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Dolore cronico

Dolore cronico: è possibile combatterlo con un cerotto smart?

 

Un italiano su cinque soffre di dolore cronico, una vera e propria patologia che condiziona in maniera concreta la qualità della vita. Spesso connesso a malattie differenti, a forme tumorali e al banale mal di schiena, il dolore cronico è particolarmente ostico da debellare. Per questa ragione, un team di ricerca ha creato “Nano no pain”, un cerotto che, quando sentiamo “male”, ci cura in maniera automatica.

Cerchiamo, dunque, di comprendere di cosa si tratta e come “Nano no pain” potrebbe cambiare per sempre il nostro approccio al dolore cronico.

Dolore cronico: che cos’è e come riconoscerlo

Dolore cronico cause

Come anticipato, il dolore cronico non è semplicemente una forma di “fastidio” di lunga durata, ma si configura come una patologia vera e propria, connessa ad altre malattie di vario tipo tra cui, le più diffuse sono:

  • forme tumorali;

  • mal di schiena;

  • dolore osteoarticolare;

  • dolori legati al diabete;

  • neuropatie;

  • patologie che tendono a ripresentarsi con frequenza.

I sintomi ricorrenti sono lombalgia, artrite, mal di testa ricorrenti. Talvolta può essere connesso alla comparsa di vere e proprie patologie come il fuoco di Sant’Antonio oppure al dolore muscolare diffuso, in alcuni casi legato alla sindrome fibromialgica. Si tratta di condizioni invalidanti che non solo provocano dolore nel soggetto, ma ne minano anche la vita sociale e lavorativa, poiché il dolore prende spesso il sopravvento sulle abitudini e le attività quotidiane.

Come riconoscere e curare il dolore cronico?

Analgesico

Per individuare il dolore cronico, il Ministero della Salute indica ai medici di valutare due criteri: da un lato, è trattabile il dolore che accompagna una malattia ed impatta sulla qualità della vita del paziente o sulla tollerabilità stessa della patologia; dall’altro, invece, si tende ad escludere dalla terapia i casi in cui il dolore viene attribuito, con certezza, a dei sintomi psicosomatici o frutto di una simulazione del paziente.

La scelta, invece, del tipo di farmaco analgesico da somministrare per lenire il dolore è condizionata da una scala di gravità predisposta, su scala globale, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Le terapie più utilizzate prevedono l’impiego di antidolorifici, oppioidi, antinfiammatori, adiuvanti e altri analgesici su prescrizione e valutazione del medico curante.

Perché è importante curare il dolore cronico?

Il Ministero della Salute sottolinea come, nel contesto della sintomatologia globale di una malattia, il dolore assume particolare rilevanza perché è il fattore che, più degli altri, va a minare la qualità della vita della persona colpita. Questa è una prima fondamentale ragione che spiega perché un antidoto al dolore sia un oggetto di ricerca urgente ed importante.

In secondo luogo, la mancata cura del dolore, soprattutto nella forma cronica, ha delle pesanti ricadute economiche se si fa riferimento alla prospettiva del lavoro. Infatti, il dolore è spesso all’origine delle giornate di “malattia” che ci portano ad assentarci dal nostro impiego.

Il riconoscimento istituzionale dell’importanza di questa dimensione della salute ha fatto sì che nascessero, in Italia, percorsi universitari e master ad hoc dedicati alla terapia del dolore, il tutto nel contesto della Legge sulle cure palliative e terapia del dolore del 2011 che introduce questa prospettiva nell’ordinamento italiano.

Nano no pain: una strategia per sconfiggere il dolore

Nano no pain

Vista l’importanza che questo tipo di cura ha per il benessere complessivo di un paziente, un team di ricercatori dell’Università di Parma in collaborazione con il Cnr-Imem, Istituto dei Materiali per l’Elettronica e il Magnetismo del Centro Nazionale delle Ricerche, ha dato vita a “Nano no pain”, un progetto che mira alla creazione di un cerotto pensato proprio per lenire il dolore cronico in seguito ad interventi chirurgici, per ora.

Grazie all’impiego delle nanotecnologie, si potrà produrre un cerotto da posizionare sulla ferita o sull’area del corpo interessata dal colore, ma che potrà rilasciare una sostanza analgesica su richiesta del paziente. Infatti, il cerotto sarà collegato ad un transistor che, nella fase post operatoria, permette di somministrare il farmaco oppure no. “Lo scopo, spiega il professor Salvatore Iannotta, coordinatore del progetto, è agire dove il dolore nasce: sulle terminazione nervose scoperte dalla ferita viene messo il cerotto, collegato all’esterno mediante l’elettronica.”

Quali vantaggi con il cerotto contro il dolore cronico?

Tempi di degenza ospedale

I ricercatori non hanno dubbi: Nano no pain rappresenterà una preziosa innovazione per i pazienti e chiunque si trovi a soffrire di questa patologia. Inoltre, si ipotizza che verrà ridotta la quantità di medicine assunte dal soggetto: ciò avviene perché il cerotto intelligente, appunto, è controllato elettronicamente, non rilascia materiali che provocano problemi biologici e non aderisce alla ferita, di fatto è inglobato e inerte e si attiva all’occorrenza.

L’impatto, sottolinea un altro medico coinvolto nella ricerca, il dottor Massimo Allegri, è anche, a lungo termine, sui tempi di ospedalizzazione: “Trattare il dolore significa agire sull’infiammazione e guarire prima. Una persona che subiva un’operazione e stava 8 o 10 giorni in ospedale, adesso dopo 2 giorni va a casa.”

Nano no pain” si presenta, quindi, come una interessante innovazione che potrebbe migliorare la vita di tutte le, molte, persone, che soffrono di dolore cronico. A conclusione della fase di ricerca in vitro e in sperimentazione, sarà commercializzato da un’azienda privata che compartecipa già ora ed impiegato nel corso della riabilitazione dopo gli interventi chirurgici. Una fase difficile che, tuttavia, per fortuna oggi è resa più “dolce” non solo dalla disponibilità di nuove terapie, ma anche da soluzioni che supportano il paziente. Per esempio, ci si può affidare alla sanità integrativa, stipulando una polizza di assistenza domiciliare post operatoria che si prenda cura del paziente nella fase di ospedalizzazione in casa e offra una preziosa consulenza nell’organizzazione della riabilitazione finalizzata ad un ritorno ad una vita “normale”, sana e, se possibile, senza strascichi di dolore cronico.

Angela Caporale
Friulana trapiantata a Bologna, dove lavora nel campo del giornalismo e della comunicazione. Per UniSalute scrive articoli di approfondimento su temi trasversali legati alla salute, al benessere e alla prevenzione.

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