L’epatite A è un’infezione epatica virale acuta che si trasmette per via oro-fecale attraverso il consumo di acqua e alimenti contaminati o tramite il contatto diretto con persone infette. Tende ad essere asintomatica nei bambini piccoli, mentre negli altri soggetti si manifesta con ittero, spossatezza, febbre, dolore addominale, nausea e talvolta urine scure. Nella quasi totalità dei casi il decorso è benigno: la guarigione è completa e permanente. Igiene alimentare, lavaggio delle mani e vaccinazione nelle categorie a rischio sono le armi principali per prevenirla.
Nei primi mesi del 2026 l’epatite A è tornata a fare notizia: dopo un focolaio in Campania, il virus ha raggiunto anche il Lazio con 120 casi accertati, tutti riconducibili al consumo di molluschi contaminati. Il campanello d’allarme ha spinto le autorità sanitarie a rafforzare la sorveglianza, diffondendo al tempo stesso dubbi e preoccupazione tra la popolazione.
Che cos’è esattamente l’epatite A? Come si contrae, come si riconosce e cosa si può fare per curarla e prevenirla? In questo articolo approfondiamo tutto quello che c’è da sapere.
Che cos’è l’epatite A e come si prende?
L’epatite A è un’infezione virale a carico del fegato causata dal virus HAV, appartenente al genere Hepatovirus.
Il meccanismo di trasmissione è oro-fecale: il virus, presente nelle feci di una persona infetta, raggiunge un soggetto sano attraverso acqua o alimenti contaminati (si parla infatti di “epatite alimentare”). I molluschi bivalvi – cozze, vongole, ostriche – allevati in acque inquinate da scarichi fognari rappresentano uno dei veicoli più frequenti: è il caso dei recenti episodi italiani, come messo in luce dal bollettino 18 di sorveglianza SEIEVA. Anche frutta, verdura e acqua non potabile possono essere fonti di contagio in contesti con scarsa igiene sanitaria.
Il contagio può avvenire anche tramite il contatto diretto con una persona infetta, soprattutto per via sessuale o in contesti familiari o comunitari.
L’epatite A è diffusa in tutto il mondo con incidenze diverse. Nei paesi in via di sviluppo, dove le condizioni igienico-sanitarie sono più precarie, il virus circola in modo endemico. In paesi come l’Italia, invece, i casi sono sporadici o legati a focolai circoscritti – come quelli emersi ultimamente in Campania e nel Lazio – favoriti da dinamiche di contaminazione alimentare o da viaggi in aree a maggiore diffusione del virus.
Quanto è pericolosa l’epatite A?
A differenza di altre forme di epatite virale, l’epatite A ha quasi sempre un decorso benigno e autolimitante: il sistema immunitario riesce generalmente a eliminarla nel giro di alcune settimane senza bisogno di farmaci specifici. La mortalità è molto bassa – intorno allo 0,1-0,3% – ma sale negli adulti over 50 e in chi presenta già patologie epatiche croniche.
Nei bambini piccoli, l’infezione passa spesso del tutto inosservata, senza alcun sintomo. In una minoranza di casi la malattia può seguire un decorso più prolungato o presentare ricadute nell’arco di qualche mese, pur concludendosi sempre con la guarigione completa. Solo in rari casi, l’infezione da HAV può evolvere in epatite fulminante, soprattutto nei soggetti fragili.
Chi guarisce dall’epatite A acquisisce un’immunità permanente: non è possibile ammalarsi una seconda volta.

Una delle modalità di trasmissione più diffusa è il consumo di molluschi contaminati, come ostriche, cozze e vongole.
Quali sono i sintomi dell’epatite A?
I sintomi dell’epatite A compaiono dopo un periodo di incubazione che può variare da 2 a 7 settimane dall’esposizione al virus e possono protrarsi fino a due mesi. Comprendono:
- ittero (ingiallimento della pelle e della sclera degli occhi)
- stanchezza marcata e senso di spossatezza
- nausea, associata talvolta a vomito
- dolore addominale
- febbre
- urine scure.
Il virus può circolare prima che i sintomi compaiano, pertanto chi è infetto può contagiare altre persone già dai giorni precedenti alla comparsa dei primi segnali. La contagiosità tende a ridursi dopo circa una settimana dalla comparsa dell’ittero.
Come si cura l’epatite A?
L’epatite A non dispone a oggi di un trattamento antivirale specifico. La terapia è di supporto e si basa su riposo, idratazione e astensione da alcol e farmaci che possono affaticare il fegato.
Sul fronte della prevenzione, le misure più efficaci restano l’igiene delle mani e la cottura accurata dei cibi a rischio, come verdure e molluschi.
La vaccinazione rappresenta lo strumento preventivo più affidabile. Prevede due somministrazioni per via intramuscolare, da effettuare preferibilmente con un intervallo di 6-12 mesi, per garantire una protezione duratura nel tempo. È raccomandata in particolare a:
- chi viaggia verso zone endemiche
- operatori del settore alimentare e sanitario
- soggetti con epatite cronica
- contatti stretti di persone infette.
Accanto alla vaccinazione e alle corrette norme igieniche, anche l’accesso tempestivo a visite specialistiche ed esami diagnostici gioca un ruolo importante nella prevenzione e nella gestione dell’infezione. In questo senso, le soluzioni UniSalute Per Te possono offrire un supporto concreto, favorendo l’accesso a visite specialistiche ed esami diagnostici grazie a tariffe agevolate e tempi di attesa ridotti.
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La vaccinazione contro l’epatite A prevede due dosi ed è raccomandata alle categorie a rischio.
Le domande più frequenti dei pazienti
Quali sono gli alimenti a rischio di epatite A?
Gli alimenti più a rischio includono molluschi bivalvi consumati crudi o poco cotti, soprattutto se provenienti da acque contaminate, e frutta e verdura fresche coltivate con acqua non potabile. In generale, qualsiasi alimento maneggiato da una persona infetta senza un’adeguata igiene delle mani può diventare un veicolo di trasmissione.
Quanto tempo passa dal contagio alla comparsa dei sintomi?
Il periodo di incubazione oscilla in genere tra le due e le sette settimane.
Il vaccino contro l’epatite A è efficace?
Il vaccino è sicuro ed efficace: la protezione si attiva già dopo le prime due-tre settimane dalla prima dose, mentre il ciclo completo di due somministrazioni – a distanza di sei-dodici mesi – garantisce una copertura molto duratura.
Dall’epatite A si guarisce completamente?
Sì, l’epatite A tende a risolversi senza lasciare danni permanenti al fegato. Questa forma di epatite virale non evolve mai in infezione cronica: una volta superata, l’organismo sviluppa anticorpi che proteggono per tutta la vita.


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