Intervento menisco riabilitazione
Dott. Roberto Bevoni31145 Lettori

Intervento al menisco: quanto dura la riabilitazione?

Prevenzione, diagnosi e terapia

La rottura del menisco è una delle lesioni più comuni che riguardano la delicata struttura del ginocchio, essa può avvenire secondo diverse tipologie e può colpire ad ogni età. Data l’importanza dell’articolazione e il ruolo che il menisco svolge all’interno di questo meccanismo, si tratta di un incidente da non sottovalutare. È consigliabile, infatti, intervenire subito mediante cure specifiche e, se necessario, ricorrere all’intervento chirurgico. Inoltre, importantissima è anche la fase post operatoria, durante la quale bisogna svolgere una buona riabilitazione.

Menisco: cos’è e come si può lesionare

Menisco

I menischi sono due strutture fibrocartilaginee presenti all’interno del ginocchio che fungono da cuscinetto tra il femore e la tibia, la loro funzione è quella di attenuare le sollecitazioni meccaniche cui è sottoposta l’articolazione. Hanno la forma di una mezzaluna, composta da una porzione centrale (detta corpo) e da due estremi chiamati corno anteriore e corno posteriore. I loro nomi rimandano alla posizione che occupano all’interno del ginocchio: abbiamo, quindi, il menisco mediale e il menisco laterale.

La rottura dei menischi può avvenire in base a fattori che vengono suddivisi in due grandi categorie: cause traumatiche e cause degenerative. La differenza tra le due sta nel fatto che nelle prime il trauma interessa un organo sano, queste infatti sono più frequenti nelle persone che praticano sport. Nelle degenerative, invece, la sollecitazione avviene su una struttura già degenerata, che quindi ha una resistenza inferiore rispetto ad un menisco sano. In entrambi i casi, la rottura può essere imputabile un trauma diretto, cioè con un sovraccarico determinato da una forte pressione, oppure, un movimento di rotazione.

Le lesioni meniscali possono essere suddivise anche in base alla localizzazione del problema. Potremo dunque avere in questo caso:

  • la rottura del corno anteriore
  • la lesione del corno posteriore
  • la lesione del corpo del menisco.

Infine, un’ulteriore classificazione prende in considerazione il decorso e l’aspetto della lesione, che possono dunque essere:

  • longitudinali: la ferita è un taglio che segue il corso della mezzaluna. Se non trattata, la lesione si allarga: in questo caso viene chiamata “a manico di secchio”.
  • Radiali: la rottura si insinua come un cuneo dal perimetro verso il centro del menisco. Se trascurata, può estendersi e assumere la forma di un becco di pappagallo.
  • Orizzontali: la ferita, orizzontale all’interno del corpo, talvolta degenera e il tessuto si apre. È la cosiddetta lesione di tipo flap.

Rottura del menisco: le categorie a rischio

Menisco sport a rischio

La resistenza del menisco è correlata all’età del paziente, infatti oltre i 40 anni inizia una progressiva degenerazione della cartilagine meniscale che lo rende nel tempo sempre più debole.

Negli sport ad elevata intensità e nelle attività lavorative che presuppongono un carico sul ginocchio, le lesioni sono più frequenti. I movimenti più a rischio, durante l’attività sportiva, sono quelli con rotazione veloce e flesso-estensione del ginocchio, oppure il sollevamento pesi da terra. Di conseguenza, gli sport che portano ad effettuare frequenti cambi di direzione e scatti con arresti immediati sono quelli che mettono più a rischio questa struttura, ovvero:

  • calcio
  • basket
  • rugby
  • football americano
  • tennis

Anche negli adolescenti le lesioni sono diventate frequenti: i principali motivi sono la partecipazione sempre maggiore a sport agonistici da parte dei ragazzi, e il focalizzarsi in età infantile, da parte delle famiglie, su un solo sport. Ma è negli ultraquarantenni, come detto, che la rottura del menisco è più frequente, soprattutto quella degenerativa. Inoltre, se il ginocchio in questione è affetto da artrosi, il menisco risulta essere più esposto a sovraccarico, per una diminuita elasticità della cartilagine.

Intervento menisco: in quali casi è necessario?

Intervento menisco

L’esperienza artroscopica maturata negli ultimi tre decenni ha evidenziato che il menisco è al centro del sistema di ammortizzazione del ginocchio: è, in altre parole, fondamentale per un corretto uso dell’articolazione.

La tendenza iniziale, in caso di lesione, era in passato quella di rimuovere una porzione ampia della struttura meniscale. Progressivamente, si è cercato di preservarla, asportando solo la parte rotta e salvando così, per quanto possibile, la capacità di ammortizzazione residua. Attualmente nei pazienti giovani si tende a riparare le lesioni mediante sutura, mentre in caso di rottura ampia si può optare anche per la sostituzione tramite trapianto o l’installazione di un menisco artificiale. Questi interventi vengono eseguiti spesso in artroscopia, quindi in modo poco invasivo. Nelle persone di età superiore ai 50 anni, invece, se la lesione non è complessa, è consigliabile preservare il ginocchio utilizzando trattamenti incruenti, tra i quali le infiltrazioni di acido ialuronico.

Riabilitazione dopo l’intervento al menisco: cosa sapere

L’importanza della fisioterapia

Fisioterapia intervento menisco

La fisioterapia dopo un intervento al menisco è molto importante. I protocolli variano a seconda della metodica chirurgica utilizzata: dopo l’operazione è fondamentale un programma di ripresa che tenga conto dell’infiammazione, cercando di dare quanto prima mobilità dell’articolazione e di eseguire esercizi già durante la prima settimana, dopo due-tre giorni di riposo. Dalla seconda settimana si passa al rinforzo muscolare e alla ripresa progressiva del carico sul ginocchio. Piani di ripresa più cauti devono essere osservati dopo interventi di sutura o trapianto, in cui bisogna proteggere più a lungo il sito riparato o il menisco sostituito.

Per la riabilitazione nelle prime fasi dopo l’intervento è sempre bene farsi seguire da fisioterapisti esperti, che indicheranno gli esercizi da eseguire, in palestra e a casa. La mobilizzazione passiva, come detto, inizia il primo giorno dopo l’intervento. Allo stesso tempo potranno essere utilizzati i campi elettromagnetici pulsati, una terapia consigliata per la diminuzione dell’infiammazione post-chirurgica.

Quanto dura la riabilitazione?

Riabilitazione menisco

 

 

 

Chi ha sempre praticato sport recupererà le funzionalità dell’articolazione già dopo le prime quattro settimane di fisioterapia, ma dovrà continuare ad eseguire gli esercizi per la riabilitazione, con allenamenti specifici a seconda dell’attività sportiva. Se la lesione è di piccola entità, in assenza di artrosi, il ginocchio tornerà in forma e, come spesso accade, ritroverà il livello di attività sportiva che aveva prima del trauma.

In caso di lesioni più gravi, invece, in particolar modo in presenza di grave rottura del laterale o di artrosi, la ripresa completa delle funzionalità del ginocchio sarà più lenta, anche per chi pratica sport.

La cosiddetta bonifica meniscale, ossia l’intervento, espone comunque l’articolazione ad un aumento dello stress a livello della cartilagine: sarà meglio, dunque, utilizzare calzature ammortizzate, solette in gel ed eventuali cicli di integratori che contengono componenti strutturali e protettivi per la cartilagine.

Preservare il nostro ginocchio, soprattutto con l’avanzare dell’età e se pratichiamo attività sportive che sottopongono le articolazioni a stress, è dunque una forma di prevenzione fondamentale per la nostra salute. Ma in caso di incidente o di rottura di altro tipo il primo consiglio è quello di prestare massima attenzione alla fisioterapia riabilitativa, fondamentale per non incorrere in ulteriori problemi in futuro. Per questo, esistono i piani assicurativi che aiutano a seguire un percorso di ripresa qualitativamente valido ed economicamente conveniente.

Dott. Roberto Bevoni
Medico chirurgo, specialista in ortopedia e traumatologia. Lavora come dirigente medico presso l'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dove si occupa principalmente di patologia del piede e della caviglia. È inoltre professore a contratto a titolo gratuito nel corso di laurea “Tecniche ortopediche” della Facoltà di Medicina e Chirurgia di Bologna.

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