Animale domestico: cane Benessere Mamma e bambino Osservatorio Unisalute Ragazza si allaccia le scarpe da corsa Coppia Terza Età Welfare Aziendale Unisalute
Intervento menisco riabilitazione

Intervento al menisco: quanto dura la riabilitazione?

La rottura del menisco è una delle lesioni più comuni che riguardano la delicata struttura del ginocchio, essa può avvenire secondo diverse tipologie e può colpire ad ogni età. Data l’importanza dell’articolazione e il ruolo che il menisco svolge all’interno di questo meccanismo, si tratta di un incidente da non sottovalutare. È consigliabile, infatti, intervenire subito mediante cure specifiche e, se necessario, ricorrere all’intervento chirurgico per risolvere prontamente il disagio del menisco rotto. Inoltre, importantissima è anche la fase post operatoria, durante la quale bisogna svolgere una buona riabilitazione. Vediamo, dunque, cosa accade in caso di rottura del menisco, i sintomi e in quali casi è necessario l’intervento chirurgico.

Menisco: cos’è e come si può lesionare

I menischi sono due strutture fibrocartilaginee presenti all’interno del ginocchio che fungono da cuscinetto tra il femore e la tibia, la loro funzione è quella di attenuare le sollecitazioni meccaniche cui è sottoposta l’articolazione. Hanno la forma di una mezzaluna, composta da una porzione centrale (detta corpo) e da due estremi chiamati corno anteriore e corno posteriore. I loro nomi rimandano alla posizione che occupano all’interno del ginocchio: abbiamo, quindi, il menisco mediale e il menisco laterale. La rottura del menisco può coinvolgere ciascuna delle due strutture, ma vediamo nello specifico come può verificarsi e come accorgersene.

Menisco

Tipologie di lesione del menisco

La rottura del menisco può avvenire in base a fattori che vengono suddivisi in due grandi categorie: cause traumatiche e cause degenerative. La differenza tra le due sta nel fatto che nelle prime il trauma interessa un organo sano, queste infatti sono più frequenti nelle persone che praticano sport. Nel caso, invece, di un menisco rotto per cause degenerative, invece, la sollecitazione avviene su una struttura già danneggiata, che quindi ha una resistenza inferiore rispetto ad un menisco sano. In entrambi i casi, la rottura può essere imputabile un trauma diretto, cioè con un sovraccarico determinato da una forte pressione, oppure, un movimento di rotazione. È importante aggiungere, inoltre, che la rottura del menisco è la condizione più grave, ma si registrano con frequenza anche casi di lesione del menisco che vanno ugualmente trattate con prontezza e il supporto di personale medico specializzato.

Le lesioni del menisco possono essere suddivise anche in base alla localizzazione del problema. Potremo dunque avere in questo caso:

  • la rottura del corno anteriore
  • la lesione del corno posteriore
  • la lesione del corpo del menisco.

Infine, un’ulteriore classificazione prende in considerazione il decorso e l’aspetto della lesione, che possono dunque essere:

  • longitudinali: la ferita è un taglio che segue il corso della mezzaluna. Se non trattata, la lesione si allarga: in questo caso viene chiamata “a manico di secchio”.
  • radiali: la rottura si insinua come un cuneo dal perimetro verso il centro del menisco. Se trascurata, può estendersi e assumere la forma di un becco di pappagallo.
  • orizzontali: la ferita, orizzontale all’interno del corpo, talvolta degenera e il tessuto si apre. È la cosiddetta lesione di tipo

Menisco rotto, quali sintomi?

La rottura del menisco porta alla comparsa di alcuni sintomi che possono essere facilmente riconosciuti e che richiedono un veloce intervento. La sintomatologia varia in base al tipo di lesione: nei casi di rotture traumatiche, l’articolazione è gonfia e rigida e la persona avverte un forte dolore, che generalmente peggiora nel corso di 2 o 3 giorni dal momento della rottura del menisco. Contemporaneamente, anche il gonfiore aumenta, fino a rendere molto difficoltoso qualsiasi movimento. Il menisco rotto, dunque, presenta questi sintomi nella maggior parte dei casi in contemporanea, tuttavia se non trattato prontamente può degenerare e compromettere progressivamente le funzioni dell’articolazione e/o coinvolgere nella lesione anche altre strutture, come i legamenti. Non è raro, infatti, che un evento traumatico provochi la lesione contemporanea di menisco e crociato.

Rottura del menisco: le categorie a rischio

Menisco sport a rischio

La resistenza del menisco, e dunque il rischio di lesione, è correlata all’età del paziente, infatti oltre i 40 anni inizia una progressiva degenerazione della cartilagine meniscale che lo rende nel tempo sempre più debole.

Negli sport ad elevata intensità e nelle attività lavorative che presuppongono un carico sul ginocchio, le lesioni del menisco sono più frequenti. I movimenti più a rischio, durante l’attività sportiva, sono quelli con rotazione veloce e flesso-estensione del ginocchio, oppure il sollevamento pesi da terra. Di conseguenza, gli sport che mettono più a rischio questa struttura sono quelli che portano ad effettuare frequenti cambi di direzione e scatti con arresti immediati, ovvero:

  • calcio
  • basket
  • rugby
  • football americano
  • tennis

Anche negli adolescenti le lesioni del menisco sono diventate frequenti: i principali motivi sono la partecipazione sempre maggiore a sport agonistici da parte dei ragazzi, e il focalizzarsi in età infantile, da parte delle famiglie, su una sola pratica. Ma è negli ultraquarantenni, come detto, che la rottura del menisco è più frequente, soprattutto quella degenerativa. Inoltre, se il ginocchio in questione è affetto da artrosi, il menisco risulta essere più esposto a sovraccarico, per una diminuita elasticità della cartilagine.

giocatori di tennis

Intervento al menisco: in quali casi è necessario?

La terapia proposta per una lesione del menisco varia in base alla tipologia di infortunio, alla gravità dello stesso, ma anche all’età del paziente coinvolto. Nel caso in cui, per esempio, la lesione sia lieve, può essere sufficiente un trattamento di tipo conservativo che preveda riposo, ghiaccio e farmaci (sotto stretta prescrizione del medico) in maniera tale che la lesione possa guarire spontaneamente e il dolore si allevia. Questa strategia non è, tuttavia, adatta ai casi di menisco rotto più gravi per cui è necessaria la correzione chirurgica. L’esperienza artroscopica maturata negli ultimi tre decenni ha evidenziato, infatti, che il menisco è al centro del sistema di ammortizzazione del ginocchio: è, in altre parole, fondamentale per un corretto uso dell’articolazione.

La tendenza iniziale, in caso di lesione, era in passato quella di rimuovere una porzione ampia della struttura meniscale. Progressivamente, si è cercato di preservarla, asportando solo la parte rotta e salvando così, per quanto possibile, la capacità di ammortizzazione residua.

Attualmente nei pazienti giovani si tende a riparare le lesioni mediante sutura, mentre in caso di rottura ampia si può optare anche per la sostituzione tramite trapianto o l’installazione di un menisco artificiale. Questi interventi vengono eseguiti spesso in artroscopia, quindi in modo poco invasivo. Nelle persone di età superiore ai 50 anni, invece, se la lesione non è complessa, è consigliabile preservare il ginocchio utilizzando trattamenti incruenti, tra i quali le infiltrazioni di acido ialuronico.

Intervento menisco

Artroscopia al menisco

L’artroscopia è una tecnica chirurgica altamente tecnologica e poco invasiva che, negli ultimi anni, è utilizzata con sempre maggiore frequenza nel caso di interventi chirurgici al ginocchio e, tra questi, anche per quelli legati alla rottura del menisco. Questa tecnica permette, grazie a una piccola videocamera, di visualizzare la cavità articolare ingrandita su un monitor, consentendo al chirurgo di analizzare e osservare le strutture interne al ginocchio senza dover intervenire con incisioni chirurgiche importanti. In questo modo, è possibile intervenire sulla lesione meniscale in maniera meno invasiva, tant’è che in alcuni casi l’artroscopia non richiede il ricovero ospedaliero.

Questa tecnica può essere applicata in caso di rottura del menisco, a discrezione del chirurgo. In caso di lesione del menisco senza complicanze, sono stati registrati importanti risultati grazie all’impiego dell’artroscopia, sebbene il paziente avrà una predisposizione a sviluppare l’artrosi. È importante, tuttavia, sottolineare che, nel caso di lesioni alla cartilagine, l’artroscopia può portare a un rallentamento del processo di deterioramento della cartilagine articolare, non a una risoluzione completa del problema. Infatti, essa comporta un alleviamento del dolore nell’immediato, ma l’area interessata alla lesione resta delicata e richiede anche in futuro un’attenzione specifica per evitare ulteriori disturbi o criticità.

Fisioterapia intervento menisco

Riabilitazione dopo l’intervento al menisco: cosa sapere

La fisioterapia dopo un intervento al menisco è molto importante. I protocolli variano a seconda della metodica chirurgica utilizzata: dopo l’operazione è fondamentale un programma di ripresa che tenga conto dell’infiammazione, cercando di dare quanto prima mobilità dell’articolazione e di eseguire esercizi già durante la prima settimana, dopo due-tre giorni di riposo. Dalla seconda settimana si passa al rinforzo muscolare e alla ripresa progressiva del carico sul ginocchio. Piani di ripresa più cauti devono essere osservati dopo interventi di sutura o trapianto, in cui bisogna proteggere più a lungo il sito riparato o il menisco sostituito.

Per la riabilitazione nelle prime fasi dopo l’intervento è sempre bene farsi seguire da fisioterapisti esperti, che indicheranno gli esercizi da eseguire, in palestra e a casa. La mobilizzazione passiva, come detto, inizia il primo giorno dopo l’intervento. Allo stesso tempo potranno essere utilizzati i campi elettromagnetici pulsati, una terapia consigliata per diminuire l’infiammazione post-chirurgica.

Quanto dura la riabilitazione?

Riabilitazione menisco

Chi ha sempre praticato sport recupererà le funzionalità dell’articolazione già dopo le prime quattro settimane di fisioterapia, ma dovrà continuare a eseguire gli esercizi per la riabilitazione, con allenamenti specifici a seconda dell’attività sportiva. Se la lesione del menisco è di piccola entità, in assenza di artrosi, il ginocchio tornerà in forma e, come spesso accade, ritroverà il livello di attività sportiva che aveva prima del trauma.

In caso di lesioni più gravi, invece, in particolar modo in presenza di grave rottura del menisco laterale o di artrosi, la ripresa completa delle funzionalità del ginocchio sarà più lenta, anche per chi pratica sport.

La cosiddetta “bonifica meniscale”, ossia l’intervento, espone comunque l’articolazione a un aumento dello stress a livello della cartilagine: sarà meglio, dunque, utilizzare calzature ammortizzate, solette in gel e assumere, ciclicamente e seguendo le indicazioni di un medico, degli integratori che contengono componenti strutturali e protettivi per la cartilagine.

Preservare il nostro ginocchio, soprattutto con l’avanzare dell’età e se pratichiamo attività sportive che sottopongono le articolazioni a stress, è dunque una forma di prevenzione fondamentale per la nostra salute. Ma in caso di incidente o di rottura di altro tipo il primo consiglio è quello di prestare massima attenzione alla fisioterapia riabilitativa, fondamentale per non incorrere in ulteriori problemi futuri. Per questo, esistono i piani assicurativi come Fisioterapia di UniSalute, che aiutano a seguire un percorso di ripresa qualitativamente valido ed economicamente conveniente.

Articolo aggiornato da Angela Caporale utilizzando come fonti:

humanitas.it
ospfe.it

Dott. Roberto Bevoni
Medico chirurgo, specialista in ortopedia e traumatologia. Lavora come dirigente medico presso l'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dove si occupa principalmente di patologia del piede e della caviglia. È inoltre professore a contratto a titolo gratuito nel corso di laurea “Tecniche ortopediche” della Facoltà di Medicina e Chirurgia di Bologna.

12 Commenti

  1. Lina ha detto:

    Buonasera ho 55 anni da due mesi che le ginocchie mi scricchiolavano poi una sera salendo le scale la gamba destra mi si fece un rumore così forte che rimasi bloccata che non riuscivo più ad appoggiare il piede a terra, sono andata da un ortopedico sulla mia zona dove mi ha consigliato di farmi tre infiltrazioni con analgesico e cortisone. Sono stata circa un mese alquanto bene,a ora ho di nuovo il dolore nel ginocchio destro dove ho fatto la Risonanza magnetica e risulta lesionati i menischi tutti e due ma il più rovinato adesso è il destro che comincio di nuovo a non camminare bene e mi fa male, sto prendendo da 2 giorni mattina e sera arcochesia da 60 comp e efferalgan paracetamolo solo a pranzo. Cosa mi consigliate? Queste comprese le prendo da ieri sera, e il caso da fare riabilitazione o da operare?vorrei un Vs consiglio o farmi infiltrazione con acido ianulorico? Aspetto un Vs riscontro al riguardo porgo cordiali saluti

    1. Il Blog di UniSalute ha detto:

      Buonasera Lina, scusa il ritardo della risposta, purtroppo il tuo commento ci era sfuggito. Può esserti ancora utile un nostro contributo o, come speriamo, si è risolto tutto per il meglio?
      Grazie e scusa ancora.

  2. Luigi Di Campli ha detto:

    Buon giorno alla fine di Agosto 2017 ho iniziato ad avere dei fastidi al ginocchio dx , il dottore che mi ha visitato dopo avergli portate le normali I radiografia ha evidenziato :epicondilità ginocchio dx, rizoartrosi bilaterale e meniscopatia mediale dx in iniziale poliartrosi , mi e stata prescritta artrosulfur visc per 30 gg.
    synflex forte 550 , 10 laser a ultrasuoni e 10 tecar dopo di aver fatto questa riabilitazione cmq il dolore non e passato allora mi sono recato ad un altro dottore il quale mi ha prescritto una R.M. la stessa ha evidenziato
    le seguenti diagnosi quadro artrosico tricompartimentale,meniscosi con lesione del corpo-corno posteriore del menisco interno,meniscosi del corpo-corno del menisco esterno , sostanzialmente nella norma il pivot centrale e le componenti capsule-legamentose,verosimile cisti ossea erosiva e carico della testa peroneale ,tendinopatia inserzionale del tendine quadricipitale ,entesopatia inserzionale calcifica del tendine rotuleo in sede tibiale , lieve distensione reattiva della borsa del gastrocnemio-semimembranoso , sinovite reattiva con lieve quota di versamento endoarticolare ,ispessimento reattivo delle settature deel corpo adiposo di Hoffa, rotula in lieve atteggiamento di iperpressione esterna
    Il dottore vista la RM ha prescritto 10 sedute di tens e ionoforesi con l’acquisto del farmaco EXNEF 60 ,ho 57 anni a questo punto non so perche alcuni mi hanno detto di operare ma a 57 anni mneglio di no c’e chi mi ha prescritto di fasre 1 puntura di acido ianuronico con ecografo detto che l’ultima terapia ancora non viene iniziata a questo punto vorrei avere un consiglio grazie

  3. Catia ha detto:

    Buona sera, soffro di grave instabilità rotulea bilaterale al ginocchio dx e modesta al ginocchio sx.a marzo 2018sono stata sottoposta al intervento ginocchio dx con tta e plastica rotulea ,dopo quattro mesi di FKT e rinforzo del quadricipite sto abbastanza bene con un po’ di dolore a salire e scale o a mettere carico totale con ginocchio un po’ piegato e smette apenna rilascio ( la mia domanda è:il dolore che sento è una cosa normale?passa continuando rinforzo muscolare in palestra?.
    Ad oggi dopo 4 mesi anche il ginocchio sx comincia a darmi problemi : 2/3volte lussazione di rotula, lieve dolore e blocco della arto dopo 10min che rimango ferma in piedi. se dovrei operarmi con la stessa tecnica ,quanto tempo dovrebbe passare tra un intervento e la altro? Grazie in attesa di una risposta
    Cordiali saluti

    1. Dott. Roberto Bevoni ha detto:

      Buongiorno Catia,
      il decorso postoperatorio è regolare, normale che ci sia ancora un po’ di dolore. Continui con il percorso di recupero funzionale.
      Tra un intervento e l’altro consiglio di lasciar passare 1 anno, in modo che il ginocchio operato sia in grado di sostenerla durante il periodo postoperatorio del prossimo intervento.
      Grazie per averci scritto, continui a seguirci. A presto.

  4. MARIO ha detto:

    Buongiorno ,ho 66 anni e da 23 ho una fessurazione obbliqua incompleta del C8 menisco mediale del ginocchio dx.
    Già 23 anni fa ho evitato l’intervento chirurgico. Ho imparato a convivere con un dolorino ,ho anche fatto sport quale corse amatoriali di max 10 Km. Quando faccio le scale o percorsi a piedi accidentati il dolore aumenta.Adesso che dello sport ne faccio meno in dolore è aumentato,pur avendo momenti buoni e meno buoni.Ho provato ad abbandonare la corsa e fare della bicicletta ed il dolore non compare.
    Mi sono deciso a tornare dall’ortopedico che mi ha consigliato di intervenire chirurgicamente e di asportare la lesione meniscale e pulizia articolare.
    Io sono sempre molto prevenuto negli interventi chirurgici se non di necessità urgente.
    Quindi sono nel dubbio di efettuarlo . Cosa mi consigliate?

  5. Lorenza ha detto:

    Buongiorno,a seguito di un intervento di meniscectomia parziale del menisco laterale, causa lesione del corno posteriore mediale mi si è formata una borsite pararotulea che l ortopedico ha provveduto a siringare e che,purtroppo si è riformata .Cosa mi consiglia di fare prima di arrivare a siringarla di nuovo e in ultima analisi a inciderla,È utile la tecarterapia o altro?Grazie per L’attenzione

  6. Elena ha detto:

    Buongiorno 🙂
    Ho 32 anni, non sono sportiva. Da mesi avverto uno scricchiolio al ginocchio destro, senza particolari dolori. Tutto in seguito ad un trauma, una rotazione del femore a piede fisso al suolo.
    Mi son recata dal medico, il quale mi ha indirizzato verso una risonanza.
    Il referto è: “il menisco mediale presenta lesione verticale a decorso longitudinale del corno posteriore, tendente ad isolare frammento in corrispondenza dell’apice.
    Neil imiti menisco esterno Regolari i legamenti crociatii e collaterali.
    non versamento articolare.
    Appena più evidente la plica sinoviale medio patella, concomitanza assottigliamento delle cartilagini ialine alla cresta mediana della rotula. Regolare tendine sottorotuleo”.

    Vedrò l’ortopedico a breve.
    Ormai i dolori iniziano ad essere molto forti.

    Quale potrebbe esser l’iter che mi aspetterà?
    E c’è qualcosa che posso fare, oltre a prendere synflex, per far diminuire i dolori?
    Io sono ormai molto condizionata nella quotidianità a svolgere qualsiasi movimento e sento dolore anche stando seduta, non riesco più a camminare serenamente e … se lo faccio… i dolori son sempre più forti.
    Lo scricchiolio è però diminuito.

    Ringrazio per una eventuale risposta.

  7. Lucia nappi ha detto:

    salve o bisogno di consigli un anno fa sono stata operata al menisco cartilagine o fatto fisioterapia ed altro ma e più di n anno che non riesco più a camminare o consultato altri ortopedici o fatto tanti esami ma nessuno mi sa dire come mai unica cosa e che mi dicono infiammazione nessuno mi da una cura cosa posso fare o 52 anni

  8. Fabiola Segna ha detto:

    Buonasera ho 52 anni e 10 giorni fa ho fatto un intervento in artoscopia per una lesione meniscale.Dopo una settimana ho fatto il controllo e mi hanno consigliato un ciclo di fisioterapie.Sono un po’ in ansia perché ho paura che anche dopo fatto le fisioterapie io non possa più camminare correttamente,adesso faccio fatica a camminare non riesco assolutamente a piegare la gamba e dopo qualche passo sento la gamba irrigidirsi e appesantirsi al punto che devo sedermi e sollevarla.È normale che io abbia questi sintomi? Una volta iniziati gli esercizi di fisioterapia miglioreranno le cose? Ho paura di non camminare più correttamente….

    1. Il blog di UniSalute ha detto:

      Ciao Fabiola, la fisioterapia serve proprio ad evitare tutte le complicanze che ravvisi e segnali dopo un intervento di meniscectomia: con il passare del tempo, quindi, la situazione dovrebbe migliorare. Ti facciamo i migliori auguri di pronta guarigione 🙂

  9. Margareta ha detto:

    Buona sera, ho 56 anni, in seguito ad una caduta ho fatto un RMN mi hanno trovato note artosiche al comparto mediale con condropatia e edema spongioso midollare alla porzione posteriore del’epifisi tibiale, meniscopatia mediale con rottura del corno posteriore, mi e stato detto che non sono da operare ma devo fare ciclo di FKT per rinforzo muscolare e FKT antalgica (laserterapia ,magnetoterapia). E meglio seguire la fisioterapia, mi aiutera ad stare meglio e sparire il dolore, oppure e meglio se mi potessi operare ? Grazie per una eventuale risposta!

COMMENTA