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Influenza aviaria: come si trasmette e quali sono i rischi


L’influenza aviaria è una malattia virale che colpisce principalmente gli uccelli, ma i cui virus possono raggiungere l’uomo. Il contagio umano avviene quasi esclusivamente per contatto diretto con pollame infetto o ambienti contaminati: ad oggi nessun caso di trasmissione tra persone è mai stato rilevato. I sintomi nell’uomo variano da forme lievi, simili a quelli causati da una comune influenza, fino a quadri più seri dovuti ai ceppi più aggressivi, che possono evolvere in polmonite e insufficienza respiratoria. Attualmente esistono vaccini per il settore veterinario e candidati vaccinali per l’uomo, attivabili su larga scala qualora si prospettasse un rischio pandemico.

A fine marzo 2026, la conferma di un caso umano di influenza aviaria in Lombardia – il primo documentato in Europa per il ceppo H9N2 – ha riportato sotto i riflettori una malattia spesso associata a scenari lontani. Il paziente, un giovane rientrato dall’Africa con alcune patologie preesistenti, è stato ricoverato in isolamento, ma le autorità hanno ben presto rassicurato sulla situazione: tutti i suoi contatti sono risultati negativi al test, a conferma dell’assenza di trasmissione interumana.

Ma cosa sappiamo dell’influenza aviaria? Come si trasmette all’essere umano e quali sintomi provoca? Quali sono i rischi correlati? Proviamo a fare chiarezza.

Che cos’è l’influenza aviaria

L’influenza aviaria è una malattia infettiva causata da virus influenzali di tipo A, che hanno negli uccelli acquatici selvatici il loro principale serbatoio. Questi animali convivono spesso con il virus senza ammalarsi, ma possono trasmetterlo ad animali da allevamento e domestici, che invece ne risultano molto più colpiti.

I virus dell’influenza aviaria si distinguono in base alla loro capacità di causare malattia: si parla di ceppi a bassa patogenicità (LPAI) e ceppi ad alta patogenicità (HPAI). Questi ultimi, come l’H5N1, possono provocare un’elevata mortalità negli allevamenti. I ceppi a bassa patogenicità, come l’H9N2 coinvolto nel caso lombardo, causano generalmente forme più lievi.

Dal punto di vista della salute pubblica, la preoccupazione principale riguarda la natura mutevole dei virus influenzali di tipo A: la loro capacità di ricombinarsi geneticamente li rende in grado di acquisire caratteristiche nuove. È per questo che la sorveglianza epidemiologica internazionale monitora la circolazione di questi ceppi negli animali e le eventuali infezioni nell’uomo.

allevatrice in allevamento pollame

Gli addetti agli allevamenti avicoli sono tra le categorie più esposte al rischio di contagio.

Come si trasmette l’aviaria nell’uomo?

Il principale meccanismo di trasmissione dell’influenza aviaria all’essere umano è il contatto diretto con animali infetti o con materiali contaminati, come superfici degli allevamenti o acqua stagnante frequentata da uccelli selvatici. Le categorie più esposte sono quindi gli addetti agli allevamenti avicoli e chi lavora a stretto contatto con pollame.

Sul fronte alimentare, l’EFSA ha chiarito che non esistono prove di contagio attraverso il consumo di carne o altri prodotti avicoli: le normative vigenti impongono l’abbattimento immediato e lo smaltimento controllato degli animali positivi, riducendo al minimo il rischio che prodotti contaminati raggiungano la filiera. Una corretta manipolazione in cucina – cottura adeguata e igiene durante la preparazione – è comunque sufficiente a scongiurare qualsiasi rischio residuo.

Fino ad oggi non è mai stata documentata una trasmissione da persona a persona. I casi umani registrati nel tempo sono stati riconducibili a un’esposizione diretta e identificabile agli animali. Il rischio per chi non ha contatti con pollame o ambienti di allevamento è pertanto considerato molto basso.

Cosa succede se si prende l’aviaria?

I sintomi dell’influenza aviaria nell’uomo variano in modo considerevole in base al ceppo virale coinvolto e alle condizioni di salute del soggetto. In molti casi, specie nel caso di ceppi a bassa patogenicità, le manifestazioni sono lievi o sovrapponibili a quelle di una normale sindrome influenzale.

I sintomi più frequenti comprendono:

Con i ceppi più aggressivi – come l’H5N1 o l’H7N9 – la malattia può evolvere verso forme severe di polmonite o insufficienza respiratoria, con un tasso di mortalità elevato. Tuttavia, questi ceppi colpiscono raramente l’uomo e quasi sempre in contesti di esposizione intensa e prolungata.

Per la popolazione generale, e in assenza di contatti diretti con animali a rischio, il quadro clinico atteso resta contenuto. Il caso lombardo del marzo 2026 ne è un esempio: il paziente, pur con patologie concomitanti, non è mai stato in pericolo di vita.

Esiste un vaccino contro l’influenza aviaria?

Attualmente sono disponibili vaccini specifici per le specie avicole, impiegati come strumento di contenimento quando le misure ordinarie (biosicurezza, abbattimento degli animali infetti, controllo delle movimentazioni) non risultano sufficienti. In Europa, tuttavia, la vaccinazione animale è poco diffusa perché comporta restrizioni all’export di pollame e prodotti avicoli. Il suo utilizzo è comunque soggetto ad autorizzazione ministeriale e a normative nazionali e internazionali.

Per l’uomo il discorso è diverso. Esistono ceppi vaccinali candidati già pronti, che in caso di necessità potrebbero essere resi disponibili in tempi brevi, prodotti con tecnologie simili a quelle dei vaccini antinfluenzali stagionali. Come chiarisce l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, il centro di riferimento a livello nazionale ed europeo, un’attivazione su larga scala è però prevista solo se l’OMS dichiarasse un rischio concreto di pandemia: uno scenario al momento non all’orizzonte. Nel frattempo, la Commissione Europea ha messo a disposizione degli Stati membri un vaccino contro il ceppo H5 per la profilassi delle categorie più esposte, come allevatori e veterinari.

 

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veterinario vaccina polli contro influenza aviaria

Attualmente esistono vaccini contro l’influenza aviaria utilizzati negli animali da allevamento.

Le domande più frequenti

L’influenza aviaria si può prendere mangiando carne di pollo o uova?

No, non risultano casi di contagio attraverso il consumo di carne o uova. La cottura adeguata degli alimenti elimina il virus. Il rischio potrebbe esistere solo nel contatto diretto con animali vivi infetti o con materiale crudo non manipolato in condizioni igieniche adeguate.

Che sintomi ha l’influenza aviaria?

Nella maggior parte dei casi si manifestano febbre, tosse, mal di gola e dolori muscolari, un quadro simile a quello di una normale influenza stagionale. In alcuni casi compaiono anche congiuntivite e disturbi gastrointestinali come nausea, vomito o diarrea. Con i ceppi più aggressivi, invece, la malattia può evolvere verso forme respiratorie severe.

Quali categorie sono più a rischio di contrarre l’influenza aviaria?

Il rischio per la popolazione generale è considerato basso. Diventa moderato per chi lavora o opera a diretto contatto con allevamenti in cui siano stati confermati casi: allevatori, veterinari, personale addetto alla gestione dei focolai.

L’influenza aviaria può diventare una pandemia?

È lo scenario che la comunità scientifica monitora con maggiore attenzione. I virus influenzali di tipo A hanno una spiccata capacità di mutare e ricombinarsi geneticamente, il che li rende potenzialmente in grado di acquisire caratteristiche nuove, tra cui una maggiore trasmissibilità tra esseri umani. Finché questa soglia non viene superata, il rischio pandemico resta solo teorico.

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