Placenta previa: quali sono i sintomi e quali rischi comporta?


La placenta previa, detta anche placenta “bassa”, si verifica quando la placenta si impianta nella parte inferiore dell’utero e copre parzialmente o completamente la cervice. Questa condizione può aumentare il rischio di sanguinamenti durante la gravidanza e rendere più complesso il parto. Nella maggior parte dei casi diagnosticati nel secondo trimestre, però, la situazione tende a risolversi spontaneamente con la crescita dell’utero. La diagnosi avviene tramite ecografia e il trattamento dipende dalla posizione della placenta, dall’entità dei sintomi e dall’epoca gestazionale. Nei casi più severi può essere necessario programmare un parto cesareo.

Durante la gravidanza, la placenta fornisce al nascituro l’ossigeno e le sostanze nutritive che servono per crescere, provenienti dal flusso sanguigno della madre. Quando un bambino è pronto per nascere, la cervice (il collo dell’utero) si dilata, per consentire al nascituro di uscire dall’utero ed entrare nel canale vaginale del parto. Tuttavia, questo processo fisiologico a volte è ostacolato o reso più difficoltoso dalla presenza di anomalie nella placenta stessa: la placenta previa o placenta “bassa” è una di queste. 

In questo articolo cerchiamo di capire meglio che cos’è la placenta previa e che cosa comporta per la futura mamma e per il nascituro. 

Mai più paura della febbre del sabato sera

Scopri la polizza My Baby

Che cos’è la placenta previa? 

Si parla di placenta previa, o placenta “bassa”, quando la placenta della donna non si impianta nell’utero in una delle posizioni fisiologiche, cioè sul fondo dell’utero stesso o lateralmente, ma blocca (parzialmente o completamente) l’apertura della cervice, da dove il bambino dovrà passare per entrare nel canale del parto.

Questa particolare condizione necessita di attenzione sia durante la gestazione sia al momento del parto, dal momento che la cervice e il canale vaginale risultano ostacolati. Vediamo quindi quali sono le cause che portano alla placenta previa, i rischi e le conseguenze sulla gravidanza e sulla nascita.

Quali sono le cause della placenta previa? 

La placenta previa si riscontra in circa 1 gravidanza su 250. Oltre al caso, ci sono alcuni fattori di rischio che possono aumentare le probabilità di sviluppare una placenta “bassa” durante la gravidanza, come: 

  • fumare sigarette o fare uso di sostanze stupefacenti; 
  • concepire a 35 anni o più; 
  • eventuali parti cesarei precedenti che possono aver lesionato l’utero;
  • aver subito altri tipi di interventi chirurgici all’utero; 
  • gravidanze gemellari; 
  • predisposizione genetica (uno studio ha rilevato una percentuale maggiore di placente previe nelle donne asiatiche e afroamericane);
  • anche eventuali patologie riguardanti la zona della pelvi e l’area uroginecologica, come l’incontinenza urinaria o il dolore pelvico cronico, possono giocare un ruolo nella formazione di una placenta posizionata in modo non fisiologico. 

A proposito della posizione, inoltre, è bene sapere che non esiste un solo tipo di placenta “bassa”. 

Tipologie 

Esistono infatti tre tipologie di placenta previa, e ciascuna comporta criticità più o meno accentuate durante la gestazione e il parto. Ecco quali sono: 

  • la placenta previa centrale o completa copre interamente l’apertura della cervice e rende praticamente impossibile il parto vaginale;
  • la placenta previa marginale si presenta come una placenta più bassa rispetto alle posizioni fisiologiche, ma che non ostacola del tutto il canale del parto; 
  • la placenta previa parziale ostruisce solo una parte del collo dell’utero (da qui il nome).

DjelicS/gettyimages.it

Come sapere se si ha la placenta previa? 

Molto spesso la diagnosi di placenta previa arriva direttamente durante una delle ecografie svolte in occasione delle visite prenatali di routine.

Il test di conferma della diagnosi utilizza le onde sonore e viene svolto per capire se la placenta copre o meno l’apertura dell’utero. Il ginecologo posizionerà sull’addome della gestante un dispositivo chiamato trasduttore e se avrà bisogno di effettuare un controllo più approfondito utilizzerà il trasduttore direttamente in vagina. 

Tuttavia, anche la stessa futura madre potrebbe rilevare dei sintomi di placenta previa, che si manifestano all’incirca durante il secondo trimestre di gravidanza

  • sanguinamento rosso vivo dalla vagina: il flusso di questo sanguinamento può essere più o meno leggero e non è sempre accompagnato da dolore o contrazioni
  • contrazioni insieme all’emorragia: oltre alla perdita di sangue, la donna potrebbe percepire crampi o una fastidiosa pressione sulla schiena.  

Come si cura? 

La placenta previa non ha una cura specifica. Tuttavia è importante tenere conto di un fattore molto importante: se è vero che circa il 2% delle donne incinte riscontra un problema di placenta previa nel secondo trimestre della gravidanza, nel 90% dei casi la situazione si risolve in autonomia prima della nascita del bambino. Questo avviene grazie alla progressiva crescita dell’utero durante la gestazione, che potrebbe portare a un aumento della distanza tra la cervice e la placenta che si è impiantata in posizione previa.

A seconda della fase della gravidanza in cui si ha la certezza della placenta previa e in base alla sintomatologia, il ginecologo suggerirà alcuni comportamenti da adottare o potrà programmare già il parto se la paziente è prossima alle 36-37 settimane di gravidanza

Di norma, in presenza di una donna incinta prossima alle 36 settimane di gravidanza che ha manifestato sanguinamenti lievi e non costanti, si raccomandano alcuni accorgimenti: 

  • riduzione delle attività, per evitare sforzi
  • astinenza da rapporti sessuali
  • assunzione di corticosteroidi per supportare lo sviluppo dei polmoni del bambino, per prepararlo al meglio all’evenienza di un parto pretermine
  • una dieta ricca di ferro, per scongiurare il rischio di anemia
  • ricovero fino al momento del parto. 

Qualora la perdita di sangue sia costante e abbondante, solitamente il parto viene considerato la soluzione migliore, da eseguire il prima possibile, a prescindere dallo stadio della gravidanza. 

South_agency/gettyimages.it

Cosa si rischia con la placenta previa?

Le problematiche connesse a questa condizione riguardano sia la madre che il bambino. Per capire come mai una placenta “bassa” può rappresentare un rischio durante la gestazione e nel momento del parto, bisogna tenere presente la posizione in cui la placenta previa si trova: nella parte inferiore dell’utero, che è quella più elastica, mobile e soggetta ad aumento e contrazioni nell’arco della gravidanza. 

Sebbene la sezione inferiore uterina sia flessibile e “contraibile”, la placenta non lo è: ecco perché se la placenta si impianta in questa posizione può provocare rischi di emorragie o il distacco della placenta stessa

Per la madre, i pericoli provocati dalla placenta previa sono: 

  • emorragia prima, durante e dopo il parto (antepartum, intrapartum e postpartum)
  • isterectomia
  • sepsi
  • mortalità materna. 

Per il nascituro, invece, una placenta “bassa” può comportare: 

  • nascita prematura
  • ritardi di crescita
  • malformazioni congenite
  • mortalità perinatale. 

La placenta previa può causare un aborto spontaneo?

Dal momento che si manifesta a partire dal secondo trimestre di gravidanza, la placenta previa non è solitamente connessa agli aborti spontanei o al rischio di perdere la gravidanza anche se, come si è appena visto, può provocare altre complicazioni tra cui il parto prematuro e la presenza di gravi emorragie. 

Si può avere un parto naturale? 

Uno studio del 2004 svolto dalla Fetal Medicine Unit del St. George’s Hospital di Londra ha rilevato che almeno il 60% dei casi di placenta bassa presi in esame si è concluso con un parto vaginale di successo, a conferma del fatto che la progressiva crescita dell’utero durante la gestazione può aumentare la distanza tra la placenta e la cervice. 

Con una placenta previa marginale, cioè che si trova vicino alla cervice ma non la ricopre totalmente, la futura mamma potrebbe essere infatti in grado di avere un parto vaginale. 

Molti ginecologi consentono alla paziente di optare per un parto naturale se la placenta si trova almeno a 2 cm di distanza dalla cervice, ma ogni medico ha un parere diverso, come ogni caso è a sé. 

In presenza di placenta previa parziale, la scelta più sicura per mamma e bambino potrebbe essere il taglio cesareo. Quando la placenta previa è centrale o completa, il parto vaginale è pressoché impossibile oltre che sconsigliato, quindi si ricorre di norma al parto cesareo

 

Scopri ora come la soluzione My Baby può aiutarti a prenderti cura del tuo bambino

Basilico Studio Stock/gettyimages.it

Le domande più frequenti dei pazienti

La placenta previa è pericolosa?

Può comportare rischi sia per la madre sia per il bambino, soprattutto a causa delle possibili emorragie e del rischio di parto prematuro. Tuttavia, con controlli regolari e un monitoraggio adeguato, molte gravidanze con placenta previa arrivano a termine senza complicazioni gravi.

La placenta previa si risolve da sola?

Sì, nella maggior parte dei casi diagnosticati nel secondo trimestre la placenta tende a “risalire” spontaneamente con la crescita dell’utero. Circa il 90% delle situazioni si normalizza prima del parto.

Quali sono i sintomi della placenta previa?

Il sintomo più frequente è un sanguinamento vaginale rosso vivo, spesso indolore, che compare nel secondo o terzo trimestre di gravidanza. In alcuni casi possono essere presenti anche contrazioni, crampi o pressione lombare.

La placenta previa può causare aborto spontaneo?

Di norma no. La placenta previa si manifesta soprattutto dal secondo trimestre e non è considerata una causa diretta di aborto spontaneo. Può però aumentare il rischio di altre complicazioni, come emorragie e parto pretermine.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenti sul post

    Nessun commento