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Punture di zecche

Punture di zecca: cosa fare per evitarle e come intervenire?

Con la bella stagione è più frequente trascorrere del tempo all’aria aperta, magari concedendoci lunghe passeggiate o uno spuntino sul prato, attività che impongono qualche piccola precauzione per evitare di imbattersi in insetti e fastidiosi parassiti, come le zecche. Per tenerle lontane è importante seguire alcuni accorgimenti e osservare delle semplici “regole”, ma a volte non è sufficiente: come comportarsi, quindi, in caso di morso e quali sono i rischi che il contatto con questo parassita porta con sé? Per rispondere a queste domande andiamo a osservare le punture di zecche più da vicino.

Come sono fatte le zecche?

Le zecche rientrano nella categoria degli artropodi (invertebrati dotati di esoscheletro), in particolare nella classe degli aracnidi, quella che comprende ragni, acari e scorpioni. Possono essere estremamente piccole, di appena pochi millimetri, o raggiungere il centimetro. Vengono definite parassiti “esterni” per le modalità con cui entrano in contatto con l’organismo: si concentrano infatti alle estremità di erba e arbusti e, diversamente da quanto si possa credere, non saltano né volano, ma quando percepiscono il passaggio di un potenziale ospite – attraverso l’alterazione della temperatura e dei livelli di anidride carbonica – vi si aggrappano per nutrirsi. In seguito, lo abbandonano lasciandosi cadere spontaneamente dopo un periodo che varia dai 2 ai 7 giorni. Il meccanismo parassitario con cui si insediano nell’organismo ospite ha il suo fulcro nel rostro, l’apparato boccale che consente alle zecche di “agganciarsi” alla pelle e succhiare il sangue, senza apparente dolore per l’uomo. Infatti, il “morso di zecca” normalmente è indolore perché questo parassita inietta una sostanza dagli effetti anestetici.

Conoscere questa struttura anatomica si rivela utile in caso di contatto: per evitare conseguenze nel lungo periodo è fondamentale staccare il parassita in modo corretto, come vedremo.

Zecca in mezzo all'erba

Diy13/gettyimages.it

Le specie presenti in Italia

Diffuse in tutto il mondo (se ne contano ben 900 specie), le zecche si dividono in tre famiglie, anche se le principali sono due:

  • le Ixodidae, le zecche dure, definite così perché provviste di scudo dorsale;
  • le Argasidae, le zecche molli, che non sono protette dallo scudo dorsale e hanno il corpo con margini arrotondati, mentre il rostro è situato nella parte ventrale e non è visibile dall’alto.

Tra le specie più rilevanti in termini epidemiologici, in Italia ci sono la Ixodes ricinus (la cosiddetta “zecca dei boschi”) e la Rhipicephalus sanguineus (la zecca del cane), entrambe appartenenti alle Ixodidae. L’Argas refluxus, denominata “zecca del piccione”, appartiene alle Argasidae ed è tra le più diffuse in Italia.

Evitare le punture di zecche: ecco i luoghi più a rischio

Le zecche si concentrano nelle aree ricche di arbusti e, in generale, dove la vegetazione si fa più alta. Il loro microclima ideale è fresco e umido, ma è possibile che si annidino anche in punti in cui l’erba è più bassa e dove il caldo si fa più secco. Il periodo in cui sono più attive è l’estate, mentre durante l’inverno, a causa delle basse temperature, si rifugiano in profondità nel terreno o tra le pietre. Sono dunque i mesi caldi quelli in cui prestare più attenzione. Prati, pascoli, stalle e cucce di cani e gatti sono i posti in cui il rischio di essere punti è più elevato perché il concentrarsi delle zecche è legato alla presenza di organismi a cui attaccarsi per nutrirsi.

Come difendersi dalle zecche: alcune precauzioni da seguire

Zecca

Ladislav Kubeš/gettyimages.it

In caso di permanenza in aree considerate a rischio, è possibile minimizzare la probabilità di contatto osservando alcune semplici regole. Vediamo quali.

  • Preferire abiti chiari che fanno risaltare subito la presenza del parassita;
  • indossare cappello e pantaloni lunghi, calzettoni chiari o stivali;
  • non toccare erba e arbusti lungo il proprio percorso;
  • evitare di spingersi nelle zone in cui la vegetazione è più alta e fitta;
  • se durante l’escursione si è accompagnati da cani o animali domestici, è bene proteggerli trattandoli con repellenti specifici;
  • dopo la passeggiata, è opportuno controllare attentamente la propria pelle per accertarsi di non essere stati punti, tenendo presente che le aree più esposte alle punture di zecche sono testa, collo, fianchi e la parte posteriore delle ginocchia;
  • prima di rientrare a casa è consigliabile spazzolare i propri indumenti.

Cosa fare in caso di punture di zecca?

Rimozione zecca

andriano_cz/gettyimages.it

Nel caso in cui, nonostante le precauzioni, ci si accorga di essere stati punti, è fondamentale agire con con efficacia e delicatezza per ridurre sensibilmente il rischio di conseguenze.

La prima cosa da fare è disinfettare la pelle con un disinfettante non colorato (non sono indicati  la tintura di iodio o il mercurocromo) e provvedere a rimuovere la zecca tempestivamente: più a lungo l’insetto rimane a contatto con la cute e più si fa concreta la probabilità di contrarre un’infezione.

Per staccare la zecca dalla pelle è possibile ricorrere anche a estrattori specifici, ma in genere sono sufficienti un paio di pinzette con le punte sottili. Ecco come procedere e quali sono le azioni da seguire:

  • cercare di afferrare la zecca il più vicino possibile alla pelle;
  • tirare delicatamente eseguendo una leggera e costante rotazione;
  • se il rostro rimane nella pelle, va rimosso con un ago sterile;
  • una volta asportato l’insetto, occorre procedere nuovamente alla disinfezione della pelle. Per questa operazione non bisogna usare la tintura di iodio.
  • bruciare la zecca.

Tuttavia, nel caso in cui non si riesca a rimuoverla in autonomia o la zecca sia già entrata in profondità, è opportuno rivolgersi al proprio medico o alla guardia medica per una corretta e completa estrazione, soprattutto se a essere morso si tratta di un bambino.

Rimozione delle zecche: 4 cose da non fare

La rimozione del parassita va eseguita con estrema delicatezza, cercando di non entrare nel panico ed eseguendo le giuste procedure, perché diversamente si rischia un rigurgito che potrebbe portare a contatto con la cute agenti patogeni.

Ecco perché è fondamentale:

  • non strappare il corpo della zecca con le dita;
  • non schiacciare la zecca;
  • non tentare di staccarla con sostanze chimiche o con il calore perché, anche in questo caso, il trauma potrebbe provocare il rigurgito;
  • non rimuoverla a mani nude, meglio usare un paio di guanti.

Profilassi post-puntura: a cosa prestare attenzione e cosa non fare

Puntura di zecca alone

vzwer/gettyimages.it

Dopo la rimozione della zecca è necessario effettuare la profilassi antitetanica, monitorare l’area interessata dalla puntura per circa 30-40 giorni e comunicare al proprio medico curante qualsiasi segno di infezione come:

  • aloni rossastri che tendono a estendersi;
  • febbre;
  • mal di testa;
  • dolori alle articolazioni;
  • ingrossamento dei linfonodi.

Durante il periodo di osservazione che segue la puntura e la rimozione della zecca è preferibile evitare l’assunzione di antibiotici per uso sistemico: il farmaco potrebbe, infatti, impedire il manifestarsi di eventuali sintomi delle patologie potenzialmente veicolate dalla zecca, rendendo più difficile una diagnosi precisa. In generale, l’antibiotico va assunto solo sotto stretto controllo medico e, nei casi in cui sia necessario seguire una terapia di questo tipo, il professionista consiglierà trattamenti con comprovata efficacia nella cura delle rickettiosi e delle borreliosi, alcune tra le infezioni veicolate dall’insetto.

Punture di zecche: quali sono i rischi per la salute?

Le punture di zecche di per sé non sono pericolose per l’uomo: vanno invece monitorati i rischi legati alla possibilità di contrarre le infezioni che questi insetti possono trasmettere in quanto vettori.

Tra le patologie epidemiologicamente più rilevanti ci sono:

  • l’encefalite da zecca (Tbe);
  • la malattia di Lyme;
  • la rickettsiosi (trasmessa dalla zecca dei cani);
  • la febbre ricorrente da zecche;
  • la tularemia;
  • la meningoencefalite da zecche;
  • l’ehrlichiosi;

Nella maggior parte dei casi, queste malattie possono essere diagnosticate sul piano clinico, e quelle di origine batterica si risolvono con una terapia antibiotica tempestiva. In generale, queste malattie non sono mortali e costituiscono un rischio solo nel 5% dei casi.

La malattia di Lyme

Tra le patologie trasmesse dal morso di zecca, una delle più pericolose, insieme alla meningoencefalite, è la malattia di Lyme (Borreliosi) che in Italia fa registrare una particolare diffusione tra il Friuli Venezia Giulia, la Liguria, il Veneto, l’Emilia Romagna e il Trentino Alto Adige. A causarla è un batterio: la Borrelia burgdorferi, che si annida in diverse specie animali tra cui cervi, caprioli, roditori, volatili, cavalli, ma anche animali domestici. L’infezione interessa la pelle, le articolazioni, il sistema nervoso e gli organi interni, e si manifesta con una macchia rossastra in corrispondenza della puntura, che tende a ingrandirsi assumendo una forma ad anello. L’agente patogeno, penetrato nella pelle attraverso la lesione, può raggiungere i linfonodi e causarne l’ingrossamento (adenopatia regionale), o compromettere gli altri organi attraverso il sangue. Il periodo di incubazione dura tra i 3 e i 20 giorni.

 

In generale, proteggersi dalle zecche e godersi le giornate d’estate in tranquillità è semplice, basta trasformare le regole precauzionali nella nostra routine per le passeggiate all’aria aperta. E a voi è mai capitato di imbattervi in questi parassiti?

 

Fonti:
ospedalebambinigesu.it
iss.it
fondazioneveronesi.it

Mariangela Ciavarella
Pugliese di origine, vive e lavora a Bologna come giornalista televisiva. Ha collaborato con diverse testate curando format e rubriche dedicate a salute e politiche sanitarie. Per il blog di UniSalute scrive articoli di approfondimento dedicati a benessere e prevenzione.

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