di individuare la presenza o meno di cellule tumorali nel fluido cerebrospinale.

Fattori di rischio e prevenzione

Sebbene non esistano strategie di prevenzione specifiche per questo tipo di tumore, il consiglio degli esperti è di far proprio uno stile di vita sano, seguendo una dieta equilibrata, facendo attività motoria e evitando obesità, fumo e alcol.

Esistono, inoltre, alcuni fattori di rischio specifici per il Linfoma Non Hodgkin, da conoscere:

  • esposizione a radiazioni o sostanze chimiche quali erbicidi e insetticidi;
  • infezioni e patologie che comportano un malfunzionamento del sistema immunitario come HIV, AIDS, malattie autoimmuni;
  • infezione da virus di Epstein-Barr;
  • infezione da Helicobacter pylori (responsabile di ulcere)

Quale terapia contro il Linfoma Non Hodgkin?

chemioterapia-linfoma

shutterstock.com

I risultati delle più recenti ricerche a proposito del Linfoma Non Hodgkin, come quella pubblicata su Nature nel 2017 e condotta da alcuni ricercatori italiani, sono molto incoraggianti: il fine è quello di individuare una terapia che possa rappresentare una valida alternativa alla chemioterapia e alla radioterapia, andando a colpire in maniera più precisa ed efficace le cellule malate. Si tratta, inoltre, di uno degli ambiti nei quali vengono sperimentati i cosiddetti “farmaci intelligenti” e limmunoterapia, mentre in alcuni casi limite si può arrivare anche al trapianto degli organi colpiti.

Il trend è, dunque, quello di una crescita del tasso di pazienti che sopravvivono a questa tipologia tumorale: la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi nel 1974 si attestava al 47% e ha raggiunto il 65-70% nel 2010, merito dell’avanzamento tecnologico e della ricerca che può dare risultati davvero positivi in questo ambito. Una ragione in più per ribadirne l’assoluta importanza.

 

Fonti:

AIRTUM
Airc.it
ail.it
fondazioneveronesi.it
nature.com

 

Angela Caporale
Friulana trapiantata a Bologna, dove lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione. Per UniSalute scrive articoli di approfondimento su temi trasversali legati alla salute, al benessere e alla prevenzione.

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