L’endometriosi è una malattia infiammatoria cronica in cui il tessuto che riveste l’endometrio (il tessuto interno dell’utero) cresce in altre parti del corpo, come ovaie, tube, vescica o intestino. Può causare dolore pelvico, più accentuato durante le mestruazioni, dolore durante la minzione e l’evacuazione e, in alcuni casi, difficoltà a concepire. Le cause sono ancora in fase di accertamento. La diagnosi si basa su visita ginecologica ed esami come ecografia o risonanza magnetica, mentre la laparoscopia è oggi riservata solo a casi selezionati. Sebbene non esista ancora una cura definitiva, terapie ormonali e chirurgiche possono controllare efficacemente i sintomi e migliorare la qualità di vita, arrestando la progressione della malattia. La diagnosi precoce resta essenziale per prevenire complicanze e preservare la fertilità.
L’endometriosi è una patologia complessa ancora in fase di studio, e di cui spesso si ha scarsa consapevolezza. Per questo, sebbene possa avere un impatto notevole sulla vita della donna, può passare inosservata. La diagnosi precoce, invece, è fondamentale: se non trattata, questa condizione può progredire e ripercuotersi sulla qualità della vita, mettendo a rischio in alcuni casi la fertilità.
In questo articolo vogliamo allora approfondire che cos’è e come si scopre l’endometriosi, facendo luce sui sintomi a cui è bene prestare attenzione e sugli esami che in genere si utilizzano per diagnosticarla. Avere maggiori informazioni in merito può aiutare a individuare quei segnali che dovrebbero indurre a chiedere un parere medico.
Cos’è l’endometriosi?
L’endometriosi è una patologia infiammatoria cronica a carico dell’apparato riproduttivo femminile caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale – che normalmente riveste la parete interna dell’utero – in aree esterne alla cavità uterina, tipicamente:
- ovaie
- tube
- vescica
- intestino
- retto-vaginale, la membrana che separa la vagina dal retto.
L’endometrio ectopico può invadere anche organi differenti rispetto a quelli nominati: si può trovare nell’ombelico, nella vulva, nella pleura (la membrana che riveste i polmoni), nel pericardio (quella che avvolge il cuore) e nell’addome.
Proprio per la crescita dell’endometrio in regioni extrauterine, l’endometriosi si distingue dall’adenomiosi, una condizione in cui il tessuto endometriale si forma invece all’interno dell’utero, in particolare nello spessore del miometrio. Endometriosi e adenomiosi, tuttavia, sono talvolta correlate.
Secondo il Ministero della Salute, soffre di endometriosi il 10-15% delle donne in età riproduttiva, con un picco tra i 25 e i 35 anni.
Che cosa causa l’endometriosi?
Le cause dell’endometriosi non sono state del tutto chiarite. Si suppone che abbia a che fare con un’anomalia nel ciclo mestruale: parte del sangue mestruale e del tessuto endometriale può risalire attraverso le tube di Falloppio e depositarsi nella cavità pelvica, dove le cellule continuano a crescere e reagire agli ormoni.
Come ci si accorge di avere l’endometriosi?
Questa patologia non sempre causa dei disturbi: in circa un quarto dei casi è asintomatica.
Nei restanti casi provoca fastidi e dolori che, talvolta, possono influire anche in modo importante sulla vita quotidiana della donna. Tra le manifestazioni più comuni si hanno:
- dolore pelvico, che tende a peggiorare durante le mestruazioni (dismenorrea). Quest’ultima insorge di solito alcuni giorni prima dell’inizio del flusso mestruale e può continuare anche dopo. Man mano che il tessuto endometriale si accumula, anche il dolore si accentua e persiste, fino a cronicizzarsi. Può verificarsi anche una dismenorrea atipica, ovvero un dolore che non compare nei primi giorni di mestruazione, ma piuttosto tra la terza e la quarta giornata dall’inizio del ciclo. Questo accade perché l’endometrio che cresce al di fuori della cavità uterina è influenzato dal ciclo ormonale e dunque si sviluppa e degenera sanguinando come farebbe se fosse all’interno dell’utero. Il sanguinamento determina un’irritazione del peritoneo e quindi dolori molto forti proprio in questa fase del ciclo mestruale
- dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia), specie in fase pre e post mestruale
- dolore durante la defecazione o la minzione
- problemi di infertilità
- in alcuni casi, astenia, ipertermia e sintomi depressivi.
Si tratta di segnali che possono essere indotti anche da condizioni diverse e che non vanno dunque necessariamente correlati all’endometriosi. Sono comunque indizi da non sottovalutare e di cui è bene parlare con il medico per capirne le cause, senza allarmismi, ma con l’intento di far luce sui disturbi che si provano.
Quali esami servono per diagnosticare l’endometriosi?
Il percorso per diagnosticare l’endometriosi può non essere semplice, ma affidarsi a uno specialista esperto permetterà di seguire questo cammino con maggiore serenità.
La diagnosi implica un’accurata anamnesi, necessaria al medico per raccogliere informazioni sui sintomi che avverte la paziente, le zone in cui prova dolore, le patologie di cui soffre o di cui ha sofferto in passato. Segue in genere un esame fisico ed esami di approfondimento. Tra questi, sono indicate in particolare l‘ecografia pelvica (spesso si tratta di un’ecografia transvaginale) e la risonanza magnetica della pelvi, utili a rilevare eventuali cisti causate dall’endometriosi all’interno dell’utero, delle ovaie o di altri organi.
Come riporta il Ministero della Salute, dopo l’aggiornamento delle linee guida sulla diagnosi e il trattamento dell’endometriosi avvenuto nel 2022, la laparoscopia non è più ritenuta il gold standard e viene suggerita solo nelle pazienti con risultati dei test di imaging negativi e nei quali la terapia non ha avuto successo. In ogni caso, sarà il medico a proporre l’iter diagnostico più opportuno, con gli esami più utili in base alla situazione specifica.
Come si è accennato, diagnosticare precocemente una condizione come l’endometriosi è molto importante. Trattandosi di una malattia progressiva, prima si riesce a diagnosticare e prima è possibile curarla e frenarne lo sviluppo e le conseguenze sulla fertilità.
Come si cura l’endometriosi?
Purtroppo, non è ancora disponibile una cura definitiva. In genere si adotta un approccio personalizzato volto a ridurre i sintomi e a contenere la progressione della patologia. Nei casi in cui l’endometriosi provoca solo disturbi leggeri o non causa problematiche di altro tipo, può essere sufficiente un semplice monitoraggio delle condizioni della paziente. In presenza di sintomi e disturbi marcati, si ricorre all’uso di farmaci (generalmente terapie ormonali a base di progesterone o combinazioni estroprogestiniche, come nel caso della pillola anticoncezionale) o alla chirurgia.
La tecnica impiegata è la laparoscopia, volta ad asportare i focolai della malattia, senza compromettere gli organi del sistema riproduttivo. Ciò, tuttavia, non sempre è possibile: si tratta infatti di un’operazione molto delicata che deve essere valutata caso per caso, affindandosi al parere del proprio medico curante.
Come si può prevenire l’endometriosi?
Trattandosi di una patologia le cui cause non sono ancora state definite, è difficile parlare di prevenzione. Le linee guida dell’European Society of Human Reproduction and Embryology ribadiscono l’importanza di condurre uno stile di vita sano, fatto di alimentazione equilibrata e attività fisica regolare, sebbene non ne sia stato dimostrato il valore preventivo. Anche la Fondazione italiana endometriosi afferma che una dieta sana e bilanciata, studiata con un medico esperto di questa patologia, abbia efficacia preventiva e terapeutica. Alimentarsi in maniera salutare, aumentando la dose di fibra e omega 3, può contribuire ad una riduzione dell’intensità dei dolori causati dalla malattia endometriosica.
Prenditi cura della tua salute con i moduli base UniSalute Per Te

skynesher/gettyimages.it
Le domande più frequenti dei pazienti
Quali sono i primi sintomi dell’endometriosi?
I segnali più comuni includono dolore pelvico cronico, mestruazioni dolorose, dolore durante i rapporti sessuali, dolore durante la minzione o defecazione e difficoltà nel concepimento.
L’endometriosi può causare infertilità?
Sì, in alcuni casi può influire sulla fertilità, soprattutto se non trattata. Una diagnosi precoce e un trattamento adeguato possono infatti migliorare notevolmente le possibilità di concepimento.
Quali esami servono per diagnosticare l’endometriosi?
La diagnosi si basa su anamnesi e visita ginecologica, integrate da ecografia pelvica o transvaginale o risonanza magnetica. La laparoscopia, prima gold standard, oggi viene riservata solo a situazioni specifiche.
Come si tratta l’endometriosi?
Il trattamento è personalizzato e dipende dalla gravità dei sintomi. Può andare da un semplice monitoraggio in assenza di disturbi a terapie ormonali a base di farmaci progestinici o estroprogestinici fino a interventi chirurgici.


Nessun commento