Le donne caregiver rappresentano il cuore del sistema di assistenza familiare in Italia, con una prevalenza di circa il 60% sulla controparte maschile. L’impegno costante nella cura di familiari non autosufficienti comporta un forte impatto sulla salute fisica e mentale, aggravato dalla mancanza di aiuti adeguati. Stanchezza, stress, ansia e isolamento sono conseguenze diffuse, cui si aggiunge una trascuratezza nei riguardi del proprio stato di salute e dunque una maggiore esposizione allo sviluppo di malattie croniche. Per alleggerire questo peso, sono fondamentali servizi di sostegno a livello di welfare aziendale, supporto psicologico, assistenza domiciliale e telemedicina.
In Italia sono oltre 7 milioni i caregiver che si prendono cura di un familiare anziano, malato o con disabilità. La gran parte sono donne. Il loro è un impegno costante, spesso invisibile, che sostiene, di fatto, il sistema di assistenza del nostro paese.
Un impegno prezioso, che ha tuttavia un caro prezzo sulla salute fisica e psicologica di chi lo sostiene. E che non manca di sottolineare una persistente disparità di genere, rivelando un modello culturale e sociale ancora fortemente sbilanciato.
Chi sono le donne caregiver in Italia?
I numeri parlano chiaro: il caregiving in Italia resta un compito prevalentemente femminile. Secondo i dati Istat relativi all’anno 2019, le donne rappresentano circa il 60% dei caregiver familiari, pari a 4,1 milioni contro 2,9 di uomini. Un divario che conferma quanto emerso dalle stime Farmindustria–Ipsos del 2018, in cui la forbice appariva ancora più ampia, con 9 caregiver donne su 10.
La maggior parte delle caregiver – riferiscono i dati Epicentro-ISS – ha tra i 45 e i 65 anni, una fascia anagrafica in cui spesso si è ancora attive professionalmente e si è chiamate dunque a conciliare organizzazione domestica, lavoro e assistenza a familiari bisognosi di cure. Non stupisce, dunque, che il 60% dichiari di aver abbandonato il lavoro per dedicarsi a tempo pieno alle attività di caregiving.
Quello di cura è un ruolo che richiede tempo, energie e competenze, ma che si svolge spesso senza un adeguato supporto esterno. Già nel 2018 la ricerca Farmindustria-Ipsos mostrava che una donna caregiver su cinque considerava il proprio incarico “gravoso”, e appena il 14% disponeva di un sostegno professionale. Un dato che trova riscontro nelle analisi più recenti: uno studio del 2024 dell’Osservatorio Sanità di UniSalute ha rilevato come il 61% dei caregiver segnali difficoltà nell’accesso ai servizi di supporto.
ll quadro, insomma, è quello di una responsabilità che assorbe ogni energia, riduce lo spazio personale e mette a dura prova l’equilibrio fisico e psicologico.
Caregiving: come si ripercuote sulla salute delle donne
Quando il lavoro di cura diventa un impegno totalizzante, le conseguenze sulla salute di chi lo svolge non tardano a manifestarsi, tanto sul piano fisico quanto su quello psicologico.
Conseguenze sulla salute fisica
La fatica è sicuramente il primo effetto tangibile dell’impatto del caregiving sulle donne, ma non è il solo. Con il passare del tempo, l’impegno costante e la mancanza di momenti di recupero possono provocano una serie di disturbi fisici che compromettono il benessere generale:
- stanchezza cronica e disturbi del sonno
- dolori muscolo-scheletrici, dovuti alle manovre di sollevamento e mobilizzazione dell’assistito
- calo delle difese immunitarie e maggior predisposizione a malattie infiammatorie o cardiovascolari
- alimentazione disordinata e assenza di attività fisica, legate alla mancanza di tempo per sé.
A questo si aggiunge un fenomeno ancor più preoccupante: la trascuratezza della propria salute. Molte donne, assorbite dalla gestione quotidiana dei bisogni altrui, finiscono per rimandare visite, esami e controlli, considerandoli una priorità secondaria rispetto all’assistenza dei familiari. Secondo l’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna (ONDA), il 68% delle caregiver gestisce da sola i propri problemi di salute.
Una negligenza che rischia di avere conseguenze anche severe: secondo una survey condotta dall’Istituto Superiore di Sanità, circa 4 caregiver su 10 sviluppano malattie croniche di cui non soffrivano prima. Tra questi, il 66% riferisce l’insorgenza simultanea di due o più patologie. Le più frequenti sono le malattie psichiatriche, seguite da quelle muscolo-scheletriche, cardiovascolari e gastrointestinali. La ricerca mostra inoltre che nelle donne più giovani l’incidenza di queste patologie è maggiore rispetto alle coetanee non caregiver.
Conseguenze sulla salute psicologica
Oltre al corpo, è la mente a pagare il prezzo più alto. Basta considerare un altro dato rilevato dall’Osservatorio Sanità UniSalute: il 24% degli italiani indica la salute dei propri cari come la principale fonte di preoccupazione quotidiana. È facile comprendere, dunque, come nei caregiver il rischio di sovraccarico emotivo sia più elevato.
Le donne caregiver riferiscono con frequenza:
- stress
- ansia
- insonnia
- irritabilità
- difficoltà di concentrazione
- frustrazione per la difficoltà di ritagliarsi spazi personali, insieme alla sua controparte, il senso di colpa
- isolamento sociale e rinuncia ai momenti di svago
- depressione.
Eppure, nonostante l’impatto sulla salute mentale sia evidente, solo una donna caregiver su dieci si rivolge a uno psicoterapeuta, specialmente per i costi troppo elevati e la mancanza di tempo.

Per molte donne le ripercussioni dell’attività di caregiving sul piano psicologico sono significative.
Donne caregiver: soluzioni di supporto
Il caregiving non è solo una questione privata, ma un tema sociale e di salute pubblica, che richiede pertanto una presa in carico sul piano normativo.
Sebbene negli ultimi anni l’attenzione delle istituzioni verso la figura del caregiver familiare sia cresciuta, le misure concrete restano frammentarie o in corso di discussione.
In attesa di un quadro legislativo più solido, alcune strategie possono fare la differenza nel quotidiano:
- welfare aziendale: misure dedicate ai dipendenti caregiver, come orari flessibili, smart working e permessi straordinari, oggi limitate a pochi settori
- supporto psicologico accessibile: secondo l’Osservatorio Sanità, il 58% dei caregiver vorrebbe poter contare su un sostegno psicologico
- assistenza domiciliare: l’accesso a servizi domiciliari professionali può alleggerire il carico delle caregiver. Anche la consegna a domicilio di farmaci o referti, secondo le indagini UniSalute, è considerata utile dal 62% dei malati cronici e delle loro famiglie
- telemedicina: tramite teleconsulti, consente di gestire i controlli medici a distanza, riducendo gli spostamenti e ottimizzando i tempi.
In questo contesto, la sanità integrativa può rappresentare un alleato concreto per migliorare la qualità di vita delle caregiver. UniSalute, attraverso la soluzione assicurativa MySupport, fornisce soluzioni pensate per ridurre il peso organizzativo e migliorare il benessere personale, promuovendo una nuova cultura del prendersi cura, anche di sé. I servizi offerti includono:
- assistenza domiciliare qualificata
- supporto psicologico
- consulenze mediche online e percorsi di prevenzione personalizzata
- servizi di telemedicina.
Lo stesso impegno ha portato UniSalute a collaborare con Will Media nella realizzazione del documentario Prendersi cura, per dare voce alle storie di chi ogni giorno si prende cura degli altri.
Scopri ora come la soluzione My Support può aiutarti a prenderti cura dei tuoi cari
Le domande più frequenti dei pazienti
Perché in Italia la maggior parte dei caregiver sono donne?
In Italia la cura dei familiari è ancora percepita come una responsabilità femminile, segno di un retaggio culturale ancora molto radicato.
Quali sono i principali rischi per la salute delle donne caregiver?
La combinazione di impegno continuo, stress e mancanza di tempo espone le donne caregiver a stanchezza cronica, disturbi del sonno, oltre che patologie psichiatriche, muscolo-scheletriche e cardiovascolari.
In che modo il caregiving influisce sulla salute mentale?
L’assistenza continuativa può causare stress, ansia e depressione, fino a indurre esaurimento emotivo. Molte caregiver si sentono isolate e prive di tempo per sé.
Quali diritti e tutele hanno i caregiver familiari in Italia?
A livello nazionale, la normativa è ancora in evoluzione. Esiste un Fondo per il sostegno del caregiver familiare istituito nel 2017, e alcune regioni (Emilia-Romagna, Lazio, Campania, Lombardia) hanno introdotto leggi specifiche. È in discussione una legge nazionale che riconosca formalmente il ruolo del caregiver e introduca misure di flessibilità lavorativa e tutele previdenziali.


Nessun commento