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fluoro ai bambini

Fluoro ai bambini contro la carie: fa bene o no?

Per evitare problemi in età adulta, sin da piccoli è bene curare la salute dei denti e mettere in pratica una strategia di prevenzione che eviti la formazione di carie già da bambini. Naturalmente, a 2, 3 o 4 anni, la responsabilità di una corretta igiene orale ricade sui genitori che, probabilmente, si saranno chiesti se il fluoro ai bambini faccia bene oppure no. La risposta è semplice: il fluoro è un elemento benefico e la fluoroprofilassi rappresenta una strategia vincente contro la carie, ma non bisogna sottovalutare il metodo di somministrazione e il dosaggio. Vediamo, dunque, come tutelare la salute dei denti dei più piccoli attraverso i consigli tratti dalle Linee guida del Ministero della Salute.

Fluoro: cos’è e a cosa serve

Il fluoro è un minerale che, nel corpo umano, è presente soprattutto nei denti e nelle ossa. Ad esso è scientificamente riconosciuto un importante ruolo nella prevenzione della carie e nella remineralizzazione dei denti, meccanismo attraverso cui, tramite la saliva, vengono portati minerali sulla superficie dentale, fortificandola e inibendo il processo di demineralizzazione. Il fluoro, inoltre, svolge un’azione antibatterica e impedisce l’adesione ai denti dello Streptococco Mutans, uno dei principali batteri responsabili delle lesioni cariose. Per tutte queste ragioni, un’esposizione insufficiente al fluoro rappresenta un importante fattore di rischio per la comparsa della carie.

Come assumiamo il fluoro

È presente in diversi alimenti, anche se in concentrazioni differenti, ed è contenuto nelle acque potabili. Tuttavia, secondo il Ministero della Salute, difficilmente si riesce ad assumere una quantità di fluoro ottimale per la fluoroprofilassi attraverso l’acqua o la dieta (con “fluoroprofilassi”, specifichiamo, si intende la prevenzione della carie tramite il fluoro).

Ora che conosciamo meglio questo elemento, scopriamo da dove nascono i dubbi sulla somministrazione di fluoro ai bambini.

Fluoro sì, fluoro no: da dove nasce il dubbio?

Se i benefici del fluoro per la salute dentale sono piuttosto chiari, esistono maggiori perplessità circa le sue modalità di assunzione. Nel tempo, infatti, sono stati sviluppati diversi metodi di somministrazione di tale sostanza, come acqua fluorata, latte addizionato di fluoro, gocce, compresse, sale, dentifrici, gel, vernici, solo per fare degli esempi: nel corso dell’articolo, quindi, cercheremo di fare chiarezza su questo punto, illustrando le attuali Linee guida del Ministero.

Fluori dentifricio

MarkSwallow/gettyimages.it

Le preoccupazioni in merito al consumo di fluoro, però, riguardano anche i suoi possibili effetti sull’organismo. Un aspetto che potrebbe allarmare i genitori, infatti, è la fluorosi dentale; tuttavia, come vedremo, difficilmente questa condizione rappresenta un pericolo concreto nel nostro Paese.

Per completezza, approfondiamo brevemente cos’è la fluorosi dentale, da cosa è provocata e come proteggere i più piccoli da questa problematica.

Fluorosi dentale nei bambini: che cos’è e come evitarla

La fluorosi dentale è una patologia che si manifesta con la comparsa di macchie chiare o scure sui denti, ed è dovuta a un’esagerata e prolungata assunzione nel tempo di fluoro. Chi è affetto da fluorosi, in genere, è esposto a più fonti di questa sostanza come, ad esempio, acqua fluorata, supplementi fluorati, dentifricio (se ingerito), ecc. e un’eccessiva assunzione di fluoro può dar luogo anche a fluorosi scheletrica, che determina un indurimento anomalo delle ossa.

Fluorosi e dentifricio

Come spiega il Ministero della Salute, utilizzare un dentifricio fluorato prima dei 12 mesi di vita può essere associato a un aumento del rischio di fluorosi, così come adoperare un dentifricio con almeno 1000 ppm di fluoro fino ai 5-6 anni di età. Ciononostante, come vedremo, il Ministero suggerisce di usare un dentifricio con almeno 1000 ppm già dai 6 mesi come fluoroprofilassi: l’importante è somministrare al bambino una piccolissima dose di prodotto, che deve essere pari alla grandezza di un pisello (pea size), e controllare che non lo ingerisca involontariamente durante il lavaggio dei denti.

dentifricio fluoro

Halfpoint/gettyimages.it

Il fluoro nelle acque potabili

C’è poi la questione del fluoro contenuto nelle acque potabili. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), generalmente, l’acqua potabile è la fonte di fluoro più significativa e il CDC (Centers of Disease Control and Prevention) consiglia di regolare l’impiego di prodotti a base di fluoro – ad esempio gli integratori – sulla base del quantitativo di questa sostanza presente nell’acqua potabile della propria zona, al fine di evitare la fluorosi dentale nei bambini.

In Italia, questo non rappresenterebbe un problema concreto. L’Istituto Superiore di Sanità, infatti, spiega che il contenuto di fluoro nelle acque del Paese è, mediamente, pari a 1 mg/l, quindi pienamente conforme a quanto stabilito dal decreto legislativo n. 31/2001 che stabilisce in 1,5 mg/l il quantitativo massimo di fluoro nelle acque potabili; questo ad eccezione di certe località, come alcune zone vulcaniche, che tendono a presentare valori più alti. La presenza di sufficienti livelli di fluoro nella maggior parte del territorio ha fatto sì che in Italia non venisse attuata la fluorurazione delle acque come forma di fluoroprofilassi, pratica che prevede l’aggiunta di fluoro nelle acque potabili applicata da altri Paesi.

Come ha spiegato Laura Strohmenger in un articolo pubblicato qualche anno fa sul Corriere della Sera, coordinatrice delle attività del Centro di Epidemiologia Orale e Odontoiatria di Comunità dell’OMS, in Italia, il rischio di fluorosi sarebbe inesistente, in virtù della quantità di fluoro contenuta nelle acque degli acquedotti e in quelle minerali, ad eccezione di alcune aree. Per quanto riguarda l’alimentazione, inoltre, solo il pesce azzurro conterrebbe un buon livello di questa sostanza, ma per raggiungere la dose di rischio bisognerebbe mangiarne tutti i giorni in elevate quantità.

Come somministrare il fluoro ai bambini?

Per capire come somministrare il fluoro ai bambini, vediamo quali sono le indicazioni presenti nelle Linee guida del Ministero della Salute che definisce la fluoroprofilassi una “pietra miliare” nella prevenzione della carie.

Innanzitutto, circa le modalità di assunzione, il Ministero precisa che i mezzi più utilizzati per la fluoroprofilassi sono quelli per via topica (dentifrici, gel, collutori) e che il dentifricio fluorato rappresenta lo strumento più importante per prevenire la carie. Sull’assunzione di integratori, invece, ci sarebbero evidenze scientifiche controverse: nei denti da latte, infatti, la loro efficacia non sarebbe stata chiarita. Oggi, quindi, molti dentisti consigliano di preferire la somministrazione topica: in questo modo, i più piccoli imparano a curare la propria igiene orale e, contemporaneamente, tutelano i denti dalle formazioni cariose.

Fluoro bambini

ChristopherBernard/gettyimages.it

Modalità di somministrazione del fluoro ai bambini da 6 mesi a 6 anni

Nello specifico, il Ministero della Salute suggerisce due modalità di somministrazione di fluoro ai bambini dai 6 mesi ai 6 anni:

  • l’utilizzo, 2 volte al giorno, di dentifricio contenente almeno 1000 ppm di fluoro, in dose pea-size, ovvero una punta di dentifricio grande come un pisello;
  • l’utilizzo di integratori al fluoro in situazioni specifiche: questi, infatti, dovrebbero essere prescritti dal pediatra quando è difficile fornire al bambino il fluoro attraverso il dentifricio oppure come forma di prevenzione aggiuntiva nel caso in cui il piccolo sia a rischio carie.

Dai 6 anni in poi, la fluoroprofilassi avviene attraverso l’uso di dentifricio con almeno 1000 ppm, due volte al giorno.

Fluoro ai neonati

La somministrazione di fluoro per via sistemica prima dell’eruzione dei denti non sarebbe utile a prevenire la carie. Il Ministero della Salute, infatti, specifica che la funzione preventiva del fluoro assunto in modalità topica, dopo la crescita dei denti, risulta più efficace rispetto alla modalità sistemica assunta in fase pre-eruttiva. La fluoroprofilassi, dunque, dovrebbe iniziare quando spuntano i primi denti.

Le linee guida del Ministero della Salute, ovviamente, forniscono indicazioni generali: sarà poi il pediatra o il dentista a dare ai genitori istruzioni specifiche in relazione alla tipologia di fluoroprofilassi più appropriata, valutando caso per caso.

Come in ogni passaggio della crescita dei bambini, è fondamentale sapere di poter contare su un professionista di fiducia a cui sottoporre dubbi, domande e a cui rivolgersi in caso di necessità. Per garantirsi la sicurezza di un servizio ottimale, è possibile stipulare la polizza UniSalute Dentista che prevede visite odontoiatriche di controllo e fluorazione gratuite, nonché trattamenti a tariffe agevolate presso le strutture convenzionate: un investimento prezioso per assicurare, ai nostri figli, un sorriso smagliante.

 

Articolo scritto con il contributo di Angela Caporale.

 

Fonti:

salute.gov.it
ospedalebambinogesu.it
epicentro.iss.it
who.int
cdc.gov
corriere.it

Mara D'Angeli
Riminese, lavora nel campo della comunicazione e della scrittura. Per il blog InSalute, si occupa di approfondimenti legati a benessere, prevenzione e salute dei bambini.

3 Commenti

  1. Avatar giuseppe ha detto:

    ottimo articolo.

    1. Avatar Il blog di Unisalute ha detto:

      Grazie Giuseppe 🙂

  2. Avatar federica ha detto:

    Interessante, l’altro giorno parlando con il dott. Fabio Cozzolino, il parodontologo di mia madre, mi ha consigliato di dare il fluoro a mio figlio proprio per prevenire la carie con la raccomandazione che se avessi voluto darlo di far fare il dosaggio a un dentista e non al pediatra per evitare macchie ai denti.

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