L’ipertensione di grado 1 è definita da valori di pressione sistolica tra 140 e 159 mmHg e/o diastolica tra 90 e 99 mmHg. Le linee guida ESC 2024 raccomandano di avviare subito, in caso di valori pari o superiori a 140/90 mmHg, interventi sullo stile di vita e terapia farmacologica, superando le indicazioni precedenti che prevedevano un periodo di attesa con sole modifiche comportamentali. Per i pazienti con pressione nella fascia 120-139/70-89 mmHg e alto rischio cardiovascolare, è prevista una prima fase di tre mesi con interventi sullo stile di vita, seguiti dalla terapia farmacologica se la pressione rimane pari o superiore a 130/80 mmHg. Ridurre il sale, muoversi regolarmente, controllare il peso e smettere di fumare sono le azioni più efficaci. Il monitoraggio regolare dei valori di pressione è fondamentale in ogni fase.
L’ipertensione di grado 1 è la forma di ipertensione più lieve che, tuttavia, se trascurata, può progredire minando l’equilibrio di cuore, arterie e reni. In questo articolo approfondiamo quali sono i valori pressori che identificano questo stadio, quali rischi comportano nel tempo e cosa si può fare da subito per invertire la rotta.
Cosa significa ipertensione di grado 1?
Per ipertensione di grado 1 si intende convenzionalmente la fascia iniziale dell’ipertensione, in cui la pressione sistolica si stabilizza tra 140 e 159 mmHg e/o la diastolica tra 90 e 99 mmHg in misurazioni ripetute e non occasionali.
La suddivisione dell’ipertensione in gradi (grado 1, grado 2, grado 3) è in realtà un parametro che le linee guida ESC 2024 hanno superato rispetto alle edizioni precedenti, adottando una classificazione semplificata in tre sole categorie:
- pressione arteriosa non elevata (sotto i 120/70 mmHg)
- pressione arteriosa elevata (120-139/70-89 mmHg)
- ipertensione (≥140/90 mmHg).
Quali rischi comporta la pressione alta di primo grado?
L’ipertensione di grado uno rappresenta la forma meno grave, ma non per questo va sottovalutata. Una pressione alta costante costringe il cuore a lavorare più intensamente del necessario e danneggia progressivamente le pareti dei vasi sanguigni. Nel tempo, questo stress continuo può coinvolgere più organi.
I principali rischi associati all’ipertensione di grado 1 non trattata includono:
- infarto del miocardio, per il progressivo irrigidimento e deterioramento delle arterie coronarie
- ictus cerebrale, favorito dall’aumento del rischio di ostruzione o rottura dei vasi cerebrali
- insufficienza renale cronica, poiché i reni sono tra gli organi più sensibili all’ipertensione protratta
- scompenso cardiaco, conseguenza del sovraccarico imposto al muscolo cardiaco nel lungo periodo
- retinopatia ipertensiva, con possibili ricadute sulla vista per il coinvolgimento dei vasi della retina.
Il rischio cardiovascolare non dipende solo dai valori pressori in sé, ma va valutato nel quadro complessivo della persona. La presenza di fattori aggiuntivi – diabete, colesterolo alto, sovrappeso, fumo, familiarità per malattie cardiache – può amplificare in modo significativo il pericolo anche quando la pressione supera la norma solo di poco. Per questo la gestione dell’ipertensione non è uguale per tutti: il medico valuta il profilo individuale prima di indicare il percorso più adatto.

Misurare la pressione regolarmente permette di tenere sotto controllo i valori.
Pressione alta: cosa fare?
Le linee guida ESC 2024 segnano un cambiamento importante rispetto al passato: per tutti i pazienti con pressione arteriosa pari o superiore a 140/90 mmHg, va avviato subito un intervento terapeutico comprensivo di modifiche allo stile di vita e trattamento farmacologico, senza un periodo di attesa dedicato al solo approccio non farmacologico. Il percorso deve essere sempre calibrato dal medico sulla base del profilo di rischio individuale.
Le stesse linee guida prevedono un percorso distinto per i pazienti che si trovano nella fascia di pressione arteriosa elevata (120-139/70-89 mmHg) e presentano un alto rischio cardiovascolare — ad esempio per la presenza di diabete, nefropatia cronica o malattia aterosclerotica. In questo caso il primo intervento è sullo stile di vita; se dopo tre mesi la pressione rimane pari o superiore a 130/80 mmHg, le linee guida raccomandano di affiancare anche la terapia farmacologica. Anche in questo caso, la decisione finale spetta al medico, che tiene conto di tutti i fattori clinici rilevanti.
Indipendentemente dalla scelta terapeutica, gli interventi sullo stile di vita restano un pilastro fondamentale e irrinunciabile: la ricerca clinica ha dimostrato che cambiamenti nelle abitudini quotidiane producono effetti misurabili sui valori pressori.
Alimentazione
La dieta per la pressione alta è uno degli strumenti più efficaci a disposizione. L’obiettivo principale è contenere l’apporto di sodio a non più di 5 grammi di sale al giorno prestando attenzione non solo al sale aggiunto in cucina, ma anche a quello presente negli alimenti confezionati, negli insaccati, nei formaggi stagionati e negli snack. Aumentare il consumo di frutta, verdura, legumi e cereali integrali e ridurre i grassi saturi contribuisce ulteriormente al controllo della pressione.
Movimento, peso e abitudini quotidiane
Un’attività aerobica regolare – camminata veloce, nuoto, bicicletta – è tra le strategie più efficaci per abbassare la pressione alta. L’indicazione è di svolgere 150 minuti di esercizio moderato alla settimana. Il controllo del peso è altrettanto rilevante: anche una perdita modesta produce effetti positivi sui valori di pressione. Tra le altre abitudini fondamentali troviamo:
- smettere di fumare, poiché il fumo danneggia direttamente le pareti arteriose
- ridurre il consumo di alcol
- gestire lo stress, per esempio tramite tecniche di rilassamento, respirazione o yoga
- misurare la pressione con regolarità, tenendo un diario dei valori da condividere con il medico.
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Il trattamento dell’ipertensione passa anche da modifiche delle abitudini alimentari, come la riduzione del consumo di sale.
Le domande più frequenti dei pazienti
L’ipertensione di grado 1 si gestisce solo con lo stile di vita, senza farmaci?
Le linee guida ESC 2024 raccomandano per tutti i pazienti con pressione arteriosa pari o superiore a 140/90 mmHg l’inizio di un percorso terapeutico che comprenda sia le modifiche dello stile di vita sia un trattamento farmacologico.
Dopo quanto tempo si vedono i risultati dei cambiamenti nelle abitudini?
I tempi variano da persona a persona, ma i primi effetti sulle misurazioni possono comparire già dopo poche settimane di cambiamenti costanti — in particolare sulla riduzione del sale e sull’introduzione di attività fisica regolare. Il medico valuta periodicamente l’andamento dei valori pressori per decidere se gli interventi adottati sono sufficienti o se è necessario modificare la terapia.
L’ipertensione di primo grado può evolvere verso gradi più gravi?
Sì, se non viene gestita adeguatamente. L’ipertensione lieve non trattata tende a progredire nel tempo, soprattutto in presenza di altri fattori di rischio. Intervenire tempestivamente riduce in modo significativo la probabilità che i valori peggiorino e che insorgano complicanze cardiovascolari.
Quali valori di pressione si devono raggiungere con la terapia?
Le linee guida ESC 2024 indicano come obiettivo del trattamento antipertensivo valori di pressione sistolica compresi tra 120 e 129 mmHg e diastolica tra 70 e 79 mmHg, a condizione che la terapia sia ben tollerata.


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