Gli smartwatch e i dispositivi wearable rilevano in modo continuo frequenza cardiaca, variabilità della frequenza cardiaca, saturazione dell’ossigeno e – nei modelli certificati – un tracciato elettrocardiografico a derivazione singola utile per il rilevamento della fibrillazione atriale. Il vantaggio principale è la possibilità di cogliere irregolarità del ritmo cardiaco nella vita quotidiana. I limiti sono altrettanto rilevanti: i dispositivi consumer non sono strumenti diagnostici certificati, l’accuratezza varia significativamente tra modelli, e i dati raccolti richiedono sempre l’interpretazione di un medico per evitare false deduzioni.
Milioni di persone indossano ogni giorno uno smartwatch che misura diverse funzioni vitali. Ma quanto sono affidabili questi dati? Possono avere un ruolo nella prevenzione cardiovascolare?
In questo articolo approfondiamo le potenzialità reali di questa tecnologia e i suoi limiti con un focus specifico sulla salute del cuore.
In che modo la tecnologia wearable può supportare il monitoraggio della salute del cuore?
I dispositivi wearable misurano i parametri cardiaci principalmente attraverso la fotopletismografia (PPG): un sensore ottico emette luce nella pelle e misura le variazioni di volume del sangue nei capillari a ogni battito. Da questo segnale si ricavano la frequenza cardiaca e la sua variabilità. I modelli più avanzati integrano anche elettrodi che generano un tracciato elettrocardiografico a derivazione singola (ECG), con applicazioni cliniche specifiche per il rilevamento della fibrillazione atriale.
I parametri cardiovascolari attualmente monitorabili con i principali dispositivi wearable sono:
- frequenza cardiaca: misurata in continuo; utile per rilevare tachicardie o bradicardie persistenti che il paziente non avverte
- variabilità della frequenza cardiaca (HRV): riflette l’equilibrio del sistema nervoso autonomo; valori bassi sono associati a maggiore rischio cardiovascolare e a peggior recupero dallo sforzo
- saturazione dell’ossigeno: rilevante per lo screening delle apnee notturne, che sono un fattore di rischio cardiovascolare indipendente
- ECG a derivazione singola: disponibile su alcuni modelli; validato per il rilevamento della fibrillazione atriale, non equivalente all’ECG clinico a 12 derivazioni.
Tecnologia wearable per monitoraggio salute: vantaggi per la prevenzione cardiovascolare
Il contributo più concreto dei wearable alla salute del cuore riguarda il rilevamento della fibrillazione atriale, il tipo di aritmia più diffusa, che spesso è asintomatica o parossistica, cioè presente solo in certi momenti. Un ECG eseguito in ambulatorio può non coglierla se l’aritmia non è presente in quel preciso istante. Il monitoraggio continuo di uno smartwatch certificato aumenta significativamente la probabilità di intercettarla.
Diversi studi hanno dimostrato che gli algoritmi di rilevamento della fibrillazione atriale nei principali smartwatch raggiungono una sensibilità complessiva del 95% e una specificità del 97%. Questa performance, pur non equivalente a quella di un Holter ECG, è clinicamente rilevante per lo screening.
Altri vantaggi per la prevenzione cardiovascolare:
- monitoraggio della frequenza cardiaca a riposo: un aumento progressivo della frequenza a riposo può essere un segnale precoce di anomalie da indagare
- variabilità della frequenza cardiaca come marker di recupero: negli sportivi e in chi pratica attività fisica regolare, il monitoraggio di questo parametro aiuta a personalizzare i carichi di allenamento riducendo il rischio di overtraining e di eventi cardiaci da sforzo eccessivo
- effetto motivazionale: le persone che monitorano l’attività fisica tendono a essere più attive, e l’attività fisica regolare è il fattore di prevenzione cardiovascolare con la maggiore evidenza di efficacia
Limiti e cautele nell’interpretazione dei dati
L’accuratezza della misurazione PPG è influenzata da fattori tecnici e biologici che possono comprometterla. Il movimento del polso durante l’attività fisica può generare artefatti; la pigmentazione cutanea scura o la presenza di tatuaggi interferiscono con il segnale ottico; un polsino indossato in modo non corretto introduce errori sistematici. Le misurazioni più affidabili si ottengono a riposo, con il dispositivo ben posizionato.
Sul piano della validazione clinica, la distinzione fondamentale è tra dispositivo consumer e dispositivo medico certificato, come evidenzia un’analisi dell’European Society of Cardiology. La maggior parte degli smartwatch è marcata CE come dispositivo di benessere, non come dispositivo medico di classe IIa: questo significa che questi prodotti non hanno valore diagnostico autonomo e non possono essere usati per prendere decisioni cliniche senza la valutazione di un medico.
La notifica di una possibile fibrillazione atriale da un wearable non è una diagnosi: deve essere sempre confermata con un ECG clinico. I falsi positivi, ovvero segnalazioni errate in soggetti con ritmo sinusale regolare, esistono e possono generare ansia ingiustificata. I falsi negativi sono altrettanto possibili. Il wearable è uno strumento di screening, non di diagnosi.
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La tecnologia wearable è un utile supporto per monitorare la frequenza cardiaca.
Le domande più frequenti dei pazienti
Uno smartwatch può rilevare un infarto?
Gli smartwatch attualmente disponibili al grande pubblico non sono in grado di rilevare un infarto. L’infarto richiede un ECG a 12 derivazioni e la misurazione di marcatori enzimatici nel sangue. Alcuni wearable segnalano anomalie del ritmo o variazioni della frequenza cardiaca compatibili con aritmie, ma non possono rilevare l’ischemia miocardica. In presenza di dolore toracico o altri sintomi d’allarme, è necessario chiamare il 118.
La misurazione della pressione arteriosa con gli smartwatch è affidabile?
Allo stato attuale la stima della pressione arteriosa tramite PPG (disponibile su alcuni modelli) non ha una validazione clinica sufficiente per essere usata in modo diagnostico. I margini di errore sono ancora significativi rispetto agli sfigmomanometri omologati. L’OMS e le principali società cardiologiche non la riconoscono come metodo di misurazione per la gestione dell’ipertensione.
Quanto spesso bisogna controllare i dati cardiaci del wearable?
Non esiste una raccomandazione clinica universale. Per chi è sano e usa il wearable a scopo preventivo, una lettura settimanale dei trend è sufficiente. L’ipermonitoraggio può generare ansia e portare a interpretazioni errate di variazioni fisiologiche normali. I dati acquistano significato nel tempo, come trend, non come singoli valori isolati.
I wearable sono utili per i pazienti cardiologici già in cura?
Con le dovute riserve, il monitoraggio della frequenza cardiaca e della sua variabilità può affiancare la gestione di pazienti con aritmie note, scompenso cardiaco o in riabilitazione cardiologica, se il cardiologo ne valuta i dati nell’ambito di un percorso strutturato.


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