Come dire che Babbo Natale non esiste ai bambini è un interrogativo che affligge molti genitori. Non esiste un momento giusto per farlo, l’importante è non anticipare la rivelazione, ma attendere che il bambino inizi a porsi domande e rispondere con sincerità, usando un linguaggio adeguato alla sua età. I primi dubbi compaiono di solito tra i 5 e i 7 anni, quando il pensiero magico lascia spazio a una maggiore capacità logica. Le reazioni possono essere diverse, solitamente di accettazione, a volte di rabbia o rifiuto. In questi ultimi casi, è importante spiegare ai bambini che si tratta di una “bugia bianca” detta fin di bene.
I genitori si trovano spesso, nel loro ruolo di caregiver, ad affrontare momenti difficili, come quello di dover spiegare ai figli cose che reputano spiacevoli o crude verità. Trovare le parole e il momento giusto può essere complicato, anche perché si teme sempre di poter causare un trauma al bambino o di intaccare la fiducia che nutre nei confronti degli adulti. Una tra le sfide più complesse in questo senso è sicuramente dire che Babbo Natale non esiste. qual è un modo migliore per farlo? E a quale età?
Ne abbiamo parlato con la dottoressa Marzia Cavallari, psicologa-psicoterapeuta specializzata in psicoterapia del bambino, dell’adolescente e della famiglia, che ci ha fornito alcuni utili consigli su come affrontare questa e altre rivelazioni con i più piccoli.

Come dire la verità ai bambini?
La figura di Babbo Natale fa parte sia della nostra cultura che di molte altre, e da bambini più o meno tutti credono nella sua esistenza. Arriva però il momento di svelare ai figli la verità sul suo conto e questo può rappresentare un’impasse per molti genitori, che non sanno come affrontare l’argomento in maniera indolore senza che i più piccoli mettano in dubbio l’attendibilità della loro parola. Come comportarsi?
La psicologa fa una doverosa premessa: “A ogni età corrisponde uno sviluppo cognitivo e un pensiero differente. Questo vuol dire che per raccontare al bambino alcune verità ci sono momenti e dinamiche migliori di altre. Una prima considerazione è che bisogna utilizzare un linguaggio adatto e prendersi il tempo necessario, mettendosi all’altezza del bambino per poter guardarlo negli occhi. Qualunque sia l’oggetto della comunicazione, è importantissimo spiegare quali emozioni accompagnano la rivelazione, dicendo ad esempio che si è tristi se la situazione è spiacevole, poiché i bambini imparano a percepire e a dare un nome alle emozioni rispecchiandosi in quelle degli adulti”.
Un’altra cosa molto importante è argomentare sempre con un “perché” le decisioni o gli accadimenti. Una spiegazione ragionevole può aiutare il bambino nell’elaborazione dell’evento e questo potrà essere utile per affrontare le difficoltà che potranno presentarsi in seguito.
Quando i bambini smettono di credere a Babbo Natale?
Se dal punto di vista degli adulti può sembrare una sciocchezza credere che un uomo vestito di rosso con la barba si cali dal camino per portare i regali, per il bambino non è affatto così. “Immaginare modi alternativi è una capacità molto importante dal punto di vista evolutivo. Credere a Babbo Natale, in particolare, rappresenta una fase normale dello sviluppo cognitivo. Non è una vera e propria bugia, quindi, ma una specie ‘di esortazione a partecipare a una storia di fantasia’, come sostiene Jacqueline Wooley, psicologa dell’Università del Texas”.
L’età in cui potrebbero sorgere i primi dubbi è variabile, spesso avviene tra i 5 e i 7 anni, quando il bambino ha più possibilità di relazionarsi con altri coetanei. “Fino ai 5 anni di solito i bambini credono incondizionatamente a Babbo Natale, a 7 anni sono in molti a dubitarne e cominciano a porsi interrogativi più seri, mentre a 9 anni non ci crede quasi più nessuno. La rivelazione non arriva quasi mai in modo improvviso, tranne nei casi in cui il bambino scopre i genitori mentre mettono i regali sotto l’albero o riconosce gli indumenti del parente che si traveste da Babbo Natale. Spesso i bambini se ne rendono conto da soli, cominciando a collegare le informazioni che hanno ricevuto, per i dubbi insinuati dai racconti dei bambini più grandi, o perché la storia che hanno sentito presenta tante incoerenze”.

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Il “pensiero magico”: immaginazione e realtà per il bambino
“Anche i bambini piccoli possono distinguere immaginazione e realtà. Prima della soglia dei cinque anni, infatti, l’esistenza di Babbo Natale non viene messa in discussione non perché il bambino non abbia gli strumenti adatti, ma perché il suo pensiero razionale ancora non si è sviluppato e il modo di vedere la realtà è condizionato da quello che Piaget chiama il ‘pensiero magico’, che gli permette di spiegare, e quindi di accettare tranquillamente, fatti che difficilmente sono comprensibili per lui, come può essere, ad esempio, la figura di Babbo Natale”.
Jean Piaget (1896-1980), pedagogo svizzero, è stato uno dei primi studiosi del pensiero magico: una forma arcaica di pensiero presente nelle prime fasi dello sviluppo psichico. Il pensiero magico è un processo cognitivo che permette ai bambini di trasformare la realtà e di nominarla in un altro modo: un esempio concreto è quello del bambino che allontana la paura del buio usando una parola.
“Secondo la teoria originale il pensiero magico scomparirebbe una volta raggiunto il livello di pensiero operatorio e formale, lasciando il posto alla logica ipotetico-deduttiva. Oggi la contrapposizione tra pensiero magico e razionale non si concepisce in modo così netto: il pensiero magico e razionale sono presenti come strutture mentali conviventi nella mente adulta”.
Dire che Babbo Natale non esiste: quali sono le reazioni dei bambini?
“Secondo la mia esperienza clinica”, riporta la dottoressa, “i bambini, dopo la scoperta della non esistenza di Babbo Natale, reagiscono in maniera differente: accettano la notizia e il fatto che i regali arrivino dai genitori, negano che questo possa essere vero poiché temono che i regali non arrivino più, perché ormai sono considerati grandi, oppure al contrario fanno finta di credere ancora nonostante l’evidenza. Questa differenza dipende dall’età del bambino e anche da come è avvenuta la rivelazione, se in modo brusco o graduale.
Le reazioni positive possono essere spiegate dal fatto che i bambini generalmente riescono a comprendere che questa fa parte delle ‘bugie bianche’. La distinzione tra bugie buone e bugie cattive può essere compresa molto precocemente dai bambini”.

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I risultati di ricerca condotta su pazienti pediatrici
È interessante citare i dati di uno studio del 2002 del dottor Claude Cyr del dipartimento di Pediatria della Facoltà di Medicina dell’università di Sherbrooke, in Quebec, condotto su 45 pazienti (22 bambine e 23 bambini) ricoverati nel reparto di pediatria di un ospedale affiliato, provenienti da famiglie cattoliche o protestanti. La conoscenza di Babbo Natale era diffusa, ma con l’aumento dell’età sia i bambini che le bambine credevano meno alla sua esistenza. Inoltre, incrociando i dati con quelli raccolti nelle interviste alle famiglie, è emerso che l’età in cui i bambini smettevano di credere a Babbo Natale era più o meno la stessa in cui anche i genitori avevano abbandonato questa credenza.
E se a soffrire di più fossero i genitori?
Accanto ai dati del 2002, è opportuno citare quelli di uno studio condotto nel 1994 da C.J. Anderson e N.M. Prentice della University of Texas di Austin, su 52 bambini (non ricoverati in ospedale) che non credevano più a Babbo Natale. L’età media in cui questo era accaduto si aggirava per tutti intorno ai 7 anni e le reazioni erano globalmente positive. In particolare, i bambini erano orgogliosi di conoscere la verità in merito alla questione (lo pensavano due su tre), e la metà di loro riteneva che, sebbene questa figura non fosse reale, era piacevole averla nel proprio immaginario.
I genitori, invece, provavano sentimenti di sconforto e tristezza nel sapere che i propri figli non credevano più a Babbo Natale. Secondo la psicologa, ciò accade perché per molti è difficile accettare che il proprio bambino sia diventato grande e non creda più a un personaggio che coinvolge gli adulti stessi in un’atmosfera magica alimentata dalla gioia e dallo stupore dei bambini.
Come dire che Babbo Natale non esiste?
“È preferibile non svelare la verità se il bambino non la chiede, anche se può sembrare contraddittorio, dal momento che ai piccoli si dice di non raccontare le bugie. È però opportuno prepararsi a rispondere a eventuali domande dei figli. Nello scenario ideale, si può lasciare che la verità venga scoperta gradualmente dai bambini stessi, lasciando qualche indizio utile alla loro indagine, ad esempio non camuffando più la calligrafia sui biglietti che accompagnano i regali”. Se i bambini ci arrivano da soli, infatti, sarà per loro una piccola conquista e potranno poi dare una mano ai genitori o agli altri adulti ad allestire la “messa in scena” per i fratelli o gli amici più piccoli.
“Se il bambino è arrabbiato perché pensa che i genitori gli abbiano mentito, invece, si può cogliere l’occasione per spiegargli che questa storia magica è una bugia buona e fare la distinzione tra bugie buone e cattive. Si può paragonare la magia di Babbo Natale a quelle situazioni in cui si deve tenere un segreto per fare una sorpresa o un regalo a qualcuno”.
Cosa dire ai bambini: ad ogni età la sua risposta
Cosa rispondere a un bambino che chiede se Babbo Natale esiste davvero? Naturalmente, dipende dall’età del bambino. In generale, il genitore può osservare il figlio e capire cosa pensi e quale livello di conoscenza abbia dell’argomento: se il piccolo arriva a fare questa domanda, vuol dire che nella sua mente si è già insinuato il dubbio. Ecco i suggerimenti della psicologa:
- “se il bambino è ancora piccolo, attorno ai 4-5 anni, si potrebbe anche rispondere che ‘ognuno ha il diritto di credere ciò che vuole’ e in questo modo lasciare che il bambino viva ancora per un po’ la magia
- se il bambino mostra di avere dei dubbi si può chiedergli: ‘tu cosa ne pensi?’ e in base alla risposta capire se voglia confrontarsi con la realtà o conservare questa idea fantastica
- se il bambino fa una domanda diretta, sarebbe meglio rispondere raccontando la verità con parole semplici
- è necessario accogliere il dispiacere del bambino o le emozioni correlate, che non vanno represse ma incanalate ed elaborate
- il genitore dovrebbe infine spiegare sempre il perché di una determinata scelta fatta”.
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Le domande più frequenti dei pazienti
A che età i bambini smettono di credere a Babbo Natale?
In genere i primi dubbi compaiono tra i 5 e i 7 anni, quando i bambini iniziano a confrontarsi con i coetanei. Intorno ai 9 anni, quasi tutti hanno già compreso che si tratta di un personaggio immaginario.
È giusto dire ai bambini che Babbo Natale non esiste?
Non esiste un momento “giusto” per tutti. È preferibile non anticipare la rivelazione in assenza di dubbi da parte dei piccoli, ma rispondere con sincerità quando il bambino inizia a porre domande, adeguando il linguaggio alla sua età.
Come spiegare la verità senza provocare un trauma?
È utile parlare mettendosi all’altezza del bambino, usare parole semplici, spiegare le emozioni che si provano e motivare sempre il perché delle decisioni. Le spiegazioni chiare aiutano i più piccoli a elaborare ciò che accade.
È normale che i bambini reagiscano male alla notizia?
Le reazioni possono variare: alcuni bambini accettano di buon grado la verità, altri temono di non ricevere più regali o fingono di credere ancora. La risposta dipende dall’età e da come avviene la rivelazione. In casi di reazioni negative, è una buona idea spiegare la distinzione tra bugie buone e cattive.

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