endometriosi
Angela Caporale494 Lettori

Endometriosi: quanti tipi ne esistono, come si manifesta e come prevenirla

BenesserePrevenzione, diagnosi e terapia

Secondo le stime riportate dalla Fondazione italiana endometriosi, questa patologia interessa 1 donna su 10, ma si tratta di un dato che potrebbe essere anche più esteso. Il Ministero della Salute sottolinea come ne soffra il 5% delle donne italiane, con un picco tra i 25 e i 35 anni. Parliamo di una problematica piuttosto delicata e ancora poco sconosciuta: non sono ancora chiare, infatti, quali sono le cause né quale possa essere, se esiste, un collegamento con il rischio di infertilità.

Ciò su cui non ci sono dubbi è che l’endometriosi è una malattia femminile, tipica delle donne in età fertile, determinata dall’accumulo di cellule endometriali al di fuori dell’utero e non all’interno, come accade normalmente. La conseguenza è uno stato di infiammazione cronica che non solo provoca dolori anche forti, ma può anche danneggiare l’apparato riproduttore.

Endometriosi: che cos’è e come riconoscerla

endometriosi malattia

L’endometriosi, dunque, è una condizione cronica e a lungo termine caratterizzata dalla presenza di un determinato tipo di tessuto fuori dall’utero oppure in aree uterine dove normalmente non dovrebbe esserci. In base alla posizione in cui è collocato l’accumulo anomalo, ci troviamo di fronte a diverse tipologie di malattia endometriosica:

  • adenomiosi o endometriosi interna, quando il tessuto endometriale si forma all’interno dell’utero, in particolare nello spessore del miometrio;
  • endometriosi esterna pelvica, quando l’endometrio si posizione sul peritoneo pelvico o, in generale, sugli organi pelvici come ovaie, vescica, tube.

Si parla  di endometriosi esterna anche nei casi in cui l’endometrio ectopico si trovi in organi differenti rispetto a quelli nominati. Possiamo trovarlo, per esempio, nell’ombelico, nella vulva, nella pleura (la membrana che riveste i polmoni), nel pericardio (quella che avvolge il cuore), nell’intestino o nelle cicatrici, soprattutto a livello addominale. In generale, la tipologia di malattia più diffusa è quella esterna e, in particolare, quella che coinvolge l’ovaio, i legamenti uterini e il peritoneo del Douglas.

I sintomi dell’endometriosi

dolore pelvico

Individuare l’endometriosi non è semplice: soprattutto fino a qualche anno fa, non era raro il caso in cui alla donna che lamentava forti dolori addominali durante il ciclo mestruale, veniva detto che stava esagerando. Invece il Ministero della Salute suggerisce di sottolineare sin dal menarca e dai primi rapporti sessuali che il dolore non è “normale”, soprattutto se ci sono stati in famiglia altri casi di endometriosi. In tal caso, infatti, aumenta di 7 volte il rischio di contrarre la malattia.

In un quarto dei casi, secondo i dati della Fondazione italiana endometriosi, la malattia si presenta come asintomatica, mentre nella restante percentuale i sintomi più diffusi sono dismenorrea, ovvero una mestruazione dolorosa, e dolori pelvici. Uno dei primi campanelli d’allarme infatti è proprio un dolore mestruale forte, che si presenta alcuni giorni prima dell’inizio del flusso e continua anche oltre. Mano a mano che l’accumulo di endometrio cresce, anche il dolore si accentua e aumenta di durata, fino a trasformarsi in un fastidio cronico, che peggiora in occasione del ciclo mestruale o durante l’ovulazione.

Ancor più significativa è la dismenorrea atipica, ovvero il dolore mestruale che non compare i primi giorni di mestruazione, ma tra la terza e la quarta giornata dall’inizio del ciclo. Questo perché il tessuto endometriale che cresce al di fuori delle cavità uterina è comunque influenzato dal ciclo ormonale e quindi cresce, si sviluppa e degenera sanguinando come farebbe se fosse all’interno dell’utero. Il sanguinamento determina un’importante irritazione del peritoneo e quindi dolori molto forti proprio in questa fase del ciclo mestruale.

Tra gli altri sintomi più diffusi spiccano, come anticipato, dolori durante i rapporti sessuali, soprattutto in fase pre e post mestruale, ma anche durante la minzione e alla defecazione. Alcune pazienti segnalano anche astenia, una lieve ipertermia e fenomeni depressivi.

L’endometriosi, infatti, è una patologia che peggiora sensibilmente la qualità della vita della donna, soprattutto finché non emerge una diagnosi chiara e non si riesce a trovare una terapia efficace. Come sottolinea ancora il Ministero della Salute, si calcola che il ritardo diagnostico per questa malattia è in media di sette anni, ed è spesso determinato da una scarsa consapevolezza di cosa sia la malattia endometriosica e alla tendenza a sottovalutare i sintomi.

Come si cura l’endometriosi

laparoscopia endometriosi

Nei casi più gravi, l’endometriosi consente alle pazienti di usufruire di alcune prestazioni specialistiche di controllo in forma gratuita, poiché questa patologia è inserita nell’elenco di quelle croniche e invalidanti dei Livelli Essenziali di Assistenza.

L’obiettivo, dal punto di vista della terapia e della cura, è di eliminare l’accumulo dell’endometrio tramite un’operazione chirurgica: la tecnologia impiegata è quella della laparoscopia. Tramite l’intervento si possono asportare i focolai della malattia, senza compromettere gli organi del sistema riproduttivo. Ciò, tuttavia, non sempre è possibile, si tratta infatti di un’operazione molto delicata che va valutata caso per caso e con il proprio medico curante.

Esistono anche terapie alternative mirate alla riduzione e al controllo del dolore, come quelle che prevedono la somministrazione di contraccettivi ormonali o progestinici, come la pillola, l’anello oppure il cerotto transdermico. Il rischio, valutato anche in questo caso con il proprio medico, è che la terapia controlli il dolore senza debellare la malattia, i cui sintomi si ripresenteranno non appena si interromperà la somministrazione della cura.

Esiste prevenzione?

dieta e endometriosi

Trattandosi di una patologia le cui cause non sono ancora state individuate, è complicato parlare concretamente di prevenzione. Le linee guida dell’European Society of Human Reproduction and Embryology fanno riferimento al, non ancora scientificamente dimostrato, beneficio legato ad un’attività fisica regolare. La Fondazione italiana endometriosi aggiunge, invece, come anche una dieta sana e bilanciata, studiata con un medico esperto di questa patologia, possa effettivamente rappresentare un fattore preventivo, ma anche terapeutico. Alimentarsi in maniera salutare, aumentando la dose di fibra e omega 3, può contribuire ad una riduzione dell’intensità dei dolori causati dalla malattia endometriosica.

Un supporto, da questo punto di vista, ci viene offerto dalla sanità integrativa; UniSalute, per esempio, propone diversi piani individuali, acquistabili direttamente online, che rispondono ad esigenze differenti, garantendo però a tutti la qualità e la competenza degli specialisti convenzionati, esperti in vari ambiti dalla chirurgia alla nutrizione. Un supporto a 360° non da poco, soprattutto per chi si trova a dover affrontare problematiche croniche o particolarmente impattanti sulla qualità della vita, come l’endometriosi. Conoscevate questa patologia?

Fonti:

  • salute.gov.it
  • endometriosi.it
  • eshre.eu

 

Angela Caporale
Friulana trapiantata a Bologna, dove lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione. Per UniSalute scrive articoli di approfondimento su temi trasversali legati alla salute, al benessere e alla prevenzione.

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