I test allergologici sono esami diagnostici che permettono di identificare le sostanze responsabili delle reazioni allergiche. Il prick test è il test cutaneo di primo livello per allergie respiratorie e alimentari, rapido e indolore. Il patch test diagnostica le dermatiti allergiche da contatto tramite cerotti applicati sulla schiena per 48-96 ore. I test ematici misurano le IgE specifiche nel sangue in risposta a determinati allergeni. Il test di provocazione è riservato a casi selezionati e consiste nell’esposizione controllata e graduale a una sostanza. Il breath test valuta invece le intolleranze alimentari, non le allergie vere e proprie.
Riconoscere un’allergia è spesso intuitivo: starnuti persistenti, lacrimazione, eruzioni cutanee sono segnali spesso eloquenti. Capire a cosa si è allergici, però, non è sempre immediato. Ed è proprio per questo che esistono i test allergologici: esami diagnostici pensati per indagare i diversi tipi di reazione e individuarne la causa.
Quali scegliere? Come ci si prepara? E quando è il momento di farli? In questo articolo approfondiamo i principali esami disponibili, le differenze tra loro e come si articola l’iter diagnostico.
Cosa sono e come si fanno i test per le allergie?
I test allergologici sono degli esami diagnostici che permettono di identificare le sostanze responsabili di una reazione allergica, i cosiddetti allergeni. Ne esistono diverse tipologie. In generale, i test allergologici si dividono in due grandi categorie:
- test cutanei, che mettono la pelle direttamente a contatto con l’allergene per osservare la reazione
- test ematici, che analizzano il sangue alla ricerca di anticorpi specifici.
Il percorso diagnostico inizia quasi sempre con una visita allergologica: il medico raccoglie l’anamnesi, valuta i sintomi e decide quale esame prescrivere. I risultati saranno poi interpretati alla luce del quadro clinico complessivo, perché sono possibili sia falsi positivi che falsi negativi. La valutazione e la diagnosi devono essere dunque rimesse all’allergologo.
Vediamo i principali test.
Prick test
Il prick test è il test cutaneo più utilizzato per la diagnosi delle allergie respiratorie (quelle primaverili ai pollini, agli acari, alle muffe o al pelo animale) e alimentari. Si esegue in ambulatorio: sull’avambraccio del paziente vengono depositate alcune gocce di estratto allergenico, che vengono fatte penetrare negli strati superficiali della pelle con una lancetta sterile monouso. Se a distanza 15-20 minuti compaiono ponfi arrossati e pruriginosi nel punto di contatto, il test è considerato positivo. Il prick test è rapido, non doloroso (la sensazione è quella di un pizzico) e si può eseguire anche nei bambini, a partire dai 2-3 anni.
Per prepararsi correttamente, è necessario sospendere gli antistaminici e i cortisonici nei giorni precedenti all’esame (di solito 5-7 giorni), perché questi farmaci possono mascherare la reazione e produrre un risultato falsamente negativo.

Il prick test è il test più utilizzato per la diagnosi delle allergie respiratorie e alimentari.
Patch test
Il patch test è il test di riferimento per diagnosticare le dermatiti allergiche da contatto causate dal contatto prolungato con metalli (come il nichel), cosmetici, coloranti, gomme o conservanti.
L’esame si esegue applicando sulla schiena del paziente dei cerotti imbevuti di sostanze potenzialmente allergizzanti. I cerotti rimangono in sede per 48-72 ore, dopodiché vengono rimossi e la cute viene esaminata per rilevare eventuali reazioni infiammatorie. In alcuni casi può essere necessaria una seconda lettura dopo 7 giorni, dal momento che alcuni allergeni possono dare risposte ritardate.
Durante il periodo di applicazione è importante evitare di bagnare la zona e limitare l’attività fisica intensa.
Test RAST
I test allergologici ematici vengono eseguiti tramite un prelievo di sangue per rilevare la presenza di immunoglobuline IgE specifiche, ovvero gli anticorpi prodotti dal sistema immunitario in risposta a determinati allergeni. Il test più noto è il RAST (test di radioallergoassorbimento), che misura la quantità di immunoglobuline per valutare il grado di sensibilizzazione.
Offre diversi vantaggi:
- non richiede l’interruzione di farmaci, diversamente dai test cutanei: è adatto dunque ai pazienti che non possono sospendere terapie farmacologiche
- non espone al rischio di reazioni cutanee
- può sostituire i test cutanei quando questi non possono essere svolti, per esempio in donne in gravidanza, bimbi molto piccoli o a causa di irritazioni e cattive condizioni della pelle.
Tuttavia, oggi il RAST test è quasi sempre sostituito da metodiche più moderne, come l’ImmunoCAP, un test ematico più sensibile e accurato.
Test di provocazione
Il test di provocazione (o test di esposizione controllata) rappresenta il livello diagnostico più approfondito e viene eseguito solo in contesti specialistici e in casi selezionati, quando i test di primo livello non sono conclusivi. Consiste nell’esporre il paziente all’allergene sospetto in modo graduale e controllato, monitorando la comparsa di sintomi.
Esistono varianti specifiche:
- test di provocazione orale per le allergie alimentari
- test di provocazione bronchiale per l’asma allergica
- test di provocazione nasale per la rinite.
Considerato il rischio di reazioni, questi test si eseguono in ambiente ospedaliero o ambulatoriale specializzato, con personale medico pronto a intervenire.
Test di eliminazione
Il test di eliminazione è uno strumento diagnostico utilizzato principalmente nell’ambito delle allergie alimentari. Consiste nell’escludere dalla dieta per un periodo definito – generalmente 2-4 settimane – uno o più alimenti sospettati di provocare la reazione, per osservare se i sintomi si attenuano o scompaiono. Se la risposta è positiva, l’alimento viene reintrodotto in modo controllato per verificare se i disturbi si ripresentano.
Il test di eliminazione è particolarmente utile nei casi in cui i test cutanei e ematici non forniscono risultati conclusivi, o quando si sospetta una reazione ritardata a un alimento, più difficile da correlare ai sintomi rispetto a una reazione immediata. L’iter deve essere impostato e supervisionato dallo specialista.
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Il patch test è l’esame di riferimento per diagnosticare dermatiti allergiche da contatto.
Le domande più frequenti dei pazienti
Prima di fare i test allergologici bisogna sospendere i farmaci?
Dipende dal tipo di esame. Per il prick test è necessario interrompere l’assunzione di antistaminici e cortisonici sistemici almeno 5-7 giorni prima, poiché questi farmaci inibiscono la risposta cutanea e possono falsare il risultato. Per i test ematici (RAST) invece, non è necessaria alcuna sospensione: il prelievo di sangue non è influenzato dai farmaci in corso.
Il prick test fa male?
Il prick test non è doloroso: la lancetta sterile utilizzata per favorire la penetrazione dell’allergene nella cute provoca al massimo un lieve fastidio, un pizzico.
I test allergologici vanno ripetuti nel tempo?
Le allergie possono modificarsi nel corso della vita, sia per i cambiamenti del sistema immunitario sia per le diverse esposizioni ambientali. Per questo i test allergologici possono essere ripetuti più volte, soprattutto se i sintomi cambiano o compaiono nuove reazioni.
A che età si possono fare i test allergici?


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