La psicoterapia viene affrontata in modo diverso da donne e uomini, che sviluppano disturbi psichici in misura simile ma sono colpiti da forme di disagio diverse. Nelle donne prevalgono ansia e disturbi dell’umore; negli uomini abuso di sostanze e comportamenti antisociali. Le differenze riguardano anche le modalità di accesso alle cure e le barriere culturali che ostacolano la richiesta di aiuto, più radicate negli uomini. Lo stigma maschile ritarda l’accesso alle cure e alimenta strategie di coping disfunzionali. Le donne, seppure più propense a cercare supporto psicologico, scontano spesso il peso del caregiving familiare, che limita il tempo e le risorse per prendersi cura di sé. Approcci terapeutici calibrati sulle differenze di genere e la disponibilità di supporto psicologico online possono contribuire a ridurre questi divari.
Chiedere aiuto non è semplice per nessuno. Eppure, quando si tratta di salute mentale e di rivolgersi a un professionista, c’è chi incontra ostacoli in più, e i dati indicano che sono soprattutto gli uomini. Donne e uomini arrivano alla psicoterapia con aspettative e tempi diversi e, spesso, barriere culturali che condizionano la scelta.
Perché succede? Quali approcci funzionano meglio a seconda del genere? In questo articolo approfondiamo le differenze tra donne e uomini nell’accesso alla terapia psicologica.
Donne e uomini: approcci diversi alla psicoterapia
Il modo in cui donne e uomini affrontano il disagio psicologico risente di aspettative culturali, ruoli sociali e modelli di comportamento che si sedimentano nel tempo e condizionano nel profondo il rapporto con la salute mentale.
I tassi di incidenza dei disturbi psichici sono simili tra uomini e donne, ma variano sia la distribuzione dei disturbi sia le modalità di accesso alle cure. Le donne sono più frequentemente colpite da depressione, ansia e disturbi da somatizzazione, mentre negli uomini prevalgono disturbi da abuso di sostanze e comportamenti antisociali. Eppure questi ultimi ricorrono ai servizi psicologici in misura inferiore, spesso in una fase già avanzata del disagio.
Lo evidenzia il Rapporto Eurispes 2024: il 31,7% delle donne ha consultato uno psicologo contro il 27,7% degli uomini, e il divario si ripete in ogni forma di supporto, dalla terapia di gruppo a quella online.
L’approccio maschile alla psicoterapia
Per gli uomini, l’accesso alla terapia psicologica è spesso più tardivo e più difficoltoso. Entrano in gioco stereotipi culturali radicati: l’idea che chiedere aiuto equivalga a una forma di debolezza, il timore del giudizio sociale, la pressione a “risolvere i problemi da soli”. È quello che è stato definito stigma maschile legato alla salute mentale.
Forza, indipendenza, autosufficienza sono i valori che definiscono il modello di una mascolinità che porta a sopprimere qualsiasi comportamento percepito come vulnerabile. Molti uomini sviluppano così strategie di coping (comportamenti messi in pratica per affrontare situazioni stressanti o problematiche) disfunzionali, come abuso di sostanze o comportamenti a rischio. Il paradosso è che questo meccanismo può aggravare depressione e ansia, innescando un circolo difficile da interrompere.
I dati lo confermano. Uno studio retrospettivo pubblicato nel 2025 su Cureus ha rilevato che i pazienti maschi convivono con i sintomi d’ansia per un periodo più lungo prima di cercare aiuto, e spesso lo fanno quando il disturbo è già in fase avanzata.
Mostrano inoltre una preferenza per la farmacoterapia rispetto alla psicoterapia. I modelli terapeutici più diffusi, centrati sull’elaborazione verbale delle emozioni, possono risultare infatti poco appetibili per chi cerca un approccio più pratico.

Gli uomini faticano più delle donne a chiedere aiuto e tendono a ritardare l’inizio di un percorso di supporto psicologico.
L’approccio femminile alla psicoterapia
Le donne tendono ad arrivare alla terapia con una maggiore disponibilità a esplorare il proprio vissuto emotivo e a costruire una relazione di fiducia con il terapeuta. Sono più inclini a rivolgersi ai servizi di salute mentale, a parlare dei propri problemi e a cercare supporto psicologico, in particolare in caso di ansia e depressione. Questa propensione si traduce in una preferenza per approcci fondati sulla narrazione personale e sull’elaborazione delle emozioni, e in una maggiore continuità del percorso terapeutico nel tempo – determinante per l’efficacia della cura.
Non è un caso che tra i disturbi più frequenti nelle donne figurino quelli legati all’umore e all’ansia. Parte di questo carico ha radici nella vita quotidiana: le donne sono ancora oggi le principali responsabili della cura familiare, un ruolo che assorbe energie emotive in misura sproporzionata. In Italia rappresentano circa il 60% dei caregiver familiari, con oltre 4 milioni di persone impegnate nell’assistenza a un familiare anziano, malato o con disabilità. Stress, ansia e isolamento sono tra le conseguenze più diffuse di questo carico. Eppure, secondo un’indagine dell’Osservatorio Sanità di UniSalute, solo una donna caregiver su dieci si rivolge a un professionista della salute psicologica, principalmente per i costi elevati e la mancanza di tempo. Un paradosso che si somma agli altri: chi si prende cura degli altri fatica a prendersi cura di sé.
In questi casi, il supporto psicologico online può fare la differenza, adattandosi alla routine di chi ha poco spazio per sé e non riesce a ritagliarsi il tempo necessario per recarsi da un terapeuta. Si tratta di uno dei servizi offerti dal piano My Support di UniSalute, pensato per accompagnare chi giornalmente si occupa di un familiare non autosufficiente.
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Le donne sono più inclini a rivolgersi ai servizi di salute mentale e a parlare dei propri problemi.
Le domande più frequenti dei pazienti
Il disagio psicologico colpisce di più le donne o gli uomini?
I tassi di incidenza complessivi sono simili tra i sessi, ma la distribuzione dei disturbi è diversa. Le donne sono più frequentemente colpite da depressione, ansia e disturbi dell’umore; gli uomini da abuso di sostanze e comportamenti antisociali.
Perché le donne fanno psicoterapia più degli uomini?
Le ragioni sono sia culturali che strutturali. Le donne sono socialmente più autorizzate a esprimere il disagio emotivo e a chiedere aiuto, mentre sugli uomini pesa ancora uno stigma legato all’idea di forza e autosufficienza. A questo si aggiunge il fatto che i modelli terapeutici più diffusi (basati sull’elaborazione verbale delle emozioni) risultano storicamente più vicini alle modalità espressive femminili.
La psicoterapia funziona allo stesso modo per uomini e donne?
La psicoterapia è efficace per entrambi, ma gli esiti migliori si ottengono quando l’approccio tiene conto delle differenze individuali, incluse quelle legate al genere.
Cosa si intende per “stigma maschile” nella salute mentale?
Con stigma maschile si intende l’insieme di pressioni culturali e sociali che portano gli uomini a minimizzare il proprio disagio psicologico, a evitare di chiedere aiuto e a percepire la terapia come incompatibile con l’immagine di sé.


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