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Infezione da hantavirus: quali sono i sintomi e come si trasmette?


Gli hantavirus sono una famiglia di virus a RNA che ha il proprio serbatoio naturale in alcune specie di roditori. I ceppi che possono trasmettersi all’uomo sono presenti in varianti diverse in America, Europa e Asia. Il contagio avviene soprattutto inalando particelle aerosolizzate di urine, feci o saliva di topi o venendo in contatto con oggetti infetti. Il virus Andes è l’unico in grado di trasmettersi tra esseri umani. I sintomi iniziali sono di tipo similinfluenzale, ma possono evolvere nella sindrome cardiopolmonare oppure nella febbre emorragica con sindrome renale. Non esistono cure specifiche né un vaccino: il trattamento è di supporto, mentre la prevenzione si basa su misure per.contenere il contatto con i roditori ed evitare, nel caso del virus Andes, la trasmissione interumana.

Un focolaio scoppiato tra aprile e maggio 2026 sulla nave da crociera MV Hondius, salpata dalla Patagonia e poi evacuata alle Canarie, ha riacceso i riflettori internazionali sugli hantavirus, una famiglia di virus trasmessi dai roditori all’essere umano.

I tre decessi registrati e i diversi casi confermati tra passeggeri ora rientrati nei rispettivi Paesi di provenienza hanno alimentato preoccupazione e domande. Proviamo allora a fare chiarezza: che cosa sono gli hantavirus, come avviene il contagio, quali sono i sintomi e quali le possibilità di cura?

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Che cosa sono gli hantavirus e dove si trovano nel mondo?

Gli hantavirus sono una famiglia di virus a RNA, il cui serbatoio naturale è costituito da diverse specie di roditori selvatici, che eliminano il virus tramite saliva, urina e feci. Ad oggi sono stati identificati diversi ceppi patogeni per l’uomo, distribuiti in differenti regioni geografiche:

  • nelle Americhe circolano varianti come il virus Sin Nombre e il virus Andes (particolarmente diffuso in Argentina e Cile, che ha interessato l’ultimo focolaio), responsabili della sindrome cardiopolmonare da hantavirus, una forma respiratoria rara ma potenzialmente grave
  • in Europa e Asia prevalgono invece ceppi come Dobrava e Puumala, associati alla febbre emorragica con sindrome renale, che interessa principalmente i reni e il sistema circolatorio.

Le infezioni da hantavirus restano comunque eventi rari a livello globale. Come segnalato dall’Istituto Superiore di Sanità, nel 2025, i casi registrati in otto Paesi del continente americano sono stati 229, con un tasso di letalità del 25,7%, mentre in Europa, nel 2023, sono state notificate 1.885 infezioni (0,4 casi ogni 100.000 abitanti). In Asia orientale, soprattutto in Cina e Corea del Sud, la febbre emorragica con sindrome renale continua invece a causare migliaia di casi ogni anno, sebbene l’incidenza sia in diminuzione. In Italia non sono stati documentati casi di infezione.

Anche a fronte del recente focolaio, l’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) stima per la popolazione europea un rischio molto basso. Bisogna considerare infatti che, anche nell’eventualità di una trasmissione legata ai passeggeri evacuati dalla nave, il virus non si diffonde facilmente da persona a persona. Difficilmente potrebbe causare epidemie, soprattutto se vengono applicate le normali misure di prevenzione e controllo delle infezioni. Inoltre, il roditore che rappresenta il serbatoio naturale del virus Andes non è presente in Europa: una circolazione stabile del virus è dunque improbabile.

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Gli hantavirus hanno il loro serbatoio naturale in diverse specie di roditori.

Come si contagia l’hantavirus?

Il contagio da hantavirus avviene per contatto con gli escreti di animali infetti o con ambienti contaminati. Generalmente, una persona contrae l’infezione inalando saliva, urina o feci aerosolizzate o toccando superfici infette. Questo spiega perché molti casi si verifichino durante la pulizia di edifici infestati da roditori. Più rara è la trasmissione tramite il morso di un roditore infetto.

Il virus Andes è l’unico hantavirus per cui sia stata documentata, sebbene raramente, la trasmissione interumana, attraverso contatti stretti e prolungati. 

Hantavirus: quali sono i sintomi?

Il periodo di incubazione è generalmente compreso tra 1 e 8 settimane. I primi sintomi dell’hantavirus sono aspecifici e ricordano una sindrome similinfluenzale

Dopo alcuni giorni, a seconda della specie virale, il quadro può evolvere nella sindrome cardiopolmonare, con tosse, dispnea, accumulo di liquido nei polmoni e ipotensione fino allo shock, oppure nella febbre emorragica con sindrome renale, con manifestazioni emorragiche, sangue nelle urine e progressiva insufficienza renale.

Come curare l’hantavirus?

Per l’infezione da hantavirus non esiste attualmente un trattamento antivirale specifico né un vaccino. La terapia è quindi sintomatica e di supporto, tanto più efficace quanto prima viene avviata. Nella sindrome cardiopolmonare sono di solito necessarie l’ossigenoterapia stabilizzazione della pressione arteriosa. Le forme severe possono richiedere ventilazione meccanica o ossigenazione extracorporea a membrana (ECMO). Per la sindrome renale da febbre emorragica si può ricorrere alla dialisi e alla somministrazione di antivirali.

La prevenzione, in assenza di un vaccino, consiste in una serie di accorgimenti volti a ridurre al minimo i contatti con i roditori:

  • tenere gli spazi abitativi e lavorativi puliti e ordinati, in modo da privare i roditori di cibo e nascondigli
  • chiudere ermeticamente fessure, crepe e qualsiasi varco che possa lasciar entrare i roditori negli edifici
  • mettere al sicuro cibo e spazzatura in recipienti chiusi e protetti dagli animali
  • aerare e pulire con cura gli ambienti in cui compaiono tracce di topi
  • evitare di utilizzare scopa e aspirapolvere per la pulizia così da non sollevare polvere
  • bagnare prima le aree contaminate con un detergente o un disinfettante, e solo dopo procedere con la pulizia
  • lavare bene le mani al termine di attività a rischio o dopo aver maneggiato materiali sospetti.

Nel caso del virus Andes – per cui esiste il rischio di contagio tra persone – le misure preventive includono anche le abituali cautele per evitare il contagio di infezioni respiratorie, come lavare frequentemente le mani, coprire naso e bocca quando si tossisce o starnutisce e mantenere distanze adeguate negli ambienti chiusi.

 

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giovane donna con febbre distesa sul divano

L’infezione da hantavirus si manifesta inizialmente con sintomi similinfluenzali.

Le domande più frequenti dei pazienti

Come si trasmette l’Hantavirus?

Il contagio avviene tramite il contatto, perlopiù per inalazione, con saliva, urina o feci di roditori infetti, o con superfici contaminate.

L’hantavirus si trasmette da persona a persona?

La trasmissione interumana è una possibilità documentata solo per il virus Andes, presente nelle Americhe, in particolare in Argentina e Cile. Avviene attraverso contatti stretti e prolungati con un individuo infetto.

C’è rischio di contrarre l’hantavirus in Italia?

Le autorità sanitarie internazionali ECDC e OMS considerano molto basso il rischio per la popolazione generale europea, e quindi anche italiana. Nel nostro Paese non sono mai stati documentati casi autoctoni. Il roditore serbatoio del virus Andes non è presente sul territorio nazionale. Il monitoraggio resta comunque attivo per i viaggiatori di rientro da aree endemiche e per i contatti stretti dei casi sospetti, secondo i protocolli di sorveglianza epidemiologica internazionali.

Si può prevenire l’hantavirus?

Non essendo disponibile un vaccino, la prevenzione si basa sulla riduzione del contatto con i roditori e i loro escreti. Le misure includono la chiusura di crepe e aperture negli edifici, la corretta conservazione di alimenti e rifiuti, l’aerazione e la pulizia accurata di locali infestati, l’uso di disinfettanti su superfici contaminate. Nel caso del virus Andes, a questi accorgimenti si aggiungono le consuete norme igieniche per evitare il contagio di infezioni respiratorie.

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