Il Linfoma non Hodgkin è un tumore maligno del sistema linfatico che si sviluppa dai linfociti B e T o dalle cellule NK e può interessare linfonodi e altri organi. Il sintomo più frequente è l’ingrossamento dei linfonodi, ma possono comparire anche febbre, sudorazioni notturne e perdita di peso, accanto a sintomi specifici legati alla localizzazione del tumore. La diagnosi si basa su biopsia, test molecolari ed esami di imaging per definire la stadiazione. Le terapie variano in base al tipo di linfoma e includono chemioterapia e radioterapia e trattamenti sempre più mirati e innovativi come l’immunoterapia. Nei casi più severi e recidivanti, può essere considerato il trapianto di cellule staminali. Grazie ai progressi della ricerca, la sopravvivenza è in aumento.
Il linfoma non Hodgkin (LNH) è un tumore maligno del sistema linfatico. Con un’incidenza annuale di 15-18 persone su 100.000 abitanti, rappresenta circa il 3% di tutte le neoplasie diagnosticate in Italia.
Si tratta di una patologia più frequente nelle fasce di età avanzata e caratterizzata da una notevole eterogeneità clinica: in questa categoria infatti oltre 70 sottotipi differenti, che possono avere andamento e prognosi molto diversi tra loro, da forme a crescita lenta ad altre più aggressive. I progressi terapeutici degli ultimi anni hanno contribuito a un miglioramento significativo della prognosi.
Vediamo allora in cosa consiste il linfoma non Hodgkin, quali sono i principali fattori di rischio, come si manifesta e quali sono le opzioni terapeutiche.
Linfoma Non Hodgkin: che cos’è?
Il linfoma non Hodgkin – definito così per distinguerlo dal linfoma Hodgkin – è una neoplasia maligna che interessa il sistema linfatico, una componente fondamentale del sistema immunitario. Origina, in particolare, dalla trasformazione anomala dei linfociti B o T e, più raramente, delle cellule NK.
Il tumore può svilupparsi inizialmente nei linfonodi, agglomerati di linfociti distribuiti in tutto l’organismo, oppure manifestarsi in altre sedi, come stomaco, intestino, cute o sistema nervoso centrale.
Come accennato, questa neoplasia comprende oltre 70 sottotipi, diversi per caratteristiche biologiche, velocità di crescita e risposta ai trattamenti. Alcuni linfomi hanno infatti un decorso indolente, con una progressione lenta nel tempo, mentre altri sono più aggressivi e richiedono un intervento terapeutico tempestivo.
Linfoma di non Hodgkin: fattori di rischio
Le cause del linfoma non Hodgkin non sono ancora completamente chiarite. Nella maggior parte dei casi non è possibile individuare un singolo fattore scatenante, ma piuttosto una combinazione di condizioni predisponenti.
Tra i principali fattori di rischio riconosciuti rientrano:
- età oltre i 65 anni
- sesso maschile
- alterazioni del sistema immunitario in presenza di immunodeficienze, come quelle legate all’infezione da HIV, a terapie immunosoppressive o malattie autoimmuni
- infezioni indotte dai virus di Epstein-Barr e Helicobacter pylori, che possono stimolare in modo persistente il sistema immunitario
- esposizione prolungata a radiazioni ionizzanti o a sostanze chimiche come erbicidi, pesticidi e solventi industriali.
Come si manifesta il linfoma non Hodgkin?
Altri sintomi dipendono dalla localizzazione del tumore:
- nausea e sensazione di pienezza anche a digiuno, se sono interessati milza o stomaco
- tosse e difficoltà respiratorie nel caso di un coinvolgimento del torace
- mal di testa, debolezza, difficoltà a parlare, se il tumore colpisce il sistema nervoso.
Non mancano casi in cui il paziente soffre di febbre, sudorazioni notturne, perdita di peso, prurito. Tutti segnali che dovrebbero sollecitare un confronto con uno specialista.

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Diagnosi del linfoma non Hodgkin
La diagnosi parte dalla storia clinica e familiare del paziente e prosegue con l’esecuzione di una biopsia, vale a dire l’esame al microscopio di una parte di tessuto del linfonodo. Il prelievo può essere analizzato anche attraverso alcuni test molecolari avanzati che consentono di individuare la presenza di cellule maligne e il tipo specifico di tumore. In altri casi, può essere necessaria una puntura lombare: l’obiettivo in questo caso è quello di individuare la presenza o meno di cellule tumorali nel fluido cerebrospinale.
Esami di imaging come TC, RM e PET permettono di rilevare la stadiazione del tumore.
Quale terapia contro il linfoma non Hodgkin? Si guarisce?
Il trattamento varia in base a numerosi fattori, tra cui il sottotipo della malattia, la sua aggressività, lo stadio al momento della diagnosi e le condizioni generali della persona.
Negli ultimi anni, i risultati della ricerca scientifica sono stati particolarmente incoraggianti. Studi condotti anche in ambito italiano, come quello pubblicato su Nature nel 2017, hanno contribuito allo sviluppo di approcci terapeutici sempre più mirati, in grado di agire in modo selettivo sulle cellule tumorali. In questo contesto si inseriscono i cosiddetti farmaci “intelligenti” e l’immunoterapia, che rappresentano un’evoluzione rispetto ai trattamenti tradizionali come chemioterapia e radioterapia, offrendo nuove prospettive di efficacia.
Nei quadri più complessi o recidivanti, il percorso di cura può includere anche il trapianto di cellule staminali.
L’effetto combinato dell’innovazione tecnologica e dell’avanzamento delle conoscenze cliniche si riflette in un progressivo miglioramento della prognosi. Nel corso dei decenni, la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è aumentata in modo significativo, passando dal 47% del 1974 a percentuali che oggi raggiungono il 65-70%, a conferma dell’importanza della ricerca e dell’evoluzione delle strategie terapeutiche in questo ambito.
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Le domande più frequenti dei pazienti
Quanto è grave un linfoma non Hodgkin?
Alcune forme di linfoma non Hodgkin hanno un andamento indolente, cioè a crescita lenta, e possono rimanere stabili per lunghi periodi. Altre, invece, sono più aggressive e richiedono un trattamento tempestivo.
Quali sono i sintomi più comuni?
Il segno più frequente è l’ingrossamento indolore dei linfonodi. Possono comparire anche febbre persistente, sudorazioni notturne, perdita di peso non intenzionale, prurito e sintomi legati all’organo coinvolto, come disturbi gastrointestinali o respiratori.
Come viene fatta la diagnosi?
La diagnosi si basa su una valutazione clinica specialistica e sulla biopsia di un linfonodo o del tessuto interessato. Gli esami istologici e molecolari consentono di identificare il sottotipo di linfoma e di definire il percorso terapeutico più adeguato.
Quali sono le opzioni di cura oggi disponibili?
Il trattamento può includere chemioterapia, radioterapia e immunoterapia. Nei quadri più complessi o recidivanti può essere indicato il trapianto di cellule staminali.


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