Punture di zecche

Punture di zecca: come riconoscerle e come intervenire?


Le punture di zecca sono generalmente innocue, ma possono trasmettere infezioni anche serie, come la malattia di Lyme o la meningoencefalite da zecche (TBE). Questi parassiti vivono soprattutto in aree verdi, boschi e prati e si attaccano alla pelle per nutrirsi di sangue. In caso di morso è fondamentale rimuovere la zecca correttamente e il prima possibile, evitando rimedi improvvisati che potrebbero aumentare il rischio di infezione. Dopo la rimozione è importante monitorare la zona della puntura e rivolgersi al medico in presenza di sintomi sospetti come febbre, arrossamenti estesi o dolori articolari.

Le zecche sono piccoli parassiti che possono attaccarsi alla pelle di uomini e animali, soprattutto in aree ricche di vegetazione. Nella maggior parte dei casi il loro morso è indolore e passa inosservato, ma il vero rischio è legato alle infezioni che possono trasmettere, come la malattia di Lyme o la meningoencefalite da zecche.

Sapere come riconoscere una puntura di zecca, come rimuovere correttamente il parassita e quali sintomi monitorare nei giorni successivi è fondamentale per ridurre il rischio di complicanze. Vediamo allora cosa fare in caso di morso, quali errori evitare e quando è necessario rivolgersi al medico.

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Come sono fatte le zecche?

Le zecche appartengono alla categoria degli artropodi (invertebrati dotati di esoscheletro), in particolare nella classe degli aracnidi, quella che comprende ragni, acari e scorpioni. Possono essere estremamente piccole, di appena pochi millimetri, o raggiungere il centimetro. Vengono definite parassiti “esterni” per le modalità con cui entrano in contatto con l’organismo: si concentrano infatti alle estremità di erba e arbusti e, quando percepiscono il passaggio di un potenziale ospite – attraverso l’alterazione della temperatura e dei livelli di anidride carbonica –, vi si aggrappano per nutrirsi. Non saltano né volano, diversamente da quanto spesso si crede.

In seguito, lo abbandonano lasciandosi cadere spontaneamente dopo un periodo che varia dai 2 ai 7 giorni. Il meccanismo parassitario con cui si insediano nell’organismo ospite ha il suo fulcro nel rostro, l’apparato boccale che consente loro di “agganciarsi” alla pelle e succhiare il sangue, senza apparente dolore per l’uomo. Infatti, il “morso di zecca” normalmente è indolore perché questo parassita inietta una sostanza dagli effetti anestetici.

Quali specie di zecche sono presenti in Italia e dove si trovano?

Diffuse in tutto il mondo (se ne contano ben 900 specie), le zecche si dividono in tre famiglie, anche se le principali sono due:

  • Ixodidae: le zecche dure, definite così perché provviste di scudo dorsale
  • Argasidae: le zecche molli, non protette dallo scudo dorsale e caratterizzate da un corpo con margini arrotondati e un rostro situato nella parte ventrale e non visibile dall’alto.

Tra le specie più rilevanti in termini epidemiologici, in Italia ci sono la Ixodes ricinus (la cosiddetta “zecca dei boschi”) e la Rhipicephalus sanguineus (la zecca del cane), entrambe appartenenti alle Ixodidae. L’Argas refluxus, denominata “zecca del piccione”, appartiene alle Argasidae ed è tra le più diffuse in Italia.

Le zecche si concentrano nelle aree ricche di arbusti e, in generale, dove la vegetazione si fa più alta. Il loro microclima ideale è fresco e umido, ma è possibile che si annidino anche in punti in cui l’erba è più bassa e dove il caldo si fa più secco. Il periodo in cui sono più attive è l’estate, mentre durante l’inverno, a causa delle basse temperature, si rifugiano in profondità nel terreno o tra le pietre. Sono dunque i mesi caldi quelli in cui prestare più attenzione. In prossimità di prati, pascoli, stalle e cucce di cani e gatti il rischio di essere punti è più elevato: le zecche tendono a concentrarsi in questi luoghi perché attratte dalla presenza di organismi a cui attaccarsi per nutrirsi.

Zecca in mezzo all'erba

Diy13/gettyimages.it

Punture di zecca: quali sono i rischi per la salute?

Le punture di zecche di per sé non sono pericolose per l’uomo: vanno invece monitorati i rischi legati alla possibilità di contrarre le infezioni che questi insetti possono trasmettere in quanto vettori.

Tra le patologie epidemiologicamente più rilevanti ci sono:

  • malattia di Lyme
  • rickettsiosi (trasmessa dalla zecca dei cani)
  • meningoencefalite da zecche (TBE)
  • febbre ricorrente da zecche
  • tularemia
  • ehrlichiosi.

Nella maggior parte dei casi, queste malattie possono essere diagnosticate sul piano clinico, e quelle di origine batterica si risolvono con una terapia antibiotica tempestiva. In generale, queste malattie non sono mortali e costituiscono un rischio solo nel 5% dei casi.

Malattia di Lyme

Tra le patologie trasmesse dal morso di zecca, una delle più pericolose, insieme alla meningoencefalite, è la malattia di Lyme (Borreliosi) che in Italia fa registrare una particolare diffusione tra il Friuli Venezia Giulia, la Liguria, il Veneto, l’Emilia Romagna e il Trentino Alto Adige. A causarla è un batterio: la Borrelia burgdorferi, che si annida in diverse specie animali tra cui cervi, caprioli, roditori, volatili, cavalli, ma anche animali domestici. L’infezione interessa la pelle, le articolazioni, il sistema nervoso e gli organi interni, e si manifesta con una macchia rossastra in corrispondenza della puntura, che tende a ingrandirsi assumendo una forma ad anello. L’agente patogeno, penetrato nella pelle attraverso la lesione, può raggiungere i linfonodi e causarne l’ingrossamento (adenopatia regionale), o compromettere gli altri organi attraverso il sangue. Il periodo di incubazione dura tra i 3 e i 20 giorni.

Zecca

Ladislav Kubeš/gettyimages.it

Cosa fare in caso di punture di zecca?

Nel caso in cui, nonostante le precauzioni durante escursioni all’aperto, ci si accorga di essere stati punti, è fondamentale agire con con efficacia e delicatezza per ridurre sensibilmente il rischio di conseguenze.

La prima cosa da fare è disinfettare la pelle con un disinfettante non colorato (non sono indicati la tintura di iodio o il mercurocromo) e provvedere a rimuovere la zecca tempestivamente. Più a lungo l’insetto rimane a contatto con la cute e più si fa concreta la probabilità di contrarre un’infezione.

Per staccare la zecca dalla pelle è possibile ricorrere anche a estrattori specifici, ma in genere sono sufficienti un paio di pinzette con le punte sottili. Ecco come procedere e quali sono le azioni da seguire:

  • cercare di afferrare la zecca il più vicino possibile alla pelle
  • tirare delicatamente eseguendo una leggera e costante rotazione
  • se il rostro rimane nella pelle, va rimosso con un ago sterile
  • una volta asportato l’insetto, disinfettare nuovamente la pelle. Per questa non bisogna usare la tintura di iodio
  • bruciare la zecca.

Nel caso in cui non si riesca a rimuoverla in autonomia o la zecca sia già entrata in profondità, è opportuno rivolgersi al proprio medico o alla guardia medica per una corretta e completa estrazione, soprattutto se a essere morso è un bambino.

Rimozione zecca

andriano_cz/gettyimages.it

Rimozione delle zecche: cosa non fare

La rimozione del parassita va eseguita con estrema attenzione, cercando di non entrare nel panico ed eseguendo le giuste procedure, perché diversamente si rischia un rigurgito che potrebbe portare a contatto con la cute agenti patogeni.

Ecco perché è fondamentale:

  • non strappare il corpo della zecca con le dita
  • non schiacciare la zecca
  • non tentare di staccarla con sostanze chimiche o con il calore perché, anche in questo caso, il trauma potrebbe provocare il rigurgito
  • non rimuoverla a mani nude, meglio usare un paio di guanti.

Cosa bisogna fare dopo aver tolto una zecca?

Dopo la rimozione della zecca è necessario effettuare la profilassi antitetanica, monitorare l’area interessata dalla puntura per circa 30-40 giorni e comunicare al proprio medico curante qualsiasi segno di infezione come:

  • aloni rossastri che tendono a estendersi
  • febbre
  • mal di testa
  • dolori alle articolazioni
  • ingrossamento dei linfonodi.

Durante il periodo di osservazione che segue la puntura e la rimozione della zecca è preferibile evitare l’assunzione di antibiotici per uso sistemico: il farmaco potrebbe, infatti, impedire il manifestarsi di eventuali sintomi delle patologie potenzialmente veicolate dalla zecca, rendendo più difficile una diagnosi precisa. In generale, l’antibiotico va assunto solo sotto stretto controllo medico e, nei casi in cui sia necessario seguire una terapia di questo tipo, il professionista consiglierà trattamenti con comprovata efficacia nella cura delle rickettiosi e delle borreliosi, alcune tra le infezioni veicolate dall’insetto.

Poter contare su percorsi di prevenzione e assistenza tempestivi in caso di necessità può fare la differenza. Per avere accesso rapido a visite specialistiche ed esami di accertamento, può essere utile affidarsi a servizi di sanità integrativa come le soluzioni Unisalute Per Te, che offrono il vantaggio di tariffe agevolate e brevi tempi di attesa.

 

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Puntura di zecca alone

vzwer/gettyimages.it

Le domande più frequenti dei pazienti

Come capire se si è stati punti da una zecca?

Spesso il morso di zecca è indolore e viene notato solo osservando la presenza del parassita attaccato alla pelle. In alcuni casi può comparire un piccolo arrossamento o prurito nella zona interessata.

Dopo quanto tempo compaiono i sintomi della malattia di Lyme?

I sintomi possono comparire da 3 a 30 giorni dopo la puntura. Il segnale più tipico è un arrossamento ad anello che tende ad allargarsi progressivamente attorno alla zona del morso.

Dove si attaccano più frequentemente le zecche?

Le zecche tendono a localizzarsi nelle aree del corpo più calde e umide, come cuoio capelluto, collo, zona dietro le orecchie, pieghe delle ginocchia.

Cosa succede se la testa della zecca resta nella pelle?

Se il rostro resta nella cute dopo la rimozione, è importante cercare di estrarlo con un ago sterile o con delle pinzette. Se non ci si riesce, è consigliabile rivolgersi al medico per evitare infezioni o infiammazioni locali.

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