Le paure nei bambini sono una parte naturale dello sviluppo: cambiano con l’età e riflettono le diverse fasi della crescita emotiva e cognitiva. Dai timori per gli estranei nei primi mesi, alla pausa dell’abbandono nei primi anni fino alle paure sociali dell’adolescenza. Il ruolo dei genitori è centrale: più che eliminare la paura, devono aiutare il bambino a riconoscerla e gestirla in autonomia. Reazioni troppo intense, minimizzazioni o rassicurazioni eccessive possono essere controproducenti. È preferibile un approccio graduale, basato sull’ascolto, sul dialogo e sul sostegno. Quando la paura diventa persistente, intensa o interferisce con la vita quotidiana, è importante rivolgersi a un professionista.
Le paure fanno parte dell’essere bambini. A seconda dell’età, è del tutto normale temere il buio, credere che ci siano mostri nascosti nell’armadio, o spaventarsi per dei rumori molto forti, come i tuoni. È altrettanto normale che i genitori vogliano far sentire sempre al sicuro i propri figli, ma questo, a volte, si traduce in comportamenti che non aiutano ad affrontare la situazione nel migliore dei modi.
Abbiamo affrontato l’argomento con la dottoressa Elisabetta Scalambra, psicologa e psicoterapeuta, per capire da cosa dipendono le paure dei bambini e come gli adulti possono aiutarli a superarle.
Perché un bambino ha tante paure?
La maggior parte delle paure sono una parte inevitabile e fondamentale dell’infanzia. L’oggetto o la situazione che il bambino teme non rappresenta sempre un reale pericolo. È ovvio che negli armadi o sotto il letto non si celano davvero dei mostri, e i rumori causati da un temporale, per quanto spaventosi, non sono una minaccia concreta.
“Anche noi, come genitori, spesso trasmettiamo delle preoccupazioni che ci appartengono, per comunicare ai nostri figli cose che immaginiamo siano difficili da comprendere o per evitare loro delle esperienze dolorose. È comunque importante ricordare che avere paura, in tante occasioni, ci protegge dallo svolgere azioni in maniera superficiale, come attraversare una strada senza porre troppa attenzione oppure approcciarsi a un esame senza aver studiato a sufficienza. Si tratta, quindi, di un sistema che sprona talvolta a mettere più impegno per raggiungere un obiettivo o per evitare conseguenze negative”.

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Quali sono le paure più comuni dei bambini?
Primi mesi di vita
Tra gli 8 e i 9 mesi, i bambini sono in grado di riconoscere i volti delle persone che già conoscono. In questa fase, i visi degli sconosciuti possono sembrare spaventosi, anche quando si tratta di un parente o di una persona che deve prendersi cura di loro. Di conseguenza, il pianto o il tentativo di aggrapparsi al genitore sono reazioni molto comuni, che li aiutano a sentirsi al sicuro.
Tra i 10 mesi e i 2 anni
Nella fase successiva, che arriva fino ai due anni circa, i bambini provano ansia da separazione e iniziano a temere di essere allontanati da uno dei genitori. Ecco perché, spesso, non vogliono essere lasciati all’asilo, oppure fanno fatica ad addormentarsi, piangendo e rifiutando di staccarsi fisicamente dalla mamma o dal papà.
Dai 4 ai 6 anni
I bambini dai 4 ai 6 anni hanno grandi capacità di immaginazione e possono fingere, ma non sempre sono in grado di capire cosa è reale e cosa non lo è. Per loro, infatti, i mostri spaventosi che immaginano sono reali e per questo temono che sotto il letto o dentro un armadio possa celarsi qualche misteriosa e terribile creatura. In questa fase, molti hanno paura del buio, fanno fatica ad addormentarsi, si spaventano e si svegliano a causa degli incubi. Anche temere i rumori forti, come tuoni o fuochi d’artificio, è molto comune in questa fascia d’età.
Dopo i 7 anni
Man mano che il bambino cresce, comincia a comprendere quali siano i pericoli della vita reale e a temerli. Intorno ai 7 anni, la consapevolezza che alcune cose non esistano, come i mostri, fa sì che queste paure gradualmente spariscano, sostituite da altre più concrete, associate spesso a ciò di cui parlano i genitori, o a notizie di cui vengono a conoscenza. È comune, quindi, la preoccupazione per disastri naturali, per la morte o la malattia di una persona della famiglia, così come per i risultati nello studio e il rapporto con compagni di scuola e amici.
Preadolescenza e adolescenza
Questa fase è caratterizzata da paure sociali, legate per esempio all’aspetto fisico, alla capacità di adattarsi ai contesti in cui si trascorre molto tempo, come la scuola o una squadra sportiva. Ansie e timori legati a un compito in classe, a una presentazione importante, a una partita o una gara sono alcuni esempi.

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Gestire la paura: qual è il ruolo dei genitori?
“La paura è un’esperienza soggettiva. La stessa situazione può essere vissuta in maniera diversa da bambino a bambino. Ciascuno può avere reazioni fisiologiche più o meno accentuate, come l’aumento del battito cardiaco e della sudorazione”. L’influenza sociale e ambientale, inoltre, ha un forte peso sia sui modelli di apprendimento, sia sulle modalità di gestione delle paure dei figli da parte dei genitori. “Vi sono diversi studi su questo tema. In particolare, quello portato avanti da Fredrikson, Annas e Wik (1997) ha dimostrato che esistono delle specificità circa le paure e le fobie che si esplicitano in alcune famiglie piuttosto che in altre”.
È tuttavia inevitabile che di fronte alle paure l’istinto di ogni genitore sia fare di tutto per risolvere il problema, con parole di conforto e spesso promesse (“Ti prometto che non accadrà niente se spengo la luce”). Questo approccio, però, rischia di non aiutare il bambino. È piuttosto un riflesso dell’ansia genitoriale. Madri e padri, infatti, devono prima di tutto fronteggiare le proprie ansie, per trovare poi il modo di rapportarsi a quelle della prole.
La paura, infatti, come detto, è parte integrante del percorso di crescita. Per il bambino rappresenta un’opportunità di autoregolamentarsi, di imparare a elaborare e gestire le emozioni e i comportamenti in maniera sana. Negli adulti questo avviene quasi sempre spontaneamente, come quando, tra sé e sé, si riflette su quanto è accaduto con la consapevolezza che quel pensiero non cambierà le cose. Nei più piccoli questo meccanismo deve svilupparsi. Richiede tempo e pratica, per questo il genitore deve lasciare spazio al figlio per esercitarsi, per imparare da solo a superare le situazioni difficili. Ricordare al bambino che non deve avere paura perché ci sono la mamma o il papà con lui non lo rende autonomo nell’affrontare ciò che lo spaventa.

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Come gestire le paure nei bambini?
Comprendere come accompagnare un bambino nelle sue paure è fondamentale per aiutarlo a sviluppare sicurezza e autonomia emotiva.
Riconoscere la paura senza giudizio
Evitare reazioni eccessive
Utilizzare il gioco e la simulazione
Un modo efficace per aiutare i bambini a elaborare le proprie paure è offrire loro strumenti per esprimerle. Parlare della paura, disegnarla o rappresentarla attraverso il gioco permette di darle forma e distanziarsene. Anche la messa in scena può aiutare i piccoli a sentirsi più in controllo: per esempio, far affrontare a un peluche una situazione temuta o simulare una situazione avvertita come spaventosa. In questo modo, il bambino può rielaborare l’esperienza in un contesto protetto.
Procedere per gradi
In seguito, si può concordare insieme una sorta di piano d’azione, procedendo per piccoli passi. Per esempio, si può proporre di spegnere gradualmente la luce un po’ prima ogni sera, per arrivare nel giro di una o due settimane ad addormentarsi al buio senza ansia. Allo stesso modo, preparare il bambino a una situazione nuova spiegandogli cosa accadrà può aiutarlo a sentirsi più sicuro. Aiutare il bambino a sviluppare un senso di controllo e fiducia nelle proprie capacità è uno degli strumenti più efficaci per affrontare e superare le paure.
Quando chiedere aiuto a un professionista?
È bene ricordare che non tutte le paure sono uguali. Se alcune sono naturali e diffuse durante la crescita, altre possono trasformarsi in una condizione di disagio profonda, con ripercussioni importanti sulla qualità della sua vita. “Una preoccupazione persistente, che diventa ossessiva e compare anche quando l’oggetto è lontano, o che si manifesta con attacchi di panico, comportamenti compulsivi o distruttivi deve essere indagata e trattata con l’aiuto di un professionista.
In questi casi, rivolgersi a uno psicologo o a uno psicoterapeuta permette di comprendere meglio l’origine del disagio e individuare un percorso di supporto adeguato.
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Le domande più frequenti dei pazienti
Le paure nei bambini sono normali?
Sì, le paure fanno parte del normale sviluppo. Ogni fase della crescita è caratterizzata da timori specifici, che aiutano il bambino a comprendere il mondo e a sviluppare strategie di adattamento.
Perché i bambini hanno paura di cose che non esistono?
Nei primi anni di vita l’immaginazione è molto sviluppata, mentre la capacità di distinguere tra realtà e fantasia è ancora limitata. Per questo, ciò che immaginano può essere percepito come reale e quindi spaventoso.
L’ansia dei genitori può influenzare le paure dei figli?
Sì, i bambini possono assorbire le preoccupazioni degli adulti. Anche il modo in cui i genitori reagiscono alle paure può influenzare il comportamento del bambino e il modo in cui affronta le situazioni che lo spaventano.
È giusto rassicurare sempre un bambino quando ha paura?
Rassicurare è importante, ma senza eccessi. Promesse o tentativi di eliminare completamente la paura possono non aiutare il bambino a sviluppare autonomia nella gestione delle emozioni.


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