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Sindrome dell’impostore: che cos’è, come riconoscerla e superarla?

La sindrome dell’impostore è una condizione psicologica in cui la persona fatica a riconoscere il proprio valore e attribuisce i risultati ottenuti a fattori esterni come fortuna o circostanze favorevoli. Questo può generare un costante senso di inadeguatezza, paura di essere “smascherati” e forte autocritica. Pur non essendo una diagnosi clinica ufficiale, può influire sul benessere quotidiano, favorendo ansia, stress, procrastinazione o iper-perfezionismo. Si associa spesso a contesti competitivi e a pressioni sociali elevate, inclusa l’esposizione ai social media. A differenza di altri bias cognitivi come l’effetto opposto di sovrastima delle proprie capacità, la sindrome dell’impostore porta invece a sottovalutarsi costantemente. Il supporto psicologico può aiutare a riconoscere questi schemi di pensiero e a sviluppare una percezione più realistica delle proprie competenze.

Da alcuni anni si sente parlare sempre più della sindrome dell’impostore, soprattutto attraverso i social media, dove abbondano anche i consigli su come affrontarla. Con questa espressione ci si riferisce a una condizione a causa della quale le persone sono convinte di non meritare il successo o i risultati ottenuti e li attribuiscono a un colpo di fortuna, a un buon tempismo o a qualunque altro evento esterno.

Chi ne soffre, così, convive con un perenne senso di colpa e di inadeguatezza, è portato a ricercare la perfezione nella performance e a rimandare compiti per i quali non si sente all’altezza. In diversi casi, inoltre, può sviluppare ansia e depressione.

Per fare chiarezza sull’argomento abbiamo chiesto il parere della dott.ssa Elisabetta Scalambra, psicologa e psicoterapeuta.

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Che cos’è la sindrome dell’impostore?

La sindrome dell’impostore è “un fenomeno studiato negli anni Settanta, per la prima volta dalle psicologhe Suzanne Imes e Pauline Rose Clance. Si verifica per lo più tra persone di livello sociale elevato, che hanno raggiunto un certo successo e vivono nella paura costante di essere ‘smascherati’”. Coloro che ne soffrono, infatti, sono convinti che i traguardi raggiunti non siano frutto del loro impegno, delle loro capacità, ma soltanto della fortuna, e che arriverà il giorno in cui qualcuno scoprirà la verità su di loro.

La sindrome non compare nel DSM-5, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.

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Prostock-Studio/gettyimages.it

Come capire se si ha la sindrome dell’impostore?

La sindrome dell’impostore si configura come una forma di insicurezza intellettuale, accompagnata spesso da:

“Temendo costantemente che tutti scoprano la frode, le persone che soffrono di questa sindrome affrontano ogni giorno lo stress che ne deriva e non riescono a godersi ciò che hanno ottenuto. La paura di essere scoperte, inoltre, le porta a chiudersi e a non parlare di queste sensazioni con nessuno, spesso neppure con i familiari e gli amici più stretti”.

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fizkes/gettyimages.it

Quali sono le cause della sindrome dell’impostore?

Alla base della sindrome dell’impostore c’è una forte paura del giudizio.
Ad esserne colpite sono soprattutto le persone cresciute in contesti dove la performance e il risultato hanno un ruolo importante. “Un ambiente familiare molto competitivo, in cui l’approvazione è data solo dai successi e in cui i genitori esprimono forti critiche di fronte a quello che è percepito come un fallimento, può portare a problemi di autostima” e predisporre a sviluppare la sindrome.
La pressione da parte della società, che oggi è quanto mai forte, fornisce il substrato ideale: “tutti sono sottoposti a un flusso continuo di informazioni sulle vite e sui successi altrui, tramite il web e i social network, e allo stesso tempo sono esposti al giudizio di una platea vastissima”. Entrambe le cose scatenano una continua ricerca della perfezione, non soltanto in ambito fisico, ma anche nella vita scolastica e professionale, con una tendenza fortissima all’autocontrollo.

“Il perfezionismo, quando parliamo della sindrome dell’impostore, può portare a due diversi comportamenti: l’individuo può continuare a procrastinare, perché ha troppa paura di non essere in grado di portare a termine un incarico ricevuto nella maniera adeguata. In altri casi, può prepararsi più del necessario, investendo invece un tempo eccessivo”.

La sindrome dell’impostore riguarda solo le donne?

Inizialmente, le due ricercatrici Clance e Imes credevano che la sindrome dell’impostore riguardasse soltanto la popolazione femminile (il campione analizzato nello studio era composto solo da donne). In realtà, gli studi successivi hanno dimostrato che colpisce anche gli uomini.

Qual’ è l’opposto della sindrome dell’impostore?

Il contrario della sindrome dell’impostore è l’effetto Dunning-Kruger, per cui meno si sa, più si crede di sapere. Come spiega la psicologa, si tratta di “un bias cognitivo a causa del quale le persone credono di essere più intelligenti e più capaci di quanto non siano in realtà. Prende il nome dai ricercatori David Dunning e Justin Kruger, i due psicologi sociali che per primi lo hanno descritto in uno studio originale, nel 1999, dopo aver eseguito una serie di indagini”.

In uno degli esperimenti, Dunning e Kruger chiesero ai 65 partecipanti di valutare quanto fossero divertenti alcune battute. Le persone che avevano più difficoltà a determinare ciò che gli altri avrebbero trovato divertente erano le stesse che giudicavano l’umorismo con maggiore facilità. Altre prove riguardavano il gioco del tennis e degli scacchi. “L’ipotesi di partenza, che poi si rivelò fondata, è che le persone scarsamente o del tutto incompetenti non siano capaci di valutare il proprio lavoro e tendano a sovrastimarsi. Inoltre, non riuscirebbero neppure ad accorgersi di quanto invece gli altri siano capaci e raggiungano risultati migliori”.

Come si può superare la sindrome dell’impostore?

“Questa sindrome può portare l’individuo ad avere difficoltà in vari ambiti, tra cui quello lavorativo e quello relazionale. Oltre ad ansia e depressione, possono infatti emergere anche disturbi di personalità. Riconoscere e ammettere di provare sentimenti di inadeguatezza per il compito che si è chiamati a svolgere è il primo passo per superare la sindrome dell’impostore. Per molte persone, l’aiuto di uno psicologo può essere utile a costruire un percorso in cui, procedendo gradualmente, si lavora su tutto ciò che genera dei pensieri negativi e si impara ad affrontare la vita in maniera diversa, riuscendo ad apprezzare e a godersi i successi, e a riconoscere le proprie capacità e competenze, oltre che per tornare ad avere fiducia in sé stessi”.

 

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Viktoriia Hnatiuk/gettyimages.it

Le domande più frequenti degli utenti

Cos’è la sindrome dell’impostore?

È una condizione psicologica in cui la persona non riesce a riconoscere i propri successi e li attribuisce a fattori esterni, vivendo con la paura costante di essere “scoperta” come inadeguata.

La sindrome dell’impostore è una malattia?

No, non è una diagnosi clinica riconosciuta nei manuali come il DSM-5. È considerata un fenomeno psicologico studiato che può comunque avere un impatto significativo sul benessere.

Quali sono i segnali più comuni della sindrome dell’impostore?

Tra i principali segnali ci sono insicurezza costante, paura di fallire o essere giudicati, tendenza al perfezionismo, procrastinazione e difficoltà a riconoscere i propri successi.

Come si può superare la sindrome dell’impostore?

Può essere utile lavorare sulla consapevolezza dei propri pensieri, imparare a riconoscere i propri risultati e, nei casi più intensi, intraprendere un percorso psicologico per ristrutturare le convinzioni negative su di sé.

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