padre consola figlia in ansia

Attacchi di panico nei bambini: come riconoscerli e come intervenire

PUNTI CHIAVE

  • Gli attacchi di panico nei bambini si presentano come episodi di paura intensa, della durata di circa 15-20 minuti, accompagnati da tachicardia, respiro affannoso, dolore toracico, nausea e, talvolta, dalla sensazione di stare per morire o impazzire.
  • I fattori scatenanti più frequenti includono ansia da separazione, problematiche scolastiche e sociali, fobie specifiche e, in alcuni casi, condizioni fisiche come l’asma. A volte gli attacchi si scatenano senza una causa apparente.
  • Nei bambini più piccoli i sintomi tendono a manifestarsi in modo più eclatante rispetto agli adulti: pianto, urla, iperventilazione e lamentele fisiche come mal di pancia o mal di testa.
  • Con un intervento tempestivo – che combini psicoterapia cognitivo-comportamentale e, se necessario, supporto farmacologico – la prognosi è favorevole nella maggior parte dei casi.

Vedere un bambino in preda a una crisi di panico può disorientare anche il genitore più attento. Capire cosa sta accadendo, riconoscere i segnali e sapere a chi rivolgersi è il primo passo concreto per agire. In questo articolo approfondiamo i fattori scatenanti, i sintomi degli attacchi di panico nei bambini e il percorso di supporto da attivare.

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    Cosa fa scatenare gli attacchi di panico nei bambini?

    Nei più piccoli, gli attacchi di panico possono essere innescati da diversi fattori scatenanti:

    • ansia da separazione: un bambino con forte legame ansioso al genitore può vivere un attacco di panico quando quest’ultimo esce di casa o non è raggiungibile
    • situazioni scolastiche e sociali: verifiche, interrogazioni, conflitti con i compagni o il timore di essere giudicati possono innescare una crisi
    • fobie specifiche: la paura di luoghi affollati, di animali, di altezze o di situazioni percepite come pericolose può scatenare un episodio acuto
    • agorafobia: il timore di trovarsi in luoghi dai quali sarebbe difficile allontanarsi può portare a evitare contesti sempre più ampi
    • condizioni fisiche: disturbi come l’asma possono scatenare attacchi di panico, che a loro volta possono riacutizzare la difficoltà respiratoria
    • esperienze stressanti o traumatiche: lutti, cambiamenti familiari, traslochi o situazioni prolungate di pressione possono abbassare la soglia di vulnerabilità.

    Con il tempo, il bambino può avere la tendenza a evitare le situazioni che associa agli attacchi, limitando progressivamente le attività quotidiane. Questo meccanismo di evitamento può interferire così con la vita sociale e scolastica.

    Quali sono i sintomi di una crisi di ansia nei bambini?

    Gli attacchi di panico nei bambini, come negli adulti, sono episodi di forte paura e malessere, accompagnati da sintomi fisici ed emotivi: 

    • tachicardia e sensazione di cuore che batte in modo accelerato o irregolare
    • respiro affannoso o difficoltà a respirare
    • dolore o oppressione al torace
    • sudorazione intensa e tremori
    • nausea, sensazione di stomaco sottosopra o disturbi addominali
    • vertigini, sensazione di testa leggera o di stare per svenire
    • sensazione di irrealtà o di essere distaccati da sé
    • paura di morire o di impazzire.

    Nei bambini più piccoli questi sintomi tendono a manifestarsi in modo più eclatante rispetto agli adulti: pianto inconsolabile, urla, iperventilazione e lamentele fisiche come mal di pancia o mal di testa sono spesso i segnali più visibili. Per questo, spesso i genitori li interpretano inizialmente come disturbi organici.

    È importante saper distinguere tra un episodio di ansia occasionale e un disturbo persistente. L’ansia è una risposta normale di fronte a situazioni nuove o percepite come minacciose, e fa parte del normale sviluppo. Il quadro diventa clinicamente rilevante quando gli attacchi si ripetono con frequenza, quando il bambino inizia a modificare i propri comportamenti per evitare possibili situazioni scatenanti e quando il disturbo si ripercuote sulla frequenza scolastica, sulle relazioni con i coetanei o sulla qualità della vita familiare.

    Come aiutare i bambini con attacchi di panico?

    Di fronte a un attacco di panico in corso, è importante reagire in modo costruttivo: mantenere la calma, abbassarsi alla statura del bambino, rassicurarlo con voce tranquilla e aiutarlo a regolare il respiro, inspirando lentamente e allungando l’espirazione. È utile evitare di minimizzare o di drammatizzare la situazione, limitandosi a essere presenti. Come suggerisce Unicef, si può cercare di disinnescare la paura anche con un diversivo, chiedendo al bambino di nominare una parola che inizia con ogni lettera dell’alfabeto, in modo da distrarlo.

    È opportuno richiedere una valutazione specialistica quando:

    • gli attacchi si ripetono
    • il bambino inizia a evitare situazioni sempre più ampie della vita quotidiana
    • si osservano cambiamenti nel comportamento scolastico, nel sonno o nelle relazioni sociali
    • il bambino esprime un senso di impotenza o paura persistente.

    Il primo interlocutore può essere il pediatra di famiglia, che può raccogliere la storia clinica, escludere cause organiche e indirizzare verso il professionista più indicato. A seconda del quadro clinico, il percorso può coinvolgere:

    • neuropsichiatra infantile, per una valutazione diagnostica del disturbo d’ansia e l’eventuale supporto farmacologico nei casi più complessi
    • psicoterapeuta: l’approccio cognitivo-comportamentale (TCC), in particolare, offre buone prospettive di efficacia nel trattamento del disturbo di panico
    • percorso di educazione psicologica per i genitori, che aiuta a comprendere i meccanismi del disturbo, a modificare eventuali atteggiamenti che possono rinforzarlo involontariamente e a sostenere il bambino.

    La prognosi è favorevole quando l’intervento è tempestivo. Senza trattamento, invece, il disturbo può cronicizzarsi, favorire il ritiro sociale e, negli adolescenti, aumentare il rischio di altri disturbi dell’umore.

    LE DOMANDE PIÙ FREQUENTI DEI PAZIENTI

    Le domande più frequenti dei pazienti

    Gli attacchi di panico nei bambini sono pericolosi?

    Gli attacchi di panico sono molto spaventosi, ma non pericolosi di per sé. Non causano danni fisici e tendono a risolversi nel giro di 15-20 minuti. Tuttavia, se si ripetono con frequenza e non vengono affrontati, possono ripercuotersi sulla vita scolastica, sociale e familiare del bambino, e aumentare il rischio di sviluppare altri disturbi d’ansia o dell’umore.

    A che età possono comparire gli attacchi di panico in un bambino?

    Il disturbo di panico è più comune tra gli adolescenti rispetto ai bambini in età prescolare.

    Come comportarsi durante una crisi di panico in un bambino?

    È importante mantenere la calma e restare vicini al bambino senza drammatizzare o minimizzare la paura. Abbassarsi all’altezza del bambino, usare una voce tranquilla e aiutarlo a rallentare il respiro – inspirando lentamente dal naso ed espirando dalla bocca – può aiutare ad attenuare la crisi.

    Qual è la differenza tra ansia normale e disturbo di panico in un bambino?

    L’ansia è una risposta normale di fronte a situazioni nuove o percepite come minacciose, e fa parte del normale sviluppo. Si parla di disturbo di panico quando gli attacchi si ripetono con frequenza, quando il bambino modifica i propri comportamenti per evitare le situazioni associate alle crisi e quando il disturbo interferisce con la vita quotidiana.

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